Quando la cosa migliore è R-innovare. Sempre.

Un’altra Pasqua in lockdown? Stanchi delle solite sorprese nelle uova di cioccolato?

Noi di RTT ne abbiamo una molto interessante. Abbiamo deciso di R-innovare. In che modo?

Apriamo una nuova sede operativa a Vimercate, presso il Centro Torri Bianche, oggi tra i simboli di innovazione della città e della Brianza. Non a caso, proprio il tema dell’innovazione è al centro dell’espansione di RTT.

Pur trovandoci in un periodo complesso segnato dalla crisi pandemica, RTT è riuscita nel 2020 ad ottenere risultati significativi. Ebbene sì, la chiusura dell’anno precedente, oltre ad essere in positivo, ha confermato il trend di crescita continua della nostra società dell’ultimo quinquennio.

Cosa c’è di meglio di una nuova apertura per essere pronti ad affrontare il futuro a gonfie vele? RTT triplica e si R-innova!

La terza sede si va ad affiancare a quella di Milano nord-ovest (Rovello Porro), che serve ad oggi il settentrione ed alla sede di Roma per il centro-sud. Consentirà così, di coprire meglio l’area nord-est dell’Italia.

L’obiettivo che ci siamo posti non è univoco. Infatti, vogliamo andare incontro ai diversi stakeholder: dal punto di vista dei clienti, riusciremo a garantire un servizio ancora più puntuale e tempestivo mentre dal punto di vista dei nostri dipendenti abbiamo voluto pensare a coloro che abitano in zone limitrofe, per agevolarli nel raggiungimento del posto di lavoro.

Il risultato?

Un layout dinamico che incentiva il co-working, ideale per creare un clima di collaborazione, favorendo la creatività pur mantenendosi al passo con i tempi.

Sempre in quest’ottica di espansione, è nostra intenzione intraprendere una campagna di recruiting poiché la zona è ricca di persone talentuose da poter inserire nel nostro team.

Quando apriamo la nuova sede? Il 12 aprile 2021… Ci siamo quasi!

Be’ non abbiamo finito con le novità. Contemporaneamente alla nuova sede stiamo anche ristrutturando la nostra sede di Milano nord-ovest (Rovello Porro), sempre nell’ottica di R-innovare RTT. Più spazi, più uffici, più postazioni e più futuro! Guardate anche sul nostro sito, ci sono diverse posizioni aperte. Aiutateci a divulgare la ricerca oppure date un’occhiata se siete interessati! Ecco il Link

Con queste novità auguriamo a tutti BUONA PASQUA e speriamo di incontrarci presto!

Oracle Integration Cloud: make integration easier?

Oracle Integration Cloud has made Integration to SaaS and other systems easy by delivering various prebuild adapters for variety of sources and targets. Some of the most common adapters integrating with SaaS are ERP Adapter, HCM Adapter, FTP Adapter for your file interactions, On-Prem adapter and the list goes on.

Where adapters excel is exposing the services provided by various systems.

As the Integration Architect/Developer there is no need to understand all the technical details of the various systems.

A standard inbound pattern for Oracle ERP/HCM in OIC:

  1. Source systems supply data in agreed format.
  2. Convert the source data to FBDI format.
  3. Load and Import data into Oracle Cloud ERP/HCM
  4. Reporting and Error handling

Creating a FBDI or HDL is not always straightforward and this is where OIC Integrations becomes complex with iterations and various complex mappings and calculations to be done. You need to use XSLT, conditional mappings and various other bits for achieving the simplest of the transformations. By standard Oracle recommends the usage of creating the FBDI & HDL files at source or using an extra layer like ODI. In many cases there are costs associated with changing data at source and also lack of knowledge of the Oracle system. This is where DBaaS comes into picture sitting close to OIC, an adapter away and can take away the complexity.

I don’t need to argue the benefits of using plsql which all Oracle developers are well acquainted with, for doing the transformations. The ATP/ADW/DB adapters expose the DB into OIC, provide the capabilities to table operations like select/insert/update and invoking a procedure. Once the data is transformed in the DB this can plugged back into the Step 3 for loading and importing into Oracle ERP/HCM. Here are high level steps of OIC plus DBaaS Inbound Integration Pattern for Payables Invoices where headers and lines FBDI files need to be created from source.

High Level Steps for Main Integration

  1. Read the file from FTP location
  2. Perform trailers and other checks
  3. Insert data into ATP/ADW
  4. Invoke Create FBDI Child Integration
  5. Invoke Reporting Child Integration
Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine
Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Create FDBI child Integration looks like this.

High level steps

  1. Create FBDI using invoke procedure function of adapter
  2. Write the header and line files in staging
  3. Zip and Invoke Bullk Import via ERP Adapter
Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Reporting Child Integration is another local Integration which is invoking the BI Webservice and reading the data to build in the summary/status emails.

High level steps

  1. Verify the Bulk Import Status
  2. Invoke BI services to fetch the interface processing reports
  3. Email the report building in the necessary formats (Ex- html)

The use of local Integrations is another powerful feature which allows building reusable modular integrations.

Modularization is a key and powerful process in any technology.

This keeps the Integrations simple and easy to understand and debug incase of issues. And the beauty is, we are using Integrations are like another service or API which we call part of the solution.

In RTT, we use Oracle Integration Cloud also for integrate your ERP with e-commerce. Do you want to know more? Watch the webinar!

Duilio Paliferro, Solution System Integrator & Business Unit Manager

Digital Transformation: il mondo education e della ricerca

Progetto OCRE, Quistor vince la gara europea in sei paesi tra cui l'Italia

Quistor e' stato scelto come partner ufficiale del progetto OCRE per supportare gli istituti di ricerca e d'istruzione nel percorso verso la Digital Transformation. In base all'accordo stipulato, Quistor e' il reseller esclusivo dei servizi Oracle Cloud in sei paesi europei: Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Olanda, Spagna e Regno Unito.

Per i prossimi quattro anni, Quistor e in particolare noi di RTT per l'Italia, supporteremo gli istituti di ricerca e d’istruzione europei nel viaggio verso il cloud attraverso le nostre pluriennali esperienze e l’ampia gamma di servizi offerti: consulenza, migrazioni, implementazioni, formazione e molto altro.

Il progetto e GÉANT

Il progetto Open Clouds for Research Environments (OCRE), è promosso da GÉANT. E' la principale associazione per l’e-infrastructure ed i servizi per gli istituti di ricerca e d'istruzione. Il network di GÉANT è supportato dalla Commissione Europea e da 39 partner facenti parte del "National research and education network" (NREN) in tutta Europa. Connette un totale di circa 50 milioni di utenti in oltre 10.000 organizzazioni.

Lo scopo del progetto OCRE è quello di accelerare l'adozione del Cloud negli istituti di ricerca e d'istruzione. Per rimanere al passo con i cambiamenti dettati dal mercato, le organizzazioni necessitano di ripensare alle loro strategie digitali. Mai come ora è importante rimanere connessi, generare valore ed essere flessibili ed efficienti.

I servizi cloud-based offrono alle aziende una vasta gamma di strumenti con un elevato potenziale. Spesso però capita che portare avanti questi progetti sia molto dispendioso in termini di tempo e anche molto complesso. Il progetto OCRE intende semplificare il tutto. Vuole far incontrare i fornitori dei servizi Cloud e gli istituti di ricerca e d'istruzione mettendo a disposizione accordi per i servizi già “pronti all’uso”. Questi accordi infatti, facilitano l’accesso delle istituzioni ai servizi cloud commerciali eliminando la necessità di  indire gare di appalto complesse. Inoltre, OCRE metterà a disposizione degli istituti di ricerca 4 milioni di euro in crediti di servizio, attraverso il finanziamento di adozione da parte della Commissione Europea.

In totale sono 473 gli accordi quadro stipulati per i partecipanti che si sono classificati primi nella valutazione e sono 27 le piattaforme cloud scelte.

RTT Quistor Italy

La nostra lunga esperienza nella consulenza cloud, nella gestione dei progetti e nell’application management system, abbinata alle soluzioni cloud Oracle per i settori dell'istruzione e della ricerca, è ciò che ci distingue dagli altri fornitori.

Offrendo competenze tecniche e conoscenze approfondite, lavoreremo con le istituzioni di ricerca e d'istruzione per affrontare la digital transformation seguendo il percorso più adatto ad ognuno. Il nostro approccio innovativo ha infatti consentito a noi di Quistor di vincere il premio “FY20 Oracle Cloud Infrastructure (OCI) Partner of the Year Award”.

Con la forte presenza in Europa del gruppo, RTT Quistor Italy si impegna a fornire le migliori soluzioni software, servizi di management services 24×7 e consolidate competenze, con l’obiettivo di soddisfare le necessità peculiari dei nostri clienti.

Vuoi saperne di più? Scarica la brochure

Fields marked with * are required

Esiti del negoziato tra UE e UK. Cosa cambia?

Sempre nell’ottica di fornirvi aggiornamenti sulla Brexit, vi consigliamo la lettura di questo documento molto utile e chiaro nei contenuti: Esiti del negoziato UE-UK. Cosa succede il 1° gennaio 2021″.

E’ stato redatto da Easyfrontier, che ringraziamo per avercene consentito la divulgazione. In particolare, un ringraziamento va a Fulvio Liberatore (liberatore@easyfrontier.it), CEO della compagnia e a Carmela Massaro (massaro@easyfrontier.it), responsabile delle relazioni esterne.

Tra i punti principali degli esiti del negoziato che vengono trattati ci sono:

– EORI, si ma quale?
– Un nuovo sistema di classifica UK
– Principali cambiamenti
– Incoterms
– Vendere DDP da UE a UK
– Sdoganamento in house
– Checklist

Buona lettura!

Brexit e Contratti Commerciali: cosa cambia?

Mentre le negoziazioni sulla Brexit continuano, abbiamo pensato di fornire ai nostri clienti delle informazioni che possono essere utili in un momento in cui ci si sta preparando alla fine del periodo di transizione.Qui di sotto riportiamo alcuni dei punti principali che sono stati comunicati alle aziende italiane dall’ Italian Trade Agency (ITA) concernenti la Brexit e Contratti Commerciali.

Vediamo insieme i dettagli

L’Italian Trade Agency suggerisce di valutare il potenziale effetto della Brexit sui contratti commerciali con società aventi sede nel Regno Unito. Riportiamo alcune delle aree “di rischio” evidenziate nella relazione dell’ITA.

Aumento delle barriere commerciali.

Un possibile aumento delle barriere commerciali (controlli doganali associati a nuove tasse, dazi o altre imposte) tra Regno Unito e UE potrebbe causare ritardi e un aumento dei costi per le imprese che operano con il Regno Unito. È dunque importante per l’impresa, valutare l’impatto commerciale che questi rallentamenti e spese aggiuntive avranno su ciascun accordo, per eventualmente rinegoziare alcune disposizioni.

Circolazione delle persone.

Gli spostamenti dei lavoratori saranno soggetti a visti specifici e la figura dei lavoratori distaccati, creata dall’Unione Europea, è adesso a rischio. Questo sarà di particolare rilievo per le aziende che sono solite inviare lavoratori all’estero o che offrono servizi a livello internazionale.

Monitoraggio delle fluttuazioni valutarie.

La mancanza di un accordo che regoli i nuovi rapporti tra Regno Unito e UE sta causando un’incertezza nella maggior parte dei settori. Le aziende non hanno gli elementi necessari per prepararsi alle nuove regole, poiché molte di esse non sono ancora chiare. Di conseguenza, c’è un rischio concreto che i prossimi mesi vedano delle fluttuazioni più o meno marcate del valore della sterlina. Nella negoziazione dei nuovi contratti e, nella modifica eventuale dei contratti esistenti, sarebbe opportuno considerare come allocare il rischio di future variazione del valore della sterlina rispetto alla valuta di riferimento.

Ambito territoriale dei contratti.

Le imprese dovrebbero verificare quale sia l’ambito territoriale degli accordi commerciali di cui sono parte. Bisognerà porre particolare attenzione a quegli accordi che prevedono l’UE come ambito territoriale. In questi casi, infatti, diventa fondamentale stabilire se il Regno Unito è da includersi in tale definizione o meno.

Cambiamenti legislativi.

In un primo momento, all’inizio del 2021, il Regno Unito conserverà nella maggior parte dei settori le norme di diritto europeo già in vigore. Tuttavia, si riserverà la possibilità di abrogarle o apportare modifiche. Le aziende dovrebbero cominciare subito a valutare come gli eventuali futuri cambiamenti di legge sono regolati da ciascun accordo esistente, e come regolarli negli accordi futuri.

GDPR e protezione dei dati.

Le regole di protezione dei dati sono percepite come una delle problematiche più immediate da affrontare prima della fine del periodo di transizione. Nel campo della protezione dei dati il regolamento europeo di riferimento, che è la General Data Protection Regulation, detta GDPR, è stata in ampia misura già trasposta nel diritto inglese e le regole attualmente in vigore verranno quindi mantenute.

Qualche cambiamento avverrà però per le aziende multinazionali che trasferiscono dati personali tra il Regno Unito e i paesi europei. Per i trasferimenti dal Regno Unito verso l’UE il governo ha già stabilito che non saranno necessarie salvaguardie aggiuntive poiché i Paesi europei sono considerati destinazioni con un livello di sicurezza adeguato. I trasferimenti dall’UE al Regno Unito, invece, potrebbero essere condizionati dalla Brexit. Questo perché a partire dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito sarà un “paese terzo” ai sensi della GDPR. In quanto tale, i trasferimenti indirizzati al Regno Unito potranno avvenire solamente se verranno rispettate due condizioni.

Le due condizioni, la cui introduzione sembra più probabile, sono una decisione di adeguatezza da parte della Commissione Europea e l’introduzione di una clausola di salvaguardia nei contratti. Il garante britannico per la protezione dei dati ha predisposto sul proprio sito una guida per preparare le aziende a inserire questa clausola, con una bozza della clausola stessa ad uso delle imprese interessate.

Tre punti chiave da tenere in considerazione

In conclusione, l’ITA invita le imprese che operano nel Regno Unito a condurre una revisione dei contratti esistenti, in particolare, tenendo in considerazione:

  • come la Brexit possa influenzare la propria attività in generale e gli accordi commerciali con parti terze;
  • identificare i principali contratti che disciplinano tali accordi e valutare se offrono una protezione sufficiente contro la Brexit;
  • dove non sia possibile la risoluzione del contratto, provare a rinegoziare o modificare il contratto, tenendo in considerazione le implicazioni della Brexit.

Per maggiori dettagli sulla Brexit e Contratti Commerciali,  potete consultare il sito dell’Italian Trade Agency 

Nota: Le informazioni riportate sono state estratte dal sito dell’ Italian Trade Commission di Londra.

Leggi anche Brexit e Controlli doganali: le tre fasiBrexit VAT e scambi di merce: cosa valutare?

Brexit VAT e scambi di merce: cosa valutare?

Mentre le negoziazioni sulla Brexit continuano, abbiamo pensato di fornire ai nostri clienti delle informazioni che possono essere utili in un momento in cui ci si sta preparando alla fine del periodo di transizione. Qui di sotto riportiamo alcuni dei punti principali comunicati alle aziende italiane dall’Italian Trade Agency (ITA), concernenti Brexit VAT e scambi di merce tra EU e UK.

Cosa cambia?

In costanza dell’appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea, gli scambi di merce comunitaria avvenivano in libera circolazione. Come conseguenza della Brexit, dal primo gennaio 2021, UK introdurrà un confine doganale. Pertanto gli scambi di merce tra gli stati appartenenti all’EU (così come per gli altri stati non EU) avverranno in regime di importazione e/o esportazione doganale.

Da ciò derivano alcune conseguenze che l’Italian Trade Agency (ITA) ritiene debbano essere valutate dalle imprese Italiane esportatrici in UK in preparazione alla Brexit.

Brexit VAT e scambi di merce: cosa è opportuno valutare?

1) La necessità/opportunità di registrarsi VAT (oltre che ai fini doganali) in UK in presenza di flussi di merci derivanti da contratti che prevedano il trasferimento di beni a titolo non traslativo della proprietà, come ad esempio i contratti estimatori, consignment stock, vendite con riserva di proprietà, trasferimento in conto visione, trasferimenti a costituzione di stock locali etc..

2) L’esigenza da parte dell’impresa esportatrice in UK di distribuire e commercializzare localmente il proprio prodotto già in libera pratica, cioè avendo già assolto gli oneri doganali di importazione. L’impresa esportatrice può valutare di registrarsi ai fini VAT (e Custom) in UK e sdoganare le merci in nome proprio per poi commercializzarle a clienti UK in regime domestico.

3) Per le vendite “online” o “distance sales”, in base al soggetto responsabile per l’effettuazione delle formalità doganali, occorre valutare la necessità per l’impresa di registrarsi ai fini VAT in UK onde eseguire l’importazione dei beni e le relative cessioni a clienti locali.

4) Operazioni triangolari con altri soggetti di paesi UE possono richiedere una registrazione VAT in EU da parte del partecipante alla triangolazione stabilito in UK o viceversa.

5) Il meccanismo di liquidazione della VAT all’importazione in dichiarazione VAT costituisce una semplificazione amministrativa apprezzabile e pertanto da valutare. È previsto infatti un meccanismo di “postponed accounting” secondo cui la VAT dovuta in importazione è liquidata nella medesima dichiarazione VAT, nella quale il soggetto rileva il debito verso l’erario e contemporaneamente ne rileva il credito in detrazione (ricorrendone le condizioni). Ciò comporta che, in assenza di limiti sulla detraibilità dell’imposta, l’operazione doganale avvenga senza oneri finanziari derivanti da VAT (lo stesso non vale per la componente di dazio). In sintesi, registrarsi in UK ed assolvere gli oneri doganali in proprio, non ha effetti di cassa negativi dovuti a VAT.

6) Le imprese non avendo la possibilità di chiedere nel proprio stato membro il rimborso di VAT assolta in altro stato membro, occorre che le imprese valutino l’opportunità di registrarsi ai fini VAT onde recuperare la VAT su costi locali utilizzati per l’esercizio dell’attività d’impresa.

Per maggiori dettagli potete consultare il sito dell’Italian Trade Agency.

E le operazioni di reso?

Le merci unionali, temporaneamente esportate dal Regno Unito prima della fine del periodo di transizione e reimportate nell’Unione dopo la fine del periodo di transizione, sono considerate merci in reintroduzione (art. 203 CDU) e sono quindi importate in esenzione totale.

L’operatore economico deve essere in grado di dimostrare che le merci unionali:

1) sono state trasportate nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione

2) sono reintrodotte nello stato in cui sono state esportate

Maggiori dettagli

Dal punto di vista doganale, le operazioni di reso sono disciplinate dall’art. 203 CDU, che – su richiesta dell’operatore – in termini generali prevede l’esenzione dai dazi per le operazioni di reintroduzione della merce, che avvengano entro i tre anni successivi alla precedente esportazione delle stesse come merci unionali.

La norma prevede, quale condizione per l’esenzione, che le merci siano “reintrodotte nello stato in cui sono state esportate” e che alla reintroduzione vengano fornite le informazioni attestanti la sussistenza delle condizioni previste per l’esenzione.

Il significato dell’espressione sopra virgolettata è esplicitato dall’art. 158 del Reg. UE n. 2446/2015, secondo cui tale circostanza ricorre qualora le merci precedentemente esportate siano reintrodotte senza aver subito trattamenti o manipolazioni oltre a quelli incidenti sulla presentazione, quelli necessari alla riparazione o per la manutenzione (o nel caso in cui abbiano subito trattamenti diversi, che questi ultimi si siano rivelati inadatti all’uso cui erano destinate le merci).

Alla luce di ciò, si intende come le operazioni di reintroduzione delle merci nel Paese di esportazione, conseguentemente al reso effettuato dal consumatore, debbano consentire l’arrivo della merce a destinazione in tempi utili alla buona riuscita del servizio effettuato per conto del marketplace. Eppure il flusso ex art. 203 CDU è spesso rallentato dai controlli in linea effettuati dalla dogana all’atto della reintroduzione, nonché dai tempi necessari all’operatore per l’ottenimento delle singole autorizzazioni di volta in volta richieste dalla dogana ai fini dell’esenzione.

Nota: spiegazione fornita dall’Italian Trade Agency.

Leggi anche Brexit e Contratti Commerciali: cosa cambia?Brexit e Controlli doganali: le tre fasi

Brexit e Controlli doganali: le tre fasi

Quali sono i punti principali da tenere in considerazione per quanto riguarda la Brexit e i controlli doganali?

Vediamoli insieme in questi punti.

  • Il Regno Unito introdurrà controlli alle frontiere al termine del periodo di transizione.
  • Al 1° gennaio saranno necessarie documentazioni standard e requisiti doganali di base per alcune tipologie di merci (ad esempio Merci Standard che vanno dall’abbigliamento all’elettronica).
  • Da aprile saranno richieste, per determinate tipologie di merci (per esempio Merci soggette a controlli sanitari e fitosanitari), certificazioni aggiuntive tra cui documentazioni sanitarie.
  • Da luglio il nuovo regime doganale entrerà in vigore in toto e saranno richieste dichiarazioni doganali complete che si aggiungeranno all’aumento dei controlli fisici della merce.
  • Questo approccio darà alle imprese più tempo per organizzare la propria attività.

Da ricordare però che, dal 1°gennaio, ogni movimentazione di merce rappresenterà, a prescindere da un accordo o meno tra le parti, un’operazione di esportazione.

Seppur i controlli doganali e le formalità a cui adempiere saranno diluiti e incrementati nel tempo (3 fasi) occorrerà SEMPRE:

  • Essere titolare di un codice EORI
  • Presentare una dichiarazione doganale
  • Essere in possesso delle dichiarazioni di sanità e sicurezza necessarie per la merce che si vuole esportare

Per maggiori informazioni si rimanda al sito dell’Italian Trade Agency.

Brexit e controlli doganali: scheda riassuntiva

A questo link si puo’ trovare la Scheda riassuntiva sul regime doganale Brexit sempre redatta dell’Italian Trade Agency.

Leggi anche Brexit VAT e scambi di merce: cosa valutare?Brexit e Contratti Commerciali: cosa cambia?

Panico per la Pianificazione e il Budget? Il nuovo anno è alle porte.

È scattata l'ora x ma niente paura. Hai già fatto la pianificazione e il budget per il nuovo anno?

Indipendentemente dal tuo business o dimensione aziendale, sappiamo che sei molto spesso sommerso da una quantità innumerevole di dati non aggiornati o carenti, con grande difficoltà nel recuperarli e supportati da infiniti fogli Excel. Aggiungici anche la difficoltà del vivere in un contesto di costante cambiamento, incertezza economica e con competitor sempre in aumento.

 

Quindi? Definizione del budget a 360°, pianificazione e reporting: Oracle Planning & Budgeting sarà la tua prossima mossa!

 

È la soluzione flessibile (ti dà la possibilità di definire modelli complessi, non ci sono limiti al numero e alle dimensioni degli ipercubi), veloce da implementare e con un rapido Time - To - Value. È completa ma altamente personalizzabile e integrabile con il gestionale  che hai in azienda e ha già una serie di connettori nativi su determinati software di terze parti. Per non dimenticare che è la soluzione cloud migliore sul mercato!
Se ti capita di essere in giro e non avere il pc, non c’è problema: accedi utilizzando il tuo tablet o smartphone!

Ah lo sapevi che Oracle Planning & Budgeting deriva da uno dei primi software di Enterprise Performance Management più venduti, ovvero Hyperion.

Capiamo a cosa serve.

  1. Basandosi su un database di tipo matriciale e utilizzando sofisticate tecniche potrai creare modelli di breve, medio e lungo periodo, analisi predittive e scenari what if multipli;
  2. Permette di costruire un modello per la gestione del cashflow, prevedendo anticipatamente i flussi finanziari dell’azienda;
  3. Utilizzerai un unico strumento di reporting grazie agli analytics integrati con la certezza di avere dati accurati, completi e aggiornati.

Se ti stai chiedendo come avviene l’import dei dati e con quale tipologia di file è compatibile, semplice!
Recepisce dati da qualsiasi tipo di fonte automaticamente come dal tuo gestionale oppure da file Excel, .csv, Access e file di testo. Ovviamente consente anche l’inserimento diretto del dato “guidato” con le funzionalità Smart View. Infatti è completamente integrato con Microsoft Office.
A che livello di complessità posso ottenere i miei dati? Scegli tu! Puoi utilizzare i template standard già preconfigurati oppure creiamo insieme il modello più adatto alle tue esigenze!

Cosa ottieni?

I benefici sono molti ma tra i principali, potrai ottenere:

  1. Tempestività nelle decisioni strategiche
  2. Maggior efficienza grazie all'automazione delle attività
  3. Riduzione dell'incertezza per migliorare la performance
  4. Miglior affidabilità del dato

Niente più pensieri per la pianificazione e il budget!

E-commerce e ERP: la necessità di integrare

“Il 12% delle aziende italiane opera nell’ E-commerce e il 79% di loro lo fa in ambito consumer. Il Registro Imprese conferma l’andamento dell’E-commerce in Italia: in tutto il 2019, le imprese attive che si sono registrate con codice ATECO 47.91.1 relativo al commercio online sono 6.968 ovvero il 20% in più rispetto a quelle registrate nel 2018” (Casaleggio Associati, Pensare Digitale)

Ma da dove nasce l’E-commerce?

E-commerce: cenni storici

L’ E-commerce affonda le sue radici nel 1894 quando Richard Sears negli Stati Uniti iniziò a vendere i suoi prodotti per corrispondenza tramite cataloghi dedicati. Il suo slogan era “Compra moderno comodamente da casa”. Questo catalogo in quegli anni crebbe fino a raggiungere 322 pagine. Comprendeva oggetti e prodotti di vario tipo come macchine da cucire, biciclette, articoli sportivi, automobili, bambole, fornelli e generi alimentari. Le vendite superarono i 400.000 dollari (10,9 milioni di dollari di oggi) e due anni dopo raddoppiarono. Questo modello statunitense venne poi importato in Italia negli anni 50 con la nascita di Postal Market, nata dall’idea di un’imprenditrice milanese.

Le aziende oggi

Possiamo dire che ad oggi ci troviamo di fronte ad una situazione tripartita.

  1. Aziende che non possiedono ancora l’E-commerce. Oggi, mai come prima è diventata una necessità fondamentale per poter continuare il business perciò le azienda che si trovano in questa categoria devono iniziare a valutare l’adozione di questo canale non tradizionale.
  2. Aziende che hanno esternalizzato l’E-commerce. Le aziende che utilizzavano questo canale come marginale hanno deciso di esternalizzare l’E-commerce. Questa scelta però porta a fare i conti con l’aumento dei volumi e una serie di altre importanti problematiche connesse.
  3. Aziende che hanno già l’E-commerce e lo hanno integrato con il proprio ERP.

Perché integrare l’E-Commerce con l’ERP è la strada da percorrere?

L’integrazione del gestionale con l’E-Commerce comporta numerosi vantaggi e vale la pena investire per realizzarla nel migliore dei modi. In ogni flusso dell’attività on line è richiesto che le informazioni raccolte dal sito E-Commerce vengano trasferite nel più breve tempo possibile all’interno dell’ ERP. Se il traffico delle vendite rimane limitato, è possibile prendersi il lusso di eseguire questa operazione manualmente; ma quando gli ordini cominciano a crescere, non è più possibile perché è un’operazione che richiede troppo tempo e soprattutto può comportare numerosi errori.

Quali sono gli obiettivi principali?

Come prima cosa possiamo dire che integrare risponde ad un’unica esigenza: conoscere come ottimizzare i dati! Quindi quali obiettivi vogliamo raggiungere?

  1. Ottenere un’elaborazione dati end-to-end
  2. Sincronizzare tutte le fasi di vendita
  3. Automatizzare
  4. Migliorare la visibilità
  5. Ottimizzare i processi
  6. Avere dati anche in real-time

Ci sono però aspetti cruciali dal punto di vista di processo e tecnologici che vanno considerati e analizzati. Vediamoli insieme.

Quali sono gli aspetti di processo da considerare?

Anzitutto è fondamentale sottolineare che durante il processo di integrazione la tecnologia è solo un abilitatore. Possiamo dire che non si tratta solo di scegliere la piattaforma giusta! L’E-commerce diventa un nuovo modo di vendere, di presentarsi al mercato, una nuova modalità che porta l’azienda a rivedere in parte i propri flussi. Proprio per questo, il primo passo è la conoscenza approfondita dei flussi che vanno verso l’e-commerce e viceversa.L’analisi strutturata dei processi è imprescindibile! Una buona integrazione nasce a valle di questa tipologia di analisi. Il rischio altrimenti è quello di avere una piattaforma E-commerce che non funziona o che funziona solo in parte.Inoltre la conoscenza approfondita dell’industry del proprio cliente è un elemento che fa la differenza. Questo perchè ogni settore ha le sue peculiarità che vanno necessariamente considerate.

Quali sono gli aspetti tecnici da considerare?

Per operare in modo professionale nel commercio elettronico è necessario disporre di due software affidabili e interconnessi:

  1. una piattaforma E-commerce che interagisca con il mercato;
  2. un ERP per la gestione e l’automazione della propria impresa.

Per garantire la massima efficienza di tutti i processi e l’assenza di errori è indispensabile che i due sistemi dialoghino direttamente e in “tempo quasi reale” e quindi siano integrati tra di loro. Infatti, un buon sistema di integrazione permette degli automatismi che semplificano e velocizzano i processi di vendita online, rendendoli scalabili e riducendo il rischio di errori e ritardi.

Quattro processi base da considerare

L’importazione dei prodotti: la sincronizzazione del feed dei prodotti dal gestionale all’E-commerce è cruciale. Nell’ ERP è possibile configurare le schede prodotto impostandone la descrizione, le varianti, i codici identificativi, i materiali e le immagini per importarle facilmente nella propria piattaforma e-commerce, riducendo tempi di caricamento, errori e discrepanze.

L’acquisizione degli ordini: la sincronizzazione degli ordini permette di aggiornare le disponibilità dei prodotti in tempo reale, migliorando l’esperienza d’acquisto del cliente e diminuendo il carico di lavoro degli addetti all’E-commerce.

Integrazione con le spedizioni: integrando ERP ed E-commerce, per ogni acquisto effettuato online, il sistema trasmette un ordine al magazzino che provvede alla spedizione e restituisce automaticamente un feedback. Permette così agli operatori di aggiornare il cliente in tempo reale, offrendo un ottimo servizio clienti.

La generazione delle fatture: integrando l’ERP con l’E-commerce, la fatturazione viene automatizzata velocizzando il processo di contabilizzazione degli ordini e assicurando la piena congruenza tra le transazioni online e i documenti fiscali e contabili.

Vuoi saperne di più? Contattaci

E-commerce: scenari di integrazione

In sintesi i possibili scenari di integrazione tra E-commerce ed ERP sono tre:

  1. Scenario asincrono in cui non ci sono integrazioni tra E-commerce ed ERP. L’E-commerce è in controllo e i processi sono indipendenti dall’ERP.
  2. Scenario sincrono in cui l’integrazione è in tempo reale e lo scambio dati è costante. In questo scenario, l’ERP è in controllo dei processi e dei dati, mentre l’E-commerce è un mero front end di vendita.
  3. Scenario ibrido in cui l’integrazione è parziale con uno scambio dati selettivo. In questo scenario i processi sono distribuiti tra ERP ed E-commerce che risultano fortemente interconnessi.

Occorre identificare e disegnare lo scenario più adatto per ogni azienda che sia già dotata di un ERP e desideri iniziare a vendere on line con processi di vendita B2B o B2C!

Perché noi di RTT possiamo aiutarti?

  1. Abbiamo una conoscenza approfondita delle piattaforme E-commerce, dei meccanismi che regolano il mercato on-line e del mondo degli ERP
  2. Abbiamo team con competenze diversificate. La nostra squadra è composta da professionisti con competenze specifiche in diversi ambiti. Siamo in grado in base all’esigenza dei nostri clienti di formare team ad hoc per adempiere a tutte le richieste.
  3. Abbiamo esperienza e conoscenza dei web services. Questo ci permettere di realizzare integrazioni con un basso livello di rischio in termini di compromissione del dato, grazie alla facilità di integrazione con qualsiasi soluzione esterna.
  4. Abbiamo competenze progettuali e di analisi dei processi. Studiare insieme la soluzione migliore vuol dire partire dall’analisi del tipo di prodotto o servizio venduto e delle tipologie di integrazioni necessarie con negozi, produzione, logistica, servizi o attività di consulenza, per arrivare a creare uno strumento personalizzato capace di rendere le attività interne efficienti e ottimizzate.

 

Se vuoi saperne di più, vieni a visitare la nostra pagina dedicata!

Virtual Meeting: anche tu segui queste tips?

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che sei entrato nel tuo ufficio, ti sei recato nella sala dedicata ai meeting, ti sei seduto al tuo posto e hai iniziato a predisporre tutto il materiale per far in modo che la riunione potesse cominciare. Durante questo periodo di smart working e distanziamento sociale, una nuova routine si è insediata nelle nostre vite e nel nostro modo di lavorare. Possiamo dire ormai che i virtual meeting sono la nuova normalità.

Se da un lato le riunioni virtuali possono porre alcune sfide, dall’altro possono essere efficaci quanto le riunioni tradizionali. Bisogna solo imparare a gestirle in modo corretto, seguendo pochi passaggi fondamentali.

Vediamo insieme come fare

Innanzitutto per prepararti al meglio ad affrontare un virtual meeting è necessario distinguere tre momenti: prima della riunione, durante e dopo.

Cosa fare prima di una riunione?

Scegli la tecnologia giusta per te.

Prima di organizzare un meeting virtuale assicurati che gli strumenti che hai a disposizione siano in grado di adempiere a tutte le funzioni di cui necessiti. La scelta della soluzione è molto importante e deve adattarsi al meglio alle esigenze di ogni incontro. Sicuramente saprai se dovrai condividere lo schermo, quante persone saranno collegate, se avrai necessità di registrare l’incontro. Ecco, una volta che hai ben chiaro che cosa ti serve, opta per lo strumento migliore. Noi come partner Oracle Cloud utilizziamo Zoom, lo troviamo uno strumento molto utile e affidabile!

Conosci la tua tecnologia.

Prenditi il tempo necessario per imparare a utilizzare tutte le funzioni e le potenzialità che lo strumento può offrirti. Puoi sfruttare le riunioni interne come banco di prova per apprendere meglio e per garantire un’esperienza positiva nelle riunioni con i clienti. Conoscere bene la soluzione che stai usando, ti eviterà perdite di tempo una volta avviata la riunione e consentirà uno svolgimento il più lineare possibile.

Preparati con cura e informa tutti i partecipanti.

Per far in modo che ciascun partecipante si presenti al virtual meeting preparato, è fondamentale includere l’ordine del giorno nel corpo dell’invito ed inviarlo con almeno 24-48 ore di anticipo. Perché farlo? Ogni partecipante avrà in questo modo la possibilità di definire le proprie aspettative riguardo agli obiettivi della riunione e si potranno avere conversazioni molto più profonde poiché le persone sono preparate. Inoltre è molto importante arrivare con idee chiare e già condivise all’interno del proprio team in modo da rappresentare le persone che non parteciperanno ma che sono coinvolte dall’argomento trattato.

Fai una prova generale e arriva in anticipo.

A differenza delle riunioni face to face in cui basta entrare nella sala, sedersi e partecipare alla riunione, in quelle virtuali più problematiche possono insorgere. Ecco perché è necessario collegarsi in anticipo ed effettuare pochi ma significativi test. Anzitutto controlla che la connessione funzioni bene, che l’audio e il microfono abbiamo le giuste impostazioni. Ecco perché fare una prova generale prima di partire con la riunione vera e propria è qualcosa di assolutamente auspicabile.

Cosa fare durante la riunione?

Assicurati che tutti accendano il video.

Gli obiettivi che si celano dietro alla condivisione del video sono molteplici. In primis crea un ambiente più umano e rende la conversazione più vera. Associ volti alle voci e ti permette di entrare maggiormente in contatto con le persone. Inoltre le espressioni facciali e il linguaggio non verbale dei partecipanti possono far emergere insights importanti. Si evitano soprattutto momenti di silenzio perché il video mantiene le persone più impegnate e responsabili.

Rispetta le norme sociali.

Come per un meeting in uno spazio fisico, ci sono delle norme sociali che vanno rispettate! Non ci si può distrarre alzandosi e camminando in giro per la stanza e nemmeno mettere in muto per dedicarsi ad altre attività. In questo modo si uccide la conversazione e lo scambio reciproco.

Evita il multitasking.

Il multitasking non dovrebbe essere consentito. L‘attenzione e l’impegno sono cruciali per la riuscita di una riunione, quindi tutti i partecipanti dovrebbero essere singolarmente concentrati su ciò che stanno facendo e non rispondere alle e-mail, ai messaggi di testo o continuare nei loro lavori. Se prima veniva considerato come un modo di fare molte cose insieme ora è considerato in modo negativo. Vuol dire fare molte cose e male. È importante che tutti siano mentalmente presenti.

Come fare per coinvolgerli maggiormente?

Anzitutto come dicevamo prima fai in modo che tutti utilizzino il video! Inoltre assegna alle persone ruoli attivi e differenziati durante il virtual meeting. I partecipanti si sentiranno così maggiormente coinvolti e responsabili. Ognuno dovrà così contribuire alla riuscita della riunione.

Spazio alle persone.

È importante che le persone si trovino a loro agio. Inizia sempre i virtual meeting facendo fare “quattro chiacchiere” ai partecipanti sulla loro vita personale e professionale in modo da allentare la tensione e avere un maggior tono di freschezza.

Rispetta i turni di tutti.

È doveroso assicurarsi che ciascuno abbia avuto il proprio spazio o sia riuscito ad intervenire con le giuste tempistiche. Facendo delle domande specifiche o chiedendo l’opinione di tutti si cercherà di garantire l’intervento di ognuno.

Cosa fare alla fine della riunione?

Le ultime battute davanti alla macchinetta del caffè.

Solitamente alla fine di una riunione svolta in un luogo fisico, si lascia la stanza e si va con i colleghi davanti alla macchinetta del caffè per confrontarsi su quanto accaduto durante l’incontro. Questi momenti sono molto preziosi per raccogliere informazioni, feedback, sensazioni. Non vanno persi! Perciò da cinque a dieci minuti prima della fine della riunione virtuale fate in modo di sviluppare questo tipo di dialogo, chiedendo pareri e opinioni e cercando di raccogliere i sentimenti reali delle persone.

Formalizzare il contenuto.

Fate in modo che alla fine di ogni riunione ci sia una persona del team incaricata di fare un breve recap di quello che è stato detto durante il virtual meeting così da tenere traccia degli elementi d’azione, dei referenti e delle scadenze discusse. È fondamentale per fissare meglio i concetti e avere uno storico di quello che è stato messo in evidenza.

Utilizzare un link ricorrente per il login.

Se l’incontro sarà un evento ricorrente, utilizzare le stesse informazioni di login ogni volta. In questo modo si risparmia sia all’organizzatore che ai partecipanti qualche minuto, in quanto nessuno dovrà cercare le informazioni di login.

 

E tu come organizzi i tuoi virtual meeting? Contattaci!

Ripartenza nello tsunami digitale: impariamo a nuotare

No! Non stiamo parlando di bracciate o di stili. Stiamo parlando di digitalizzazione per affrontare la ripartenza.

Durante questo periodo stiamo assistendo ad un’accelerazione nell’adozione delle tecnologie più avanzate da parte delle aziende. Aspetto inevitabile per affrontare il futuro, che comporterà sfide complesse e diversificate.

I processi di trasformazione del business verso la digitalizzazione vanno però affrontati con consapevolezza e in modo graduale. E’ un pò come quando da piccoli si impara a nuotare. Bisogna prendere confidenza, meglio se supportati durante questo percorso.

Come può avvenire la ripartenza?

Abbiamo individuato alcuni punti chiave che tratteremo in questo articolo come:

  • Il cloud
  • I sistemi di budgeting and planning
  • L’application management

Il direttore Gordon Lichfield di Technology Review, magazine dell’ università Massachusetts Institute of Technology, afferma: “Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari“. Ed è proprio sul cambiamento del modo di lavorare che noi di RTT vogliamo soffermarci.

Ci sono alcuni punti cruciali che abbiamo individuato per affrontare la ripartenza.

La sicurezza sul lavoro è e sarà un aspetto fondamentale! Bisognerà pensare a misure di distanziamento o di segmentazione dei lavoratori. Questo per tutelare tutti, dai più giovani a quelli con più esperienza o maggiormente a rischio. Il distanziamento sociale sarà una chiave vincente per la ripartenza e anche un obbligo per tutelare i lavoratori. Lo smart working perdurerà ancora per molto tempo ma bisogna già iniziare a ripensare agli spazi degli uffici e alle disposizioni delle scrivanie.

La riapertura delle attività dovrà avvenire in modo graduale considerando soprattutto le zone meno colpite dall’epidemia. Quindi sarà necessario effettuare delle valutazioni su base territoriale analizzandone la situazione epidemiologica. Questo per trovare un giusto compromesso che non vanifichi da un lato gli sforzi per il contenimento delle epidemia ma dall’altro non comporti un blocco duraturo dell’economia.

Evitare la chiusura nel mese di Agosto in modo da non perdere un ulteriore mese di produzione. Bisognerà quindi cercare di gestire le ferie dei dipendenti in modo diverso. Anticipandole in questi mesi di fermo, scaglionarle o rimandare a più avanti la fruizione delle ferie accumulate.

Focus sulla supply chain

Si sta assistendo indubbiamente ad un calo dei volumi di produzione e di contrazione della domanda. E il blocco della supply chain è sicuramente la conseguenza più imminente sulla produzione.

Come dare una risposta rapida per intervenire sull’intera catena di fornitura?

Riportiamo lo studio pubblicato da McKinsey & Company che individua sei punti cruciali:

1- Insieme al team operation e al team di produzione determinare l’origine di ogni fornitura, valutare il rischio di ciascuna in base all’unicità e all’ubicazione. Creare una valutazione del rischio del fornitore può aiutare a stabilire accordi con i fornitori di primo livello e identificare eventualmente fornitori di secondo livello.

2- Stimare le scorte disponibili lungo la catena del valore, compresi i pezzi di ricambio e lo stock post-vendita, da utilizzare come ponte per mantenere in funzione la produzione e consentire la consegna ai clienti.

3- Cercare di stimare attraverso analisi dettagliate una domanda realistica e affidabile per determinare l’offerta necessaria

4- Ottimizzare la capacità di produzione e distribuzione per garantire la sicurezza dei dipendenti, ad esempio fornendo dispositivi di protezione individuale e impegnandosi con i team di comunicazione per condividere i livelli di rischio di infezione e favorire lo smart working.

5- Mantenere un approccio agile alla gestione logistica. La visibilità in tempo reale dipenderà non solo dal monitoraggio dello stato di puntualità delle merci in transito, ma anche dal monitoraggio di cambiamenti più ampi, come la congestione degli aeroporti e la chiusura delle frontiere. La collaborazione con i partner può essere una strategia efficace per ottenere la priorità e aumentare la capacità a condizioni più favorevoli.

6- Gestire il contante e il capitale circolante netto eseguendo test di stress per capire dove i problemi della catena di fornitura inizieranno a causare un impatto finanziario.

Studio completo a questo Link

Come noi di RTT possiamo aiutare il tuo business?

Il cloud

La digital transformation è indubbiamente guidata dal cloud. Effettuare scelte tecnologiche in grado di garantire flessibilità e affidabilità ha sempre i suoi vantaggi ed è ancora più visibili durante queste situazioni di criticità.

Capacità di collaborare, condividere, essere efficienti e soprattutto di adattarsi a cambiamenti improvvisi è ciò che viene richiesto alle aziende. Problemi di accessibilità, poca affidabilità e incoerenza dei dati, mancanza di continuità di processo, investimenti onerosi e prestazioni incerte è ciò che tutti vorremmo evitare!

Come farlo?

Possiamo guidarti verso il cloud in questa ripartenza. Si tratta di un area di crescita su cui RTT sta puntando da anni per aprirsi alle nuove tendenze di mercato e per rimanere sull’onda dell’innovazione.

Vediamo insieme le caratteristiche

Avere la possibilità di accedere ovunque e da qualsiasi dispositivo è qualcosa che oggi diamo per scontato quando parliamo di strumenti digitali che utilizziamo ogni giorno nella nostra vita privata. Perchè non disporre degli stessi vantaggi anche nel proprio business?

Il cloud consente, innanzitutto, di avere una continuità di processo. Gli enti periferici possono alimentare i dati e gli enti centrali possono continuare a consolidarli. Garantisce di avere sempre prestazioni ottimali senza doversi dotare internamente di hardware importanti in termini di capacità di elaborazione e di memorizzazione dei dati. Non ti devi più preoccupare dell’infrastruttura!

Per non parlare dei vantaggi legati agli aggiornamenti continui. Avrai la garanzia di avere sempre la versione più aggiornata disponibile sul mercato. Non dimentichiamo poi che il cloud accelera il time-to-value. Si assiste ad una riduzione dei tempi di implementazione dei software cloud rispetto ai tradizionali strumenti on premises.  Infine, il modello di vendita è cambiato radicalmente. Il cloud si basa su un modello di offerta a consumo e porta ad un cambiamento della logica di spesa IT per il cliente. Si è passati da un concetto di possesso a quello di utilizzo puntando sull’ottimizzazione della fruizione dei prodotti quando servono.

Come sai oggi puoi trovare qualsiasi soluzione in cloud che ti permette di gestire interamente il tuo business ma bisogna porre attenzione tra le soluzioni cloud-ready e quelle cloud-native.

Le prime sono nate e sono state progettate per girare in locale, su singole macchine o server. Sono successivamente state modificate e adattate per il cloud ma non godono della scalabilità e flessibilità tipica del cloud. Le seconde invece, sono nate incorporando tutti i vantaggi degli ambienti cloud perchè pensate con logiche multitenancy e modulari.

Cosa ne pensi? Potremmo supportarti in questa direzione.

Sistemi di Pianificazione e Budgeting

In contesti di incertezza, complessità e ambiguità come quella che stiamo vivendo in questi giorni, il processo strutturato di budgeting e planning diventa fondamentale per la ripartenza. Poter disporre di uno strumento che sia in grado di aiutarti a creare scenari what if  ha i suoi vantaggi. Potrebbe coadiuvarti nel prendere decisioni strategiche avendo un maggiore dettaglio sull’evoluzione della situazione, valutando scenari alternativi per rispondere in tempi rapidi ai cambiamenti.

Le soluzioni per la pianificazione e il budgeting sono presenti sul mercato da diversi anni. Nello specifico da quando la tecnologia ha messo a disposizione database di tipo matriciale, ma solo negli ultimi anni anche le aziende di piccole e medie dimensioni stanno approcciando questo tipo di soluzioni. Stiamo sicuramente assistendo sempre di più alla volontà delle aziende di strutturare processi che per loro natura erano destrutturati. Ma anche le caratteristiche di queste soluzioni sono cambiate a partire dalla facilità di utilizzo e dall’abbassamento della soglia d’ingresso.

Noi di RTT che ci occupiamo da anni di processi aziendali potremmo fornirti un supporto concreto guidandoti nell’adozione di questi strumenti. L’applicazione è molteplice e il valore aggiunto lo si riscontra già dal primo utilizzo. Che ne dici? Noi crediamo molto in queste soluzioni.

Application Management

La ripartenza richiederà certamente un lavoro straordinario a tutto l’IT. Sicuramente non sarà facile seguire tutte le richieste che verranno avanzate dai vari dipartimenti come il grande numero di analisi, estrazioni dati e tutte le attività tecniche. Se necessitate di una mano, noi come RTT abbiamo un team di application management che da anni supporta i nostri clienti con dedizione e professionalità. Ci occupiamo di supporto sia applicativo (Finance, Distribution, Manufacturing, soluzioni verticali) che tecnico/sistemistico (sviluppi, ottimizzazioni, manutenzioni programmate e attività sistemistiche) sulle soluzioni Oracle e su Stealth.

Il servizio AM di RTT garantisce alta efficienza anche nei picchi di lavoro (chiusure mensili, scadenze fiscali, ecc.), liberando le competenze aziendali per attività di più ampio respiro come nel caso di progetti interni che richiedono tempo e risorse. Viene inoltre assicurata la flessibilità sia nei contenuti che nelle modalità di erogazione, mantenendo tuttavia una gestione strutturata del servizio, per garantire la soddisfazione dei nostri clienti.

La ripartenza sarà un po’ meno ripida se c’è qualcuno che può supportarti! Noi ci siamo! Contattaci

 

Leggi anche Fatturazione Elettronica:quali novità per il 2020? e Parità di genere, il settore della tecnologia

Parità di genere? Il settore della Tecnologia

L’Economic World Forum nel suo “Global Gender Gap Report 2020” riporta un dato che fa riflettere. La sentenza colpisce come una lama tagliente. “La parità di genere non si raggiungerà ancora per 99.5 anni”.

Per comprendere a fondo questa condizione bisogna guardare i numeri.

Vediamo insieme alcuni dati

Partendo dall’arena politica, i punteggi in termini di rappresentanza parlamentare, a livello globale, sono impressionanti. Solo il 25% delle donne ricopre questo ruolo. Percentuale ancora più bassa a livello ministeriale, si raggiunge solo il 21%.

Segue il trend, anche se con risultati leggermente migliori, il parlamento europeo. Le donne non rappresentano la maggioranza in nessuno stato, nemmeno nei paesi scandinavi. Sembra essersi registrato un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti. Siamo però ancora lontani dal raggiungere un livello di parità. Unica nota di incoraggiamento è l’evoluzione dal 2003 al 2019. Ha infatti visto l’aumento della presenza femminile da un un quinto ad un terzo. L’Italia in questa classifica si posiziona al nono posto con una percentuale pari al 36%. Confidiamo negli anni a venire!

Secondo questo studio, il livello di istruzione e il livello di salute e sopravvivenza sono quasi vicini alla parità (96,1% e 95,7% rispettivamente). A destare preoccupazione è, invece, la dimensione della partecipazione economica e delle opportunità. Qui la differenza è nettamente più marcata, infatti si raggiunge solo il 57,8%. Numeri che non incoraggiano.

Le ragioni di questa disparità di genere vengono individuate in tre fattori principali.

  • La mancanza di infrastrutture di assistenza;
  • La mancanza di donne che ricoprono posizioni con una crescita salariale marcata come nell’ambito tecnologico;
  • La presenza massiccia in ruoli che spesso vengono automatizzati.

Capiamo meglio la situazione nella Tecnologia

Se guardiamo alle professioni del futuro, ci sono ambiti come il settore people and culture, il marketing o il content production che vantano una presenza femminile importante. Il range che va dal 40 al 65 %.

Settori invece, come il cloud computing, l’ingegneria e il data management registrano ancora una scarsa rappresentanza. Solo il 12% dei professionisti è donna nell’ICT.  Per gli altri due ambiti, invece, la percentuale è leggermente superiore, rispettivamente 15% e 26%.

La realtà di RTT  

La nostra realtà possiamo dire che contrasta la tendenza italiana e globale.

Al momento abbiamo raggiunto una quota pari al 34% e stiamo ponendo sempre più attenzione in questa direzione. Per noi questo aspetto è una componente fondamentale! Inutile sottolineare l’importanza della parità di genere per lo sviluppo dell’economia e dell’intera società in generale. È cruciale per aspetti innumerevoli, dalla competitività allo sviluppo di talenti fino all’innovazione e alla creatività.

RTT è orgogliosa di contribuire all’innalzamento del livello italiano con la sua percentuale.

Quali sono le chiavi del successo per raggiungere la parità di genere?

Anzitutto l’assunzione diversificata per garantire un livello maggiore di differenziazione e adattabilità. L’azienda deve essere pronta al cambiamento per superare finalmente la concezione passata!

La creazione di culture del lavoro inclusive in grado di valorizzare il pensiero diverso. L’obiettivo è generare idee, innovazione e creatività. Non si tratta solo di competenze diverse ma anche di soft skill diverse che fanno la differenza all’interno dell’azienda.

Infine, promuovere una gestione in cui sia possibile riconoscere stili ed orientamenti manageriali diversi. Può rappresenta un forte vantaggio competitivo.

La leva strategica sarà la diversità!

 

Leggi anche Smartworking: Lontani ma vicini | 48 mila assunzioni nella moda tra i giovani| Ripartenza nello tsunami digitale:impariamo a nuotare

Smart working: lontani ma vicini

 

Quando sei a casa con le pantofole ai piedi, il lavoro si tinge di altri colori. Molteplici sono gli aspetti che cambiano quando parliamo di smart working: dalla postazione fissa della propria scrivania alle relazioni che intercorrono durante la giornata. Si tratta di un cambiamento che coinvolge tutti. Da un lato l’azienda e la sua organizzazione e dall’altro il lavoratore con le sue abitudini.

Vediamo cosa cambia per l’azienda

Consentire lo smart working ai propri dipendenti implica in primis un investimento iniziale per fornire gli strumenti tecnologici che rendono possibile il lavoro agile. Dal computer portatile allo smartphone fino all’adozione di software specifici per la sua attuazione.

Superato questo primo passaggio necessario, sicuramente ciò che viene chiesto all’azienda è un cambio di tipo culturale. Le realtà con un’organizzazione aziendale rigida non funzionano certamente. Sono invece fondamentali la disponibilità e la flessibilità per promuovere questa nuova metodologia di lavoro.

Noi di RTT, abbiamo abbracciato da molti anni questa concezione del lavoro smart. Ognuno di noi, infatti, possiede tutti gli strumenti necessari. Soprattutto abbiamo e continuiamo a sviluppare una cultura aziendale che si basa sulla fiducia reciproca, elemento essenziale per poter coltivare e rendere efficace lo smart working.

E per i dipendenti e collaboratori?

Partendo da un’analisi di tipo personale, al lavoratore viene richiesto certamente uno sforzo nel concepire la nuova modalità di lavoro. Non solo da un punto di vista propriamente pratico riguardante il luogo e l’orario in cui svolgere la propria attività lavorativa. Ciò che è maggiormente impattato sono le sue abitudini personali che vanno indubbiamente ripensate. Si deve sostanzialmente riconsiderare il concetto di tempo. Come possa essere impiegato per lo svolgimento di nuove attività o semplicemente di attività di routine da svolgere in momenti diversi della giornata.

Da un punto di vista lavorativo, è necessaria una maggior auto-organizzazione e una capacità comunicativa forte. Si annullano le interazioni face to face, tutto viene veicolato dalla tecnologia. E’ chiaro quindi che bisogna continuare a tessere il rapporto con il proprio team nonostante questa distanza.

Gli aspetti positivi dello smart working

Il primo vantaggio che possiamo individuare è la flessibilità e la maggior autonomia che consente di gestire al meglio l’attività lavorativa e il luogo dove svolgerla. Questo porta sicuramente ad un minor assenteismo, poiché consente di trovare la propria worklife balance e di conseguenza una maggiore produttività.

Il risparmio è un altro aspetto cruciale, in tutte le sue forme! Banalmente dal risparmio di tempo del tragitto casa-ufficio, di risorse per gli spostamenti, per la consumazione del pasto. Non dimentichiamo l’impatto ambientale! Lavorando in smart working facciamo sicuramente bene all’ambiente, utilizziamo meno la macchina o i mezzi pubblici e il nostro pianeta ringrazia.

Certamente lo smart working offre grandi vantaggi per coloro che soffrono di salute o per coloro che hanno necessità di accudire i propri cari. Potendo scegliere dove e come lavorare si ha la possibilità di conciliare le esigenze familiari con l’attività lavorativa. Diminuiscono così le barriere e si raggiungono condizioni di pari opportunità e uguaglianza.

Lo smart working ha controindicazioni?

Tra gli aspetti negativi possiamo annoverare come primo punto la perdita di creatività e del pensiero innovativo perché è la diversità che genera innovazione. Spesso le soluzioni più creative avvengono durante lo scambio reciproco. Che sia in una conversazione tra colleghi o semplicemente quando ci si trova a risolvere una problematica davanti alla macchinetta del caffè. Insieme al proprio team possono emergere spunti e idee tipici della condivisione che altrimenti non si avrebbero. Come sosteneva Steve Jobs, la creatività nasce dagli incontri spontanei e dalle discussioni casuali. 

Un altro aspetto rilevante è la difficoltà di separare la vita privata da quella lavorativa. Bisogna cercare di mantenere separati gli spazi e i momenti della giornata da dedicare al lavoro e quelli per la famiglia. È fondamentale per raggiungere un bilanciamento tra l’attività lavorativa e quella privata. Prendersi i propri spazi e coltivare le proprie passioni è elemento imprescindibile dell’essere umano e permette di concentrarsi maggiormente sul lavoro. Si tratta di stabilire una linea di confine!

Anche l’aspetto relazionale può essere compromesso con il rischio di sentirsi isolati. Il fatto di non avere interazioni faccia a faccia e di non essere fisicamente in un ufficio potrebbe portare il lavoratore a isolarsi dal proprio team. Stare vicino agli altri, comunicare senza la tecnologia infatti fa emergere il nostro lato più umano. Ci consente di vivere aspetti come l’empatia e la collaborazione che altrimenti non vivremmo. Ad esempio, noi come RTT, abbiamo creato nei nostri uffici aree ad hoc, come l’area ristoro e l’area break per incrementare lo sviluppo di relazioni informali e favorire momenti di scambio reciproco.

Come realizziamo noi di RTT  lo smart working?

Per attuare questo scambio continuo con i nostri colleghi e partecipare alla cultura dell’ufficio, abbiamo organizzato dei momenti giornalieri virtuali di circa trenta minuti. Il team può così scambiare idee, confrontarsi sulle attività per le 24 ore successive e risolvere eventuali problematiche. Abbiamo adottato la cosiddetta metodologia degli scrum meeting che utilizziamo solitamente durante la gestione dei progetti con un certo grado di complessità. Basandoci sulla nostra esperienza, è una metodologia premiante, perché consente di condividere gli avanzamenti del lavoro, organizzare e programmare le attività per un periodo breve. Sono così garantiti un maggior coinvolgimento e una maggior collaborazione di tutti. Questo perché lo facciamo insieme!

Inoltre, abbiamo creato anche un momento dedicato al management team. L’obiettivo è quello di raccogliere le sensazioni e gli stati d’animo dei nostri dipendenti per cercare di capire come migliorare ogni giorno e focalizzarci sulle decisioni strategiche.

Diciamo che un giusto bilanciamento tra lo smart working e il lavoro tradizionale in ufficio è la chiave vincente per promuovere una cultura aziendale basata sulla valorizzazione della persona.

Insomma, il pensiero di Steve Jobs “Creativity comes from spontaneous meetings, from random discussions” per noi rimane valido. Proprio per questo abbiamo creato momenti di scambio virtuale.

Scriveteci cosa ne pensate anche voi!

Leggi anche Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT | Nuove Tecnologie | Parità di genere? Il settore della tecnologia

Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT

In questo periodo di emergenza sanitaria internazionale, le imprese italiane stanno cercando di organizzarsi per consentire ai dipendenti di svolgere il proprio lavoro da casa. Anche noi di RTT, da qualche settimana, abbiamo optato responsabilmente per il lavoro cosiddetto Smart.   

L’adozione di strumenti tecnologici per l’attività lavorativa è per noi familiare poiché fa parte del nostro DNA, infatti è da tanti anni che sono state introdotte in azienda tecnologie che ci supportano nel lavoro quotidiano e soprattutto che consentono lo smartworking.

Stiamo cercando quindi di affrontare questa situazione continuando a lavorare con gli strumenti che conosciamo bene e che in situazioni così particolari sono estremamente utili.

Quali sono le principali problematiche del lavoro da casa?

Per il lavoro da casa è fondamentale la gestione della comunicazione e del coordinamento di persone che sono geolocalizzate in posti diversi, ma anche la condivisione dei materiali, la programmazione delle attività e il rilevamento delle presenze.

Vi mostriamo i nostri strumenti

Quali sono quindi i principali strumenti che ci consentono il lavoro da casa? 

Anzitutto, siamo tutti dotati di un computer portatile che ci viene fornito al momento dell’assunzione, fondamentale per svolgere il nostro tipo di attività e di uno smartphone aziendale con un abbonamento internet. 

Per gestire la comunicazione e la collaborazione utilizziamo Microsoft Teams, piattaforma che ci consente di ottimizzare la pianificazione delle nostre attività. Possiamo tranquillamente effettuare videochiamate e videoconferenze, gestire i calendari dei nostri diversi dipartimenti. Inoltre, ci permette di scambiare messaggi attraverso la chat, inviare materiale di lavoro che può essere integrato e modificato contemporaneamente dagli utenti abilitati. Insomma, uno strumento veramente efficiente!

Per condividere in modo sicuro i nostri video utilizziamo Microsoft Stream, piattaforma che ci consente di caricare, organizzare e condividere i contenuti multimediali. È molto utile soprattutto quando produciamo video formativi in modo che tutti i noi dell’azienda possiamo prenderne visione. 

Per risolvere invece il problema legato all’accesso dei materiali, utilizziamo DropBox, una repository cloud che ci consente di avere accesso ovunque ci troviamo ai nostri file condivisi o privati.  

Come comunichiamo la nostra presenza nello smartworking?

Il lavoro da casa, lo sappiamo tutti, ha per controparte la difficoltà di rilevare le presenze. Volete sapere come lo risolviamo? Ognuno di noi ha sul proprio smartphone l’app Badgeboxil software che consente di registrare l’inizio e la fine dell’attività lavorativa. In questo modo, anche essendo lontani dall’ufficio si ha la possibilità di comunicare l’orario di lavoro. 

Ecco, questi citati sopra sono solo alcuni degli strumenti che abbiamo in RTT che favoriscono lo smartworking, ma ne esistono molti altri che vi suggeriamo qui di seguito.

Fateci sapere quali di questi utilizzate e se ne conoscete altri, scriveteci!

1. Strumenti per videoconferenze

Google Hangout specifico per account personali e Google Hangout Meet per chi ha G Suite.

Zoom consente di avere una versione gratuita con una limitazione di quaranta minuti a meeting.

Webex Cisco offre molteplici servizi e ha esteso un periodo di prova gratuito.

Microsoft Teams ha esteso a tutti e fino a sei mesi il periodo di prova gratuita.

Big Blue Button strumento open source pensato per l’online learning e offrono la possibilità di provare una demo.

Jitsi.org strumento open source pensato specificatamente per le videoconferenze.

Eztalks per webinar e meeting e hanno una versione gratuita.

Twitch.tv serve per effettuare streaming in diretta e hosting di streaming in diretta.

StreamYard serve per fare live streaming, puoi intervistare ospiti, condividere lo schermo e molto altro.

OBS è un software gratuito e open source per video recording e live streaming.

2. Strumenti per registrare o creare video

Screencast-o-matic serve per creare video registrando il proprio schermo.

Powtoon per creare video real o in stile cartoon.

3. Strumenti per creare presentazioni

Genial.ly per creare slide interattive, è una web app con a disposizione numerosi template.

Prezi per creare presentazioni con zoommate, ci sono già template impostati.

Canva è uno strumento di progettazione grafica molto semplice.

4. Strumenti per creare quiz e test interattivi

Kahoot e Mentimeter

5. Strumenti per svolgere survey

Doodle, Google Moduli e Surveymonkey 

 

Voi li utilizzate? Se ne conoscete altri scriveteci!

Leggi anche Smart working Intelligenza Artificiale | Nuove Tecnologie

Top