Realtà aumentata, assistenti vocali, negozi senza commessi, riconoscimento facciale, e-payment: questi i risultati del Lanieri Fashion Tech Insight 2018.
di ANDREA FROLLA'
I Millennials amanti della moda apprezzano sempre di più negozi self-service, assistenza vocale e realtà aumentata, senza dimenticare la frontiera del riconoscimento facciale. Si ha quindi la convinzione che il fashion sarà un settore sempre più influenzato dall’impatto delle nuove tecnologie. Con il pagamento digitale che conferma la sua considerevole importanza sugli acquisti. Dal Lanieri Fashion Tech Insights 2018, il report annuale sui trend tecnologici in ambito moda, realizzato dall’Istituto Piepoli, emergono queste indicazioni.
I Millennials dominano il contesto evolutivo, soprattutto quando si parla di innovazione digitale. Il 60% dei nati tra gli anni Ottanta e il Duemila, i più avvezzi al progresso tecnologico, ritiene che in futuro saranno sempre più incisivi realtà aumentata, chatbot e altre tecnologie. Ma i Millennials sono anche molto più propensi alla multi-canalità, quando si tratta di acquistare abbigliamento, rispetto al campione totale degli italiani. Non emergono infatti grosse differenze tra desktop, mobile e negozio, ma prediligono l’interazione tra essi. Il 31% dei Millennials compra infatti sia in store sia sul web (il campione totale si ferma al 21%). Non si può però dire che il negozio tradizionale risulti sconfitto dai nuovi canali: solo il 17% dei più giovani lo sceglie in esclusiva, ma la percentuale sale al 69% se si considerano le persone di età superiore ai 54 anni.

A generazioni diverse corrispondono abitudini diverse, ma anche diverse aperture al futuro. Se per un pesante 49% degli italiani quello dell’addetto alle vendite resta un ruolo fondamentale, senza il quale non effettuerebbe acquisti, il 38% gradisce invece un punto vendita dove comprare autonomamente, con il solo ausilio del proprio smartphone. Per i Millennials, però, la tendenza è opposta: il 58% farebbe shopping in negozio, ma senza casse e commessi. E il 33% aumenterebbe addirittura i propri acquisti in negozio del 50%, se potesse farli in queste condizioni. I risultati sono molto simili se si guarda al riconoscimento facciale, tecnologia utile per offrire un servizio personalizzato, sia online che nel punto vendita, ma anche per suggerire all’utente capi e accessori in base ad abitudini e comportamenti. Resta però una tecnologia utile per migliorare la shopping experience online (30%) e offline (32%) solo per il 62% dei Millennials, perché la metà degli italiani non la utilizzerebbe per via della privacy.
Quasi la metà dei consumatori italiani (44%) apprezza la realtà aumentata. Percentuale che aumenta (65%) per i Millennials. Altra tecnologia presa in considerazione è l’assistenza virtuale con i chatbot, che guidano il consumatore come veri e propri personal shopper. Il 23% indica come caratteristica più gradita di questo strumento hi-tech la possibilità di trovare prodotti e finalizzare l’acquisto rapidamente, il 18% il migliore e più diretto servizio al cliente e il 14% la customer experience più efficiente nel punto vendita e personalizzata in base ai propri gusti. D’altra parte, però, una considerevole parte della popolazione italiana non ha ancora dimestichezza con queste tecnologie. Il 41% degli intervistati, infatti, si ritiene poco informato per poter rispondere a domande sui benefici degli assistenti virtuali.
Viene infine confermato l’effetto traino dei pagamenti digitali. Si pensi al caso delle cripto valute: il 79% degli italiani non le possiede e dichiara di non esserne interessato, ma ci sono buone possibilità che in futuro abbiano un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo. Il report afferma, più in generale, che la diffusione di metodi di pagamenti digitali innovativi accrescerebbe considerevolmente la propensione all’acquisto per metà del campione intervistato. Come sottolineato più volte, è ancora la fascia dei più giovani a pesare maggiormente in positivo. Un Millennials su tre, infatti, aumenterebbe i propri acquisti del 50%, se potesse utilizzare modalità di pagamento all’avanguardia.
Il rapporto Lanieri-Piepoli aggiunge la blockchain come altro fenomeno destinato ad entrare nel dibattito fashion, giudicandola in modo positivo per la crescita del Made in Italy. Informazioni riguardo l’autenticità o l’imitazione di un capo d’abbigliamento, se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto vengono fornite con assoluta certezza ai clienti dai microchip che usano la blockchain. Tutti questi dati potranno essere consultati dallo smartphone e il 19% degli intervistati ritiene che ciò aiuterà a prevenire la contraffazione e verificare la provenienza dei materiali. Sempre presente l’attenzione alla privacy: il 21% del campione reclama una maggiore protezione dei dati quando si effettuano pagamenti online e il 19% che i dati personali non siano condivisi a terzi senza il proprio consenso.
“Lo studio ha evidenziato consumatori sempre più attenti a una shopping experience innovativa, dove le tecnologie emergenti stanno passando da una dimensione di nicchia a fenomeni in grado di condizionare le dinamiche di acquisto di milioni di persone”. Commenta così Simone Maggi, il CEO di Lanieri. “Abbiamo puntato fin da subito su un approccio ibrido fashion-tech applicato alla qualità del Made in Italy. E con scelte pioneristiche come l’apertura ai pagamenti in Bitcoin vogliamo dare un contributo all’evoluzione dell’intero settore. Si tratta di una rivoluzione agli inizi, ma che sta già dando ottimi risultati sia sul mercato domestico sia, in particolare, sull’export. Per questo è fondamentale che ad abbracciarla siano tutti gli attori del sistema moda italiano”.

