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Mipel: cresce l’esportazione della pelletteria italiana

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Dal 10 al 13 febbraio, al polo Fieramilano di Rho, ha avuto luogo la 115esima edizione di Mipel, la fiera della pelletteria. In occasione della conferenza stampa, Centro Studi Confindustria Moda ha reso noti i dati preconsuntivi del settore, realizzati per Assopellettieri. Da questi risulta che la pelletteria italiana ha realizzato un export di quasi 6,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 10,3%, ma con una diminuzione del 5,7% dei chilogrammi esportati ed un aumento del prezzo medio al kg del 17%.

La Francia è stata interessata dall’andamento negativo nelle quantità (-13,6%), così come Regno Unito (-24,6%) e Spagna (-9,3%). Al contrario, Svizzera (+24,9% in valore e +24,2% in quantità) e Germania (+6,3%) sono i mercati che hanno fatto registrare risultati positivi anche per chilogrammi esportati. In crescita anche i dati riguardanti i Paesi extra-UE, che raggiungono il 12% in più per valore e un 8% in più per quantità, in particolare grazie a Far East e Nord America. In generale, la crescita si assesta intorno all’8,6%, con un attivo di 4,13 miliardi nel saldo commerciale dei primi dieci mesi del 2018.

Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono stati i temi principali di quest’ultima edizione di Mipel, ma non sono mancate alcune novità: 50 nuovi espositori hanno preso parte alla manifestazione organizzata da Aimpes Servizi, con il supporto di Ice-Agenzia e Mise e promossa da Assopellettieri. Tra questi possiamo citare Cabin Zero, John Richmond e La Martina. Ma ci sono stati, inoltre, quasi 20 ritorni (Valigeria Roncato e Caterina Lucchi) e diverse conferme (come Discord by Yohji Yamamoto e Vivienne Westwood).

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Milano guida la moda italiana

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Il territorio di Milano e provincia ha raggiunto, nei primi nove mesi del 2018, 5,2 miliardi di euro (+6,4%) di export di prodotti di moda, diventando così leader in Italia. I risultati arrivano da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, su dati Istat e del Registro delle Imprese e Aida – Bureau van Dijk, che segna un +3,6% dell’intera Lombardia (10 miliardi) e un +2,3% in tutta Italia (39 miliardi).

Dal rapporto risulta inoltre che le aziende milanesi di moda impiegano 91 mila addetti, a fronte dei 192 mila in Lombardia e 846 mila in tutto il Paese, con un giro d’affari di oltre 20 miliardi. Milano rappresenta quindi il 6% del settore italiano per imprese, l’11% per addetti e più del 20% per ricavi.

L’Italia conta 221 mila imprese operanti nel fashion e la ricerca stabilisce la supremazia lombarda (34 mila), con Campania (32 mila) e Toscana (28 mila) al seguito. Milano si conferma la prima città in Lombardia anche per numero di aziende (13 mila), seguita a grande distanza da Brescia (4 mila), Bergamo e Varese (più di 3 mila), Como e Monza e Brianza (più di 2 mila). Se invece si considera il numero di imprese a livello nazionale, il capoluogo lombardo si classifica al terzo posto, superato da Napoli (21 mila) e da Roma (15 mila).

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Borsa 2018: bene lusso e sportswear

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La crescita economica della Cina ha subito un rallentamento nel 2018, registrando il risultato più basso dal 1990 (+6,6%). Questo ha avuto delle conseguenze sulle performance dei grandi nomi del lusso in Borsa, ma senza causare gravi danni. L’analisi di Pambianco sulla variazione dei titoli delle aziende della moda e del lusso nel 2018 definisce quest’ultimo un anno di transizione, come il precedente. In questo clima di incertezza, il fast fashion continua a retrocedere, ma lusso e sportswear crescono.

Il rallentamento del mercato cinese e l’abbassamento del giudizio sul settore da “neutral” a “underweight” da parte degli analisti (come Morgan Stanley) hanno causato una perdita di terreno per i titoli del lusso. Ma, anche se le performance sono ben lontane dai risultati registrati a chiusura del 2017, la situazione europea è di generale crescita: Kering (+17%), Brunello Cucinelli (+11,8%), Hermès (+10,8%), Lvmh (+9,1%) e Aeffe (+5,8%) sono riuscite a mantenere parte dei guadagni dei primi mesi dell’anno, grazie anche ai risultati rassicuranti dell’ultimo trimestre. Il 2018, comunque, prima dell’ottobre “nero”, è stato un anno brillante per molti titoli, come Moncler (+12,9%), che ha registrato le performance migliori di sempre. Puma (+18,6%) e Adidas (+12,2%) guidano i risultati positivi dello sportswear.

Per Burberry (-0,6%), che è reduce da una transizione manageriale e stilistica, Salvatore Ferragamo (-18,4%), Hugo Boss (-22,7%) e Tod’s (-29,4%), le performance sono invece negative. Subiscono poi un forte rallentamento le società in fase di riassetto come Stefanel (-60,7%) e Safilo (-76,4%), ma anche Ovs, che paga le conseguenze della sfortunata operazione svizzera con Sempione Fashion. Il fast fashion, infine, continua la sua discesa anche nel 2018: Next (-8,7%), H&M (-20,4%) e Inditex (-20,5%).

La situazione americana vede lo sportswear protagonista indiscusso: Lululemon (+52,6%), Columbia Sportswear (+16,4%), Under Armour (+15,7%). Nike ha toccato picchi molto alti di crescita (86 dollari per azione) durante l’anno, per poi chiudere con un +18,1% (74,14 dollari). Skechers ha invece registrato un risultato negativo (-40,5%), penalizzata da un pesante secondo trimestre; mentre Fossil si è ripresa abbondantemente (+81,8%) dopo diversi esercizi in declino.

Il lusso americano non replica le buone performance delle società europee, segnando bruschi cali o timide crescite: Ralph Lauren (+0,7%), Tiffany (-22,8%), Tapestry (-23,2%), la ex Michael Kors, ora Capri Holdings (-40,8%), che ha fatto i conti con lo scetticismo degli analisti sul costo di acquisizione di Versace, e L Brands (-54,1%), che subisce il calo di popolarità di Victoria’s Secret.

In Asia, infine, sono stati presi a campione dieci titoli. Di questi, solo due hanno chiuso in positivo: Fast Retailing (+26,7%) e Semir (+16,6%). Tra le società in calo, invece, troviamo anche Prada (-8,7%).

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2018: l’anno del database autonomo

By Jeffrey Erickson | Director of Content Strategy

A marzo del 2018, Oracle rilasciava il primo database autogestito al mondo. Un progresso tecnologico realizzato in decenni e che è arrivato nel momento di maggior pressione per il mondo degli affari.

All’inizio dell’anno, Adam Burden, Chief Software Engineer di Accenture, ha dichiarato che il ritmo del cambiamento tecnologico sarà sempre più veloce. Le aziende si aspettano dati più sicuri, ma anche più accessibili, vogliono soddisfare le variazioni della domanda e pagare solo quello che usano. “Per far fronte a questo, Accenture ha dovuto rivedere il modo in cui saranno costruiti i sistemi. E l’Autonomous Database di Oracle è un ottimo esempio di come sarà realizzato”, ha detto Burden.

Rilasciato a marzo, l’Autonomous Data Warehouse di Oracle è il primo database autonomo sviluppato per supportare le imprese anche in pesanti attività di analisi e reportistica. Ad agosto l’azienda ha lanciato l’Autonomous Transaction Processing, ideato per carichi di lavoro standard, compresa l’elaborazione delle transazioni e delle query. In entrambi i casi, l’apprendimento automatico è una funzionalità fondamentale e influenza anche l’infrastruttura cloud sottostante per attività come l’installazione delle patch o la messa a punto del database senza alcun coinvolgimento umano, eliminando il rischio di errore, migliorando la sicurezza dei dati e le performance. Secondo Larry Ellison, CTO e Presidente esecutivo di Oracle, è stata una delle cose più importanti che l’azienda abbia mai fatto.

L’Autonomous Database, però, in quanto primo database autonomo in grado di gestire tutti i carichi di lavoro di un’azienda, ha suscitato molte perplessità tra professionisti e dirigenti aziendali. Come migliora la sicurezza? Cosa lo rende autonomo? Ecco le risposte ad alcune delle domande più frequenti.

Cosa rende il database veramente autonomo?

Implementare in pochi minuti un database aziendale e poi lasciare che si gestisca da solo è un’esperienza totalmente nuova. Chiedersi come sia possibile, quindi, è inevitabile.

L’Autonomous Database è un servizio cloud completamente gestito, quindi il database viene eseguito su server nei data center cloud. Viene erogato tramite le Exadata Database Machine, progettate nello specifico per supportare al meglio le performance del database Oracle su carichi di lavoro ad alte prestazioni e ad alta disponibilità. Anche se la funzione autonoma del database è nuova, si basa su diverse funzionalità di automazione che Oracle ha costruito negli anni nel proprio software database e nell’hardware Exadata. Le funzioni autonome hanno come obiettivo la riduzione dei costi operativi, eliminando l’onerosa e ripetitiva amministrazione manuale, automatizzando e riducendo gli errori umani. Inoltre, lasciano agli esperti di database il tempo per collaborare con gli sviluppatori su attività più importanti, come la gestione e l’analisi dei dati.

Come può migliorare la sicurezza dei dati?

L’Autonomous Database è stato progettato per migliorare la sicurezza dei dati rispetto ai database standard, correggendosi da solo non appena viene rilevata una certa vulnerabilità o una patch è pronta ad essere installata. Russ Lowenthal, responsabile della sicurezza dei database di Oracle, sottolinea l’importanza di questa automazione; troppo spesso è difficile programmare i tempi di inattività per gestire manualmente le patch, oppure non si conoscono tutti i database che hanno bisogno di un aggiornamento. “Questo toglie immediatamente un enorme peso dalle spalle dei CIO e degli amministratori di database” (Lowenthal).

Come ha spiegato Larry Ellison nel suo keynote all’Oracle OpenWorld, il database autonomo funziona sull’infrastruttura cloud di nuova generazione di Oracle che rappresenta una nuova architettura del cloud pubblico convenzionale. L’infrastruttura di seconda generazione protegge il perimetro dei server cloud dei clienti e li isola l’uno dall’altro per evitare che un attacco possa espandersi all’interno del cloud per rubare o manipolare i dati. L’infrastruttura cloud e il Database Oracle, in aggiunta, sfruttano le più recenti tecniche e gli algoritmi di machine learning per aiutare a trovare ed eliminare, senza l’intervento umano, gli attacchi nocivi provenienti dai bot degli hacker.

Come possono utilizzarlo le aziende?

Centinaia di migliaia di aziende utilizzano già il Database Oracle per la gestione dei dati. L’automatizzazione semplifica l’implementazione e l’esecuzione di nuovi database o lo spostamento in cloud dei database e dei data warehouse già esistenti; grazie al cloud, le aziende possono ottenere più valore dai propri dati.

Anche una grande azienda può muoversi come una startup utilizzando il database autonomo. Come ha dimostrato Mark Rittman, noto esperto di analisi dei dati e CTO di MJR Analytics, l’unica differenza consiste nel fatto che la startup ottiene la sua agilità grazie a strumenti di analisi open source, mentre la grande azienda, grazie al data warehouse cloud autonomo, ha rapido accesso a strumenti d’analisi potenti, con tutta la scalabilità, la sicurezza e la prevedibilità a cui sono abituati.

Un altro esempio dal mondo delle startup in rapida crescita è dato da Drop Tank, che fornisce programmi di ricompensa dedicati alle stazioni di servizio e che permettono ai clienti di accumulare punti da utilizzare presso compagnie aeree, catene di alberghi e aziende di beni di consumo. L’Autonomous Data Warehouse di Oracle è diventato per l’azienda un modo per gestire i dati e garantire ai partner globali una rapida analisi, anche nell’ottica della grande crescita prevista. Il CEO Dave VanWiggeren prevede di raddoppiare le localizzazioni in rete entro la fine del 2019, da 3.500 a 7.000, ma di arrivare a superare anche le 30.000 nel futuro, e che le transazioni aumentino di 50 volte; allo stesso tempo, i loro competitor si chiederanno come sia possibile fare tutto questo con sole 20 persone.

L’Autonomous Transaction Processing Database, che è disponibile da agosto 2018, permette a chi lo utilizza di avere un database autonomo adatto per le transazioni commerciali online. Il database, infatti, risponde immediatamente quando si aggiorna un saldo bancario, quando si ordinano delle parti o quando si acquista da un catalogo, anche se diverse persone usano quell’applicazione nello stesso momento. Questo rappresenta un vantaggio anche per gli sviluppatori che sono liberi di implementare un potente database Oracle ad uso generico. “Hanno a portata di mano la piattaforma di database più performante e ricca di funzionalità, in tempi e a costi minori rispetto all’on-premise”, ha detto Maria Colgan di Oracle.

Gli amministratori di database devono temere per il proprio lavoro?

I CIO delle aziende apprezzano la sicurezza e il risparmio che derivano da un database che si gestisce completamente da solo. “I costi della manodopera per patch, provisioning e tuning del database sono praticamente eliminati”, ha affermato il Vicepresidente esecutivo di Oracle Andy Mendelsohn. Ma cosa resta per i DBA?

Mentre il lavoro quotidiano del database è gestito da Oracle, la modellazione dei dati e la messa a punto dell’applicazione restano compito degli amministratori. La richiesta di esperti che comprendano le nuove capacità dei database basati sul cloud è infatti molto alta. Secondo l’esperto di database di Oracle Penny Avril, la parte divertente del lavoro dei DBA è ancora presente e, anzi, ora possono svolgerla davvero, non dovendosi più occupare di altro.

“Avere meno manopole da girare non è una cosa negativa. Il fatto che ci siano meno possibilità di commettere errori è un bene”, ha sottolineato Jim Czuprynski, esperto Database Architect e autore di diverse pubblicazioni sulle tematiche legate all’argomento. “I database si occuperanno del lavoro sporco, così che i DBA possano passare a lavori più importanti”.

Come riduce i costi il database autonomo?

Nel cloud si paga quello che si usa, quindi, meno si usa, meno si paga.

All’Oracle OpenWorld 2018, Larry Ellison ha mostrato i database Autonomous Data Warehouse e Transaction Processing con lo stesso carico di lavoro di Redshift e Aurora di Amazon Web Services. Il benchmark ha mostrato che l’Autonomous Data Warehouse Cloud, rispetto al database di analisi Redshift, ha elaborato il carico di lavoro nove volte più velocemente, con un costo otto volte inferiore. Nel confronto tra Autonomous Transaction Processing Cloud e Aurora, il database Oracle è stato undici volte più veloce e otto volte più economico.

L’azienda è così sicura di offrire una soluzione più veloce e meno costosa di Amazon che garantisce di dimezzare la spesa dell’infrastruttura di quest’ultima, se si spostano i carichi di lavoro del database Oracle all’Autonomous Database.

Cosa verrà dopo? Database autonomo all’interno del tuo data center

Alcune aziende, oltre ai vantaggi del database autonomo, vorrebbero conservare i dati nei propri data center per motivi legati alla regolamentazione e alla sicurezza; già nel 2019, a detta di Ellison, questo sarà possibile. La popolare opzione Cloud at Customer di Oracle, con cui le aziende eseguono il Cloud Oracle nel proprio data center, potrà gestire il database autonomo. “Premi un pulsante e il tuo database Cloud at Customer diventa Autonomous Database Cloud at Customer”.

“Con il database autonomo si elimina l’intervento e l’errore umano. Non c’è niente da imparare, niente da fare”, ha riassunto Ellison. “I vostri sviluppatori così diventano più produttivi, creando nuove applicazioni e facendo un lavoro migliore di analisi dei dati e il vostro sistema sarà più affidabile”.

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Blockchain: la tecnologia per tutelare il “made in Italy”

By Guest Author

Carlo Ferro, nuovo Presidente dell’ICE (l’Istituto nazionale per il Commercio Estero), vuole contrastare la frenata dell’economia utilizzando la blockchain. Questa la prossima linea strategica, per la promozione del commercio estero, presentata al Sole 24 Ore.

Il Mise (Ministero dello Sviluppo) vorrebbe servirsi della blockchain per garantire la tracciabilità dei prodotti made in Italy e difendere così i brand dalla contraffazione, problema che colpisce la moda e altri settori. Il protocollo blockchain andrebbe ad assicurare la disponibilità in rete di informazioni certificate e si potrà accedere a queste informazioni attraverso un’etichetta o con una digital tag leggibile tramite smartphone. L’ICE, quindi, collaborando con il Mise, dovrà diventare un centro di competenza digitale che metta a disposizione delle piattaforme standard per le imprese che esportano.

Startup e micro e piccole imprese saranno le principali protagoniste di questo piano di tracciabilità, con particolare attenzione alla quota export del Sud che si progetta di incrementare dal 12 al 20%.

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Industria 4.0: la moda cerca 50mila lavoratori

Dal mondo della moda arriva un allarme occupazione al contrario: servono circa 50.000 addetti nei prossimi cinque anni.

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A fine novembre, durante l’ultima edizione di Job&Orienta, Sistema Moda Italia ha presentato un’elaborazione di Unioncamere sull’evoluzione attesa della domanda di lavoro in Italia. Le stime dicono che, nel periodo tra 2017 e 2021, serviranno quasi 50mila lavoratori in tutti i segmenti della filiera della moda. Le aziende del settore vivono da tempo questo allarme occupazionale al contrario rispetto alla generale situazione del paese. Questo bisogno di nuove figure da inserire, che si prevede diventerà sempre più urgente, riguarda i diversi comparti produttivi ed è il risultato di due fattori. La nuova riforma pensionistica, infatti, potrebbe causare l’uscita dal mondo del lavoro di molte figure chiave nella manifattura che dovranno essere rimpiazzate. Ma l’alta richiesta sarà dovuta anche alla necessità dell’industria 4.0 di addetti che sappiano coniugare manualità e conoscenze digitali.

L’industria 4.0, che prevede un ingresso massiccio dell’information technology nelle aziende, è un tema sempre più attuale e concreto nel settore della moda. Le stime dei principali distretti industriali confermano questa tendenza: nel territorio di Biella serviranno 1200 addetti nel settore tessile nei prossimi cinque anni; Firenze, invece, ha ricercato 3000 persone nella pelletteria negli ultimi due anni e i lavoratori da inserire nella parte nord della Toscana sono 1100. Il Veneto, infine, presenta una situazione in cui il ricambio è fondamentale: più di un terzo dei 60mila addetti della moda ha più di 50 anni. Le associazioni confindustriali dei singoli distretti, in accordo con le scuole professionali locali, si stanno già adoperando per far fronte alla domanda e per garantire ai più giovani una visione più concreta del lavoro nel settore della moda.

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Filatura italiana in crescita

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Tra il 23 ed il 25 gennaio, si è tenuta a Firenze, alla Fortezza da Basso, l’84esima edizione di Pitti Filati, l’appuntamento internazionale di riferimento del settore dei filati per maglieria. “Questa edizione di Pitti Immagine Filati – dice la nota ufficiale – beneficia del contributo straordinario del Ministero dello Sviluppo Economico e Agenzia Ice, nell’ambito del Piano Speciale 2018-2019 a sostegno delle fiere del made in Italy. Il contributo è dedicato al potenziamento delle attività di ospitalità, media relations e pubblicità”.

La manifestazione è stata suddivisa in tre sezioni: Pitti Filati, con 82 espositori, Fashion at Work, 21, e KnitClub, 16. Per un totale di 119 marchi presenti a questa edizione e 4.300 buyer (lo scorso anno i compratori sono stati pochi di più, 4.350). In termini di presenze straniere, erano presenti i mercati di Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Spagna.

Il 2018 è stato definito un anno “complessivamente discreto” per la filatura italiana, secondo il Centro Studi di Confindustria Moda per Sistema Moda Italia. Il fatturato del settore è stato stimato in crescita del 2,7%, superando i 2,9 miliardi di euro, tenendo conto delle elaborazioni preliminari. Secondo le stime, il valore della produzione ha subito un aumento del 2,1%, circa 1,8 miliardi di euro. Ma è l’export a segnare un vero e proprio cambio di tendenza: dal -0,4% del 2017 al +3,6% dello scorso anno (854 milioni). L’import, invece, dovrebbe registrare un lieve calo, stimato a 882 milioni di euro (-0,5%).

Secondo un’indagine campionaria condotta da Confindustria Moda su un panel di aziende associate a Smi, il settore ha manifestato un timido segnale positivo anche a livello occupazionale. La filatura laniera ha subito una flessione nel primo trimestre (-1,9%), per poi raggiungere un leggero aumento nel terzo (+0,5%).

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Kering ai vertici per sostenibilità

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Per il secondo anno consecutivo, Kering si conferma l’azienda più sostenibile al mondo nella sezione Textiles, Apparel & Luxury Goods, secondo il Global 100 Index 2019, l’indice stilato dalla rivista Corporate Knights. Durante il World Economic Forum, a Davos, in Svizzera, sono stati presentati i risultati e l’azienda si è aggiudicata anche il secondo posto nella classifica generale che comprende le società di tutti i settori.

Il Global 100 Index, uno degli indici più autorevoli in materia di sostenibilità aziendale, tiene conto delle performance delle imprese, nel lungo periodo, a livello economico, ambientale e sociale. “Le attività di Kering – riporta una nota aziendale – sono state sottoposte a una valutazione basata su 21 indicatori chiave (KPI), tra cui gestione delle risorse, gestione del personale, gestione finanziaria, performance dei fornitori e clean revenue.” Ed è proprio in quest’ultimo indicatore, che misura la percentuale di ricavi derivanti da prodotti o servizi che apportano benefici ambientali o sociali ben definiti, che il gruppo ha riportato il punteggio più alto.

Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability Officer e Responsabile affari istituzionali di Kering, si è dimostrata onorata di questo riconoscimento: “Non solo perché testimonia il nostro impegno pluriennale per integrare le best practice per la sostenibilità nei processi aziendali, ma anche perché rappresenta la conferma che il successo economico e finanziario non può essere disgiunto da traguardi così importanti sotto il profilo sociale e ambientale”.

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Kidswear: l’88esima edizione di Pitti Bimbo

By Guest Author

Dal 17 al 19 gennaio si è svolta a Firenze l’88esima edizione di Pitti Bimbo, la manifestazione dedicata alla moda per bambini. Alla Fortezza da Basso sono state presentate 564 collezioni autunno/inverno 2019-20 childrenswear, di cui il 58% provenienti dall’estero. L’evento, progettato su una superficie espositiva di circa 47mila metri quadrati, ha confermato le ormai consuete sezioni: Apartment, Ecoethic, Sport Generation, SuperStreet, KidFizz, Fancy Room (con il doppio degli espositori rispetto al passato) e ActiveLab e The Nest (che si spostano agli Archivi).

Durante la manifestazione, hanno avuto luogo alcuni eventi, tra cui una mostra e una capsule collection di Patrizia Pepe, per festeggiare il 60esimo compleanno della celebre Barbie. Hello Kitty, invece, in occasione del suo 45esimo anniversario, è diventata protagonista di Fashion Comics, il progetto ideato dal designer Alessandro Enriquez, con tre sfilate firmate Pitti Immagine e il fashion show serale di Monnalisa e i défilé dei brand Stefania e del collettivo di aziende spagnole Children’s Fashion from Spain.

Questa edizione ha segnato inoltre il debutto di Belumbury Fashion Group nel mercato del kidswear, con la collezione Tot del brand Au197Sm. Ma anche di un nuovo progetto per Pitti Immagine: un programma di laboratori e workshop gratuiti per la famiglia, in partnership con le più importanti istituzioni museali di Firenze.

La moda junior nel 2018 vede una crescita del 2,3% del turnover, superando così i 2,9 miliardi di euro. Si prevede una chiusura positiva sia per l’export che per l’import (rispettivamente +6,5% e +0,9%) ed un calo del 2% nel mercato interno. Questi i dati del kidswear elaborati da Smi (Sistema Moda Italia).

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L’Intelligenza Artificiale aiuta a predire il futuro

By Lynne Sampson | Managing Editor

Mark Hurd, CEO di Oracle, ha sempre sostenuto l’importanza dell’intelligenza artificiale e la possibilità di ottenere vantaggi nel presente. Mentre altri leader preferiscono concentrarsi sul suo potenziale a lungo termine. Grazie all’ERP Cloud e ad altre suite in cloud di Oracle, che dispongono di un’IA integrata in una serie di funzioni strategiche critiche, anche i CFO e gli altri esperti finanziari si stanno rendendo conto di questi vantaggi.

Hurd si aspetta risultati significativi già a breve termine, come, per esempio, il fatto che il 90% delle applicazioni aziendali in cloud avrà integrato l’IA entro il 2020. “L’intelligenza artificiale si rivolge in primo luogo agli uomini d’affari”, dice Hurd, “in particolare nel contesto di ciò che le capacità decisionali e di problem solving dell’IA possono fare per la loro azienda, il loro dipartimento o la loro attività”.

Come può l’intelligenza artificiale nella soluzione ERP Cloud di Oracle aiutare gli attuali leader aziendali a prevedere il futuro? A livello base, questa tecnologia promette di eliminare gli errori di inserimento e tabulazione manuale dei dati. Anche i professionisti più esperti ed affidabili potrebbero, infatti, raggiungere un tasso di errore dall’1 al 3%, se non addirittura superiore. E, anche se i singoli errori hanno un costo minimo, nel complesso possono influire considerevolmente sui profitti.

Con l’automazione del processo di inserimento dei dati, quindi, si elimina il rischio di errore manuale, risparmiando così tempo e denaro. “Il 30% del tempo dedicato alle attività finanziarie viene speso sui fogli di calcolo per produrre manualmente report e insight”, spiega Hurd. Liberando questo tempo, i responsabili finanziari potranno dedicarsi alla strategia e alle proiezioni future attraverso l’analisi dei dati.

L’assistenza dell’intelligenza artificiale ha benefici anche nell’analisi dei dati. Hurd, durante l’Oracle OpenWorld 2018, ha sottolineato l’aiuto che le persone potrebbero ricavarne quando si tratta di trovare un senso in grandi quantità di dati: “L’automazione ridurrà il tempo necessario per svolgere compiti che oggi sono semplicemente impossibili da compiere per gli esseri umani. La quantità di dati di cui le aziende dispongono va oltre le capacità anche del data scientist più esperto. Non è vero per l’apprendimento automatico. Con l’abilità di trasformare i dati in informazioni, l’IA vi aiuterà a vendere di più e a risparmiare di più”.

Gli utenti dell’ERP Cloud di Oracle forniscono risultati reali a supporto di queste informazioni. Fox River Water Reclamation District, per esempio, ha ridotto del 30% il tasso di errore di previsione e dell’80% il tempo di raccolta dei dati con l’ERP Cloud e l’EPM Cloud di Oracle. Analogamente, RCD Espanyol ha ridotto il proprio tasso di errore di più del 25% e ha migliorato di oltre il 20% la produttività aziendale, grazie alle funzionalità di automazione dell’IA della soluzione ERP Cloud.

I CFO, però, possono sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale anche utilizzando altre suite cloud di Oracle. L’azienda ha integrato l’IA anche nella soluzione HCM Cloud, come ha ricordato Hurd durante il suo keynote dell’Oracle HCM World 2018, per aiutare il personale delle risorse umane a cercare, selezionare e assumere in maniera più efficiente, per soddisfare le esigenze aziendali. L’automazione data dall’intelligenza artificiale aiuta anche, dopo l’assunzione, a formare, far crescere e premiare i dipendenti. Questi ultimi si sentiranno così più valorizzati, acquisiranno competente fondamentali e contribuiranno alla crescita dell’azienda.

Le persone amano predire il futuro, ma le previsioni restano soltanto delle ipotesi, se non sono sostenute da buoni dati. L’intelligenza artificiale non può sostituire l’ingegno umano, ma può stimolarlo dando alle persone più tempo, informazioni migliori e un’analisi dei dati più veloce. Così potranno concentrarsi sulla ricerca del significato dei numeri, invece che perdersi tra di loro.

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ERP Cloud e Autonomous Database: il successo di Oracle

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Oracle ha rilasciato il database autonomo all’inizio dello scorso anno e, al momento del suo lancio, Larry Ellison, Presidente esecutivo e CTO dell’azienda, ha ritenuto che l’eliminazione degli errori umani avrebbe rappresentato un grande punto di forza della soluzione automatizzata. Così come l’eliminazione del costo del lavoro umano per la patch, la messa a punto, l’aggiornamento e la sicurezza del database.

Entrambi i vantaggi hanno poi avuto grande valore per i clienti, ma il vero punto di forza dell’Autonomous Database di Oracle è stato un altro. Secondo Ellison, infatti, la velocità di installazione e la spinta alla produttività sono le caratteristiche che più hanno convinto le imprese, lasciando ai loro sviluppatori più tempo per dedicarsi ad altre attività.

“Abbiamo avuto clienti che hanno messo in funzione i loro database letteralmente in 15 minuti, mentre solitamente ci vogliono 15 giorni”, ha detto Ellison il 17 dicembre commentando i risultati del secondo trimestre fiscale 2019. “Il fatto che i team esistenti di amministratori di database, i nostri principali clienti, possano rendersi drasticamente più produttivi e ottenere dieci volte di più nello stesso periodo di tempo, rispetto a quello che potevano fare prima del database autonomo, è stato il risultato più sorprendente per i nostri clienti”.

Ellison ha anche evidenziato le due iniziative strategiche che determinerebbero il successo di Oracle: l’Autonomous Database basato sul cloud e le due suite di applicazioni ERP Cloud, che comprendono quelle finanziarie, di approvvigionamento, di pianificazione della produzione e altre applicazioni di base.

I clienti di Oracle sono quasi 6.000 per la suite ERP Cloud e più di 16.000 per NetSuite. Mark Hurd, CEO dell’azienda, ha riportato i risultati di queste due soluzioni cloud di ERP: un tasso di crescita del fatturato combinato del 34% nel secondo trimestre. Grazie all’Autonomous Database e alle nuove capacità di guida autonoma con cui ha arricchito la soluzione già leader del mercato, Oracle ha raggiunto il più grande vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti degli ultimi quarant’anni, ossia da quando l’azienda è nel mercato dei database. Le prestazioni di questa nuova soluzione, infatti, stanno spingendo i clienti a spostare i loro database on-premise nel cloud.

Blockchain: opportunità e valore per l’azienda

By Mark Hurd | CEO di Oracle

La blockchain, il registro digitale per la condivisione sicura delle informazioni, suscita, come ogni tecnologia emergente, molto entusiasmo. I CEO delle aziende, però, più che al suo funzionamento, sono interessati al suo valore in termini di incremento dei ricavi, aumento della produttività, razionalizzazione dei costi e migliore esperienza per il cliente.

Sono due le opportunità fornite dall’utilizzo della blockchain. Innanzitutto, non bisognerebbe considerarla come un’applicazione autonoma, ma sfruttare le funzionalità garantite dall’integrazione nelle più importanti funzioni aziendali, come supply chain, finanza e risorse umane. Un produttore di farmaci, ad esempio, potrebbe utilizzare la blockchain per tracciare i propri prodotti lungo l’intero processo di approvvigionamento, produzione e consegna. In questo modo avrebbe la registrazione di ogni fase, combattendo il rischio di contraffazione.

Utilizzare una blockchain integrata nella supply chain, basata sul cloud, dell’azienda significa poter contare su monitoraggio e tracciabilità maggiori, senza la necessità di un team di esperti di questa tecnologia per la sua implementazione. Inoltre, questa integrazione permetterebbe all’azienda di fare molto di più che tenere semplicemente sotto controllo le merci.

La blockchain rappresenta una soluzione anche per le piccole e medie imprese, perché si tratta di una tecnologia basata sul cloud. Un piccolo birrificio californiano, per esempio, la sta utilizzando per tracciare il luppolo, il malto e il lievito utilizzati nella preparazione della sua birra e sta trasmettendo queste informazioni ai propri clienti. La differenza con il passato è che prima una piccola azienda come questa non avrebbe avuto le risorse IT necessarie per trarre vantaggio da una tecnologia così all’avanguardia.

Si può dire lo stesso anche di altre tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale. Quest’ultima, nel giro di qualche anno, sarà infatti integrata in ogni applicazione aziendale e grandi e piccole imprese potranno ricavarne dei benefici.

Un’opportunità unica

La blockchain fornisce alle aziende anche una seconda opportunità, quella di creare una rete unica.

Il potenziale datore di lavoro di un neolaureato, per esempio, vorrà sapere se il candidato ha davvero partecipato a quei corsi o se ha raggiunto il titolo di studio che sostiene. I college e le università, quindi, potrebbero creare una rete in cui inserire le informazioni sul percorso di laurea degli studenti in una blockchain di fiducia, con limiti di accesso e regole per la condivisione dei dati. Essere parte di questa rete coordinata sarebbe utile per tutti, istituzioni, studenti e datori di lavoro.

Questa rete, inoltre, potrebbe essere collegata alle applicazioni aziendali. Se l’azienda fosse in grado di accedere alle informazioni della blockchain fornite dai college, entrambe le parti risparmierebbero il tempo necessario a verificare tali informazioni e il team delle risorse umane potrebbe concentrarsi sulla ricerca dei migliori candidati.

La blockchain può quindi creare valore per l’azienda in due modi: utilizzando le funzionalità della blockchain integrata nelle principali attività aziendali e creando reti uniche con i partner e i clienti.

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La Cina traina il lusso

I risultati del terzo trimestre smentiscono le previsioni di una frenata nel settore del lusso, ancora trainato dalla Cina. La prospettiva è ora la normalizzazione del gigante asiatico e un approccio selettivo da parte delle aziende.

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Lo scorso ottobre Morgan Stanley ha declassato il settore del lusso, portando i titoli da “neutral” a “underweight”, ritenendo sopravvalutate le azioni dell’alto di gamma. Secondo l’investment bank di New York, inoltre, la fiducia dei consumatori cinesi ha già raggiunto il suo apice e non ammette crescita. A smentire queste previsioni sono arrivati i risultati del colosso francese del lusso, Lvmh. Il direttore finanziario, Jean Jacques Guiony, ha annunciato che il gruppo ha registrato un aumento delle vendite del 10% nei primi nove mesi dell’anno (33,1 miliardi di euro) e lo stesso risultato nei ricavi del solo terzo trimestre. Risultati che rendono la Cina, insieme agli Stati Uniti, la piazza più dinamica del gruppo.

Dati positivi arrivano anche dalla concorrenza. I ricavi di Kering nel terzo quarter sono cresciuti del 27,6% (3,4 miliardi), registrando un +27,1% (poco meno di 10 miliardi) se si considerano i primi nove mesi d’esercizio. Anche in questo caso è l’area dell’Asia-Pacifico a raggiungere grandi risultati: +33% per il gruppo e +42% per la sola Gucci.

Le aziende italiane confermano questo andamento ed è soprattutto Moncler a ridurre i timori con i primi risultati del progetto Genius. Nei primi tre trimestri i ricavi sono aumentati del 18% (872,7 milioni di euro), mentre nel solo terzo quarter il fatturato ha segnato un rialzo del 15,2% (379,1 milioni). Nel 2017 l’area dell’Asia e del Resto del Mondo riportava un +19% nello stesso periodo in cui, ora, il risultato sale a +32% per l’azienda guidata da Remo Ruffini.

L’Asia è il primo mercato per ricavi per Salvatore Ferragamo e la Cina in particolare potrebbe contribuire alla ripresa della maison. Dopo due trimestri in discesa, infatti, il terzo si è chiuso con un incremento dei ricavi del 3,9% (298,2 milioni di euro). Nel colosso asiatico, inoltre, anche i negozi a gestione diretta hanno registrato un aumento dell’1%.

Nonostante la crescita si stia normalizzando e Hong Kong stia perdendo quota, secondo un’analisi della banca d’investimento americana Merrill Lynch, che suggerisce alle aziende un approccio selettivo, l’interesse della Cina verso il lusso europeo resta alto. Alle stesse conclusioni è giunta anche Mediobanca Securities: “Nonostante i recenti timori, la domanda cinese sta mostrando più una normalizzazione che un rallentamento e resta il motore della crescita del settore nel medio-lungo termine”. Infine, è lo stesso Presidente cinese Xi Jinping a prevedere di raggiungere i 26mila miliardi di euro di merci importate in 15 anni.

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Gucci debutta nel mercato dei gioielli di lusso

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La prossima estate, tra giugno e luglio, Gucci farà il suo ingresso nel mercato della gioielleria di lusso. Lo ha dichiarato a Le Figaro François-Henri Pinault, CEO del gruppo Kering, precisando che la linea sarà composta da 200 pezzi, arricchita da numerose pietre preziose colorate e prodotta interamente in Italia. L’obiettivo del gruppo francese, inoltre, è di utilizzare, entro due anni, oro proveniente da giacimenti al 100% sostenibili.

Il colosso parigino controlla già le maison Boucheron e Pomellato e, con il debutto di Gucci, conferma il proprio interesse verso il segmento dei preziosi. “L’universo estremamente ricco e molto particolare di Alessandro Michele oggi vi si presta. Le parure che sta creando per Gucci si assicureranno un loro posto sul mercato in modo naturale”, continua Pinault.

Il terzo trimestre di esercizio si è concluso in modo positivo per la maison guidata da Marco Bizzarri, che ha sfiorato un +35% e un giro d’affari di 2 miliardi di euro e ha trainato la performance del gruppo (+27,6% e 3,4 miliardi di euro). Il buon risultato di Gucci è seguito dal +16,5% di Yves Saint Laurent (446,9 milioni) ed ha contribuito ad una crescita del 27,1% del giro d’affari di Kering (9,8 miliardi di euro) nei primi 9 mesi del 2018.

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Stealth Day 2019 – Designing Fashion Future

Reshoring e internazionalizzazione: così le eccellenze italiane tessono il futuro della moda in Italia e nel mondo.

21 febbraio 2019, Spazio Eventiquattro di Milano. Fissato l’appuntamento per lo Stealth Day, l’annuale evento dedicato alla Community Stealth, sempre alla ricerca di nuove idee per continuare a tessere il futuro della moda in Italia e nel mondo.

Tra mercati globali, millennials, nuove sfide dei retailers e dell’omnichannel, i brand della moda sono costretti a reinventarsi e ad evolvere nel tempo. Ma, cambiando, come possono continuare a rappresentare la propria identità?

Alcuni grandi brand della moda affrontano l’evoluzione accostando sensazioni, stili, media, stoffe, racconti del prima e del dopo. Come si può coniugare la crescita trasversale dall’Italia al mondo intero?

Dedagroup Stealth supporta così i propri clienti del settore della moda, affiancando le aziende italiane nei loro progetti di crescita, nel nostro paese e nel mondo. Costruisce nuove reti di partnership per diventare più grande, solida e affidabile. Si avvicina sempre di più alle esigenze dei clienti in questo modo, aprendo, integrando e trasformando Stealth, the Fashion Platform.

In che modo occorre trasformare i processi con cui il settore del fashion realizza la commistione tradizione e evoluzione? Come si possono coniugare presente e futuro, marchi di fabbrica storici e traiettorie di sviluppo futuro?

Sono questi i temi che verranno affrontati durante lo Stealth Day 2019.

L’evento è privato e si può accedere solo su invito

Agenda

Il programma è in fase di definizione, i titoli e l’ordine degli interventi potrebbero subire delle modifiche.

Designing Fashion Future: scenari evolutivi, testimonianze, approcci per comprendere la Moda. Tra oggi e domani
  • 9:00 - Registrazione e Welcome Coffee
  • 10:00 - Tessere il futuro
  • Mimmo Solida - CEO, Dedagroup Stealth
  • 10:15 - Roma, Firenze, i marketplace globali
  • Frederic Munoz, COO, Fendi
  • 10:35 - Tessere maglie globali: da Carpi con amore
  • Federico Tamburini, Organization Director - Logistics, BPM e IT, Twinset
  • 10:55 - La manifattura tra reshoring e mercati globali
  • Anusha Couttigane - Principal Fashion Analyst, Kantar Consulting
  • 11:40 - Scarpe italiane, passo globale
  • Luca Tonello, Sales & Channel Director, Dedagroup Stealth
  • 12:10 - Il Made in Italy software: fare eccellenza in Italia e nel mondo
  • Gianni Camisa, CEO, Dedagroup
  • 12:30 - Pranzo placé
  • Posti limitati
Una piattaforma per continuare a crescere, in Italia e nel mondo: un pomeriggio di approfondimenti sulla Stealth Platform
  • 14:30 - Stealth Platform Innovation (work in progress)
  • Michele Lotto, Presales Manager, Dedagroup Stealth
  • 15:00 - Stealth GO! Lo Stealth prêt-à-porter
  • Fabrizio Paltrinieri, Business Developer, Dedagroup Stealth
  • 15:10 - Come creare in azienda un circolo virtuoso fra Dati, Conoscenza e Azione
  • Alessandro Pasqua, COO, Data Life
  • 15:20 - La tecnologia RFID, formidabile abilitatore per la moda dei Millennials
  • Arcangelo D'Onofrio, CEO, Temera
  • 15:30 - Seamless Store Experience: qualità e tracciabilità del Back Office di Negozio, in pochi click
  • Ilaria Solida, Senior Enterprise Solution Consultant, Dedagroup Stealth
  • 15:40 - Gli strumenti alla base di una strategia Omnichannel efficace: S-Orchestrator
  • Marco Cecchi, Business Analyst, Dedagroup Stealth
  • 15:50 - Ovunque nel mondo: i passi e le best practices per potenziare il processo di localizzazione
  • Barbara Giudici, Consultant, Dedagroup Stealth
  • 16:00 - Il Cloud Enterprise per le soluzioni applicative in ambito fashion aperte all'innovazione
  • Angelo Seminati, Middleware Business Development Manager, Oracle Italia
  • 16:10 - I laboratori vanno in Cloud, la scelta strategica ideale per semplificare la collaborazione nella produzione distribuita
  • Fernando Garcia, Information System Project Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:20 - Un approccio visuale all'analisi e controllo dell'efficienza operativa
  • Paolo Sarinelli, Market Line Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:30 - Networking coffee e saluti

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