Moda e ambiente: la trasformazione digitale

Intelligenza artificiale e realtà aumentata rivoluzioneranno la moda e il lusso, aiutando anche l’ambiente.

Di Andrea Daniele Signorelli

Le nuove tecnologie hanno ormai rivoluzionato moltissimi settori. Il mondo della moda, però, sembrava essere rimasto più tradizionale, incentrato più sulla creatività degli stilisti e sulla personalizzazione dei prodotti, piuttosto che sull’utilizzo degli algoritmi.

La situazione attuale, però, non conferma le previsioni. Durante il convegno Digital Difference in Luxury Good, organizzato da Microsoft a Parigi, infatti, si è parlato di intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che hanno fatto il loro ingresso anche in questo settore. Katharina Vandamme-Eyebesfeld, fondatrice della start-up Becoco, ha rassicurato sul fatto che la tecnologia non andrà a rimpiazzare l’uomo: “Solo gli stilisti conoscono il DNA di un marchio e cosa può avere successo o meno. Nel mondo della moda, dove conta più di ogni altra cosa l’intuizione e la creatività, la tecnologia può essere solo di supporto”.

Secondo Becoco, l’intelligenza artificiale può servire a risolvere un problema che ha grande impatto economico, ma anche ambientale: gli sprechi costituiti dai resi degli acquisti online. In che modo? Aumentando la soddisfazione del cliente. “Solo il 3% degli abiti disponibili su un sito di e-commerce si può adattare alle forme di ogni donna. È per questo che abbiamo creato un algoritmo di machine learning integrabile su ogni piattaforma e che, attraverso domande semplici e intuitive, è in grado di selezionare i capi più adatti al singolo utente”. Questa tecnologia, quindi, andrebbe a ridurre l’altissima percentuale (70%) di vestiti ordinati online, che vengono poi restituiti e che, spesso, non possono essere rimessi in vendita.

Anche un’altra start-up, EON, vede la tecnologia come ottimo strumento per la salvaguardia dell’ambiente in un settore, ad oggi, estremamente inquinante. “Ogni anno, il 90% dei tessuti con cui vengono prodotti 150 miliardi di capi finisce in discarica. Integrando le etichette per l’identificazione digitale (RFID) direttamente nei tessuti, è possibile tenere sempre traccia dei materiali con cui sono fatti i vestiti; aumentando drasticamente la percentuale di capi riciclati e permettendo anche a questo settore di sfruttare i benefici dell’economia circolare”, spiega la fondatrice di EON Natasha Franck.

“È il comportamento dei consumatori a dettare come deve agire chi opera nel nostro settore”, così Edoardo Zegna, responsabile dell’omnichannel marketing di Ermenegildo Zegna, spiega perché il marchio è stato tra i primi a sbarcare in tutte le piattaforme digitali cinesi di commercio elettronico. “Il digitale è presente in ogni aspetto della vita dei consumatori, e noi dobbiamo farci trovare dove i clienti sono”.

Quali sono le previsioni per il futuro? “Nel giro di dieci anni, le persone passeranno moltissimo tempo indossando i visori per la realtà aumentata; questo avrà un impatto anche sul mondo della moda”, afferma Matthew Drinkwater, il responsabile dell’innovazione del London College of Fashion. Ma la tecnologia della realtà aumentata, probabilmente, non sarà utilizzata solo per permettere ai consumatori di visualizzare i modelli 3D dei vestiti direttamente da casa o per vederli indossati da un avatar virtuale. Drinkwater ricorda il successo dei vestiti virtuali per gli avatar nei videogiochi, quindi perché non immaginare un futuro in cui potremo indossare abiti digitali che soltanto chi userà un visore potrà vedere?

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