Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Gestire la fatturazione elettronica passiva all’interno di JD Edwards può rappresentare un valore aggiunto. In primo luogo per la possibilità di recepire in maniera automatica e controllata in JDE le fatture dei propri Fornitori.

Secondo uno studio pubblicato dall'Osservatorio del Politecnico di Milano, le imprese che porranno in atto la gestione del ciclo delle fatture passive potranno ottenere un significativo risparmio per ogni fattura ricevuta.

I benefici riguarderanno anche una riduzione delle risorse impiegate:

  • - Nessuna necessità di stampare le fatture ricevute 
  • - Nessun errore umano da controllare
  • - Nessuno spreco di tempo

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards: i vantaggi della proposta RTT

La soluzione di RTT per la fatturazione elettronica passiva in JD Edwards garantisce il minimo impatto sul sistema del Cliente. Prevede la possibilità di recepire dall'esterno la fattura passiva in formato XML, caricarne i dati all'interno del sistema ed effettuare una serie di controlli formali sulla correttezza dei dati di base. È inoltre prevista la possibilità di visualizzare all'interno di JD Edwards il file XML ricevuto e opportunamente formattato al fine di garantire all'utente una leggibilità immediata. Una volta che la fattura è validata dall'operatore, i dati della stessa sono precaricati nei programmi standard di abbinamento e registrazione delle fatture.

Per maggiori informazioni sulle nostre proposte di fatturazione elettronica in JD Edwards, oppure non esitare a contattarci; saremo lieti di rispondere ad ogni tua domanda.

C.P. Company: Lorenzo Osti a capo del brand

C.P. Company - Lorenzo Osti come nuovo Direttore nel segno della continuità

Da alcuni giorni, Lorenzo Osti è il nuovo presidente di C.P. Company, storico brand italiano dello sportswear. Figlio di Massimo Osti, fondatore del brand negli anni 70 e scomparso nel 2015.

Il manager riporterà direttamente a Peter Wang, CEO di Tristate Holding, gruppo cinese a cui fa capo il brand dal 2015.

Partendo come Marketing Director nel 2015, Osti “ha contribuito in modo significativo all'affermazione del brand a livello internazionale, definendo nuove strategie di comunicazione on e offline, supervisionando importanti progetti come le collaborazioni con Adidas e il Bespoke Colour Project, che ha posizionato C.P. Company come primo marchio d’abbigliamento capace di realizzare prodotti personalizzati”, si legge nella nota dell’azienda.

 

“Sono onorato di assumere il ruolo di presidente di C.P. Company, un brand a cui sono molto legato fin dalla mia infanzia e che per molto tempo è stato lontano dalla mia famiglia.  un cerchio che si chiude e mi sento totalmente coinvolto nel portare avanti lo spirito innovatore che da sempre contraddistingue C.P. Company. Mi ritengo fortunato nel poter lavorare con un team talentuoso, estremamente appassionato e con una grande conoscenza del brand: abbiamo già ottenuto importanti risultati negli ultimi tre anni e faremo ancora meglio nei prossimi”.

 

Lorenzo Osti
Lorenzo Osti

C.P. Company - Le origini del brand

Massimo Osti, un giovane graphic designer di Bologna, fonda il brand Chester Perry nel 1971. Successivamente soprannominato “il padrino dello sportswear”, cambiò il nome del brand famoso per le sue t-shirt stampate, in C.P. Company. Questo nome diede vita ad una vera e propria rivoluzione nella storia dello sportswear e del brand Italiano.

 

La Cina compra online

By Guest Author

Il canale online è ormai un mezzo consolidato per lo shopping e lo è sempre di più anche per la Cina. Nel 2018, per la prima volta, l’e-commerce ha raggiunto i 9mila miliardi di yuan (circa 1.183 miliardi di euro) nel colosso asiatico. I dati del Ministero cinese del commercio registrano un’incidenza delle transazioni online nelle vendite retail del 45,2%, in crescita rispetto al 37,9% dell’anno precedente.

Se questi dati evidenziano l’evoluzione delle abitudini di acquisto dei consumatori cinesi, è importante che brand e retailer si adattino in fretta al cambiamento.

Il Presidente cinese Xi Jinping, a fine 2018, aveva già posto l’attenzione sulla volontà del Paese di aumentare le importazioni, dichiarando di voler raggiungere 30mila miliardi di dollari (circa 26 in euro) di merci importate nei prossimi 15 anni. La Cina ha dunque tutta l’intenzione di mettere in moto il mercato del lusso e, più in generale, l’economia mondiale.

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