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Scopri tutte le ultime novità per migliorare ed ottimizzare i tuoi sistemi aziendali insieme ai nostri esperti. In un ciclo di incontri completamente gratuiti da 30 minuti avrete modo ogni volta di approfondire una tematica diversa

Digital Solutions

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Smart Solutions

Approfondiremo le più importanti tematiche in relazione a: Oracle Cloud, Netsuite, FoodQloud e StealthGO

Fundamentals

Scopri le ultime novità e le migliori soluzioni correlate a: JDE EnterpriseOne, WordSoftware, Reportistica Avanzata e Stealth

Vecchi Webinar RTT

21 Maggio 2020 ore 15:00 - Integrazione E-commerce

Il tuo E-commerce è on-line, congratulazioni! e ora? Hai finalmente avviato il tuo sito E-Commerce, che mai come di questi tempi è fondamentale per mantenere attiva l'azienda. Ci sono però aspetti cruciali dal punto di vista tecnologico e di processo che vanno considerati e analizzati. Scoprili con i nostri esperti in questo webinar!

11 Giugno 2020 ore 15:00 - JD Edwards Lift&Shift su OCI

Sempre più aziende stanno migrando verso il Cloud. Siete curiosi di scoprire come la vostra azienda potrebbe trarre beneficio dalla migrazione dell'ambiente JD Edwards verso il Cloud? Siete preoccupati da aspetti quali i costi, la sicurezza e la perdita di dati?
Nel primo webinar della nostra serie speciale su JD Edwards e Oracle Cloud, vi daremo maggiori informazioni su questi temi e su come RTT possa aiutarvi in questo percorso verso il cloud.

25 Giugno 2020 ore 15:00 - Storicizzazione del dato

I dati rappresentano una dimensione aziendale che è a tutti gli effetti un patrimonio da salvaguardare. Indipendentemente dalla dimensione dell’azienda e dal settore, è fondamentale dotarsi di un sistema di archiviazione sicuro e facile da consultare. Scopriamo insieme come ottenere il massimo e permettere all'impresa di ottimizzare le proprie attività

Non perdete questa occasione!

26 Giugno 2020 ore 15:00 - Il Cloud di Oracle

Abbiamo deciso di dedicare alcuni appuntamenti al Cloud Oracle!
Siete curiosi di scoprirne le caratteristiche principali? Tratteremo aspetti di business e aspetti tecnici!

Non perdete questa occasione!

10 Luglio 2020 ore 15:00 - Storage e Disaster recovery in cloud

Ma tu come gestisci il disaster recovery? Vuoi diminuire i costi e ridurre i rischi?
In questo webinar metteremo in luce le principali caratteristiche, le differenze tra cloud e on premises, i possibili scenari e molto altro!

Ti aspettiamo!

Parità di genere? Il settore della Tecnologia

L’Economic World Forum nel suo “Global Gender Gap Report 2020” riporta un dato che fa riflettere. La sentenza colpisce come una lama tagliente. “La parità di genere non si raggiungerà ancora per 99.5 anni”.

Per comprendere a fondo questa condizione bisogna guardare i numeri.

Vediamo insieme alcuni dati

Partendo dall’arena politica, i punteggi in termini di rappresentanza parlamentare, a livello globale, sono impressionanti. Solo il 25% delle donne ricopre questo ruolo. Percentuale ancora più bassa a livello ministeriale, si raggiunge solo il 21%.

Segue il trend, anche se con risultati leggermente migliori, il parlamento europeo. Le donne non rappresentano la maggioranza in nessuno stato, nemmeno nei paesi scandinavi. Sembra essersi registrato un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti. Siamo però ancora lontani dal raggiungere un livello di parità. Unica nota di incoraggiamento è l’evoluzione dal 2003 al 2019. Ha infatti visto l’aumento della presenza femminile da un un quinto ad un terzo. L’Italia in questa classifica si posiziona al nono posto con una percentuale pari al 36%. Confidiamo negli anni a venire!

Secondo questo studio, il livello di istruzione e il livello di salute e sopravvivenza sono quasi vicini alla parità (96,1% e 95,7% rispettivamente). A destare preoccupazione è, invece, la dimensione della partecipazione economica e delle opportunità. Qui la differenza è nettamente più marcata, infatti si raggiunge solo il 57,8%. Numeri che non incoraggiano.

Le ragioni di questa disparità di genere vengono individuate in tre fattori principali.

  • La mancanza di infrastrutture di assistenza;
  • La mancanza di donne che ricoprono posizioni con una crescita salariale marcata come nell’ambito tecnologico;
  • La presenza massiccia in ruoli che spesso vengono automatizzati.

Capiamo meglio la situazione nella Tecnologia

Se guardiamo alle professioni del futuro, ci sono ambiti come il settore people and culture, il marketing o il content production che vantano una presenza femminile importante. Il range che va dal 40 al 65 %.

Settori invece, come il cloud computing, l’ingegneria e il data management registrano ancora una scarsa rappresentanza. Solo il 12% dei professionisti è donna nell’ICT.  Per gli altri due ambiti, invece, la percentuale è leggermente superiore, rispettivamente 15% e 26%.

La realtà di RTT  

La nostra realtà possiamo dire che contrasta la tendenza italiana e globale.

Al momento abbiamo raggiunto una quota pari al 34% e stiamo ponendo sempre più attenzione in questa direzione. Per noi questo aspetto è una componente fondamentale! Inutile sottolineare l’importanza della parità di genere per lo sviluppo dell’economia e dell’intera società in generale. È cruciale per aspetti innumerevoli, dalla competitività allo sviluppo di talenti fino all’innovazione e alla creatività.

RTT è orgogliosa di contribuire all’innalzamento del livello italiano con la sua percentuale.

Quali sono le chiavi del successo per raggiungere la parità di genere?

Anzitutto l’assunzione diversificata per garantire un livello maggiore di differenziazione e adattabilità. L’azienda deve essere pronta al cambiamento per superare finalmente la concezione passata!

La creazione di culture del lavoro inclusive in grado di valorizzare il pensiero diverso. L’obiettivo è generare idee, innovazione e creatività. Non si tratta solo di competenze diverse ma anche di soft skill diverse che fanno la differenza all’interno dell’azienda.

Infine, promuovere una gestione in cui sia possibile riconoscere stili ed orientamenti manageriali diversi. Può rappresenta un forte vantaggio competitivo.

La leva strategica sarà la diversità!

 

Leggi anche Smartworking: Lontani ma vicini | 48 mila assunzioni nella moda tra i giovani| Ripartenza nello tsunami digitale:impariamo a nuotare

Smart working: lontani ma vicini

 

Quando sei a casa con le pantofole ai piedi, il lavoro si tinge di altri colori. Molteplici sono gli aspetti che cambiano quando parliamo di smart working: dalla postazione fissa della propria scrivania alle relazioni che intercorrono durante la giornata. Si tratta di un cambiamento che coinvolge tutti. Da un lato l’azienda e la sua organizzazione e dall’altro il lavoratore con le sue abitudini.

Vediamo cosa cambia per l’azienda

Consentire lo smart working ai propri dipendenti implica in primis un investimento iniziale per fornire gli strumenti tecnologici che rendono possibile il lavoro agile. Dal computer portatile allo smartphone fino all’adozione di software specifici per la sua attuazione.

Superato questo primo passaggio necessario, sicuramente ciò che viene chiesto all’azienda è un cambio di tipo culturale. Le realtà con un’organizzazione aziendale rigida non funzionano certamente. Sono invece fondamentali la disponibilità e la flessibilità per promuovere questa nuova metodologia di lavoro.

Noi di RTT, abbiamo abbracciato da molti anni questa concezione del lavoro smart. Ognuno di noi, infatti, possiede tutti gli strumenti necessari. Soprattutto abbiamo e continuiamo a sviluppare una cultura aziendale che si basa sulla fiducia reciproca, elemento essenziale per poter coltivare e rendere efficace lo smart working.

E per i dipendenti e collaboratori?

Partendo da un’analisi di tipo personale, al lavoratore viene richiesto certamente uno sforzo nel concepire la nuova modalità di lavoro. Non solo da un punto di vista propriamente pratico riguardante il luogo e l’orario in cui svolgere la propria attività lavorativa. Ciò che è maggiormente impattato sono le sue abitudini personali che vanno indubbiamente ripensate. Si deve sostanzialmente riconsiderare il concetto di tempo. Come possa essere impiegato per lo svolgimento di nuove attività o semplicemente di attività di routine da svolgere in momenti diversi della giornata.

Da un punto di vista lavorativo, è necessaria una maggior auto-organizzazione e una capacità comunicativa forte. Si annullano le interazioni face to face, tutto viene veicolato dalla tecnologia. E’ chiaro quindi che bisogna continuare a tessere il rapporto con il proprio team nonostante questa distanza.

Gli aspetti positivi dello smart working

Il primo vantaggio che possiamo individuare è la flessibilità e la maggior autonomia che consente di gestire al meglio l’attività lavorativa e il luogo dove svolgerla. Questo porta sicuramente ad un minor assenteismo, poiché consente di trovare la propria worklife balance e di conseguenza una maggiore produttività.

Il risparmio è un altro aspetto cruciale, in tutte le sue forme! Banalmente dal risparmio di tempo del tragitto casa-ufficio, di risorse per gli spostamenti, per la consumazione del pasto. Non dimentichiamo l’impatto ambientale! Lavorando in smart working facciamo sicuramente bene all’ambiente, utilizziamo meno la macchina o i mezzi pubblici e il nostro pianeta ringrazia.

Certamente lo smart working offre grandi vantaggi per coloro che soffrono di salute o per coloro che hanno necessità di accudire i propri cari. Potendo scegliere dove e come lavorare si ha la possibilità di conciliare le esigenze familiari con l’attività lavorativa. Diminuiscono così le barriere e si raggiungono condizioni di pari opportunità e uguaglianza.

Lo smart working ha controindicazioni?

Tra gli aspetti negativi possiamo annoverare come primo punto la perdita di creatività e del pensiero innovativo perché è la diversità che genera innovazione. Spesso le soluzioni più creative avvengono durante lo scambio reciproco. Che sia in una conversazione tra colleghi o semplicemente quando ci si trova a risolvere una problematica davanti alla macchinetta del caffè. Insieme al proprio team possono emergere spunti e idee tipici della condivisione che altrimenti non si avrebbero. Come sosteneva Steve Jobs, la creatività nasce dagli incontri spontanei e dalle discussioni casuali. 

Un altro aspetto rilevante è la difficoltà di separare la vita privata da quella lavorativa. Bisogna cercare di mantenere separati gli spazi e i momenti della giornata da dedicare al lavoro e quelli per la famiglia. È fondamentale per raggiungere un bilanciamento tra l’attività lavorativa e quella privata. Prendersi i propri spazi e coltivare le proprie passioni è elemento imprescindibile dell’essere umano e permette di concentrarsi maggiormente sul lavoro. Si tratta di stabilire una linea di confine!

Anche l’aspetto relazionale può essere compromesso con il rischio di sentirsi isolati. Il fatto di non avere interazioni faccia a faccia e di non essere fisicamente in un ufficio potrebbe portare il lavoratore a isolarsi dal proprio team. Stare vicino agli altri, comunicare senza la tecnologia infatti fa emergere il nostro lato più umano. Ci consente di vivere aspetti come l’empatia e la collaborazione che altrimenti non vivremmo. Ad esempio, noi come RTT, abbiamo creato nei nostri uffici aree ad hoc, come l’area ristoro e l’area break per incrementare lo sviluppo di relazioni informali e favorire momenti di scambio reciproco.

Come realizziamo noi di RTT  lo smart working?

Per attuare questo scambio continuo con i nostri colleghi e partecipare alla cultura dell’ufficio, abbiamo organizzato dei momenti giornalieri virtuali di circa trenta minuti. Il team può così scambiare idee, confrontarsi sulle attività per le 24 ore successive e risolvere eventuali problematiche. Abbiamo adottato la cosiddetta metodologia degli scrum meeting che utilizziamo solitamente durante la gestione dei progetti con un certo grado di complessità. Basandoci sulla nostra esperienza, è una metodologia premiante, perché consente di condividere gli avanzamenti del lavoro, organizzare e programmare le attività per un periodo breve. Sono così garantiti un maggior coinvolgimento e una maggior collaborazione di tutti. Questo perché lo facciamo insieme!

Inoltre, abbiamo creato anche un momento dedicato al management team. L’obiettivo è quello di raccogliere le sensazioni e gli stati d’animo dei nostri dipendenti per cercare di capire come migliorare ogni giorno e focalizzarci sulle decisioni strategiche.

Diciamo che un giusto bilanciamento tra lo smart working e il lavoro tradizionale in ufficio è la chiave vincente per promuovere una cultura aziendale basata sulla valorizzazione della persona.

Insomma, il pensiero di Steve Jobs “Creativity comes from spontaneous meetings, from random discussions” per noi rimane valido. Proprio per questo abbiamo creato momenti di scambio virtuale.

Scriveteci cosa ne pensate anche voi!

Leggi anche Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT | Nuove Tecnologie | Parità di genere? Il settore della tecnologia

Gruppo FINI: si parte da 190 milioni

Fini, il gruppo emiliano che comprende i marchi Fini Modena 1912, secondo player italiano della pasta fresca, Greci, per le forniture al canale horeca, e Le Conserve della Nonna, ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 190 milioni. Di questi, 90 milioni sono il risultato dei prodotti Greci, destinati ai ristoranti. Mentre il retail, guidato dai marchi Fini Modena e Le Conserve della Nonna, ha portato i restanti 100 milioni.

“Un marchio storico e inserito nel territorio di riferimento, poiché la pasta fresca è emiliana e prodotta a Modena. Il tortellino rimane il nostro cavallo di battaglia”, Fabio Ferrari, Direttore Generale.

Gruppo Fini: dalla tradizione alla diversificazione

Il Gruppo Fini, però, non punta solo alla tradizione, ma anche alla diversificazione. Diversificazione che si legge nell’offerta dei prodotti, con novità che vanno dalla carne al pesce, già sperimentati con Greci e ora inseriti anche nella grande distribuzione.

Gruppo Fini significa materie prime italiane, ricette casalinghe. La filosofia è quella di preservare ed enfatizzare al massimo la qualità della materia prima, con il plus della valenza di prodotto casalingo.

Gruppo Fini
Gruppo Fini

Gruppo Fini: i risultati del 2018

Per i due marchi retail, quindi, si tratta di esportare prodotti nati in terra modenese, in particolare a Ravarino, raggiungendo quote del 10 (Fini) e 30% (Le Conserve della Nonna). Il 2018 si è concluso per essi con un tasso di crescita del 3%.

I clienti del settore horeca che si affidano ai prodotti targati Greci sono 15mila e generano un giro d’affari proveniente per il 60% dall’Italia e per il restante 40% dall’estero. Questo ha garantito per lo scorso anno un tasso di crescita ancora più alto dei brand retail (5%).

Gruppo Fini: gli obiettivi per il 2019

Per il futuro, l’obiettivo del Gruppo Fini e di Ferrari è chiaro: consolidare questa crescita. Come? Attraverso l’innovazione di prodotto ed un posizionamento più elevato dei propri brand.

“Nel food il middle soffre, nel low si vende molto ma non si guadagna, pertanto il valore aggiunto si ottiene salendo di livello. Ed è su questo aspetto che focalizzeremo la nostra attività”.

RTT partecipa alla Fashion Innovation Week

Fashion Innovation Week - Lugano, 01-05/04

Al via oggi la Fashion Innovation Week, l'evento dedicato all'innovazione digitale nel mondo della moda.

NetComm Suisse, l'associazione dedicata all'e-commerce che organizza l'evento, ha scelto il LAC di Lugano come location per questa settimana ricca di appuntamenti.

Innovation meets Fashion

La Fashion Innovation Week si propone di unire aziende ed associazioni legate al digitale e alla moda con workshop, testimonianze, riconoscimenti e networking.

RTT è presente al ciclo di eventi dal titolo Innovation meets Fashion. Un'occasione per discutere di tecnologia e innovazione nel mondo del fashion e del luxury retail.

Fashion Innovation Week
Fashion Innovation Week
LAC Lugano - Fashion Innovation Week
LAC Lugano - Fashion Innovation Week

Partnership RTT - NetComm Suisse

Nella cornice del LAC prende forma la partnership tra RTT e NetComm Suisse.

Una collaborazione che permette a RTT di essere più vicina alle aziende di moda transfrontaliere, servendosi della grande esperienza maturata dall'associazione svizzera. Essa, infatti, si propone di sostenere gli interessi delle imprese di e-commerce e di abbattere le barriere che limitano lo sviluppo del settore.

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards

Gestire la fatturazione elettronica passiva all’interno di JD Edwards può rappresentare un valore aggiunto. In primo luogo per la possibilità di recepire in maniera automatica e controllata in JDE le fatture dei propri Fornitori.

Secondo uno studio pubblicato dall'Osservatorio del Politecnico di Milano, le imprese che porranno in atto la gestione del ciclo delle fatture passive potranno ottenere un significativo risparmio per ogni fattura ricevuta.

I benefici riguarderanno anche una riduzione delle risorse impiegate:

  • - Nessuna necessità di stampare le fatture ricevute 
  • - Nessun errore umano da controllare
  • - Nessuno spreco di tempo

Fatturazione Elettronica Passiva JD Edwards: i vantaggi della proposta RTT

La soluzione di RTT per la fatturazione elettronica passiva in JD Edwards garantisce il minimo impatto sul sistema del Cliente. Prevede la possibilità di recepire dall'esterno la fattura passiva in formato XML, caricarne i dati all'interno del sistema ed effettuare una serie di controlli formali sulla correttezza dei dati di base. È inoltre prevista la possibilità di visualizzare all'interno di JD Edwards il file XML ricevuto e opportunamente formattato al fine di garantire all'utente una leggibilità immediata. Una volta che la fattura è validata dall'operatore, i dati della stessa sono precaricati nei programmi standard di abbinamento e registrazione delle fatture.

Per maggiori informazioni sulle nostre proposte di fatturazione elettronica in JD Edwards, oppure non esitare a contattarci; saremo lieti di rispondere ad ogni tua domanda.

C.P. Company: Lorenzo Osti a capo del brand

C.P. Company - Lorenzo Osti come nuovo Direttore nel segno della continuità

Da alcuni giorni, Lorenzo Osti è il nuovo presidente di C.P. Company, storico brand italiano dello sportswear. Figlio di Massimo Osti, fondatore del brand negli anni 70 e scomparso nel 2015.

Il manager riporterà direttamente a Peter Wang, CEO di Tristate Holding, gruppo cinese a cui fa capo il brand dal 2015.

Partendo come Marketing Director nel 2015, Osti “ha contribuito in modo significativo all'affermazione del brand a livello internazionale, definendo nuove strategie di comunicazione on e offline, supervisionando importanti progetti come le collaborazioni con Adidas e il Bespoke Colour Project, che ha posizionato C.P. Company come primo marchio d’abbigliamento capace di realizzare prodotti personalizzati”, si legge nella nota dell’azienda.

 

“Sono onorato di assumere il ruolo di presidente di C.P. Company, un brand a cui sono molto legato fin dalla mia infanzia e che per molto tempo è stato lontano dalla mia famiglia.  un cerchio che si chiude e mi sento totalmente coinvolto nel portare avanti lo spirito innovatore che da sempre contraddistingue C.P. Company. Mi ritengo fortunato nel poter lavorare con un team talentuoso, estremamente appassionato e con una grande conoscenza del brand: abbiamo già ottenuto importanti risultati negli ultimi tre anni e faremo ancora meglio nei prossimi”.

 

Lorenzo Osti
Lorenzo Osti

C.P. Company - Le origini del brand

Massimo Osti, un giovane graphic designer di Bologna, fonda il brand Chester Perry nel 1971. Successivamente soprannominato “il padrino dello sportswear”, cambiò il nome del brand famoso per le sue t-shirt stampate, in C.P. Company. Questo nome diede vita ad una vera e propria rivoluzione nella storia dello sportswear e del brand Italiano.

 

Cloud in crescita: +17,3% nel 2019 secondo Gartner

Secondo le stime di Gartner, il segmento più in ascesa sarà l’Infrastructure as-a-service e le aziende chiederanno offerte IaaS e PaaS integrate, provenienti da un unico fornitore.

Da tempo il cloud si è dimostrato uno degli elementi più importanti, se non il più importante, della trasformazione tecnologica irreversibile di aziende e utenti. La società di ricerca Gartner lo conferma ancora una volta: il giro d’affari del cloud, nelle sue componenti principali (infrastruttura, piattaforme, software e business process), raggiungerà i 175,8 miliardi di dollari nel 2018, il 21% in più rispetto ai 145,3 miliardi dello scorso anno.

La ricerca stima che questo incremento continuerà anche nel 2019, anche se leggermente rallentato (17,3%), portando il valore a 206,2 miliardi di dollari. Nel 2020 si raggiungeranno i 240,3 miliardi e 278,3 nel 2021.

Il cloud comprende IaaS (infrastruttura a servizio), PaaS (piattaforma), SaaS (software) e BpaaS (business process), ma è il Software as-a-service a rimanere l’elemento più significativo. Per il software si stima un aumento a valore del 17,8% nel 2019. Craig Roth, research vice president di Gartner, commenta così questi dati: “La crescente adozione di applicazioni SaaS e di altri servizi cloud ha impatti sulla gestione, sulla diffusione e sull’utilizzo dei contenuti aziendali. Le aziende stanno muovendo i loro ambienti di dati verso il SaaS in modo costante, ma non esclusivo”.

Il software è la prima componente considerando il valore, ma, basandosi invece sul tasso di crescita, il primato viene raggiunto dall’Infrastructure as-a-service. Gartner stima infatti un +27,6%, da un giro d’affari di 31 miliardi nel 2018 ai 39,5 del prossimo anno.

Anche il Business Process as-a-service crescerà, ma meno: 58,1 miliardi di dollari nel 2020, partendo dagli attuali 46,2. La stima per il Platform as-a-service, infine, è di un guadagno a più lungo termine: 27,7 miliardi di dollari nel 2021, partendo dal valore di 15,2 miliardi dell’anno in corso.

È interessante notare un altro aspetto emerso dalla ricerca: entro il 2022 nove aziende su dieci, tra quelle che acquistano l’infrastruttura su cloud pubblico, si rivolgeranno allo stesso fornitore per IaaS e PaaS. Sid Nag, research director di Gartner, evidenzia che “la richiesta di offerte IaaS e PaaS integrate spingerà la prossima ondata di adozione di infrastruttura cloud.” Si prevede che i fornitori di solo IaaS diventeranno operatori di nicchia, perché le aziende richiederanno offerte più ampie e sviluppate per i propri ambienti ibridi.

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Yamamay & “The Breath”, un cartellone anti inquinamento per l’autunno

[copywright: www.varesenews.it]

Yamamay, brand del gruppo Calzedonia, lancia la campagna autunno-inverno utilizzando un cartellone “ambientalista”. Sulla facciata principale della sede di Gallarate è stato affisso il cartellone pubblicitario, realizzato con l’innovativo tessuto The Breath. Nato da una ricerca italiana, il tessuto purifica l’aria trattenendo e disgregando le particelle nocive nell’aria prodotte da auto, riscaldamento ed emissioni.

Le nano-molecole, presenti nelle maglie del tessuto dove passa l’aria, catturano e disgregano gli inquinanti industriali. L’affissione di 144 metri quadrati eliminerà, nell’area circostante, le emissioni inquinanti di un anno di 18.792 auto a gasolio, 46.980 a benzina e 193 caldaie.

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RTT aiuta AUSER nella sua attività di supporto alla comunità

di: Guest Author

 

Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene

Con queste parole il filosofo e scrittore Denis Diderot parlava del rapporto tra le persone e di come ognuno di noi, oltre ad occuparsi degli altri, dovrebbe dialogare con loro per capire come meglio poterli aiutare.

In questa ottica e con questo spirito, RTT si è avvicinata ad AUSER e ai suoi volontari. Impegnata nel favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società, l'attività dell'associazione è rivolta in maniera prioritaria agli anziani e agli invalidi; per loro la persona è  protagonista e risorsa per sé e per gli altri in tutte le età.

In particolare il programma Filo d'Argento, attivo tutto l’anno su tutto il territorio nazionale, è lo strumento principale con cui Auser realizza le attività di sostegno e protezione e attraverso il quale gli anziani possono richiedere aiuto e venire in contatto con le strutture del territorio.
Gli interventi di sostegno riguardano l'accompagnamento protetto con auto, la consegna di pasti, spesa e farmaci a domicilio, piccoli aiuti e compagnia in casa, disbrigo pratiche burocratiche e attività di socializzazioni.

RTT ha pensato di partire dal territorio di Rovello, che ci ospita e ci ha adottato oramai da molti anni.
Siamo stati contattati da Auser e dal suo team di volontari che ci hanno mostrato in dettaglio tutti gli sforzi con cui hanno aiutato la popolazione di Rovello ed abbiamo deciso di supportarli nella loro opera. (A.Ghezzi)

Grazie anche alla collaborazione di Global Mobility System è  stato identificato il mezzo con le caratteristiche più adatte per permettere all'associazione di proseguire la sua opera. Da oltre 15 anni GMS collabora con i comuni e con le associazioni benefiche, realizzando e mettendo a disposizione i mezzi più adatti alle loro necessità, garantendone anche la manutenzione ed il supporto necessario per un corretto uso.

Venerdì scorso, alla presenza dei sindaci di Rovello Porro e di Turate, le attese e gli sforzi di tutti sono state ripagate ed è stato presentato il nuovo mezzo che aiuterà l'associazione a continuare la propria attività con un veicolo studiato per le loro necessità e per facilitare il compito dei volontari Auser che operano sul territorio.

Sei interessato a maggiori dettagli sulle attività svolte dall'associazione? Clicca qui per maggiori dettagli

 

Le aziende di successo hanno una cosa in comune: amano i dati

di: Guest Author

 

Se il mondo degli affari sembra muoversi molto più velocemente in questi giorni, è perché lo fa. Per molto tempo, il cambiamento è avvenuto lentamente. Prendete i cicli economici: Nel 1900, ci sono voluti circa 19 anni per passare dal fondo di una recessione alla cima di un picco. La vita si muoveva a un ritmo costante e controllabile. Le aziende sapevano chi erano i loro concorrenti e avevano tutto il tempo per adattarsi ai nuovi arrivati. Era tutto così semplice.

Ma poi è arrivata la tecnologia, seguita rapidamente dal cloud. E con essa, gigantesche quantità di dati da raccogliere e da elaborare, a una frazione del costo che aveva in passato. Innovare non significa più consumare denaro e tempo. Le barriere all'ingresso in nuovi mercati si sono abbattute, accelerando ulteriormente le ambizioni e l'innovazione. Ora, l'adozione di tecnologie emergenti è una necessità, non una scelta. Aspettate che qualcosa colpisca il mercato tradizionale, e il vostro business non sarà più in cima al menu, ma sarà divorato.

Se questo sembra troppo drammatico, allora basta chiedere alle persone che una volta lavoravano per Kodak, Blockbusters o i marchi iconici di Woolworth che non hanno innovato. MySpace e Friends Reunited, nessuno? Tale è la velocità del cambiamento che anche i perturbatori ottenere interrotto. Eravamo stupiti quando Amazon, eBay e Groupon ha preso solo un decennio per arrivare a $ 10 miliardi di fatturato annuo. Ora ci sono circa 30 aziende che sono passate da zero a 1 miliardo di dollari in quattro mesi.

I nuovi modelli di business dipendono dai dati

Hanno tutti una cosa in comune. Sono pazzi per i dati. Si sono resi conto che il modo per affrontare i loro concorrenti è quello di individuare modelli e anomalie nei dati più velocemente e più regolarmente rispetto al loro prossimo avversario. La società in più rapida crescita in questo momento (anche se credo che nel tempo che ci vuole per leggere questo articolo potrebbe essere tutto cambiato) è Jet. com - e tutto quello che fanno è utilizzare intelligenza artificiale e imparare a prevedere le variazioni di prezzo dei voli e battere il mercato.

Quando ho iniziato la mia carriera - quando ho comprato i miei vestiti da Woolworth e la mia prima macchina fotografica da Kodak - ho fatto un primo investimento come Jet.com. La vera differenza è che a loro non è costato quasi nulla per iniziare, solo alcuni strumenti di data base e know-how algoritmico. E ora stanno conquistando quote di mercato a velocità supersonica.

Esaminiamo la Cina. Già nel 2011, le sue vecchie grandi banche dominavano lo spazio dei pagamenti ai consumatori. Ora, non lo fanno. E quale soluzione di pagamento start-up sta causando loro preoccupazione? WeChat: un'applicazione di messaggistica le cui capacità sono cresciute ben oltre lo scopo originale. Dominare il tuo nemico è abbastanza difficile quando sai chi sono. Non è un caso, però.

Opportunità o minaccia, difesa o attacco; in entrambi i casi, la risposta deve essere l'azione. Ma si potrebbe dire che bisogna continuare: Sono un rivenditore di generi alimentari, o un produttore di automobili, e il mio business è fare la medicina o costruire case o dare consigli finanziari. Cosa so di tutto ciò che riguarda i dati?

Non è necessario. Ma avete bisogno di un partner che lo faccia. Avete bisogno di un partner che abbia la tecnologia, l'esperienza e il tempo per non farlo, che abbia le chiavi per sbloccare il vaso di segreti di Pandora nascosto nei vostri dati, che abbia la voglia e il know-how per innovare a tutta velocità e che possa portarvi con voi.

In un libro i consigli di Oracle Community for Security per alzare il livello di sicurezza delle aziende

di Stefano Cassola 

 

Avere a disposizione un centro operativo dedicato al monitoraggio costante dell’ambiente IT aziendale può garantire una risposta efficace a ogni problema di sicurezza, in uno scenario in cui la pericolosità e la varietà stessa degli attacchi informatici aumentano senza soluzione di continuità. Questo è il tema di “SOC e Continuous Monitoring, faccia a faccia con la cybersecurity”, la nuova pubblicazione a cura dell’Oracle Community for Security, l’organizzazione che da dieci anni mette in contatto i migliori professionisti in ambito sicurezza IT.

Il volume è stato presentato in occasione del “Security Summit” (Milano 13-15 marzo) organizzata da Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, e che ci ha visto tra le realtà protagoniste.

D’altronde l’argomento oggetto della pubblicazione è di forte attualità. Un Security Operation Center è in grado infatti sia di fornire gli strumenti di controllo e intervento (proattivo e reattivo) per i sistemi IT aziendali che di valorizzare le competenze e gli investimenti in tecnologie di protezione già presenti.

Nel testo vengono approfonditi gli approcci vincenti, in un momento in cui l’evoluzione delle tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale sta interessando anche la cybersecurity. Sebbene una completa automazione dei processi non sia ancora del tutto plausibile, è già possibile disporre di sistemi intelligenti che, istruiti su problemi ben definiti e circoscritti, possano bloccare automaticamente una connessione a rischio o almeno portare all’attenzione di chi gestisce la security solo i casi realmente sospetti.

La pubblicazione “SOC e Continuous Monitoring, faccia a faccia con la cybersecurity” è disponibile al download sul sito del Clusit.

Post realizzato con il contributo di Alessandro Vallega, Business Development Director di Oracle e membro del Board di Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica.

A che punto è la Data Driven Economy in Italia?

Per scoprirlo c’è explAIn, una piazza con al centro dati, algoritmi e tante storie

Non c’e’ alcun dubbio che in questo momento nel mondo del business uno degli # più cliccati e più ricercati è #AI o #ArtificialIntelligence o #IntelligenzaArtificiale.

Ma l’intelligenza artificiale nasconde un concetto ben più ampio e più business, quello di Data Driven Economy per questo Oracle ha voluto creare un momento di approfondimento per rappresentare alcune delle possibili applicazioni ma anche per far raccontare da aziende ed esperti cosa si sta già facendo e quali sono le reali potenzialità e i confini.

Da qui, explAIn, Your Tomorrow TODAY una giornata che sta assumendo sempre più i connotati di un “live think tank” che si è tenuta il 22 Maggio, presso la Fondazione Feltrinelli a Milano.

Ecco allora che le vere protagoniste della giornata saranno le storie delle aziende di vari settori (dal retail al manufacturing, dal banking al mondo dello sport) che racconteranno come gestiscono, modellano, “ascoltano” il dato in diversi ambiti applicativi. Insomma un vero e proprio punto della situazione su quanto siano veramente Data Driven le aziende italiane.

Gli esperti di BitBang, Bitron, Clairy, Eurostep, Exage (Gruppo Value Partner), iConsulting, Kruell, Liquidprice, LSI, Luciad, Luiss Sport Academy, Neuroplus Consulting, Mantica, MiPu, SDG Group, Technology Reply racconteranno le loro esperienze accompagnati da Luisella Giani, Digital Director ed esperta di Intelligenza Artificiale che, come Oracle, svolge il ruolo di ambasciatore EMEA su questi temi.

Quindi una piazza con al centro i dati, gli algoritmi che ne derivano e tante storie per una vera Artificial Intelligence @work.

Oracle Chatbot porta l’intelligenza artificiale a bordo campo

di Stefano Cassola 

 

Un sistema di intelligenza artificiale che fornisce informazioni, risultati e molto altro on demand agli spettatori degli incontri di polo. La digitalizzazione sta cambiando in meglio anche il modo di fruire lo sport? L’esempio dell’Heineken Urban Polo sembra confermare questo trend.

Grazie a Oracle Chatbot, l’organizzazione del torneo di polo in programma a Auckland (Nuova Zelanda) a marzo 2019 ha sviluppato un sistema intelligente per fornire dati agli spettatori, con l’obiettivo di divulgare la bellezza di questo affascinante sport e aumentare il loro coinvolgimento durante le partite.

Sono finiti i tempi dei programmi stampati, delle brochure e delle conversazioni on line a senso unico. Oggi gli utenti possono scegliere quali informazioni ricevere grazie alle Chatbot che, sfruttando la piattaforma di intelligenza artificiale di Oracle, forniscono dettagli esaustivi alle richieste degli spettatori, a tutto vantaggio della riuscita della manifestazione e per un’esperienza di spettacolo ancora più avvincente.

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Suggerimenti dell’FBI per proteggere le PMI dal rischio di falsificazione delle e-mail

Scritto da: Tansy Brook Director of Product Marketing

Abbiamo tutti ricevuto un’e-mail che sembrava un po’ sospetta o che conteneva una richiesta insolita di informazioni finanziarie o personali. La maggior parte dei consumatori sa di cancellare queste email subito perché sono probabilmente una truffa. Ma cosa succede se avete ricevuto un’e-mail dal vostro CEO o CFO, e sembrava proprio come se si trattasse di loro? E se ti chiedessero di fare qualcosa che ti aspettavi di fare, ad esempio pagare un conto? E se menzionassero i nomi dei loro figli e altri dati personali?

Benvenuti nel nuovo mondo del Business Email Compromise (BEC). In questa forma crescente di criminalità informatica, i truffatori impersonano un’e-mail aziendale (di solito qualcuno in una posizione dirigenziale) e poi contattano un dipendente per chiedere un bonifico bancario o informazioni sui dipendenti. Secondo l’FBI, queste truffe di phishing sono aumentate del 2,370% tra il 2015 e il 2016, causando perdite per 5,3 miliardi di dollari.

“Il gruppo a maggior rischio sono le piccole e medie imprese (PMI)”, afferma Cary Scardina, agente speciale di supervisione della Federal Bureau of Investigation’s Cyber Division di Washington D.C. “Ho visto le piccole imprese subire perdite da 45.000 a diversi milioni di dollari, che possono essere devastanti, a seconda delle dimensioni dell’azienda”. Fortunatamente, esistono misure che le aziende possono adottare per ridurre il rischio di diventare vittime della BEC, e il modo migliore per iniziare il lavoro è semplicemente quello di essere consapevoli.

Oltre le minacce abituali

Quando Scardina descrive il BEC, limita il crimine a una sola parola: ” impersonificazione”. Al centro della truffa, i criminali informatici stanno semplicemente impersonando il capo di un dipendente o il dirigente finanziario di un’azienda. “Ma ora è di una qualità superiore a quella degli anni passati”, dice Scardina.

Non si tratta di e-mail di aziende lontane che hanno bisogno dell’aiuto dei dipendenti. Invece, i truffatori della BEC stanno effettuando hacking nelle caselle di posta elettronica dei dipendenti e poi conducono una sorveglianza sofisticata, a volte per settimane o più. L’aggressore terrà traccia del traffico e-mail per sapere come una persona parla, come vengono effettuati i trasferimenti elettronici e le altre richieste, persino quali soprannomi i dipendenti potrebbero utilizzare gli uni per gli altri.

Quando arriva il momento di condurre il crimine reale, una email fraudolenta può provenire da un account autentico o falsificato. Con un account non valido il dominio è leggermente sfalsato. Ad esempio, una ragione sociale può contenere una lettera aggiuntiva o un’e-mail può aggiungere un periodo tra il nome e il cognome. Gli aggressori chiedono quindi al destinatario di effettuare un pagamento tramite bonifico bancario e includono istruzioni su come farlo.

Le PMI sono target primari

Sempre più spesso, i criminali informatici effettuano phishing per informazioni aziendali di tipo W-2, che utilizzano per presentare dichiarazioni dei redditi fraudolente. L’IRS ha rilevato che più di 200 aziende – il che si traduce in centinaia di migliaia di dipendenti – sono state compromesse da tali truffe l’anno scorso.

Scardina afferma che le PMI sono le principali candidate per il trasferimento elettronico di compromissione delle e-mail aziendali e per le frodi nel W-2. “È qui che si può avere l’intersezione di importi elevati con una minore sicurezza IT”, afferma. Il settore immobiliare è stato testimone di gran parte dell’attività della BEC, in gran parte a causa delle transazioni che i realizzatori e gli altri soggetti coinvolti stanno conducendo. Ma i criminali non sono esigenti.

Scardina ha visto coinvolti anche studi medici, studi legali e persino allevamenti di suini. In molti casi, le aziende non colgono il trasferimento fraudolento per alcuni giorni. Si tratta di questioni che richiedono molto tempo: A quel punto, può essere difficile invertire il trasferimento o tracciare il denaro prima che sia suddiviso e ripartito in più conti all’estero.

Anticipa i truffatori

Come proteggere le vostre PMI dalle truffe BEC? Come per molte altre situazioni, la migliore difesa è un buon attacco. Scardina e l’FBI hanno offerto la seguente guida per ridurre il rischio di diventare vittima della BEC:

1. Verificare le richieste di trasferimento di denaro.

Istituire una politica aziendale che imponga ai dipendenti di verificare le richieste di trasferimenti via Internet, idealmente con un’autenticazione per telefono. Questo è particolarmente importante se la richiesta di trasferimento è considerata urgente dal mittente dell’e-mail, dice Scardina. Inoltre, consigliamo ai dipendenti di non discutere i dettagli dei bonifici bancari o dei conti bancari via e-mail e di confermare eventuali modifiche nel processo con la banca o il gestore.

2. Implementare sistemi di rilevamento.

Incaricare il team IT di creare un sistema che contrassegni le e-mail provenienti da domini simili al proprio e che possa essere utilizzato per creare un dominio di tipo “look-alike”. Altri suggerimenti utili includono l’aggiunta di una regola nell’account di posta elettronica che contrassegni automaticamente le e-mail in cui l’indirizzo di risposta è diverso dall’indirizzo di provenienza. Inoltre, è necessario conoscere le applicazioni esterne a cui i dipendenti si collegano con i propri computer implementando un’applicazione Cloud Access Security Broker (CASB).

3. Educare i dipendenti.

Eseguire alcune operazioni di social engineering e assicurarsi che i dipendenti siano a conoscenza dei segnali di avvertimento BEC. Contrassegna in rosso che un’e-mail potrebbe essere fraudolenta: Qualsiasi e-mail che fornisca informazioni via e-mail o richieda modifiche alle informazioni esistenti, richieste di pagamenti rapidi, richieste di informazioni W-2. “La segnalazione dovrebbe essere automatica”, dice Scardina. “I datori di lavoro dovrebbero avere una politica su come farlo”.

Se si sospetta di essere stati vittima di BEC, Scardina dice che la prima cosa da fare è chiamare l’istituto finanziario che ha inviato il messaggio. In alcuni casi, la banca può avviare un richiamo dei fondi. Chiamare quindi l’FBI e presentare un rapporto a IC3.gov. In questo modo l’FBI può seguire i dettagli del vostro caso. Infine, chiedete ai vostri dipendenti di modificare la password nella loro posta elettronica e in qualsiasi altra rete aziendale.

4. Adottare una passphrase.

Usare password più lunghe e cambiarle regolarmente sembra una cosa scontata. Tuttavia, gli standard tradizionali per le password incoraggiano le persone a utilizzare un’unica password, difficile da ricordare, in tutti i loro account. Grandi notizie! Nuove ricerche dimostrano che invece di avere una complicata miscela di caratteri speciali, numeri e maiuscole, l’utilizzo di una passphrase è più sicuro e facile da ricordare. Le password più lunghe che contengono più parole maiuscole e minuscole sono più sicure. Considerare la scelta di qualcosa di rilevante per voi (come un titolo di libro) che non sarebbe di pubblico dominio. Questo alleggerisce il “carico di memoria” degli utenti, rendendoli più inclini a seguire questa best practice di sicurezza.

Cambia regolarmente le tue passphrase. La nuova versione può essere simile alla frase precedente, ad esempio da “thesunalsorises in JAN” a “thesunalsorises in FEB”.

Il compromesso sulle e-mail aziendali rimane elevato e i cybercriminali diventano sempre più intelligenti. Prendete queste precauzioni per educare i vostri dipendenti contro le minacce ed evitare che la vostra azienda perda tempo, denaro e altro ancora a causa di una truffa e-mail.

4 modi per proteggere le PMI da BEC

Le truffe di questo tipo sono in aumento e costano 5,3 miliardi di dollari in perdite dal 2013. Per ridurre il rischio:

1. Verifica i trasferimenti via e-mail e le richieste di pagamento PII, anche da parte di persone conosciute.

2. Creare sistemi di rilevamento e-mail fraudolenti se si dispone di un team di sicurezza IT.

3. Educare i dipendenti.

4. Utilizzare password lunghe, modificarle regolarmente e non riutilizzarle per più account.

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