Gruppo FINI: si parte da 190 milioni

Fini, il gruppo emiliano che comprende i marchi Fini Modena 1912, secondo player italiano della pasta fresca, Greci, per le forniture al canale horeca, e Le Conserve della Nonna, ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 190 milioni. Di questi, 90 milioni sono il risultato dei prodotti Greci, destinati ai ristoranti. Mentre il retail, guidato dai marchi Fini Modena e Le Conserve della Nonna, ha portato i restanti 100 milioni.

“Un marchio storico e inserito nel territorio di riferimento, poiché la pasta fresca è emiliana e prodotta a Modena. Il tortellino rimane il nostro cavallo di battaglia”, Fabio Ferrari, Direttore Generale.

Gruppo Fini: dalla tradizione alla diversificazione

Il Gruppo Fini, però, non punta solo alla tradizione, ma anche alla diversificazione. Diversificazione che si legge nell’offerta dei prodotti, con novità che vanno dalla carne al pesce, già sperimentati con Greci e ora inseriti anche nella grande distribuzione.

Gruppo Fini significa materie prime italiane, ricette casalinghe. La filosofia è quella di preservare ed enfatizzare al massimo la qualità della materia prima, con il plus della valenza di prodotto casalingo.

Gruppo Fini
Gruppo Fini

Gruppo Fini: i risultati del 2018

Per i due marchi retail, quindi, si tratta di esportare prodotti nati in terra modenese, in particolare a Ravarino, raggiungendo quote del 10 (Fini) e 30% (Le Conserve della Nonna). Il 2018 si è concluso per essi con un tasso di crescita del 3%.

I clienti del settore horeca che si affidano ai prodotti targati Greci sono 15mila e generano un giro d’affari proveniente per il 60% dall’Italia e per il restante 40% dall’estero. Questo ha garantito per lo scorso anno un tasso di crescita ancora più alto dei brand retail (5%).

Gruppo Fini: gli obiettivi per il 2019

Per il futuro, l’obiettivo del Gruppo Fini e di Ferrari è chiaro: consolidare questa crescita. Come? Attraverso l’innovazione di prodotto ed un posizionamento più elevato dei propri brand.

“Nel food il middle soffre, nel low si vende molto ma non si guadagna, pertanto il valore aggiunto si ottiene salendo di livello. Ed è su questo aspetto che focalizzeremo la nostra attività”.

Sergio Rossi: obiettivo 70 milioni

Sergio Rossi, storico marchio italiano di scarpe di lusso, dal 2015 è entrato a far parte del fondo Investindustrial di Andrea Bonomi. L’azienda di San Mauro Pascoli, guidata ora da Riccardo Sciutto, continua la sua fase di crescita e punta in alto. L’obiettivo per il 2019 è posto a 70 milioni.

Sergio Rossi: i risultati

Sergio Rossi ha chiuso il 2018 con 64 milioni di euro di ricavi e scommette di raggiungere i 70 entro la fine di quest’anno, registrando così una progressione del 9%. Un risultato quindi molto soddisfacente, ma che serve ad incentivare il brand a fare sempre di più. Attualmente è l’estero, in particolare Giappone e Cina, a generare gran parte del fatturato. Si parla infatti dell’80%, mentre le vendite italiane rappresentano il 15% del turnover.

Sergio Rossi - logo
Sergio Rossi - logo

Sergio Rossi: tra e-commerce e retail

L’espansione del brand colpisce sia il retail che l’e-commerce. Canale, quest’ultimo, che genera il 10% del fatturato.

“L’e-commerce rappresenta le diverse possibilità di acquisto che offriamo al cliente finale, implementate anche all’interno dei negozi fisici con servizi ad hoc come la possibilità di creare una scarpa customizzata tramite dei device presenti in alcuni shop”.

Con queste parole Sciutto, CEO di Sergio Rossi, commenta la strategia messa in atto. Strategia che punta molto anche sullo sviluppo del retail e su un ritmo più serrato di arrivo delle nuove collezioni in negozio. A dimostrazione di ciò, anche l’apertura di cinque nuovi punti vendita, tra negozi monomarca e temporary store, nei primi mesi del 2019.

Sfilate itineranti: la nuova frontiera della moda

Le sfilate itineranti

Le sfilate diventano itineranti. La formula della fashion week, che porta la moda da New York a Londra, da Milano a Parigi, è ormai superata. La tradizione non basta a soddisfare le esigenze di un settore in continua evoluzione e le nuove tempistiche dei luxury brand. Tra i classici appuntamenti della moda, quindi, si fanno sempre più spazio le sfilate “speciali”, dedicate a collezioni pre-stagionali o organizzate in occasione di eventi particolari e anniversari.

 

Sfilate itineranti: i protagonisti

Le sfilate itineranti sono partite con Dior, che ha presentato la propria collezione cruise 2020 lo scorso 29 aprile a Marrakech, ma sono tanti i brand famosi della moda che hanno scelto di uscire dagli schemi. Saranno infatti 17 le sfilate che si terranno tra maggio e giugno in 11 diverse città. Verranno presentati alcuni défilé maschili durante la prossima edizione di Pitti Uomo (che si terrà tra l’11 e il 14 giugno), tra cui Givenchy e Salvatore Ferragamo. Ma si tratta soprattutto di pre-collezioni estive, dette anche “cruise”. A chiudere sarà Fendi, che ha deciso di rendere omaggio a Karl Lagerfeld con una collezione a lui dedicata e che verrà presentata a Roma il prossimo 4 luglio.

Queste sfilate itineranti porteranno Giorgio Armani a Tokyo (che presenterà la proposta maschile e quella femminile insieme), le collezioni maschili di Prada e Saint Laurent rispettivamente a Shanghai e a Los Angeles e la cruise di Gucci nei nostri Musei Capitolini. Lo show di Alberta Ferretti avrà luogo a Monte Carlo, Max Mara sfilerà a Berlino, mentre Louis Vuitton e Chanel hanno scelto le più tradizionali New York e Parigi.

Sfilata itinerante
Sfilata itinerante

Sfilate itineranti: oltre le tradizioni

“Questi show hanno assolutamente senso per le griffe, sono un veicolo per promuovere se stessi in modo spettacolare. Le pre-collezioni possono rappresentare fino all’80% del fatturato annuale, dato che restano in negozio più a lungo delle proposte autunno/inverno e primavera/estate.”

Con queste parole la testata americana Wwd spiega perché i grandi nomi della moda decidono di investire ingenti capitali nell’allestimento di show e sfilate al di fuori delle tradizionali fashion week, sia per date che per città. La tradizione, però, viene superata anche nello strumento utilizzato per fare promozione. Dalle inserzioni cartacee nelle testate patinate si è ormai passati ai social network. Influencer e fashion editor vantano ormai milioni di follower e le location esotiche come Marrakech e le città d’arte come Firenze, mete scelte per le sfilate itineranti, assicurano molto clamore online.

Oracle: ERP Cloud e Intelligenza Artificiale

ERP Cloud e intelligenza artificiale

L’ERP Cloud di Oracle, così come la soluzione EPM (Enterprise Performance Management), vanta una componente sempre maggiore di intelligenza artificiale. Assistenza per il rapporto spese, un assistente digitale per la gestione dei progetti, controlli finanziari avanzati e una gestione della supply chain orientata ai progetti. Queste le innovazioni basate sul machine learning introdotte nell’Enterprise Resource Planning.

 “Oracle continua a mantenere la promessa di innovazione finanziaria attesa dai nostri clienti. La nostra strategia pervasiva di intelligenza artificiale, sviluppata attraverso continui aggiornamenti del prodotto, assicura un’adozione rapida, con risultati aziendali immediati. Questo permette ai team finanziari ed operativi di restare al passo con la curva tecnologica e di mantenere un vantaggio competitivo.” Rondy Ng, Senior Vice President, Oracle Applications Development.

ERP Cloud: i vantaggi

L’ERP Cloud di Oracle permette alle aziende di tutte le dimensioni, dalle più grandi alle più piccole, di sfruttare facilmente e rapidamente le ultime innovazioni tecnologiche. Per aumentare la produttività, ridurre i costi e migliorare i controlli, possono servirsi di intelligenza artificiale, assistenti digitali, elaborazione del linguaggio naturale, blockchain e Internet of Things.

Sfruttando le recenti innovazioni permesse dall’apprendimento automatico, il personale operativo e finanziario potrà dedicarsi in misura maggiore alle iniziative strategiche. In questo modo, aumentando efficienza, precisione e conformità dei processi, crescerà anche l’azienda.

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C.P. Company: il retail parte da Milano

C.P. Company: il progetto retail

C.P. Company, azienda sportswear del gruppo Tristate Holding, ha dato il via al primo progetto retail. Un progetto partito da Milano, ma che toccherà diverse città europee e non solo. Il presidente Lorenzo Osti, alla guida del marchio dallo scorso marzo, ha spiegato il perché di questa scelta.

“È la prima volta nella sua storia che C.P. Company affronta un vero e proprio progetto retail. Per questo ci siamo presi del tempo per farlo bene: sono almeno tre anni che ne parliamo, ma solo quest’anno abbiamo trovato il giusto format e i giusti partners. Ci affacciamo al retail in un momento di grandi cambiamenti e, pertanto, cerchiamo di farlo con cautela ed intelligenza. Fortunatamente possiamo contare su una grande esperienza della nostra holding Tristate, molto forte nella distribuzione retail in Cina.”

 

C.P. Company: a Milano il primo store

C.P. Company ha scelto Milano, la sua ottima awareness e la vicinanza alla sede dell’azienda, come palco di prova. Questo primo negozio, definito appunto “retail stage”, sarà il trampolino di lancio per un progetto di portata mondiale e la giusta occasione per sperimentare nuove modalità di interazione con il consumatore.

Lo store, di 170 metri quadrati, su due piani, si trova in Corso Garibaldi 95 ed è stato progettato per regalare ai clienti un’esperienza unica. All’interno, infatti, non è presente soltanto la collezione firmata C.P. Company, ma anche un’area dedicata al progetto Bespoke Color. Questo servizio personalizzato di tintura permette ai clienti di scegliere la sfumatura Pantone preferita o di ottenere l’esatto colore di un proprio indumento o oggetto per alcuni capi selezionati del brand.

C.P. Company Milano
C.P. Company Milano

C.P. Company: il retail worldwide

C.P. Company, però, non si ferma alla sola Milano. La capitale italiana della moda rappresenta infatti solo l’inizio del progetto retail worldwide. Lorenzo Osti ha annunciato che nei prossimi tre anni verranno aperti altri otto store in Europa, a partire da Amsterdam e Parigi. Ma anche Londra, che già conta un punto vendita storico, gestito però dal partner locale. È però fuori dall’Europa che C.P. Company muoverà i suoi prossimi passi: il secondo store avrà infatti sede a Pechino e verrà aperto a giugno all’interno del China World Mall.

L’ambizioso progetto porterà quindi C.P. Company in diversi Paesi, ma i loro capi sono già venduti in 900 negozi multimarca. Oltre, ovviamente, ad essere distribuiti online attraverso il canale e-commerce del brand. Il negozio virtuale ha attualmente un peso del 5%, ma, secondo Osti, è in forte crescita.

Sistemi ERP: cosa sono e a cosa servono

Sistemi ERP: cosa sono e a cosa servono per la tua azienda

Sotto l'acronimo ERP si identificano i software Enterprise Resource Planning, ovvero tutti i sistemi, i pacchetti software e altro che le imprese usano per gestire le attività quotidiane del proprio business, come: contabilità, procurement, project management e, da non trascurare, la produzione.

I sistemi ERP uniscono e definiscono un insieme di processi di business e garantiscono uno scambio efficiente e tempestivo dei dati. Grazie alla raccolta di dati transazionali condivisi, provenienti da diverse fonti dell'organizzazione, i sistemi ERP eliminano la duplicazione dei dati e ne garantiscono l'integrità tramite una unica fonte comune, altresì chiamata "single source of truth".

Oggigiorno, i sistemi ERP sono fondamentali per la gestione di migliaia di aziende di tutte le dimensioni e appartenenti a settori diversi, diventando una delle fondamenta nascoste alla base del loro successo.

Quali sono gli aspetti critici dei sistemi ERP?

I sistemi ERP si basano su una struttura di dati comune e definita, anche chiamata schema, che condivide, generalmente, un database comune. I sistemi ERP consentono agli utenti di accedere ai dati aziendali più importanti per le loro attività, attraverso costrutti, definizioni ed esperienze diverse per ognuno di loro.

Uno dei principi base dei sistemi ERP è quello relativo alla raccolta centralizzata di dati destinati a un'ampia distribuzione. Ciò non esclude che possano esistere diversi database standalone con un inventario infinito di fogli di calcolo tra loro scollegati. I sistemi ERP portano ordine nei dati e permettono a tutti gli utenti, indipendentemente dal loro ruolo, di creare, archiviare e usare gli stessi dati derivanti da processi comuni; l'utilizzo di un repository sicuro e centralizzato, permette a tutti gli utenti dell'organizzazione di essere certi che i dati siano corretti, aggiornati e completi.

L'integrità dei dati è garantita per ogni attività eseguita all'interno dell'organizzazione, dalle dichiarazioni finanziarie trimestrali al singolo report dei crediti, senza usare fogli di calcolo soggetti a errore.

Come dare valore ai sistemi ERP?

I sistemi ERP sono di fatto una fonte di valore per le imprese, soprattutto  nel mondo aziendale di oggi. RTT, con i suoi oltre vent'anni di esperienze e numerosi progetti alle spalle, è in grado di supportare le imprese nel dare valore ai loro dati e ai loro processi aziendali integrati nei sistemi ERP, con un risparmio significativo in termini di profitti.

Tra gli esempi dei vantaggi aziendali figurano:

  1. Analisi ottimizzata del business, grazie a informazioni in tempo reale generate dai report
  2. Costi operativi contenuti, attraverso processi di business definiti e semplificati
  3. Maggiore collaborazione, grazie alla condivisione tra utenti dei dati contenuti in contratti, richieste e ordini di acquisto
  4. Migliore efficienza, attraverso un'esperienza utente comune tra funzioni aziendali e processi di business comuni
  5. Infrastruttura omogenea, dal back office al front office, tutte le attività di business hanno lo stesso "look and feel"
  6. Tasso elevato di adozione da parte degli utenti, grazie a un'esperienza utente e a una progettazione condivisa
  7. Meno rischi, attraverso una maggiore integrità dei dati e controlli finanziari
  8. Costi operativi e di gestione inferiori,  grazie a sistemi omogenei e integrati

Come sono nati i sistemi ERP?

I sistemi ERP vantano oltre 100 anni di storia, che ci si possa credere oppure no. Nel 1913, l'ingegnere Ford Whitman Harris sviluppò il modello EOQ (Economic Order Quantity), un sistema basato su carta per la pianificazione della produzione. Per alcuni decenni questo modello rappresenterà lo standard per la produzione.

Tutto cambierà quando Black & Decker, la società che ha progettato diversi utensili da lavoro, nel 1964 cambia il mondo dei sistemi ERP, introducendo per la prima volta una soluzione di pianificazione dei fabbisogni di materiali (material requirements planning, MRP) che abbinava i concetti EOQ ai primi computer mainframe.

La soluzione MRP ha rappresentato lo standard di mercato fino a quando, nel 1983, è stata presentata la sua evoluzione in MRP II. Al suo interno erano presenti modelli riguardanti componenti software architetturali chiave e strumenti di base integrati di produzione, relativi a diverse funzioni aziendali tra cui gli acquisti, le distinte di materiali, la pianificazione e la gestione dei contratti. Per la prima volta, diverse attività di produzione sono state integrate in un sistema comune e l'MRP II offriva anche una visione futura su come le organizzazioni potessero sfruttare il software per condividere e integrare i dati aziendali e migliorare l'efficienza operativa, attraverso una migliore pianificazione della produzione e consentendo una sensibile riduzione degli sprechi.

Il concetto e le applicazioni MRP rimarranno valide fino agli anni Novanta quando, grazie anche alle evoluzioni tecnologiche informatiche degli anni precedenti verranno presentati al mondo i primi veri sistemi ERP.

I sistemi ERP oggi

Dagli anni novanta fino agli inizi del XXI secolo, l'adozione dei sistemi ERP ha conosciuto una crescita rapida, dal momento che un maggior numero di organizzazioni si è affidato a loro per gestire con maggiore efficacia i processi di business di base e migliorare la visibilità dei dati. Allo stesso tempo, anche il costo per l'implementazione dei sistemi ERP è cominciato a salire; i costi per l'hardware e il software on-premise richiedevano investimenti di capitale costosi e, inoltre, i sistemi ERP aziendali comportavano costi aggiuntivi legati a programmi personalizzati, consulenze e formazione agli utenti.

Nel frattempo, i sistemi ERP si sono evoluti per abbracciare Internet, con nuove funzionalità. Con il passare del tempo, molte organizzazioni si sono rese conto che i propri sistemi ERP on-premise non potevano essere al passo con i requisiti moderni in termini di sicurezza o con le tecnologie emergenti, come gli smartphone.

I sistemi ERP: l'avvento del Cloud

A questo punto entra in scena il cloud o il software-as-a-service (SaaS) come modello di distribuzione dei sistemi ERP. Quando l'ERP è "nel cloud", significa che i server sono remoti e non in una delle sedi dell'azienda.

Il cloud offre un'alternativa meno costosa per l'ERP, in grado di ridurre i costi operativi (OpEx) e di capitale (CapEx), eliminando la necessità di acquistare software o hardware o di assumere altro personale IT. In assenza di infrastrutture costose da supportare, il tempo delle risorse può essere investito in opportunità di crescita o in diverse nicchie di mercato, consentendo ai propri dipendenti di focalizzare i loro sforzi su attività di maggior valore e dedicare meno tempo alla gestione dell'infrastruttura IT.

Il passaggio al cloud ha rappresentato una vera rivoluzione per le aziende di piccole e medie dimensioni, dove le possibilità di investimento in sistemi ERP on-premise erano molto ridotte. Grazie a una soluzione SaaS, le aziende possono usare lo stesso software ERP collaudato e potente che le aziende di grandi dimensioni usano già da anni.

Inoltre, una soluzione ERP basata sul cloud può essere implementata rapidamente, senza investimenti di CapEx, consentendo anche a loro di sfruttare nuove opportunità di business, anche in caso di esigenze particolari.

Come scegliere il giusto sistema ERP?

La tecnologia ha messo a disposizione delle imprese una vasta scelta di alternative ed orientarsi può essere molto difficile. Grazie alla propria esperienza sul campo informatico, RTT è in grado di suggerire le migliori soluzioni per ogni impresa che desidera sfruttare al meglio le proprie risorse e i propri sistemi, affiancando gli IT Manager sia nella normale gestione dei sistemi interni, grazie ai suoi servizi di Application Maintenance, sia nell'implementazione dei migliori sistemi ERP disponibili sul mercato, grazie ai suoi team Tecnici.

 

 

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Kering: Balenciaga oltre il miliardo

Tra le maison più piccole del colosso francese del lusso Kering, Balenciaga è destinata a superare il miliardo di euro nel 2019. La ricca storia del brand, unita ad una vision sempre al passo coi tempi, hanno reso Balenciaga una vera e propria icona ed i risultati economici lo dimostrano. Come ha anticipato Cedric Charbit, CEO di Balenciaga, parte del successo è dovuto alla scelta di rivolgersi ai Millennials che ora rappresentano un terzo del mercato globale dei beni di lusso e il 60% dei consumatori di Balenciaga; così come gli acquirenti maschi, che solo di recente sono cresciuti in termini di potere d'acquisto.

Balenciaga: le origini

Cristobal Balenciaga, soprannominato “maestro della haute couture”, ha dato vita al brand che porta il suo nome nel 1917.  Negli anni ’20, la haute couture rappresentava la massima espressione del lusso e Balenciaga era già un punto di riferimento nel settore.

Le creazioni di Balenciaga hanno rivoluzionato il concetto di silhouette femminile e di abbigliamento, ricercando maggiori purezza e semplicità delle forme. Per la maison, alta moda è sempre stato sinonimo di eleganza, fiducia in se stessi e miglioramento della propria immagine, ma senza per questo rinunciare a praticità e comfort. Con l’apertura della prima boutique a Parigi, nel 1948, il lusso di Balenciaga è diventato più accessibile, raggiungendo un pubblico più ampio e conquistando ogni donna.

Balenciaga: il gruppo Kering

Oggi Balenciaga è parte del gruppo francese Kering, in cui ha fatto il suo ingresso nel 2001, e si è aperta anche alla moda maschile. Ed è proprio dall’apprezzamento del pubblico maschile, e dei millennials, che arrivano i grandi risultati che il marchio sta registrando.

Gruppo Kering
Gruppo Kering

Kering - Balenciaga oltre il miliardo

Il CEO della capogruppo Kering, François-Henri Pinault, durante l’assemblea generale annuale, ha dichiarato che Balenciaga supererà quest’anno il miliardo di euro di ricavi. Si tratta di un risultato che il brand raggiungerebbe per la prima volta, ma che era stato già anticipato agli investitori lo scorso febbraio da Jean-Marc Duplaix, direttore finanziario della capogruppo.

Balenciaga, dal 2015 sotto la guida creativa di Demna Gvasalia, si è rivelato il brand con la crescita più rapida e il traguardo di un miliardo previsto per le vendite lo posiziona al quarto posto all’interno del gruppo Kering. Prima della maison troviamo Gucci (punta di diamante del gruppo con i suoi 8 miliardi di euro nel 2018), Saint Laurent (1,7 miliardi) e Bottega Veneta (1,1 miliardi). Secondo le previsioni di Pinault, però, anche un altro brand potrebbe inserirsi nella classifica dei miliardari: Alexander McQueen.

RTT partecipa alla Fashion Innovation Week

Fashion Innovation Week - Lugano, 01-05/04

Al via oggi la Fashion Innovation Week, l'evento dedicato all'innovazione digitale nel mondo della moda.

NetComm Suisse, l'associazione dedicata all'e-commerce che organizza l'evento, ha scelto il LAC di Lugano come location per questa settimana ricca di appuntamenti.

Innovation meets Fashion

La Fashion Innovation Week si propone di unire aziende ed associazioni legate al digitale e alla moda con workshop, testimonianze, riconoscimenti e networking.

RTT è presente al ciclo di eventi dal titolo Innovation meets Fashion. Un'occasione per discutere di tecnologia e innovazione nel mondo del fashion e del luxury retail.

Fashion Innovation Week
Fashion Innovation Week
LAC Lugano - Fashion Innovation Week
LAC Lugano - Fashion Innovation Week

Partnership RTT - NetComm Suisse

Nella cornice del LAC prende forma la partnership tra RTT e NetComm Suisse.

Una collaborazione che permette a RTT di essere più vicina alle aziende di moda transfrontaliere, servendosi della grande esperienza maturata dall'associazione svizzera. Essa, infatti, si propone di sostenere gli interessi delle imprese di e-commerce e di abbattere le barriere che limitano lo sviluppo del settore.

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Gestire la fatturazione elettronica passiva all’interno di JD Edwards può rappresentare un valore aggiunto. In primo luogo per la possibilità di recepire in maniera automatica e controllata in JDE le fatture dei propri Fornitori.

Secondo uno studio pubblicato dall'Osservatorio del Politecnico di Milano, le imprese che porranno in atto la gestione del ciclo delle fatture passive potranno ottenere un significativo risparmio per ogni fattura ricevuta.

I benefici riguarderanno anche una riduzione delle risorse impiegate:

  • - Nessuna necessità di stampare le fatture ricevute 
  • - Nessun errore umano da controllare
  • - Nessuno spreco di tempo

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards: i vantaggi della proposta RTT

La soluzione di RTT per la fatturazione elettronica passiva in JD Edwards garantisce il minimo impatto sul sistema del Cliente. Prevede la possibilità di recepire dall'esterno la fattura passiva in formato XML, caricarne i dati all'interno del sistema ed effettuare una serie di controlli formali sulla correttezza dei dati di base. È inoltre prevista la possibilità di visualizzare all'interno di JD Edwards il file XML ricevuto e opportunamente formattato al fine di garantire all'utente una leggibilità immediata. Una volta che la fattura è validata dall'operatore, i dati della stessa sono precaricati nei programmi standard di abbinamento e registrazione delle fatture.

Per maggiori informazioni sulle nostre proposte di fatturazione elettronica in JD Edwards, oppure non esitare a contattarci; saremo lieti di rispondere ad ogni tua domanda.

La Cina compra online

By Guest Author

Il canale online è ormai un mezzo consolidato per lo shopping e lo è sempre di più anche per la Cina. Nel 2018, per la prima volta, l’e-commerce ha raggiunto i 9mila miliardi di yuan (circa 1.183 miliardi di euro) nel colosso asiatico. I dati del Ministero cinese del commercio registrano un’incidenza delle transazioni online nelle vendite retail del 45,2%, in crescita rispetto al 37,9% dell’anno precedente.

Se questi dati evidenziano l’evoluzione delle abitudini di acquisto dei consumatori cinesi, è importante che brand e retailer si adattino in fretta al cambiamento.

Il Presidente cinese Xi Jinping, a fine 2018, aveva già posto l’attenzione sulla volontà del Paese di aumentare le importazioni, dichiarando di voler raggiungere 30mila miliardi di dollari (circa 26 in euro) di merci importate nei prossimi 15 anni. La Cina ha dunque tutta l’intenzione di mettere in moto il mercato del lusso e, più in generale, l’economia mondiale.

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Performance migliori grazie alle nuove tecnologie

By Jennifer Toomey | Senior Director, Cloud Business Group, Oracle

Intelligenza artificiale e machine learning, così come altre tecnologie emergenti, sono tuttora temi molto caldi. All’Oracle OpenWorld dello scorso anno, infatti, uno dei più grandi annunci è stato relativo alle nuove funzionalità disponibili nelle soluzioni ERP e EPM Cloud di Oracle.

I responsabili finanziari, consapevoli della sempre maggiore diffusione di IA, apprendimento automatico e automazione intelligente di processo, iniziano a chiedersi come queste tecnologie possano essere d’aiuto per la crescita del loro business.

Nel caso dell’EPM (Enterprise Performance Management), le funzionalità delle tecnologie emergenti potrebbero essere sfruttate per analizzare enormi insiemi di dati, identificare modelli e fare previsioni che richiederebbero giorni o settimane di lavoro umano e di analisi minuziosa. Questo significa accelerare notevolmente i cicli di pianificazione e forecasting di un’azienda e quindi aiutarla ad identificare nuove opportunità di mercato, permettendole di agire più rapidamente dei concorrenti.

Grazie alle nuove tecnologie, chi si occupa di finanza all’interno di un’azienda potrebbe essere liberato da compiti come la riconciliazione, il consolidamento e la chiusura dei conti. Un livello più elevato di automazione, quindi, permetterebbe al personale di utilizzare le proprie competenze in aree più strategiche della finanza.

Un sistema di riconciliazione contabile, ad esempio, potrebbe scartare il 30% delle riconciliazioni. In questo caso sarebbe necessario l’intervento umano per dare l’ordine al software di accettare, rifiutare e così via. Se il sistema fosse dotato di machine learning, assimilerebbe queste istruzioni per trattare allo stesso modo, in futuro, anomalie simili. In questo modo, il numero di riconciliazioni che necessitano di intervento umano potrebbe scendere fino al 15%.

Un approccio migliore all’IA e al machine learning

L’approccio di Oracle alle tecnologie emergenti consiste nel renderle immediatamente utilizzabili. Non si limita, infatti, a fornire una piattaforma dotata di intelligenza artificiale, lasciando che siano poi le aziende a sviluppare applicazioni finanziarie adatte per le proprie esigenze. Oracle, invece, progetta direttamente vari casi d’uso per i propri clienti, inserendoli nelle proprie applicazioni cloud, pronti all’utilizzo.

 

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Kering: un 2018 oltre le stime

By Guest Author

Il 2018 è stato un anno molto positivo per Kering che, registrando profitti netti in crescita a 3,71 miliardi di euro, non solo ha decisamente superato i risultati del 2017 (1,79 miliardi), ma ha anche battuto i 2,79 miliardi che il mercato aveva stimato. I ricavi del gruppo di François-Henri Pinault sono cresciuti del 26,3% rispetto all’esercizio precedente (con una crescita organica del 29,4% e arrivando a toccare i 13,67 miliardi), raggiungendo un +23,3% nel solo quarto trimestre.

“L’Asia-Pacific è in crescita per i nostri marchi nell’ordine del 28% nel quarto trimestre e la Cina continentale ha registrato una performance anche migliore con tassi di crescita estremamente elevati”, ha affermato Jean-Marc Duplaix, direttore finanziario di Kering, nella conference call riservata agli analisti. L’Asia-Pacific, con il suo +34,1% su base comparabile, non è però l’unica area geografica ad aver contribuito alla performance brillante del gruppo. Tutte le aree hanno infatti raggiunto risultati più che rassicuranti: Nord America +37,3%, Giappone +23,7% ed Europa occidentale +23%.

“Il 2018 è stato un anno eccellente per Kering e per le sue maison”, ha aggiunto Pinault, chairman e CEO del gruppo. “Abbiamo ancora una volta performato decisamente meglio dell’industria, in un contesto globale generalmente vivace, ma sempre più complesso”.

Gucci, marchio ammiraglio del gruppo, ha raggiunto gli 8,28 miliardi di vendite nel 2018, registrando una progressione annuale del giro d’affari del 36,9%. L’azienda affidata allo stilista Alessandro Michele, però, ha mostrato risultati più bassi nella seconda parte dell’anno, passando dai +40,1% e +48,7% del primo e secondo trimestre ai +35,1% e +28% degli ultimi due quarter. “La crescita delle vendite comparabili del 28,1% nel quarto trimestre ha segnato un rallentamento rispetto ai precedenti tre mesi, ma ha superato di gran lunga quella dei rivali, mentre i margini hanno raggiunto il livello record del 39,5% nel 2018”, ha rassicurato Reuters.

Yves Saint Laurent, altro marchio del gruppo, ha registrato una crescita del +16,1% (1,74 miliardi), mentre Bottega Veneta ha subito, nei 12 mesi, un calo di 5,7 punti percentuali (1,1 miliardi).

Grazie in particolare alla plusvalenza derivante dalla cessione di Puma, Kering ha segnalato che il risultato netto da “operazioni discontinue” si è attestato a 1,09 miliardi.

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Mipel: cresce l’esportazione della pelletteria italiana

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Dal 10 al 13 febbraio, al polo Fieramilano di Rho, ha avuto luogo la 115esima edizione di Mipel, la fiera della pelletteria. In occasione della conferenza stampa, Centro Studi Confindustria Moda ha reso noti i dati preconsuntivi del settore, realizzati per Assopellettieri. Da questi risulta che la pelletteria italiana ha realizzato un export di quasi 6,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 10,3%, ma con una diminuzione del 5,7% dei chilogrammi esportati ed un aumento del prezzo medio al kg del 17%.

La Francia è stata interessata dall’andamento negativo nelle quantità (-13,6%), così come Regno Unito (-24,6%) e Spagna (-9,3%). Al contrario, Svizzera (+24,9% in valore e +24,2% in quantità) e Germania (+6,3%) sono i mercati che hanno fatto registrare risultati positivi anche per chilogrammi esportati. In crescita anche i dati riguardanti i Paesi extra-UE, che raggiungono il 12% in più per valore e un 8% in più per quantità, in particolare grazie a Far East e Nord America. In generale, la crescita si assesta intorno all’8,6%, con un attivo di 4,13 miliardi nel saldo commerciale dei primi dieci mesi del 2018.

Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono stati i temi principali di quest’ultima edizione di Mipel, ma non sono mancate alcune novità: 50 nuovi espositori hanno preso parte alla manifestazione organizzata da Aimpes Servizi, con il supporto di Ice-Agenzia e Mise e promossa da Assopellettieri. Tra questi possiamo citare Cabin Zero, John Richmond e La Martina. Ma ci sono stati, inoltre, quasi 20 ritorni (Valigeria Roncato e Caterina Lucchi) e diverse conferme (come Discord by Yohji Yamamoto e Vivienne Westwood).

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Milano guida la moda italiana

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Il territorio di Milano e provincia ha raggiunto, nei primi nove mesi del 2018, 5,2 miliardi di euro (+6,4%) di export di prodotti di moda, diventando così leader in Italia. I risultati arrivano da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, su dati Istat e del Registro delle Imprese e Aida – Bureau van Dijk, che segna un +3,6% dell’intera Lombardia (10 miliardi) e un +2,3% in tutta Italia (39 miliardi).

Dal rapporto risulta inoltre che le aziende milanesi di moda impiegano 91 mila addetti, a fronte dei 192 mila in Lombardia e 846 mila in tutto il Paese, con un giro d’affari di oltre 20 miliardi. Milano rappresenta quindi il 6% del settore italiano per imprese, l’11% per addetti e più del 20% per ricavi.

L’Italia conta 221 mila imprese operanti nel fashion e la ricerca stabilisce la supremazia lombarda (34 mila), con Campania (32 mila) e Toscana (28 mila) al seguito. Milano si conferma la prima città in Lombardia anche per numero di aziende (13 mila), seguita a grande distanza da Brescia (4 mila), Bergamo e Varese (più di 3 mila), Como e Monza e Brianza (più di 2 mila). Se invece si considera il numero di imprese a livello nazionale, il capoluogo lombardo si classifica al terzo posto, superato da Napoli (21 mila) e da Roma (15 mila).

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Borsa 2018: bene lusso e sportswear

By Guest Author

La crescita economica della Cina ha subito un rallentamento nel 2018, registrando il risultato più basso dal 1990 (+6,6%). Questo ha avuto delle conseguenze sulle performance dei grandi nomi del lusso in Borsa, ma senza causare gravi danni. L’analisi di Pambianco sulla variazione dei titoli delle aziende della moda e del lusso nel 2018 definisce quest’ultimo un anno di transizione, come il precedente. In questo clima di incertezza, il fast fashion continua a retrocedere, ma lusso e sportswear crescono.

Il rallentamento del mercato cinese e l’abbassamento del giudizio sul settore da “neutral” a “underweight” da parte degli analisti (come Morgan Stanley) hanno causato una perdita di terreno per i titoli del lusso. Ma, anche se le performance sono ben lontane dai risultati registrati a chiusura del 2017, la situazione europea è di generale crescita: Kering (+17%), Brunello Cucinelli (+11,8%), Hermès (+10,8%), Lvmh (+9,1%) e Aeffe (+5,8%) sono riuscite a mantenere parte dei guadagni dei primi mesi dell’anno, grazie anche ai risultati rassicuranti dell’ultimo trimestre. Il 2018, comunque, prima dell’ottobre “nero”, è stato un anno brillante per molti titoli, come Moncler (+12,9%), che ha registrato le performance migliori di sempre. Puma (+18,6%) e Adidas (+12,2%) guidano i risultati positivi dello sportswear.

Per Burberry (-0,6%), che è reduce da una transizione manageriale e stilistica, Salvatore Ferragamo (-18,4%), Hugo Boss (-22,7%) e Tod’s (-29,4%), le performance sono invece negative. Subiscono poi un forte rallentamento le società in fase di riassetto come Stefanel (-60,7%) e Safilo (-76,4%), ma anche Ovs, che paga le conseguenze della sfortunata operazione svizzera con Sempione Fashion. Il fast fashion, infine, continua la sua discesa anche nel 2018: Next (-8,7%), H&M (-20,4%) e Inditex (-20,5%).

La situazione americana vede lo sportswear protagonista indiscusso: Lululemon (+52,6%), Columbia Sportswear (+16,4%), Under Armour (+15,7%). Nike ha toccato picchi molto alti di crescita (86 dollari per azione) durante l’anno, per poi chiudere con un +18,1% (74,14 dollari). Skechers ha invece registrato un risultato negativo (-40,5%), penalizzata da un pesante secondo trimestre; mentre Fossil si è ripresa abbondantemente (+81,8%) dopo diversi esercizi in declino.

Il lusso americano non replica le buone performance delle società europee, segnando bruschi cali o timide crescite: Ralph Lauren (+0,7%), Tiffany (-22,8%), Tapestry (-23,2%), la ex Michael Kors, ora Capri Holdings (-40,8%), che ha fatto i conti con lo scetticismo degli analisti sul costo di acquisizione di Versace, e L Brands (-54,1%), che subisce il calo di popolarità di Victoria’s Secret.

In Asia, infine, sono stati presi a campione dieci titoli. Di questi, solo due hanno chiuso in positivo: Fast Retailing (+26,7%) e Semir (+16,6%). Tra le società in calo, invece, troviamo anche Prada (-8,7%).

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