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Parità di genere? Il settore della Tecnologia

L’Economic World Forum nel suo “Global Gender Gap Report 2020” riporta un dato che fa riflettere. La sentenza colpisce come una lama tagliente. “La parità di genere non si raggiungerà ancora per 99.5 anni”.

Per comprendere a fondo questa condizione bisogna guardare i numeri.

Vediamo insieme alcuni dati

Partendo dall’arena politica, i punteggi in termini di rappresentanza parlamentare, a livello globale, sono impressionanti. Solo il 25% delle donne ricopre questo ruolo. Percentuale ancora più bassa a livello ministeriale, si raggiunge solo il 21%.

Segue il trend, anche se con risultati leggermente migliori, il parlamento europeo. Le donne non rappresentano la maggioranza in nessuno stato, nemmeno nei paesi scandinavi. Sembra essersi registrato un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti. Siamo però ancora lontani dal raggiungere un livello di parità. Unica nota di incoraggiamento è l’evoluzione dal 2003 al 2019. Ha infatti visto l’aumento della presenza femminile da un un quinto ad un terzo. L’Italia in questa classifica si posiziona al nono posto con una percentuale pari al 36%. Confidiamo negli anni a venire!

Secondo questo studio, il livello di istruzione e il livello di salute e sopravvivenza sono quasi vicini alla parità (96,1% e 95,7% rispettivamente). A destare preoccupazione è, invece, la dimensione della partecipazione economica e delle opportunità. Qui la differenza è nettamente più marcata, infatti si raggiunge solo il 57,8%. Numeri che non incoraggiano.

Le ragioni di questa disparità di genere vengono individuate in tre fattori principali.

  • La mancanza di infrastrutture di assistenza;
  • La mancanza di donne che ricoprono posizioni con una crescita salariale marcata come nell’ambito tecnologico;
  • La presenza massiccia in ruoli che spesso vengono automatizzati.

Capiamo meglio la situazione nella Tecnologia

Se guardiamo alle professioni del futuro, ci sono ambiti come il settore people and culture, il marketing o il content production che vantano una presenza femminile importante. Il range che va dal 40 al 65 %.

Settori invece, come il cloud computing, l’ingegneria e il data management registrano ancora una scarsa rappresentanza. Solo il 12% dei professionisti è donna nell’ICT.  Per gli altri due ambiti, invece, la percentuale è leggermente superiore, rispettivamente 15% e 26%.

La realtà di RTT  

La nostra realtà possiamo dire che contrasta la tendenza italiana e globale.

Al momento abbiamo raggiunto una quota pari al 34% e stiamo ponendo sempre più attenzione in questa direzione. Per noi questo aspetto è una componente fondamentale! Inutile sottolineare l’importanza della parità di genere per lo sviluppo dell’economia e dell’intera società in generale. È cruciale per aspetti innumerevoli, dalla competitività allo sviluppo di talenti fino all’innovazione e alla creatività.

RTT è orgogliosa di contribuire all’innalzamento del livello italiano con la sua percentuale.

Quali sono le chiavi del successo per raggiungere la parità di genere?

Anzitutto l’assunzione diversificata per garantire un livello maggiore di differenziazione e adattabilità. L’azienda deve essere pronta al cambiamento per superare finalmente la concezione passata!

La creazione di culture del lavoro inclusive in grado di valorizzare il pensiero diverso. L’obiettivo è generare idee, innovazione e creatività. Non si tratta solo di competenze diverse ma anche di soft skill diverse che fanno la differenza all’interno dell’azienda.

Infine, promuovere una gestione in cui sia possibile riconoscere stili ed orientamenti manageriali diversi. Può rappresenta un forte vantaggio competitivo.

La leva strategica sarà la diversità!

 

Leggi anche Smartworking: Lontani ma vicini | 48 mila assunzioni nella moda tra i giovani

Smart working: lontani ma vicini

 

Quando sei a casa con le pantofole ai piedi, il lavoro si tinge di altri colori. Molteplici sono gli aspetti che cambiano quando parliamo di smart working: dalla postazione fissa della propria scrivania alle relazioni che intercorrono durante la giornata. Si tratta di un cambiamento che coinvolge tutti. Da un lato l’azienda e la sua organizzazione e dall’altro il lavoratore con le sue abitudini.

Vediamo cosa cambia per l’azienda

Consentire lo smart working ai propri dipendenti implica in primis un investimento iniziale per fornire gli strumenti tecnologici che rendono possibile il lavoro agile. Dal computer portatile allo smartphone fino all’adozione di software specifici per la sua attuazione.

Superato questo primo passaggio necessario, sicuramente ciò che viene chiesto all’azienda è un cambio di tipo culturale. Le realtà con un’organizzazione aziendale rigida non funzionano certamente. Sono invece fondamentali la disponibilità e la flessibilità per promuovere questa nuova metodologia di lavoro.

Noi di RTT, abbiamo abbracciato da molti anni questa concezione del lavoro smart. Ognuno di noi, infatti, possiede tutti gli strumenti necessari. Soprattutto abbiamo e continuiamo a sviluppare una cultura aziendale che si basa sulla fiducia reciproca, elemento essenziale per poter coltivare e rendere efficace lo smart working.

E per i dipendenti e collaboratori?

Partendo da un’analisi di tipo personale, al lavoratore viene richiesto certamente uno sforzo nel concepire la nuova modalità di lavoro. Non solo da un punto di vista propriamente pratico riguardante il luogo e l’orario in cui svolgere la propria attività lavorativa. Ciò che è maggiormente impattato sono le sue abitudini personali che vanno indubbiamente ripensate. Si deve sostanzialmente riconsiderare il concetto di tempo. Come possa essere impiegato per lo svolgimento di nuove attività o semplicemente di attività di routine da svolgere in momenti diversi della giornata.

Da un punto di vista lavorativo, è necessaria una maggior auto-organizzazione e una capacità comunicativa forte. Si annullano le interazioni face to face, tutto viene veicolato dalla tecnologia. E’ chiaro quindi che bisogna continuare a tessere il rapporto con il proprio team nonostante questa distanza.

Gli aspetti positivi dello smart working

Il primo vantaggio che possiamo individuare è la flessibilità e la maggior autonomia che consente di gestire al meglio l’attività lavorativa e il luogo dove svolgerla. Questo porta sicuramente ad un minor assenteismo, poiché consente di trovare la propria worklife balance e di conseguenza una maggiore produttività.

Il risparmio è un altro aspetto cruciale, in tutte le sue forme! Banalmente dal risparmio di tempo del tragitto casa-ufficio, di risorse per gli spostamenti, per la consumazione del pasto. Non dimentichiamo l’impatto ambientale! Lavorando in smart working facciamo sicuramente bene all’ambiente, utilizziamo meno la macchina o i mezzi pubblici e il nostro pianeta ringrazia.

Certamente lo smart working offre grandi vantaggi per coloro che soffrono di salute o per coloro che hanno necessità di accudire i propri cari. Potendo scegliere dove e come lavorare si ha la possibilità di conciliare le esigenze familiari con l’attività lavorativa. Diminuiscono così le barriere e si raggiungono condizioni di pari opportunità e uguaglianza.

Lo smart working ha controindicazioni?

Tra gli aspetti negativi possiamo annoverare come primo punto la perdita di creatività e del pensiero innovativo perché è la diversità che genera innovazione. Spesso le soluzioni più creative avvengono durante lo scambio reciproco. Che sia in una conversazione tra colleghi o semplicemente quando ci si trova a risolvere una problematica davanti alla macchinetta del caffè. Insieme al proprio team possono emergere spunti e idee tipici della condivisione che altrimenti non si avrebbero. Come sosteneva Steve Jobs, la creatività nasce dagli incontri spontanei e dalle discussioni casuali. 

Un altro aspetto rilevante è la difficoltà di separare la vita privata da quella lavorativa. Bisogna cercare di mantenere separati gli spazi e i momenti della giornata da dedicare al lavoro e quelli per la famiglia. È fondamentale per raggiungere un bilanciamento tra l’attività lavorativa e quella privata. Prendersi i propri spazi e coltivare le proprie passioni è elemento imprescindibile dell’essere umano e permette di concentrarsi maggiormente sul lavoro. Si tratta di stabilire una linea di confine!

Anche l’aspetto relazionale può essere compromesso con il rischio di sentirsi isolati. Il fatto di non avere interazioni faccia a faccia e di non essere fisicamente in un ufficio potrebbe portare il lavoratore a isolarsi dal proprio team. Stare vicino agli altri, comunicare senza la tecnologia infatti fa emergere il nostro lato più umano. Ci consente di vivere aspetti come l’empatia e la collaborazione che altrimenti non vivremmo. Ad esempio, noi come RTT, abbiamo creato nei nostri uffici aree ad hoc, come l’area ristoro e l’area break per incrementare lo sviluppo di relazioni informali e favorire momenti di scambio reciproco.

Come realizziamo noi di RTT  lo smart working?

Per attuare questo scambio continuo con i nostri colleghi e partecipare alla cultura dell’ufficio, abbiamo organizzato dei momenti giornalieri virtuali di circa trenta minuti. Il team può così scambiare idee, confrontarsi sulle attività per le 24 ore successive e risolvere eventuali problematiche. Abbiamo adottato la cosiddetta metodologia degli scrum meeting che utilizziamo solitamente durante la gestione dei progetti con un certo grado di complessità. Basandoci sulla nostra esperienza, è una metodologia premiante, perché consente di condividere gli avanzamenti del lavoro, organizzare e programmare le attività per un periodo breve. Sono così garantiti un maggior coinvolgimento e una maggior collaborazione di tutti. Questo perché lo facciamo insieme!

Inoltre, abbiamo creato anche un momento dedicato al management team. L’obiettivo è quello di raccogliere le sensazioni e gli stati d’animo dei nostri dipendenti per cercare di capire come migliorare ogni giorno e focalizzarci sulle decisioni strategiche.

Diciamo che un giusto bilanciamento tra lo smart working e il lavoro tradizionale in ufficio è la chiave vincente per promuovere una cultura aziendale basata sulla valorizzazione della persona.

Insomma, il pensiero di Steve Jobs “Creativity comes from spontaneous meetings, from random discussions” per noi rimane valido. Proprio per questo abbiamo creato momenti di scambio virtuale.

Scriveteci cosa ne pensate anche voi!

Leggi anche Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT | Nuove Tecnologie | Parità di genere? Il settore della tecnologia

Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT

In questo periodo di emergenza sanitaria internazionale, le imprese italiane stanno cercando di organizzarsi per consentire ai dipendenti di svolgere il proprio lavoro da casa. Anche noi di RTT, da qualche settimana, abbiamo optato responsabilmente per il lavoro cosiddetto Smart.   

L’adozione di strumenti tecnologici per l’attività lavorativa è per noi familiare poiché fa parte del nostro DNA, infatti è da tanti anni che sono state introdotte in azienda tecnologie che ci supportano nel lavoro quotidiano e soprattutto che consentono lo smartworking.

Stiamo cercando quindi di affrontare questa situazione continuando a lavorare con gli strumenti che conosciamo bene e che in situazioni così particolari sono estremamente utili.

Quali sono le principali problematiche del lavoro da casa?

Per il lavoro da casa è fondamentale la gestione della comunicazione e del coordinamento di persone che sono geolocalizzate in posti diversi, ma anche la condivisione dei materiali, la programmazione delle attività e il rilevamento delle presenze.

Vi mostriamo i nostri strumenti

Quali sono quindi i principali strumenti che ci consentono il lavoro da casa? 

Anzitutto, siamo tutti dotati di un computer portatile che ci viene fornito al momento dell’assunzione, fondamentale per svolgere il nostro tipo di attività e di uno smartphone aziendale con un abbonamento internet. 

Per gestire la comunicazione e la collaborazione utilizziamo Microsoft Teams, piattaforma che ci consente di ottimizzare la pianificazione delle nostre attività. Possiamo tranquillamente effettuare videochiamate e videoconferenze, gestire i calendari dei nostri diversi dipartimenti. Inoltre, ci permette di scambiare messaggi attraverso la chat, inviare materiale di lavoro che può essere integrato e modificato contemporaneamente dagli utenti abilitati. Insomma, uno strumento veramente efficiente!

Per condividere in modo sicuro i nostri video utilizziamo Microsoft Stream, piattaforma che ci consente di caricare, organizzare e condividere i contenuti multimediali. È molto utile soprattutto quando produciamo video formativi in modo che tutti i noi dell’azienda possiamo prenderne visione. 

Per risolvere invece il problema legato all’accesso dei materiali, utilizziamo DropBox, una repository cloud che ci consente di avere accesso ovunque ci troviamo ai nostri file condivisi o privati.  

Come comunichiamo la nostra presenza nello smartworking?

Il lavoro da casa, lo sappiamo tutti, ha per controparte la difficoltà di rilevare le presenze. Volete sapere come lo risolviamo? Ognuno di noi ha sul proprio smartphone l’app Badgeboxil software che consente di registrare l’inizio e la fine dell’attività lavorativa. In questo modo, anche essendo lontani dall’ufficio si ha la possibilità di comunicare l’orario di lavoro. 

Ecco, questi citati sopra sono solo alcuni degli strumenti che abbiamo in RTT che favoriscono lo smartworking, ma ne esistono molti altri che vi suggeriamo qui di seguito.

Fateci sapere quali di questi utilizzate e se ne conoscete altri, scriveteci!

1. Strumenti per videoconferenze

Google Hangout specifico per account personali e Google Hangout Meet per chi ha G Suite.

Zoom consente di avere una versione gratuita con una limitazione di quaranta minuti a meeting.

Webex Cisco offre molteplici servizi e ha esteso un periodo di prova gratuito.

Microsoft Teams ha esteso a tutti e fino a sei mesi il periodo di prova gratuita.

Big Blue Button strumento open source pensato per l’online learning e offrono la possibilità di provare una demo.

Jitsi.org strumento open source pensato specificatamente per le videoconferenze.

Eztalks per webinar e meeting e hanno una versione gratuita.

Twitch.tv serve per effettuare streaming in diretta e hosting di streaming in diretta.

StreamYard serve per fare live streaming, puoi intervistare ospiti, condividere lo schermo e molto altro.

OBS è un software gratuito e open source per video recording e live streaming.

2. Strumenti per registrare o creare video

Screencast-o-matic serve per creare video registrando il proprio schermo.

Powtoon per creare video real o in stile cartoon.

3. Strumenti per creare presentazioni

Genial.ly per creare slide interattive, è una web app con a disposizione numerosi template.

Prezi per creare presentazioni con zoommate, ci sono già template impostati.

Canva è uno strumento di progettazione grafica molto semplice.

4. Strumenti per creare quiz e test interattivi

Kahoot e Mentimeter

5. Strumenti per svolgere survey

Doodle, Google Moduli e Surveymonkey 

 

Voi li utilizzate? Se ne conoscete altri scriveteci!

Leggi anche Smart working Intelligenza Artificiale | Nuove Tecnologie

MIPEL e MICAM: La Metropoli alla Moda!

Milano, molti gli eventi che si sono conclusi da poche ore nel settore della moda.

Mipel e Micam salutano questa edizione invernale.

In particolare, Mipel ha concluso la sua 117esima edizione con il 19% in più di presenze. È uno degli eventi più attesi per il settore della pelletteria che ha registrato anche quest’anno una forte presenta internazionale, con un particolare aumento dei visitatori europei.

Più di 300 brand hanno partecipato durante questi quattro giorni, scanditi da numerosi eventi, speech e networking.

Sono stati tre i leitmotiv che hanno accomunato le intere giornate: l’ italianità, l’artigianalità e la sostenibilità.

Micam, invece, conclude la sua 89esima edizione con un leggero decremento del 5% degli addetti ai lavori dovuto principalmente agli effetti collaterali del coronavirus e delle condizioni atmosferiche avverse.

Micam X è stata però la novità di questo 2020, una nuova area dedicata alle tendenze cutting edge, con proposte di materiali innovativi e dedicato al futuro del modo retail.

 

Vi aspettiamo alle prossime edizioni dal 20 al 23 settembre! Stay Tuned!

Buone notizie dalla moda: 48 mila assunzioni nei prossimi cinque anni tra i giovani

Sostenere la crescita di un settore come quello della moda non è facile. Soprattutto per il mercato italiano dove comprende 67.000 aziende, oltre 580.000 addetti e un valore complessivo che va oltre i 95 miliardi di euro in fatturato; buone notizie sul tema dell'occupazione giovanile, in un contesto generale in cui stenta a scendere sotto la soglia del 30%. Secondo i dati di Confindustria Moda, entro il 2023 il settore avrà bisogno di circa 48 mila nuove assunzioni.

Circa un terzo di queste assunzioni saranno per i diplomati, principalmente provenienti degli istituti tecnici e professionali, mentre circa il 7% delle nuove assunzioni riguardano i neo-laureati. Approfondendo l'analisi per settore, oltre 23 mila assunzioni sono previste per il settore di Pelletteria-Concia-Calzature, seguito dal Tessile-Abbigliamento e Pellicceria  con oltre 22.000 assunzioni; più distaccati, ma altrettanto importanti, Occhialeria con quasi duemila assunzioni e per Oreficeria/Gioielleria con oltre mille assunzioni.

Tra i marchi a caccia di personale ci sono Gucci – con oltre 600 posizioni aperte, di cui 170 in Italia – Armani, Roberto Cavalli, Patrizia Pepe, Miss Sixty e Luisa Spagnoli.

 

Leggi anche Parità di genere? Il settore dell tecnologia | Smartworking: lontani ma vicini

Le strategie omnichannel: una necessità per la moda del futuro

Si sente molto parlare di strategie Omnichannel ma poche spiegazioni su cosa si tratti in concreto; si tratta essenzialmente della gestione sinergica dei vari punti di contatto (o touchpoint) e canali di interazione tra azienda e consumatore per ottimizzare l'esperienza d'acquisto. I punti di contatto sono gli asset a disposizione dell’azienda per costruire una relazione lungo il processo di acquisto (advertising, pre-vendita, pagamento e post-vendita). Possono essere fisici (retail, call center) oppure online (social media, mobile app, sito di e-commerce).

Anche se la definizione ufficiale sembra identificare un processo comune per tutte le imprese. In realtà, bisogna contestualizzare correttamente il giusto mix che supporti la strategia aziendale. Prendiamo ad esempio l'approccio pensato da Triumph. All'interno della propria strategia omnichannel, ha avviato già nel 2019 un processo di restyling della sua rete di monomarca, che, nel corso del 2020, proseguirà sviluppando anche alcune iniziative digitali.

strategie omnichannel triumph

Il restyling ha ridisegnato gli spazi e le vetrine in modo da creare una continuità tra lo spazio esterno e quello interno, preservando comunque i valori distintivi del marchio. Lo stesso concetto di continuità alla base della loro strategia omnichannel è stato riproposto anche nelle strategie in store, dotando il personale di tablet con i quali il personale di vendita può supportare le clienti nell'ordinare online eventuali articoli non disponibili in store. Per la prima volta, però i due canali non saranno in competizione tra di loro: da gennaio 2020, infatti, il franchisee riceverà una commissione che verrà percepita anche per i successivi 24 mesi qualora il medesimo consumatore effettui acquisti sullo shop online del brand.

Strategie omnichannel simili impongono un utilizzo intensivo delle risorse informatiche aziendali; necessitano di un ERP progettato per gestire una enorme mole di dati. Stealth è la piattaforma in grado di consentire ai brand di sviluppare Omnichannel garantendo, al contempo, una vista unica sui sistemi, sui processi, sui consumatori.

Hai delle domande? Contattaci, i nostri consulenti saranno in grado di supportarti nel tuo percorso di digitalizzazione

JD Edwards Tour 2019: unisciti anche tu all’Oracle User Group italiano

Milano 20 novembre 2019

Il JDE Tour 2019, che ha toccato o toccherà le principali città europee, arriva finalmente anche in Italia. Domani, 20 novembre, ci sarà il primo incontro organizzato dal rinato User Group JD Edwards Italia con l’obiettivo di riunire gli utilizzatori e le esperienze sull'ERP Oracle; scopo principale: approfondire alcune funzionalità, conoscere gli sviluppi futuri, analizzare la Roadmap e ascoltare le testimonianze degli altri utenti.

L'agenda

La giornata sarà ricca di spunti e prevede:

  • 09:30 Benvenuto e registrazione
  • 10:00 Welcome Note – Paul Mccartan Oracle VP, EMEA Applications License Sales
  • 10:10 IT JDE User Group Program Launch – Francesco Iarlori, ITOUG JD Edwards
  • 10:30 Keynote – JD Edwards Product Development Update: Product Updates, Roadmap and Customer Success – Angela Enyaert, Senior Director Oracle JD Edwards Product development
  • 11:15 JD Edwards Roundtable: Choice and Control for Your Journey to the Cloud – Angela Enyaert & Paolo Moroni, Director Oracle JD Edwards Product Development
  • 11:45 Break
  • 12:00 Applications Unlimited Strategy for Italian JDE Market – Andreea Istrate, Oracle Applications Unlimited Sales Manager
  • 12.20 Oracle Premier Support Updates – Davide De Angelis, Oracle Director Support Renewal Sales
  • 12.30 Italian JDE Partner Ecosystem
  • 13.00 Networking Brunch

Luogo dell'evento - Location
Canottieri Olona 1984 – Business & Sporting Club

 

Vuoi maggiori informazioni? Contattaci! O iscriviti a questo link

Oracle Modern Cloud Day

Milano, 5 Novembre 2019

Noi siamo pronti e tu?

Your Tomorrow, Today

I vecchi paradigmi su cui poggiavano le strategie aziendali del passato sono stati completamente rivoluzionati dall'avvento del Cloud, soprattutto su un principio: garantire agilità e flessibilità all’impresa di oggi, eliminando il gap tra dinamicità del business e rigidità dei sistemi informativi a supporto, oramai incapaci di accompagnarne sviluppo e crescita.

Vi invitiamo alla nuova edizione dell’Oracle Cloud Day, l'esclusivo evento di Oracle dove innovazione e trasformazione digitale saranno i protagonisti e ti proietteranno nel tuo futuro, oggi. Vieni a conoscere a fondo e a vedere in azione le ultime novità in ambito tecnologico e applicativo.

Sei pronto ad esplorare il futuro del cloud, oggi? Assicurati un posto all’ Oracle Modern Cloud Day a Milano il 5 novembre. Nella stessa giornata, potrai assistere contemporaneamente a tre diversi eventi: il Moder Cloud Day, il Modern Business Summit e il Modern CX Summit.


Sessioni su misura per te

Partecipa alle sessioni dedicate all’innovazione tecnologica che, rendono i processi aziendali più snelli, supportano il tuo business nell’economia digitale.


Testimonianze dei clienti

Scopri come i clienti Oracle fanno leva sulle moderne IT operations e le infrastrutture cloud per sfruttare al meglio tutte le opportunità di business.


Ottima occasione di Networking

Non perdere l’opportunità di incontrare i nostri esperti e quelli di Oracle.

Agenda

 

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Come Raggiungerci

MiCo – Milano Congressi

GATE 2 | Viale Eginardo 20149 Milano

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Chief Diversity Officer – anche Kering nomina la sua responsabile

Come già avevamo anticipato per il brand Gucci, anche alla capogruppo Kering arriva la prima nomina a Chief diversity Manager. Kering, che si è classificata al 10° posto su 7mila società nell’ultimo Refinitiv Diversity & Inclusion Index (2019), ha diversi obiettivi nell’ambito della propria strategia di sostenibilità 2025, tra cui la parità di genere e retributiva a tutti i livelli.

Nello specifico, si occuperà di “allineare e concretizzare la missione e la strategia di diversità e inclusione globale di Kering. Individuerà e darà pertanto priorità alle opportune iniziative per contribuire a creare un ambiente che includa e incoraggi la diversità. Kalpana guiderà inoltre lo sviluppo di una strategia volta ad attrarre, reclutare, sviluppare e mantenere talenti, tenendo sempre al centro i valori di diversità e inclusione”.

Kalpana Bagamane Denzel, si legge nella nota del brand, “farà leva sui 25 anni di esperienza nell’integrazione della diversità e nell’inclusione tra i settori, nella consulenza in materia di leadership e talenti e nel campo dell’istruzione”. Direttamente localizzata negli uffici di Parigi, Denzel riporterà a Béatrice Lazat, chief people officer di Kering.

 

La carriera di Kalpana inizia in Andersen Consulting come consulente gestionale; in seguito, si è coccupata di brand strategy in Procter & Gamble. Successivamente è entrata in IMD come career services and admissions director per il MBA Program. Nata e cresciuta negli Stati Uniti, è stata amministratore per la Young Presidents’ Organization, e di recente, ha occupato il ruolo di amministratore delegato presso la società di consulenza manageriale Russell Reynolds Associates, dove ha co-diretto l’attività di diversificazione e inclusione della società.

Sono molte le aziende che, di recente, hanno nominato un chief diversity officer oltre a Gucci; ad esempio tra i più recenti, quelli di Chanel, Prada e Burberry.

Missoni incrementa gli investimenti per il retail internazionale

Missoni accelera nel retail. In una recente intervista a L’Economia il vice presidente Michele Norsa ha dichiarato che il Brand porterà i suoi investimenti nel retail fino a 12 milioni, metà in Asia e metà in America allo scopo di mantenere le cinque/sei nuove aperture l’anno. Al monomarca aperto in Asia a Bangkok, ne farà seguito un altro (verso gennaio 2020), mentre a settembre aprirà a Singapore. In Medio Oriente Missoni inaugurerà uno shop al Dubai Mall verso i primi di dicembre, secondo alcune indiscrezioni. Cambiando totalmente regione, il marchio sposterà il proprio store di New York vicino a Hermès e Barney, stando sempre sulla Madison Avenue; sono previsti due nuovi monomarca a Miami, uno per Missoni e uno per M Missoni, a cui se ne aggiungerà un altro in Costa Mesa il prossimo anno.

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Nella stessa intervista, Norsa ha commentato: “Abbiamo anche lavorato alla razionalizzazione e al potenziamento delle licenze: abbiamo firmato un importante accordo per gli occhiali con Safilo, facciamo molto co-branding, firmeremo a breve un accordo per gli orologi, stiamo lavorando su borse e accessori. Vogliamo poi potenziare moltissimo il settore casa, che per noi già oggi vale una ventina di milioni, per svilupparci nel contract: Ottavio Missoni ha disegnato tanto arredamento, per marchi come Kartell per esempio, e anche Angela è molto vicina all’arte e all’architettura”.

Le attività del brand italiano, che lo scorso anno ha visto l’ingresso nel proprio capitale, per una quota oltre al 40%, del Fondo strategico italiano, non finiscono qui; per quanto riguarda la Borsa ci saranno a breve novità: "è qualcosa che potrà avvenire tra quattro, cinque anni. Ecco, il 2023 potrebbe essere l’anno giusto”, ha concluso Norsa.

Kering, gli ottimi risultati del primo semestre

Sei mesi da Record per Kering

Il Gruppo Kering  raggiunge nei primi sei mesi del 2019 dei risultati estremamente significativi, registrando ricavi per 7,6 miliardi di euro, con un margine operativo lordo pari a 2,3 miliardi (+25,4%) e un ebitda di 2,8 miliardi.

Anche a livello di Brand si possono vedere ottimi risultati per alcuni dei marchi più conosciuti. Saint Laurent, ad esempio, ha registrato vendite pari a oltre 950 milioni (ciò significa oltre il +20% su base reported e + del 15% su base comparabile). Il risultato non è da imputare, secondo le note ufficiali, ad un comparto in particolare quanto piuttosto dagli sforzi di tutti i canali e delle strategie del marchio guidato da Francesca Bellettini. Andando più nel dettaglio, i comparti che hanno ottenuto risultati molto significativi sono rispettivamente il retail (+19% delle vendite su base comparabile) e il wholesale (+10%).

Per quanto riguarda gli altri marchi del gruppo, i ricavi hanno raggiunto quota 1,22 miliardi di euro, in crescita del del 23,1% su base reported e del 20,3% su base comparabile. Una performance che, come riportato, riflette il momento positivo che riguarda BalenciagaAlexander McQueen, e le maison di preziosi.

Gli ottimi risultati di Gucci

In questo semestre che, possiamo tranquillamente dire, trionfale per i risultati del gruppo kering anche Gucci non è da meno. Con ricavi per 4,6 miliardi nella prima metà dell’anno,  il famoso brand del Gruppo Kering raggiunge una crescita di quasi il 20% su base reported con un ROI di 1,88 miliardi di euro (+26,7%) ed un margine pari al 40,6 per cento.

Per la Stella del Gruppo Kering, tuttavia, le notizie non si limitano soltanto ai risultati economici ma anche sul lato sociale e riguarda la recente nomina di Renée E. Tirado alla guida dei progetti sulla diversità, l’equità e l’inclusione a livello globale dell’azienda. La manager ha ricoperto in precedenza un ruolo molto simile presso la Major League Baseball e riporterà direttamente al presidente e CEO Marco Bizzarri.

All'interno del comunicato in proposito, si legge che Tirado sarà responsabile dell’ideazione, dello sviluppo e dell’implementazione di “una strategia globale volta a creare un ambiente di lavoro ancora più inclusivo ed equo, rafforzando inoltre la diversità rispetto alle iniziative commerciali Gucci. Il suo ruolo include garantire l’implementazione della diversità, dell’equità e dell’inclusione (DE&I) in tutte le regioni, assumendo e guidando un team globale di DE&I”.

Il progetto Changemakers

Pochi mesi fa Gucci ha avviato il progetto Changemakers, un programma globale a mirato a sviluppare la valorizzazione della Diversità e dell'inclusione. Lanciato già nel 2018, almeno internamente, il programma prevede un investimento di 5 milioni di dollari in un progetto volto ai cambiamenti sociali nelle città del Nord America (in particolare rivolto verso le comunità afroamericane). Un secondo investimento, pari a circa 1,5 milioni è rivolto al finanziamento di borse di studio sempre nella medesima area. L'impegno di cucci non si ferma qui e sponsorizza  una serie di iniziative globali che puntano a incoraggiare l’impegno di tutte le persone che lavorano per Gucci in progetti di volontariato e si guadagnano un sincero encomio da parte di tutta la comunità.

Come essere “prêt-à-porter”, internazionali e gestire canali globali? le esperienze StealthGO! e Stealth Orchestrator

Un ecosistema di PMI

I numeri dei vari studi effettuati sul mercato della moda parlano chiaro, il settore del fashion è uno dei più rappresentativi per il sistema industriale italiano e sta subendo cambiamenti molto importanti.
Nell’ultimo aggiornamento dello studio Mediobanca, pubblicato in occasione della Fashion Week 2019, le 163 aziende italiane del settore Moda hanno generato un fatturato aggregato pari a 70,4 mld di Euro nel 2017; a conti fatti, un valore pari all’1,3% del PIL nazionale. Importante sottolineare che sempre da questi dati si evince che molte di queste aziende spesso sono catalogate come Piccole Medie Imprese.

Un comparto fatto di piccole eccellenze

Già da questi numeri abbiamo la prova che il settore Moda rimane molto frazionato, con una netta predominanza di PMI. Tuttavia, aziende di queste dimensioni hanno dovuto significativamente evolvere, per riuscire a essere competitive in un mercato sempre più globale; spesso, a discapito di una maggiore complessità lavorativa, nei propri modelli di business, nei processi o in termini sistemistici.
La conseguenza è che queste aziende si trovano a vivere una complessità interna elevata, che probabilmente le avvicina di molto a ciò che accade nelle Top 100 della Moda.

Stealthgo Orchestrator

Buongiorno, di che taglia hai bisogno?

stealthgo orchestrator

Immaginiamo un marchio italiano del Lusso distribuito in tutto il mondo che abbia deciso di contenere la propria dimensione rimanendo tra i 20 e i 30 Milioni di Euro di fatturato, così da assicurarsi un controllo ottimale nonostante il respiro internazionale. Nonostante questi stratagemmi, è facile che anche una azienda di questa tipologia abbia le stesse necessità e criticità di una grande azienda, ma con risorse molto più limitate, anche due o tre volte inferiori in paragone.
Per poter crescere e rimanere competitive le Piccole e Medie Aziende del comparto Moda devono essere in grado di padroneggiare l’intera catena del valore fin dalle fasi di sviluppo del prodotto, passando per la produzione e arrivando fino alla distribuzione Omnichannel.

A questo proposito, è stato realizzato StealthGO!, la versione prêt-à porter della Stealth® Platform, una soluzione pre-configurata, pensata per tutte le piccole e medie imprese e disponibile con verticalizzazioni specifiche per i settori Abbigliamento, Calzature e Pelletteria, Lusso e Accessori, Intimo.

Leggerezza e internazionalità - una miscela di successo

Le strategie Omnichannel sono al centro dell'attenzione delle aziende e degli esperti da diverso tempo, in particolare per il loro ruolo di leva strategica in grado di venire incontro ai desideri e alle necessità dei consumatori globali. Solo nell'ultimo periodo, grazie alla sempre maggiore interdipendenza dei diversi canali di vendita, si è notato come possa essere la vera chiave di volta, con cui le aziende della Moda possono sostenere ritmi e scenari competitivi veloci e complessi.

Il cambiamento del mercato e la quarta rivoluzione industriale

Rispondere correttamente e tempestivamente alle richieste del mercato è da sempre la vera e propria chiave del successo per qualunque settore ma in particolare vale per il mondo del fashion dove i ritmi del cambiamento appaiono ancora più frenetici su molteplici fronti. In primo luogo, cambia il ruolo del consumatore e le proprie abitudini di acquisto; per cui non è più necessario solo produrre ma anche capire come e dove venderli. In secondo ruolo, si intensifica il peso dell'ecommerce che nel 2017 ha fatto registrare 2.300 miliardi di vendite e si stima che nel 2020 toccherà quota 4.500 miliardi.

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Secondo alcuni dei maggiori esperti, ci troviamo nel pieno della quarta rivoluzione industriale, la rivoluzione digitale, che è arrivata a sconvolgere i modelli di business, soprattutto per quanto riguarda le modalità di vendita: oggi queste impattano in modo diretto e indiretto sulla parte finale della Supply Chain, ovvero sulla porzione di catena logisitico-distributiva che riguarda il prodotto finito. A questo elemento si deve aggiungere il fatto che le leve della creatività sono passate nelle mani dei clienti finali. Le strategie Omnichannel sono al centro dell'attenzione delle aziende e degli esperti da diverso tempo, in particolare per il loro ruolo di leva strategica in grado di venire incontro ai desideri e alle necessità dei consumatori globali. Solo nell'ultimo periodo, grazie alla sempre maggiore interdipendenza dei diversi canali di vendita, si è notato come possa essere la vera chiave di volta, con cui le aziende della Moda possono sostenere ritmi e scenari competitivi veloci e complessi.

Valorizza il ruolo di ciascuno strumento

Riuscire a raccogliere, comprendere e utilizzare moli di dati provenienti da molteplici Paesi, canali, device; questa è la sfida che si trovano ad affrontare le aziende del mondo del Fashion. Come orchestrare efficacemente le informazioni provenienti da questo universo Omnichannel? È cercando di rispondere a questa domanda che Stealth ha costruito S-Orchestrator, una delle ultime funzionalità sviluppate all’interno della Stealth Platform e che è stata messa a punto per aiutare le aziende di Moda a realizzare una unione trasparente tra vetrina fisica e vetrina digitale.

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Stealth si è posta due obiettivi importanti: supportare le imprese del Fashion nel miglioramento delle attività di stoccaggio e di riassortimento dei magazzini e dei punti vendita e, conseguentemente, aiutarle a far sì che le proprie strategie Omnichannel intercettino correttamente e soddisfino in maniera puntuale le esigenze di consumatori globali che acquistano ovunque nel mondo, via qualsiasi device.
Facendo leva sul global inventory di Stealth, S-Orchestrator consente la gestione ottimale degli ordini: in base alla tipologia di flusso Omnichannel individuato, l'Orchestrator si occupa di vincolare la disponibilità e di avviare il processo di evasione.

Per le Piccole e Medie Imprese una visione di questo tipo può portare notevoli benefici perché consente loro di gestire e organizzare il punto vendita come se fosse un vero e proprio centro di spedizione, minimizzando le consegne ed eliminando le problematiche relative alle barriere doganali o alla necessità di mettere in piedi triangolazioni fiscali molto complesse. Un approccio basato sulla strategia “Click&Collect” amplifica anche la capacità delle aziende della Moda di rispondere in modo efficace alle esigenze digitali d’acquisto dei consumatori, al tempo stesso assicurando l’avvicinamento fisico tra brand e audience, massimizzando la capacità di usare i punti vendita come luoghi prediletti di una brand experience autentica perché costruita in presenza, ottimizzando l’integrazione orizzontale della filiera estesa e riducendo, infine, i tempi e i costi di gestione.

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Nearshoring: la moda si fa sempre più vicina

Nearshoring: di che si tratta?

Nearshoring, ovvero il decentramento dei siti produttivi in paesi vicini ai mercati principali a cui un brand si rivolge. Approfondiremo le conseguenze sulla strategia globale nel settore del Fashion.

Con il Nearshoring cambia l’approccio dei brand al mercato, preferendo a un prodotto globalmente standardizzato una variante non solo su misura per il mercato a cui è destinato, ma anche realizzata in loco. Iniziano così a moltiplicarsi i casi in cui i player della moda e del lusso lanciano collezioni prodotte a km zero, puntando a valorizzare sia l’artigianalità locale sia il mercato stesso a cui è destinato il prodotto finale. L’ultimo, in ordine temporale, è quello di Golden Goose che, in occasione dell’apertura del suo primo flagship store a Tokyo, ha deciso di lanciare sei capsule all'anno realizzate con artigiani locali, così da celebrare l’abilità artigiana giapponese, e da proporla ai clienti della capitale nipponica

La scelta europea di H&M

Un esempio di Nearshoring è quello di H&M. A fine maggio, ha lanciato una linea soltanto per Berlino, disponibile esclusivamente negli otto store del retailer svedese nella capitale tedesca; per contro, nasce esattamente sui gusti di Berlino, poiché i capi sono stati disegnati sulla base dei dati collezionati nei mesi precedenti, che sono stati in grado di identificare i nuovi trend in voga nella capitale tedesca. Queste informazioni hanno evidenziato silhouettes e colori, ma anche materiali e pattern particolarmente desiderati dai berlinesi.

Nearshoring made in USA

Un progetto di Nearshoring affine è quello presentato da Wrangler. Il marchio americano ha appena lanciato la Rooted Collection, una linea che include esclusivamente jeans e t-shirt realizzati in cotone cresciuto, macinato, raccolto e cucito negli Stati Uniti. La collezione denim comprende cinque paia di jeans che prendono il nome dallo Stato di provenienza: Alabama, Georgia, North Carolina, Tennessee e Texas. Il cotone con cui sono realizzati i pantaloni deriva da coltivazioni provenienti da fattorie locali.

In generale, per tutti i brand si rende sempre più palese un controllo ed una gestione ottimale della supply chain. Vuoi conoscere le migliori soluzioni per il mondo della moda? Contattaci!

Supply Chain – 6 modi per renderla a prova di futuro

Come saranno le supply chain in futuro? Le persone immaginano veicoli senza pilota che si aggirano per strade affollate e droni aerei che lasciano cadere pacchetti su porte di casa. Mentre la consegna autonoma farà certamente parte della futura catena di fornitura, i cambiamenti più significativi stanno avvenendo dietro le quinte. Le moderne applicazioni cloud per la gestione della supply chain management (SCM) stanno aiutando le filiere a trasformarsi in modo da potersi flettere e rispondere all'emergere di nuove tecnologie e al cambiamento delle aspettative dei clienti.

Le Supply Chain sono la spina dorsale delle aziende incentrate sul prodotto e hanno il maggiore potenziale per influenzare le prestazioni complessive. Il World Economic Forum riferisce che il 75% delle aziende manifatturiere, logistiche e di vendita al dettaglio si aspettano un impatto finanziario positivo dalle tecnologie digitali nelle loro catene di fornitura; i dati e la connettività sono fondamentali per la capacità delle aziende di servire clienti sempre più esigenti. I consumatori online si aspettano un servizio personalizzato e una risposta rapida in tutti i canali di acquisto. Allo stesso modo, i business leader vogliono catene di fornitura altamente reattive e più agili, in grado di elaborare rapidamente gli ordini dei clienti e di soddisfarli secondo le aspettative dei clienti.

Quali cambiamenti dovrebbero apportare le organizzazioni per garantire che le loro Supply Chain rimangano competitive?

L'impegno a modernizzare attraverso il cloud

Il passaggio al cloud è il primo passo verso la realizzazione di una supply chain agile e reattiva. Le applicazioni SCM on-site sono in genere di portata limitata e raramente progettate per supportare l'evasione rapida e informata degli ordini. Al contrario, una piattaforma cloud end-to-end è in grado di collegare prodotti, servizi e risorse con clienti, dipendenti e partner. Il risultato è visibilità, comunicazione e controllo completi e in tempo reale.

supply chain

Le caratteristiche principalidelle Supply Chain flessibili e dinamiche:

Potenti applicazioni basate sul cloud: Le moderne catene di approvvigionamento utilizzano soluzioni cloud:

  • Lavorare con sistemi e dispositivi diversi, in modo che chiunque, in più sedi, possa tenere sotto controllo le attività e i processi.
  • Analizzare grandi quantità di dati e fornire informazioni dettagliate ai membri della supply chain.
  • Utilizzare le funzionalità mobile per ottimizzare i processi, lavorare in modo più efficace e connettersi istantaneamente indipendentemente dalla posizione.

Tecnologie emergenti integrate: Le soluzioni cloud utilizzano sempre più spesso tecnologie avanzate, come l'intelligenza artificiale e l'apprendimento automatico. Elevare i livelli di automazione delle applicazioni e migliorare le decisioni aziendali attraverso modelli predittivi e prescrittivi e raccomandazioni. Forniscono inoltre la base per le aziende che desiderano trarre vantaggio da altre opportunità emergenti, come la catena di blocco per le reti commerciali private e le capacità di monitoraggio e tracciabilità.

Informazioni facilmente accessibili: Le soluzioni cloud forniscono una visibilità aggiornata su vari aspetti della supply chain, come l'inventario, lo stato dell'ordine e le spedizioni, nonché avvisi sui cambiamenti di stato che potrebbero influire negativamente sui risultati aziendali. Le applicazioni cloud possono anche fornire informazioni su eventi che un tempo erano difficili da rilevare utilizzando l'analisi integrata e la connettività dell'Internet degli oggetti (IoT). Ad esempio, merci fragili o deperibili possono essere monitorate per verificare le condizioni ambientali, come le variazioni di temperatura e umidità.

Scalabilità e sicurezza: Le applicazioni cloud sono più scalabili rispetto alle applicazioni locali. I nuovi utenti possono essere aggiunti più velocemente e senza richieste di hardware/software. Le applicazioni in sede non dispongono di questa capacità e questo ha limitato il modo in cui possono essere utilizzate per gestire le sfide della supply chain, come i picchi stagionali della domanda. Con il cloud, ad esempio, un'azienda può implementare un sistema completo di gestione del magazzino (WMS) per gestire l'inventario stagionale in eccesso e poi spegnerlo quando non è più necessario. Ciò non era né economicamente sostenibile né fattibile dal punto di vista operativo ai tempi delle implementazioni di WMS in sede. Un altro vantaggio dell'utilizzo di applicazioni SCM cloud è che i dati all'interno del sistema sono memorizzati dal fornitore di servizi in un data center altamente sicuro; questo significa che gli amministratori possono applicare immediatamente patch per affrontare il tipo di minacce informatiche emergenti in tempi rapidi che possono influenzare così rapidamente le moderne catene di fornitura.

Sistemi di facile manutenzione e aggiornamento: Le aziende devono essere in grado di concentrarsi sulla customer experience invece che sui limiti e sui cicli di vita delle loro applicazioni. Tutti gli aspetti della gestione delle applicazioni SCM sono più semplici nel cloud rispetto a quelli in sede: adozione, utilizzo, gestione, configurabilità e aggiornamenti. L'utilizzo di una piattaforma cloud end-to-end elimina anche una sfida comune alle applicazioni legacy in cui l'adozione delle funzionalità SCM dipende e spesso è subordinata all'ERP di base. Molte catene di fornitura non possono cambiare rapidamente i processi aziendali o adottare tecnologie emergenti perché gli aggiornamenti delle loro applicazioni SCM in sede possono avvenire solo dopo che è stata completata un'importante implementazione ERP o un aggiornamento del rilascio, un processo che a volte può richiedere anni.

Un partner all'altezza: Avere un partner cloud che non solo ha profonde competenze tecniche, ma anche una comprovata esperienza di business, può rendere un aggiornamento della supply chain più facile e di maggior successo. Non esistono due catene di fornitura uguali e un partner con una lunga esperienza nell'architettura e nel supporto di soluzioni aziendali per tutti i tipi di aziende può portare preziosi extra sul tavolo. Ad esempio, Oracle ha una vasta base installata di clienti SCM sia in sede che nel cloud.

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Lamborghini spinge sul menswear con Swinger International

Automobili Lamborghini vuole essere presente sul mercato dell'abbigliamento maschile. Fondata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini già fondatore della Lamborghini Trattori, la sede e l'unico stabilimento produttivo sono da sempre situati a Sant'Agata Bolognese, dove lavorano oltre 1.400 dipendenti.

Grazia alla prtnership con Swinger International la collezione menswear del marchio bolognese debutterà tra non molto tempo a Milano presso un nuovo concept retail dedicato. Swinger International nasce a Verona nei primi anni Settanta dalla passione professionale di Dino Facchini e Lully Dalli Cani. L'iniziale produzione artigianale di jeans assume nel tempo uno stile sche porta l'azienda a diversificare il prodotto acquisendo nel tempo sempre nuove licenze tra cui le collaborazioni con marchi top come Laura Biagiotti, Missoni, Fendi. A partire dal 2009 entra nel portafoglio licenze anche Versace Jeans e quindi Roberto Cavalli Class. Tra i brand anche il marchio Genny.

lamborghini entra nel menswear
lamborghini menswear

L’apertura rientra nella strategia di espansione della distribuzione del brand, che ha pianificato di sviluppare la già esistente rete distributiva di circa 30 nazioni con la personalizzazione di corner e negozi monobrand per la prossima P/E 2020.

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