2018: l’anno del database autonomo

By Jeffrey Erickson | Director of Content Strategy

A marzo del 2018, Oracle rilasciava il primo database autogestito al mondo. Un progresso tecnologico realizzato in decenni e che è arrivato nel momento di maggior pressione per il mondo degli affari.

All’inizio dell’anno, Adam Burden, Chief Software Engineer di Accenture, ha dichiarato che il ritmo del cambiamento tecnologico sarà sempre più veloce. Le aziende si aspettano dati più sicuri, ma anche più accessibili, vogliono soddisfare le variazioni della domanda e pagare solo quello che usano. “Per far fronte a questo, Accenture ha dovuto rivedere il modo in cui saranno costruiti i sistemi. E l’Autonomous Database di Oracle è un ottimo esempio di come sarà realizzato”, ha detto Burden.

Rilasciato a marzo, l’Autonomous Data Warehouse di Oracle è il primo database autonomo sviluppato per supportare le imprese anche in pesanti attività di analisi e reportistica. Ad agosto l’azienda ha lanciato l’Autonomous Transaction Processing, ideato per carichi di lavoro standard, compresa l’elaborazione delle transazioni e delle query. In entrambi i casi, l’apprendimento automatico è una funzionalità fondamentale e influenza anche l’infrastruttura cloud sottostante per attività come l’installazione delle patch o la messa a punto del database senza alcun coinvolgimento umano, eliminando il rischio di errore, migliorando la sicurezza dei dati e le performance. Secondo Larry Ellison, CTO e Presidente esecutivo di Oracle, è stata una delle cose più importanti che l’azienda abbia mai fatto.

L’Autonomous Database, però, in quanto primo database autonomo in grado di gestire tutti i carichi di lavoro di un’azienda, ha suscitato molte perplessità tra professionisti e dirigenti aziendali. Come migliora la sicurezza? Cosa lo rende autonomo? Ecco le risposte ad alcune delle domande più frequenti.

Cosa rende il database veramente autonomo?

Implementare in pochi minuti un database aziendale e poi lasciare che si gestisca da solo è un’esperienza totalmente nuova. Chiedersi come sia possibile, quindi, è inevitabile.

L’Autonomous Database è un servizio cloud completamente gestito, quindi il database viene eseguito su server nei data center cloud. Viene erogato tramite le Exadata Database Machine, progettate nello specifico per supportare al meglio le performance del database Oracle su carichi di lavoro ad alte prestazioni e ad alta disponibilità. Anche se la funzione autonoma del database è nuova, si basa su diverse funzionalità di automazione che Oracle ha costruito negli anni nel proprio software database e nell’hardware Exadata. Le funzioni autonome hanno come obiettivo la riduzione dei costi operativi, eliminando l’onerosa e ripetitiva amministrazione manuale, automatizzando e riducendo gli errori umani. Inoltre, lasciano agli esperti di database il tempo per collaborare con gli sviluppatori su attività più importanti, come la gestione e l’analisi dei dati.

Come può migliorare la sicurezza dei dati?

L’Autonomous Database è stato progettato per migliorare la sicurezza dei dati rispetto ai database standard, correggendosi da solo non appena viene rilevata una certa vulnerabilità o una patch è pronta ad essere installata. Russ Lowenthal, responsabile della sicurezza dei database di Oracle, sottolinea l’importanza di questa automazione; troppo spesso è difficile programmare i tempi di inattività per gestire manualmente le patch, oppure non si conoscono tutti i database che hanno bisogno di un aggiornamento. “Questo toglie immediatamente un enorme peso dalle spalle dei CIO e degli amministratori di database” (Lowenthal).

Come ha spiegato Larry Ellison nel suo keynote all’Oracle OpenWorld, il database autonomo funziona sull’infrastruttura cloud di nuova generazione di Oracle che rappresenta una nuova architettura del cloud pubblico convenzionale. L’infrastruttura di seconda generazione protegge il perimetro dei server cloud dei clienti e li isola l’uno dall’altro per evitare che un attacco possa espandersi all’interno del cloud per rubare o manipolare i dati. L’infrastruttura cloud e il Database Oracle, in aggiunta, sfruttano le più recenti tecniche e gli algoritmi di machine learning per aiutare a trovare ed eliminare, senza l’intervento umano, gli attacchi nocivi provenienti dai bot degli hacker.

Come possono utilizzarlo le aziende?

Centinaia di migliaia di aziende utilizzano già il Database Oracle per la gestione dei dati. L’automatizzazione semplifica l’implementazione e l’esecuzione di nuovi database o lo spostamento in cloud dei database e dei data warehouse già esistenti; grazie al cloud, le aziende possono ottenere più valore dai propri dati.

Anche una grande azienda può muoversi come una startup utilizzando il database autonomo. Come ha dimostrato Mark Rittman, noto esperto di analisi dei dati e CTO di MJR Analytics, l’unica differenza consiste nel fatto che la startup ottiene la sua agilità grazie a strumenti di analisi open source, mentre la grande azienda, grazie al data warehouse cloud autonomo, ha rapido accesso a strumenti d’analisi potenti, con tutta la scalabilità, la sicurezza e la prevedibilità a cui sono abituati.

Un altro esempio dal mondo delle startup in rapida crescita è dato da Drop Tank, che fornisce programmi di ricompensa dedicati alle stazioni di servizio e che permettono ai clienti di accumulare punti da utilizzare presso compagnie aeree, catene di alberghi e aziende di beni di consumo. L’Autonomous Data Warehouse di Oracle è diventato per l’azienda un modo per gestire i dati e garantire ai partner globali una rapida analisi, anche nell’ottica della grande crescita prevista. Il CEO Dave VanWiggeren prevede di raddoppiare le localizzazioni in rete entro la fine del 2019, da 3.500 a 7.000, ma di arrivare a superare anche le 30.000 nel futuro, e che le transazioni aumentino di 50 volte; allo stesso tempo, i loro competitor si chiederanno come sia possibile fare tutto questo con sole 20 persone.

L’Autonomous Transaction Processing Database, che è disponibile da agosto 2018, permette a chi lo utilizza di avere un database autonomo adatto per le transazioni commerciali online. Il database, infatti, risponde immediatamente quando si aggiorna un saldo bancario, quando si ordinano delle parti o quando si acquista da un catalogo, anche se diverse persone usano quell’applicazione nello stesso momento. Questo rappresenta un vantaggio anche per gli sviluppatori che sono liberi di implementare un potente database Oracle ad uso generico. “Hanno a portata di mano la piattaforma di database più performante e ricca di funzionalità, in tempi e a costi minori rispetto all’on-premise”, ha detto Maria Colgan di Oracle.

Gli amministratori di database devono temere per il proprio lavoro?

I CIO delle aziende apprezzano la sicurezza e il risparmio che derivano da un database che si gestisce completamente da solo. “I costi della manodopera per patch, provisioning e tuning del database sono praticamente eliminati”, ha affermato il Vicepresidente esecutivo di Oracle Andy Mendelsohn. Ma cosa resta per i DBA?

Mentre il lavoro quotidiano del database è gestito da Oracle, la modellazione dei dati e la messa a punto dell’applicazione restano compito degli amministratori. La richiesta di esperti che comprendano le nuove capacità dei database basati sul cloud è infatti molto alta. Secondo l’esperto di database di Oracle Penny Avril, la parte divertente del lavoro dei DBA è ancora presente e, anzi, ora possono svolgerla davvero, non dovendosi più occupare di altro.

“Avere meno manopole da girare non è una cosa negativa. Il fatto che ci siano meno possibilità di commettere errori è un bene”, ha sottolineato Jim Czuprynski, esperto Database Architect e autore di diverse pubblicazioni sulle tematiche legate all’argomento. “I database si occuperanno del lavoro sporco, così che i DBA possano passare a lavori più importanti”.

Come riduce i costi il database autonomo?

Nel cloud si paga quello che si usa, quindi, meno si usa, meno si paga.

All’Oracle OpenWorld 2018, Larry Ellison ha mostrato i database Autonomous Data Warehouse e Transaction Processing con lo stesso carico di lavoro di Redshift e Aurora di Amazon Web Services. Il benchmark ha mostrato che l’Autonomous Data Warehouse Cloud, rispetto al database di analisi Redshift, ha elaborato il carico di lavoro nove volte più velocemente, con un costo otto volte inferiore. Nel confronto tra Autonomous Transaction Processing Cloud e Aurora, il database Oracle è stato undici volte più veloce e otto volte più economico.

L’azienda è così sicura di offrire una soluzione più veloce e meno costosa di Amazon che garantisce di dimezzare la spesa dell’infrastruttura di quest’ultima, se si spostano i carichi di lavoro del database Oracle all’Autonomous Database.

Cosa verrà dopo? Database autonomo all’interno del tuo data center

Alcune aziende, oltre ai vantaggi del database autonomo, vorrebbero conservare i dati nei propri data center per motivi legati alla regolamentazione e alla sicurezza; già nel 2019, a detta di Ellison, questo sarà possibile. La popolare opzione Cloud at Customer di Oracle, con cui le aziende eseguono il Cloud Oracle nel proprio data center, potrà gestire il database autonomo. “Premi un pulsante e il tuo database Cloud at Customer diventa Autonomous Database Cloud at Customer”.

“Con il database autonomo si elimina l’intervento e l’errore umano. Non c’è niente da imparare, niente da fare”, ha riassunto Ellison. “I vostri sviluppatori così diventano più produttivi, creando nuove applicazioni e facendo un lavoro migliore di analisi dei dati e il vostro sistema sarà più affidabile”.

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