Oracle Autonomous Data Warehouse

fatturazione elettronica

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Dopo aver lavorato sull’Autonomous Data Warehouse di Oracle, Jim Czuprynski, esperto Database Architect e autore di diverse pubblicazioni sulle tematiche legate ai database, ci ha fatto sapere cosa ne pensa in merito. Larry Ellison, Presidente esecutivo e CTO dell’azienda, ha definito la nuova tecnologia “autogestita” e “una delle cose più importanti che abbiamo mai fatto”; queste riflessioni sono importanti anche per molti DBA che desiderano migrare ad un sistema autonomo, ma temono di perdere il lavoro.

Czuprynski riassume il nuovo software cloud in 3 parole: “niente più comandi”. Dettagliando la sua esperienza, Jim è sicuro che l’Autonomous Data Warehouse di Oracle sia in grado di mantenere la promessa di automatizzare gran parte del lavoro manuale speso nella creazione e gestione di un data warehouse; inoltre: elimina virtualmente gli errori umani, è continuamente aggiornato e corretto, può essere ridimensionato in modo che i clienti paghino solo per quello che usano e concede ai professionisti IT più tempo per creare nuove funzioni, piuttosto che limitarsi a mantenere e monitorare i database.

Un database autonomo per l’elaborazione delle transazioni e un data warehouse autonomo sono ora entrambi offerti da Oracle come servizi cloud.

“Avere meno comandi da azionare non è una cosa negativa – dice Czuprynski – Il fatto che la possibilità di sbagliare sia più bassa è un bene”. Ma ancora più importante dell’eliminazione dell’errore umano, è la considerazione sul ruolo dei DBA: “possono ora concentrarsi su quelle attività su cui non hanno mai avuto tempo di lavorare, aiutare gli sviluppatori a costruire applicazioni migliori. Possiamo finalmente portare il DBA in prima linea nella progettazione”.

I DBA sono preoccupati di cosa possa significare per loro questa transizione e Czuprynski, che in primo luogo ricopre il ruolo di database architect per Oracle alla ViON Corporation, comprende questa paura. Ritiene però che chi ha adottato nuove tecnologie di database, come interfacce visive e strumenti di monitoraggio avanzati, vedrà come un’opportunità il passo verso l’automazione del lavoro di manutenzione dei database.

“Molti DBA hanno paura dell’autonomia, ma io la vedo come un moltiplicatore di forze”, continua Czuprynski che, dal 22 al 25 ottobre, presenterà due sessioni sul tema all’Oracle OpenWorld di San Francisco: in una dedicherà l’incontro proprio all’Autonomous Data Warehouse e, insieme ai suoi co-presentatori, parlerà della sua esperienza. Come ogni cosa, però, ha i suoi punti di forza e punti da migliorare.

Grazie all’Autonomous Data Warehouse, un DBA non dovrà più spendere molto tempo a monitorare il database, ma ci sono molte informazioni per rassicurare i team IT che il DB funzioni correttamente e abbia risorse sufficienti. L’esperto ha rilevato una bella interfaccia che mostra CPU e I/O utilizzati, insieme ad altri dati sulle prestazioni. “È un po’ più minimale rispetto all’Enterprise Manager di Oracle o ad altri strumenti di monitoraggio delle prestazioni di terze parti, ma è più che sufficiente”, perché secondo Czuprynski il punto cruciale è che non è più necessario un professionista esperto nel monitoraggio di questi controlli.

Quando si desidera eseguire il drill down in una query SQL, è possibile ottenere un report su quella query con un solo clic mentre il data warehouse è in esecuzione (Vd. Immagine). Poiché l’Autonomous Data Warehouse di Oracle è basato sul cloud, l’infrastruttura può adattarsi automaticamente alle mutevoli richieste di carico di lavoro, permettendo ai DBA di concentrarsi maggiormente sul lavoro di front end dell’architettura dei dati e di costruire sistemi e query migliori.

“Sarebbe meglio che i professionisti dei database si preoccupassero di migliorare le istruzioni SQL, piuttosto che gestire lo storage o apportare modifiche che potrebbero rendere una singola query più veloce ora, ma poi avere un effetto deleterio su una dozzina di altre query in un secondo momento. Questo perché in un’infrastruttura automatizzata, se un’istruzione SQL continua a non funzionare, significa che è sbagliata”. A conferma della sua teoria, Czuprynski aggiunge che l’errore umano si potrebbe verificare anche quando il DBA, dopo aver risolto un problema, dimentica di riportare i comandi all’impostazione originale.

I DBA dovranno scegliere l’approccio migliore per caricare i loro dati. Un esempio potrebbe essere SQL Loader, che può essere richiamato tramite script a riga di comando o attraverso lo strumento gratuito di Oracle GUI SQL Developer. “Ci vuole spazio di archiviazione supplementare per conservare i file di input di SQL Loader, ma può essere facilmente superato utilizzando il Cloud storage di Oracle, che è relativamente economico per conservare i file mentre vengono caricati.” “Anche Data Pump potrebbe rappresentare una soluzione ma”, secondo Czuprynski, “la sintassi per l’importazione dei dati richiede una particolare attenzione ai dettagli quando si specificano i nomi dei file di origine esportati”.

In generale, dunque, il consiglio che Czuprynski dà ai DBA è di avvalersi dell’automazione e di provare la tecnologia del Database Autonomo di Oracle. I corsi che ha tenuto in passato come docente dell’Università di Oracle, in cui ha insegnato a più di 2.000 DBA, si sono concentrati molto su come ottimizzare i database e i data warehouse per ottenere le migliori prestazioni – compiti che ora svolgerà l’Autonomous Data Warehouse, lasciando loro più tempo per attività più di valore.

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