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Oracle Internet Intelligence Map

L’Internet Intelligence Map di Oracle è uno strumento online con il quale si verifica in tempo reale lo stato di salute di Internet e l’impatto che avrebbe su scala globale un blocco della disponibilità della rete, con lo scopo di superare questi pericoli.

I punti critici sono messi in evidenza dal tool, disponibile online, e rappresentano i casi in cui si manifestano disastri, attacchi informatici o iniziative locali di chiusura della rete. Avrete a disposizione informazioni concrete sugli impatti che si potrebbero avere sul resto del pianeta. Un’unica dashboard mostra le statistiche sulla connettività per ogni paese basate su query, BGP e DNS che danno la possibilità di intervenire proattivamente, ideare strategie per ovviare ai problemi di connettività e limitare i danni.

Con Internet Intelligence Map, Oracle va ad ampliare la gamma di strumenti per migliorare l’esperienza del cloud, aumentandone la sicurezza e l’affidabilità.

Il rilancio del fashion e lifestyle italiano

Quanto viene sfruttato il digitale dai grandi marchi italiani? Poco; a rivelarlo è una ricerca presentata al Netcomm Focus Fashion & Lifestyle di Milano, in cui troviamo anche diversi esempi e consigli utili per creare nuovi servizi ai clienti sfruttando dati, cloud, AI e realtà virtuale.

di Piero Todorovich

Le aziende di moda e lifestyle sono molto importanti per il made in Italy, ma l’utilizzo delle tecnologie digitali non è ancora avanzato come dovrebbe. Dalla seconda edizione del Focus Fashion & Lifestyle, evento milanese di metà luglio organizzato da Netcomm, in collaborazione con Google e altri partner, con lo scopo di analizzare lo stato d’innovazione del settore a livello italiano e internazionale, è emersa questa situazione.

“Il numero degli e-shopper è cresciuto a livello globale da 1,77 miliardi del 2017 a circa 2 miliardi nel 2018 per un valore totale che quest’anno toccherà i 2.800 miliardi di dollari [fonte Statista, ndr]. Un terzo della popolazione mondiale compra online e di questo terzo, più della metà lo fa nell’ambito della moda e del lifestyle”. Queste le parole di Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ma che il numero di persone che si affidano agli acquisti online sia sempre in aumento non è una novità.

”La spesa nell’e-commerce per abbigliamento, scarpe e accessori ha raggiunto i 435 milioni di euro a livello mondiale, con la prospettiva di una crescita del 12% annuo fino al 2022, creando un nuovo contesto competitivo in cui l’innovazione digitale farà la differenza anche per le aziende italiane”. Questo significa “cambiamento dei prodotti, nuovi servizi, sistemi virtuali e weareable che producono informazioni e cambiano le modalità di contatto con il cliente”. Il 63% degli acquisti avviene ancora in maniera tradizionale, quindi i negozi non scompariranno, ma sarà necessario ricorrere a più tecnologia per migliorare l’esperienza del cliente. “Negozio, e-commerce, comunicazioni social devono essere integrati in ottica omnicanale per rispondere alle nuove attese dei consumatori”. Il 54% degli acquisti online si verifica in Cina, quindi è di vitale importanza l’internazionalizzazione anche per le realtà più piccole che operano nel settore.

La digitalizzazione che serve al business

Le aziende del fashion e del lifestyle non possono seguire un unico percorso per ogni brand o tipologia di cliente nel processo di digitalizzazione, ma in comune hanno la necessità di un approccio omnicanale verso i clienti, il miglioramento dei programmi di fidelizzazione e dell’esperienza in negozio per poter personalizzare le offerte real time, garantendo che sia i prodotti che i pagamenti immediati siano disponibili.

Il 60% dei rispondenti ad un’indagine McKinsey, rivolta ai professionisti del settore, è d’accordo sulla necessità di investire nell’integrazione omnicanale e nel marketing digitale. Il 34% investirebbe in CRM e programmi di loyalty, il 26% nel brand building e nella difesa del prezzo, mentre l’investimento IT per digitalizzare la value chain è sostenuto dal 24%.

“L’investimento IT è un fattore cruciale per consentire la disintermediazione nella vendita, raccogliere grandi quantità di informazioni sui comportamenti e desideri dei clienti con cui creare offerte più coerenti – spiega Liscia -. Le tecnologie consentono di digitalizzare tutta la catena del valore rendendo i processi più efficienti e rapidi”. In ogni strategia omnicanale, i pagamenti digitali sono un aspetto centrale: “Sono il mezzo più semplice per identificare il cliente e ottenere dati utili per mapparne le abitudini e gestire meglio la relazione”.

Marc Sondermann, CEO & Editor-in-chief di Fashion Magazine ed eBusiness Magazine, spiega la necessità di una accelerazione delle aziende italiane nella corsa verso la digitalizzazione. “Serve compiere un doppio salto di qualità, cambiando pelle, integrando il negozio fisico con l’online, impegnandosi per ottenere la massa critica necessaria a essere visibili a livello mondiale nelle nicchie d’interesse. La chiave di volta è nel roll-out delle competenze digitali per aumentare la reattività dell’impresa, mettere al centro il cliente e sfruttare le modalità digitali di comunicazione”.

Esempi di utilizzo delle tecnologie vengono offerti dall’ Industry Head Retail di Google Italia, Alessandra Domizi: “Digital assistant e intelligenza artificiale consentono di consigliare il consumatore, anticiparne e predirne i bisogni. Le impiega Zalando nel nuovo servizio Gift Finder che offre consigli a chi deve fare un regalo”. Il digitale aiuta l’industria del fashion a rendere l’offerta personalizzata “proponendo i capi che sono più adatti allo stile di vita dei clienti, oppure fatti su misura”.

La raccolta e l’elaborazione di dati in tempo reale permette di ridisegnare la catena del valore, fare offerte lampo, offrire capi simili a quelli che i visitatori vedono e fotografano in strada, sfruttando il riconoscimento d’immagine di Google Lens. Domizi riporta anche l’esempio della realtà aumentata, che offre ai clienti l’immagine dei capi indossati. “Ralph Lauren, in collaborazione con Oak Lab, ha creato un camerino digitale che, attraverso un lettore RFID delle etichette e uno schermo, mostra al cliente i capi simili o di differente colore rispetto a quelli provati, aiutando gli assistenti di vendita ad essere tempestivi”. L’impegno di Google nel settore della moda, però, non si limita allo sviluppo di applicazioni innovative basate su tecnologie AI e cloud, ma si impegna anche sul fronte della valorizzazione culturale attraverso contenuti divulgativi multimediali, realizzati in collaborazione con collezioni, musei e fondazioni di 40 Paesi, una decina dei quali italiani (Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia).

La situazione del mercato digitale e del “made in Italy”

“La penetrazione dell’e-commerce sul totale della spesa retail vale in Italia solo il 5% contro il 25% della Germania. Soltanto il 28% di chi compra nel fashion dichiara di farlo prevalentemente online, contro il 40% dei residenti USA”; queste le parole di Lars Feldscher, direttore di Atound Commerce per l’area Dach (Germania, Austria, Svizzera) da cui notiamo la differenza tra Italia e altri Paesi nel campo dell’e-commerce.

Il 61% degli italiani che acquistano prodotti fashion, inoltre, trovano poco piacevole l’utilizzo dei canali online, a differenza degli statunitensi che si fermano al 46%. “in compenso risultano più attivi nell’uso del cellulare per cercare o acquistare [70% contro il 58% dei tedeschi, ndr]. Gli e-shopper italiani hanno particolare predilezione per Amazon [il 49% realizza più di un quarto dei propri acquisti fashion, contro il 32% dei tedeschi, ndr] e usano i social per comunicare con le aziende [60%, contro il 50% degli statunitensi e il 48% dei tedeschi ndr]”. Netcomm e ContactLab hanno analizzato la competitività digitale di 19 brand italiani, basandosi su 180 parametri indicativi della “digital reach” (ossia la presenza strategica dei brand sui mercati e-commerce mondiali, principali e-tailer, ampiezza di gamma, attività di engagement e altri) e della “digital customer experience” (come qualità ed efficacia della navigazione sui siti, funzionalità delle app, procedure di acquisto online, servizi cross-channel). Pinko risulta dall’indagine come il brand più competitivo, piazzandosi bene in tutti i parametri considerati. Furla si classifica in seconda posizione, eccellendo nella “digital reach” (alto livello di globalizzazione dei servizi in Europa, Asia e USA). Il marchio Patrizia Pepe è invece al terzo posto per livello di interazione digitale offerta ai clienti. Marco Pozzi, Senior Advisor di ContactLab, spiega che “tutti i 19 marchi esaminati risultano attivi sui canali social, alcuni anche per la vendita diretta tramite Facebook e Instagram. Sono invece deboli nel supporto cross-canale”. Pozzi nomina la possibilità di ritirare, cambiare o restituire in negozio i prodotti acquistati online come servizi cross-canale più importanti. Infine, sempre secondo il Senior Advisor, molte aziende del fashion italiane, tra quelle che vendono online, non valorizzano a sufficienza la provenienza italiana delle merci e la realizzazione artigiana.

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Il mondo della gestione dei dati secondo Paul Sonderreger

di   Roland Smart

Scopri le nuove normative europee sulla privacy dei dati, che tra l'altro si riflettono ben oltre i confini dell'Unione Europea, su questa edizione del podcast OracleNext. L'esperto di dati Paul Sonderegger illustra come il quadro di gestione dei dati, che si estende quest'anno, possa avere un impatto sui consumatori - i quali raccolgono le informazioni - e sulle aziende che desiderano analizzarle.

Di questo parla anche Sonderegger, lo stratega capo dei dati di Oracle, intervistato dai giornalisti Michael Hickins e Barbara Darrow:

Come il passaggio al cloud computing stia complicando il modo in cui i dati vengono raccolti, archiviati e gestiti.
Come il F. Scott Fitzgerald test potrebbe essere un migliore indicatore di vera intelligenza artificiale (AI) rispetto al più comunemente applicato Turing test.
E come le suddette norme GDPR, ora in vigore in Europa, potrebbero spostare l'equilibrio di potere tra le persone il cui comportamento è osservato e le aziende che lo osservano.
È una bella chiacchierata, quindi siediti e divertiti. E per favore sintonizzatevi su Hickins, Darrow e i loro ospiti sulla serie OracleNext Iconoclasts.

Enjoy!

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Come risolvere i veri problemi di risorse umane?

di Rob Preston

In questo episodio di OracleNext ascolterete Rob Preston, che amplia il suo recente articolo su Forbes "Come risolvere i veri problemi con il vostro nuovo sistema HR". La storia si basa su una serie di interviste che Rob ha condotto con Wade Larson, il responsabile delle risorse umane di Wagstaff, un'azienda che progetta, produce, vende e assiste le apparecchiature industriali per la colata diretta a freddo per l'industria globale dell'alluminio.

In questo episodio Rob esplora:

- L'importanza critica di rivedere i processi HR che possono essere basati su requisiti obsoleti.
- Come affrontare l'implementazione di una soluzione HR basata su cloud.
- Come i dati sulle risorse umane hanno permesso a Wagstaff di guadagnare efficienza e di concentrare maggiori risorse sull'innovazione.

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Vi presentiamo OracleNEXT

OracleNext è un nuovo podcast con conversazioni ad ampio raggio su come le aziende stanno mettendo le tecnologie emergenti al lavoro. Dal cloud all'intelligenza artificiale, dalla catena di blocchi all'esperienza del cliente, le scelte critiche che compiamo oggi determinano la direzione da seguire per il nostro business.

Se avete apprezzato uno degli articoli che sono stati pubblicati su Forbes, The Wall Street Journal, Profit, Oracle Magazine o Oracle Blog, potete ascoltare OracleNext per conoscere le storie che stanno dietro a queste storie: sentirete direttamente i giornalisti veterani, i leader e i product manager Oracle, e avrete una visione interiore di come Oracle sta pensando e sviluppando la prossima generazione di tecnologie.

Enjoy!

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Campionato mondiale di calcio 2018: un tuffo nei dati con Oracle!

di Stefano Cassola 

 

La ventunesima edizione dei campionati mondiali di calcio entra nella fase cruciale e inizia a dare i suoi primi responsi. Tra qualche settimana, al fischio che chiuderà l’ultimo minuto dell’incontro decisivo, non avremo solo una squadra vincitrice. Ci saranno nuovi dati e statistiche che ci consentiranno di analizzare uno degli spettacoli sportivi più avvincenti da un punto di vista diverso.

Gli strumenti di analytics ci restituiscono infatti numerosi spunti dalle informazioni che, grazie alla tecnologia, è possibile incrociare, anche in ambito sportivo. Quanti gol si fanno in media? Il fattore “casa” aiuta a vincere la coppa per i paesi ospitanti? In quale stadio si segna di più? E i dati sugli arbitri e il numero di maglietta del capitano cosa hanno da raccontarci?

Tramite Data Visualization, Oracle ha condotto un’analisi per analizzare dei dati storici relativi alla World Cup, i cui risultati sono soprendenti.

La maglietta del capitano

Analizzando le informazioni dalle precedenti edizioni si conferma che il numero 10 è la maglietta più popolare: oltre 200 capitani l’hanno indossata finora. Subito dopo troviamo il numero quattro e – naturalmente – ogni capitano che ha avuto il ruolo di portiere ha sempre indossato il numero 1. Resta da chiederci se l’edizione in corso cambierà questo trend.

Arbitri e vincitori

Oracle ha analizzato la possibilità di correlazione tra la nazionalità dell’arbitro e l’esito di ciascuna gara. Naturalmente nessun direttore di gara può partecipare alle competizioni del proprio paese, ma potrebbe esserci qualche “bias” involontario? Fortunatamente non sono emerse particolari correlazioni. Alcuni paesi però hanno sempre vinto quando l’arbitro proveniva da un paese del loro stesso continente.  Una curiosità: nonostante la forte rivalità, arbitri inglesi hanno arbitrato molte partite in cui la Germania ha vinto e arbitri tedeschi hanno arbitrato molte partite in cui ha vinto l’Inghilterra. Sarà così anche quest’anno?

Il vantaggio di giocare in casa

Ospitare il torneo ha naturalmente dei vantaggi. Sia l’Inghilterra nel 1966 che la Francia nel 1998 hanno vinto la loro unica coppa del mondo da paese ospitante. Anche Uruguay (1930), Italia (1934) e Argentina (1978) hanno vinto una delle loro coppe quando il campionato si giocava a casa loro.

Ma il successo è più probabile se la coppa si gioca in un paese del proprio continente? Dai dati è emerso che alcune nazioni europee (Italia, Germania, Francia e Inghilterra) hanno avuto più successo giocando in Europa, e anche Uruguay e Argentina se la sono cavata meglio in Sud America.  Il Brasile è di un altro livello: ha vinto ovunque, in ogni continente.

In generale è più probabile vincere se si gioca nel proprio continente, ma questo trend nelle ultime due edizioni non si è verificato: infatti la Germania ha vinto in Brasile nel 2014 e Spagna nel 2010 ha vinto in Sud Africa. Al momento la nazionale russa se la sta cavando bene, vedremo se arriverà in finale.

Quanti gol si fanno?

Dagli anni 30 ai 50 le goleade non erano rare e in media si segnavano quattro/cinque reti a partita. Ma dagli anni 60 c’è stato un calo: meno di tre gol per gara. L’edizione che ha visto più gol in assoluto è stata la coppa giocata nel 54 in Svizzera, con una media di più di cinque gol a partita.

Metterla in rete: lo stadio conta?

Infine, si è analizzato in quali stadi e se i gol sono stati realizzati dalla squadra “in casa” o dalle altre. Lo stadio in cui si sono segnati più gol è il St. Jakob Stadium di Basilea, che nel 1954 ha ospitato solo sei partite ma per un totale di 44 gol. Uno stadio in cui sono segnati ancora più reti in realtà esiste: è l’Estadio Atzeca in Messico, che ha visto ben 52 reti, segnate però in due diverse edizioni (1970 e 1986).

Con Oracle Data Visualization non possiamo prevedere chi vincerà quest’anno, ma di certo è possibile soddisfare la sete di statistiche e, anche se siamo tutti d’accordo sul fatto che il calcio giocato non tema rivali, tra una partita e l’altra ci si può comunque divertire con qualche curiosità

RTT aiuta AUSER nella sua attività di supporto alla comunità

di: Guest Author

 

Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene

Con queste parole il filosofo e scrittore Denis Diderot parlava del rapporto tra le persone e di come ognuno di noi, oltre ad occuparsi degli altri, dovrebbe dialogare con loro per capire come meglio poterli aiutare.

In questa ottica e con questo spirito, RTT si è avvicinata ad AUSER e ai suoi volontari. Impegnata nel favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società, l'attività dell'associazione è rivolta in maniera prioritaria agli anziani e agli invalidi; per loro la persona è  protagonista e risorsa per sé e per gli altri in tutte le età.

In particolare il programma Filo d'Argento, attivo tutto l’anno su tutto il territorio nazionale, è lo strumento principale con cui Auser realizza le attività di sostegno e protezione e attraverso il quale gli anziani possono richiedere aiuto e venire in contatto con le strutture del territorio.
Gli interventi di sostegno riguardano l'accompagnamento protetto con auto, la consegna di pasti, spesa e farmaci a domicilio, piccoli aiuti e compagnia in casa, disbrigo pratiche burocratiche e attività di socializzazioni.

RTT ha pensato di partire dal territorio di Rovello, che ci ospita e ci ha adottato oramai da molti anni.
Siamo stati contattati da Auser e dal suo team di volontari che ci hanno mostrato in dettaglio tutti gli sforzi con cui hanno aiutato la popolazione di Rovello ed abbiamo deciso di supportarli nella loro opera. (A.Ghezzi)

Grazie anche alla collaborazione di Global Mobility System è  stato identificato il mezzo con le caratteristiche più adatte per permettere all'associazione di proseguire la sua opera. Da oltre 15 anni GMS collabora con i comuni e con le associazioni benefiche, realizzando e mettendo a disposizione i mezzi più adatti alle loro necessità, garantendone anche la manutenzione ed il supporto necessario per un corretto uso.

Venerdì scorso, alla presenza dei sindaci di Rovello Porro e di Turate, le attese e gli sforzi di tutti sono state ripagate ed è stato presentato il nuovo mezzo che aiuterà l'associazione a continuare la propria attività con un veicolo studiato per le loro necessità e per facilitare il compito dei volontari Auser che operano sul territorio.

Sei interessato a maggiori dettagli sulle attività svolte dall'associazione? Clicca qui per maggiori dettagli

 

Le aziende di successo hanno una cosa in comune: amano i dati

di: Guest Author

 

Se il mondo degli affari sembra muoversi molto più velocemente in questi giorni, è perché lo fa. Per molto tempo, il cambiamento è avvenuto lentamente. Prendete i cicli economici: Nel 1900, ci sono voluti circa 19 anni per passare dal fondo di una recessione alla cima di un picco. La vita si muoveva a un ritmo costante e controllabile. Le aziende sapevano chi erano i loro concorrenti e avevano tutto il tempo per adattarsi ai nuovi arrivati. Era tutto così semplice.

Ma poi è arrivata la tecnologia, seguita rapidamente dal cloud. E con essa, gigantesche quantità di dati da raccogliere e da elaborare, a una frazione del costo che aveva in passato. Innovare non significa più consumare denaro e tempo. Le barriere all'ingresso in nuovi mercati si sono abbattute, accelerando ulteriormente le ambizioni e l'innovazione. Ora, l'adozione di tecnologie emergenti è una necessità, non una scelta. Aspettate che qualcosa colpisca il mercato tradizionale, e il vostro business non sarà più in cima al menu, ma sarà divorato.

Se questo sembra troppo drammatico, allora basta chiedere alle persone che una volta lavoravano per Kodak, Blockbusters o i marchi iconici di Woolworth che non hanno innovato. MySpace e Friends Reunited, nessuno? Tale è la velocità del cambiamento che anche i perturbatori ottenere interrotto. Eravamo stupiti quando Amazon, eBay e Groupon ha preso solo un decennio per arrivare a $ 10 miliardi di fatturato annuo. Ora ci sono circa 30 aziende che sono passate da zero a 1 miliardo di dollari in quattro mesi.

I nuovi modelli di business dipendono dai dati

Hanno tutti una cosa in comune. Sono pazzi per i dati. Si sono resi conto che il modo per affrontare i loro concorrenti è quello di individuare modelli e anomalie nei dati più velocemente e più regolarmente rispetto al loro prossimo avversario. La società in più rapida crescita in questo momento (anche se credo che nel tempo che ci vuole per leggere questo articolo potrebbe essere tutto cambiato) è Jet. com - e tutto quello che fanno è utilizzare intelligenza artificiale e imparare a prevedere le variazioni di prezzo dei voli e battere il mercato.

Quando ho iniziato la mia carriera - quando ho comprato i miei vestiti da Woolworth e la mia prima macchina fotografica da Kodak - ho fatto un primo investimento come Jet.com. La vera differenza è che a loro non è costato quasi nulla per iniziare, solo alcuni strumenti di data base e know-how algoritmico. E ora stanno conquistando quote di mercato a velocità supersonica.

Esaminiamo la Cina. Già nel 2011, le sue vecchie grandi banche dominavano lo spazio dei pagamenti ai consumatori. Ora, non lo fanno. E quale soluzione di pagamento start-up sta causando loro preoccupazione? WeChat: un'applicazione di messaggistica le cui capacità sono cresciute ben oltre lo scopo originale. Dominare il tuo nemico è abbastanza difficile quando sai chi sono. Non è un caso, però.

Opportunità o minaccia, difesa o attacco; in entrambi i casi, la risposta deve essere l'azione. Ma si potrebbe dire che bisogna continuare: Sono un rivenditore di generi alimentari, o un produttore di automobili, e il mio business è fare la medicina o costruire case o dare consigli finanziari. Cosa so di tutto ciò che riguarda i dati?

Non è necessario. Ma avete bisogno di un partner che lo faccia. Avete bisogno di un partner che abbia la tecnologia, l'esperienza e il tempo per non farlo, che abbia le chiavi per sbloccare il vaso di segreti di Pandora nascosto nei vostri dati, che abbia la voglia e il know-how per innovare a tutta velocità e che possa portarvi con voi.

Con il TCO Calculator scopri quanto conviene passare al Cloud

di Stefano Cassola 

 

“Quanto budget IT si può risparmiare passando al Cloud?” è la domanda che ogni azienda si pone prima di adottare questa tecnologia. E con le imprese che confermano tale orientamento per soddisfare le loro esigenze IT (si prevede che la spesa globale IaaS nel 2019 sarà di 28 miliardi1 di dollari, con un aumento del 155% rispetto al 20152è importante fornire una rapida risposta.

Lo Iaas TCO Calculator messo a punto da Oracle ha proprio l’obiettivo di far comprendere quanto sia conveniente passare al Cloud e quanto sia semplice e veloce.

Disponibile gratuitamente, il calcolatore non solo aiuta gli utenti a valutare la differenza di costo tra la gestione On Premise e il Cloud infrastrutturale di Oracle, ma fornisce supporto in caso di migrazione del Data Center, per il trasferimento delle operations legate all’infrastruttura, per gestire il DevOps o creare ed eseguire le applicazioni native.

Veloce da usare - è sufficiente inserire alcune semplici informazioni - il calcolatore fornisce un report personalizzato che descrive la riduzione dei costi con l’obiettivo di aiutare i dipartimenti IT a prendere decisioni e avviare le procedure per la migrazione.

Oracle è in forte crescita in ambito IaaS, sia tra le grandi imprese sia tra le startup. Sempre più clienti si rivolgono a Oracle per richiedere supporto a utilizzare l’infrastruttura in cloud. Non a caso, Larry Ellison, presidente e CTO di Oracle, ha recentemente affermato che lo IaaS è destinato a diventare il più grande pilastro del business cloud di Oracle.

1 Statistica, “Public cloud Infrastructure as a Service (IaaS) hardware and software spending from 2015 to 2026, by segment (in billion U.S. dollars)”
2 Forbes, “Roundup Of Cloud Computing Forecasts And Market Estimates, 2016”

Entra a far parte della Stealth Community

Stare al passo con gli aggiornamenti del proprio settore è già molto difficile, essere costantemente informati in un mondo così dinamico come la Moda ed il Lusso è ancora più importante!

Per questo motivo, Dedagroup ha organizzato  una #StealthCommunity che possa dare agli operatori e agli appassionati del settore tutte le informazioni necessarie!

Pillole di Fashion know-how

Le ultime novità dal mondo Stealth

Tutte le informazioni ed i calendari dei corsi dello Stealth Learning Center

Far crescere le medie aziende del Fashion e Luxury Retail italiano

di Luca Tonello
Sales & Channel Director

 

Secondo quanto pubblicato nel documento di Preconsuntivo 2017 realizzato dal Centro Studi Confindustria Moda per AIMPES, il settore della pelletteria italiano ha fatto registrare ricavi in aumento del 6,4% rispetto al 2016.

Un risultato prioritariamente trainato dall’export (con un +14,1% rispetto ai primi 10 mesi 2016), mentre sul fronte dei consumi domestici permangono ancora delle criticità: i primi 11 mesi 2017 si sono chiusi con una sostanziale stabilità in termini di spesa (-0,1%), seppur accompagnata da un +1% in termini di volumi di vendita.

Sono positivi invece i dati relativi alle imprese attive in Italia che producono articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria: nei primi 9 mesi del 2017 si registra un saldo all’attivo di 13 unità rispetto al consuntivo 2016.

Quest’ultimo dato testimonia una briosità del comparto e conferma anche uno dei trend più interessanti dell’ultimo periodo: l’internalizzazione produttiva e il ritorno in Italia di alcune delle principali aziende di pelletteria del nostro Paese.

Una tendenza questa che si è resa visibile anche in altri segmenti: pensiamo al tessile e al caso Benetton, che nel 2016 è tornata in Italia per produrre il nuovo maglione senza cuciture del Gruppo di Treviso. Continua la spinta a diffondere il Made in Italy nel mondo. Ritorna la voglia di produrlo anche in Italia.

Per noi che, da più di 30 anni, siamo partecipi di questa duplice grande avventura, si tratta di una nuova sfida da cogliere: continuare ad accompagnare le nuove manifatture d’eccellenza del Fashion e Luxury Retail italiano nel loro percorso di crescita.

È proprio in questo solco che si inscrive la nostra partecipazione all’edizione 2018 di IT4Fashion: quest’anno abbiamo portato al mercato italiano gli elementi chiave con cui intendiamo supportare le medie aziende del settore nel loro viaggio di sviluppo.

Sono tre gli ingredienti di questa strategia. Il primo è la costruzione di una rete variegata e capillare di partner italiani con cui garantiamo, da un lato, l’espansione delle funzionalità della Stealth® Platform e, dall’altro, la capacità di essere vicini a tutti i nostri clienti.

Insieme a H&F, DSTECH, DFC, efashion software, GUS - Maneat, Captha Systems e RTT, siamo in grado di offrire supporto locale a tutta la Stealth Communityitaliana, da nord a sud.

Il secondo è la volontà di fornire alle medie aziende italiane del Fashion & Luxury Retail la capacità di gestire l’intera supply chain in modo integrato: dalla fabbrica, passando per i laboratori e i terzisti, per arrivare fino alla logistica e alla distruzione.

Per questo abbiamo distillato in Stealth®GO! e in S-Labs le best practice consolidate in anni di esperienza di gestione dei processi della Moda e del Lusso.

Il terzo è la condivisione di tutto il nostro know-how dei processi tipici delle aziende della Moda e del Lusso, una competenza che non ha paragoni sul mercato.

Tutto questo lo mettiamo a disposizione dei nostri clienti e dei nostri partner attraverso lo Stealth Learning Center, il centro di alta formazione dedicato ai professionisti del Fashion & Luxury Retail che hanno Stealth per governare i loro processi chiave.

E il futuro? Beh, ha varie forme, e una di queste ve l’abbiamo anticipata proprio nell’ultima edizione di IT4Fashion, dove abbiamo avuto ospite Pepper, il robot prodotto da SoftBank Robotics.

Pepper riesce a comunicare in linguaggio naturale, a ragionare su argomentazioni, ipotesi e opzioni grazie a diversi software di intelligenza artificiale, tra cui anche Watson, il super software di intelligenza artificiale IBM.

Se, come vi abbiamo raccontato a Stealth Day 2018, dal punto di vista internazionale ci stiamo focalizzando sulla costruzione di una rete di business partner globali per supportare le operation dei nostri clienti ovunque nel mondo, continuiamo a investire per portare anche alle medie aziende del Fashion che operano in Italia innovazione, prossimità, formazione.

Per accompagnare la costruzione e la crescita dei brand del Made in Italy di domani.

Silloge 1.2 – è stato ufficialmente rilasciato!

di Susanna Canova

SIAV

 

E’ stata rilasciata la versione 1.2 di Silloge.  L’innovativa piattaforma di Enterprise Information Management di Siav si arricchisce di nuove funzionalità che migliorano la collaborazione, guidano l’utente nelle cose da fare e ricordano le priorità da rispettare. Tra le principali novità introdotte:

BPM – BUSINESS PROCESS MANAGEMENT

Disponibile una nuova interfaccia grafica, conforme allo standard BPMN 2,  per consentire il disegno di workflow nel sistema. La creazione dei processi è stata resa particolarmente semplice e può avvenire senza ricorrere alla scrittura di codice.

La creazione di nuovi processi è ancora più semplice ed immediata grazie alla possibilità di salvare i diversi workflow disegnati come template e riutilizzarli per altre classi documentali.

Nuove funzionalità di versioning del processo che consentono di modificarlo mantenendo tutte le informazioni precedenti alla modifica utili alla ricostruzione in modo coerente della storia del documento.

EIM – ENTERPRISE INFORMATION MANAGEMENT

Alimentazione dell’archivio. Compatibilità con i metadati del formato Exif.

Più efficace ricerca dei contenuti grazie ad una comoda visualizzazione a griglia, con metadati ordinabili in base alle colonne disponibili, e possbilità di visionare l’anteprima di ogni documento rintracciato.

Possibilità di ottenere statistiche sulle attività assegnate grazie ad una apposita Dashboard che permette di visualizzare le attività per singolo utente, per gruppi e/o uffici, in base ai diritti di ogni utente.
Piena integrabilità con altri software presenti sul mercato ed utilizzati quotidianamente dai diversi uffici (SAP, Zucchetti, etc.) grazie all’ API-SDK.

Add-In Outlook.  Le mail possono essere inviate direttamente a Silloge con un semplice click ed in seguito catalogate dai singoli utenti nel contesto di una qualsiasi classe documentale, combinando liberamente la definizione del documento principale e allegati con il corpo della mail e gli allegati della stessa.


Connettore SAP. E’ stato realizzato un modulo di comunicazione via Archive link per interfacciare SAP con Silloge.

Smontiamo alcuni miti su Bitcoin e Blockchain

di Rudy Lukez

DIRECTOR, ERP PRODUCT MARKETING, ORACLE

 

Quando una nuova tecnologia entra sul mercato, spesso emergono idee distorte e miti. Questo è certamente il caso del bitcoin e di altre cripto-valute che sono emerse negli ultimi anni. Dal momento che i responsabili politici e le autorità di regolamentazione iniziano a concentrarsi maggiormente su queste valute, è giunto il momento di esaminare i miti che sono sorti intorno ad esse.

Mito numero 1: Bitcoin è Blockchain, e Blockchain è Bitcoin

Il primo mito è circondato da confusione e malintesi. In poche parole, Bitcoin non è blockchain. Eppure, l'equivoco persiste; le parole "Bitcoin" e "blockchain" sono così spesso usate insieme che le stesse sono diventate praticamente intercambiabili.

L'unica connessione tra bitcoin (e altre cripto-currency) e blockchain è semplicemente questa: blockchain è solo uno dei diversi componenti tecnologici e concetti utilizzati per gestire le crypto-valute come Bitcoin.

Blockchain è un registro decentralizzato che viene visualizzato in modo sicuro da tutte le parti con il permesso di entrare a far parte della catena. Quando una nuova transazione viene aggiunta a una catena di blocchi, la "catena" cresce di una unità; ogni transazione include tipicamente un nuovo numero di sequenza e una nuova data, l'identificazione del proprietario e il valore associato o l'insieme di altri parametri definiti specificamente per la transazione. È importante notare che le blockchain possono essere senza permesso (pubblico) o basate su permesso (privato), a seconda di come i partecipanti decidono di impostare la tecnologia.

Bitcoin funziona perché sfrutta la blockchain per gestire valori e transazioni. Blockchain è la tecnologia di base, ma ha molti altri usi potenziali in tutte le attività aziendali, tra cui la finanza, le catene di approvvigionamento e le risorse umane.

Mito numero 2: le Blockchain sono sempre collegate alla gestione del denaro

Mentre le blockchain possono (e sono) utilizzate per gestire le transazioni finanziarie, questa è solo una delle tante applicazioni della tecnologia. Una catena di blocco può monitorare qualsiasi tipo di transazione, dal movimento delle merci attraverso una catena di approvvigionamento, al completamento dei corsi di uno studente che ha bisogno di guadagnare una laurea.

Il notevole valore della tecnologia blockchain è la sua capacità di semplificare le transazioni aumentando al contempo la conoscenza dell'attività transazionale. Senza blockchain, transazioni di ogni tipo, finanziarie o legate alla catena di approvvigionamento, richiederebbero flussi di dati in entrata e in uscita dai sistemi informativi centrali. Con la Blockchain, la proprietà è più facile da seguire e qualsiasi parte coinvolta può confermare la partecipazione all'evento. La trasparenza, la fiducia e la tracciabilità delle transazioni sono complete e molto efficienti.

Mito numero 3: La Blockchain consuma una quantità di energia eccessiva

Il mio mito preferito di blockchain mette in evidenza un consumo di energia elettrica necessaria per alimentare blockchain. Il mito ha delle variazioni, ma sostanzialmente segue questa proposta: in futuro, sempre più blockchain consumeranno elettricità paragonabile a quella delle piccole nazioni in tutto il mondo.

Questa idea è nata circa due anni fa da una semplice analisi di un foglio di calcolo di una società di consulenza. Questo foglio di calcolo stimava che la rete Bitcoin stesse attualmente consumando tanta elettricità in un anno quanta ne consumava la Danimarca. Studi più recenti hanno aumentato questa stima al consumo elettrico di paesi più grandi come l'Austria o l'Irlanda.

Anche se questo potrebbe essere vero per la rete di Bitcoin, ricordate che Bitcoin e blockchain non sono sinonimi. Le criptovalute utilizzano la tecnologia blockchain; la tecnologia blockchain non è esclusiva delle criptovalute.

Come accennato in precedenza, la maggior parte delle blockchain rientrano in due categorie: senza permesso e con permesso. Una blockchain può essere accessibile da chiunque, o solo da alcuni partecipanti.

Blockchain (pubblica) autorizzata: Accesso aperto a tutti.

La blockchain di Bitcoin è un esempio di rete senza permessi; è open source e chiunque può parteciparvi. Questo tipo di rete ha i suoi vantaggi ma presenta degli inconvenienti. Le blockchain aperte come bitcoin consumano enormi quantità di potenza di calcolo a causa dell'attività "mineraria"; questo è ciò che guida le stime comparative dei consumi elettrici equivalenti a uno o più paesi.

Con una rete senza autorizzazioni, l'attività mineraria viene utilizzata per garantire la fiducia e aiuta la rete ad essere praticamente a prova di manomissione. L'attività mineraria comporta calcoli matematici estesi che devono essere completati attraverso computer collegati in rete per elaborare algoritmi lunghi e complessi. Quando si raggiunge una risposta corretta, coloro che eseguono i calcoli - i "minatori" - ricevono un nuovo bitcoin di un valore predeterminato.

Questo processo utilizza milioni di calcoli al secondo utilizzando server situati in tutto il mondo. A causa dei lunghi requisiti di calcolo, questo processo minerario è ad alta intensità energetica.

Catena di blocco (privata) autorizzata: Accesso limitato.

Con le catene di blocchi autorizzate, i partecipanti che desiderano accedere alla rete vengono controllati e devono ottenere l'autorizzazione per l'accesso alla rete. Il processo di estrazione non è necessario in quanto l'organo di governo o i partecipanti alla rete convalidano le informazioni lungo tutta la catena. Senza bisogno di data mining, il consumo energetico per una catena di blocchi autorizzata non è più una questione.

Esaminate le vostre ipotesi

Questi miti e malintesi evidenziano perché è sempre importante non solo comprendere il fondamento e l'applicazione di qualsiasi nuova tecnologia, ma anche le implicazioni e gli impatti. Le ipotesi di base, a volte semplicisticamente estrapolate dalle stime in fogli di calcolo, possono portare a previsioni troppo zelanti e infondate che possono scoraggiare i primi utilizzatori dall'esplorare una tecnologia promettente.

Cosa più importante, questi timori ed estrapolazioni tipicamente distolgono l'attenzione da conversazioni serie che coinvolgono importanti nuove tecnologie e il loro potenziale utilizzo nelle applicazioni aziendali per gli ambienti aziendali. Ecco perché è importante esaminare attentamente i fatti, e non lasciare che i miti superare la realtà. Quando si costruisce il business di domani, è fondamentale che si dia al team ogni opportunità di sfruttare le tecnologie emergenti a vantaggio del business e del vantaggio competitivo, oggi.

A che punto è la tua azienda con il GDPR? Partecipa al sondaggio

di Stefano Cassola 

 

Aused, Clusit, Europrivacy e Oracle Community for Security, con il sostegno di Protiviti e Oracle Italia, hanno ideato un questionario con l’obiettivo di misurare a che punto siamo con il processo di adozione delle iniziative di compliance alla nuova normativa GDPR tra le aziende italiane.

Il sondaggio comprende tredici domande per un tempo medio di compilazione di circa tre minuti. I dati sono completamente anonimi e saranno usati, in forma aggregata, unicamente per la redazione di un report che sarà possibile ricevere indicando un indirizzo e-mail al termine del questionario.

Il sondaggio è disponibile a questo link.

Le dieci sfide per i CIO nel 2018

Forbes ha pubblicato la consueta lista delle principali sfide dei CIO per il nuovo anno. Qualche conferma, molte novità, ma malgrado la complessità dei trend tecnologici più stringenti i vantaggi di un business data driven sono sempre più all’ordine del giorno.

Nel 2018 la trasformazione digitale delle aziende passa dall’essere qualche iniziativa spot a una vera e propria fonte di profitto e l’attività dei CIO diventa sempre più centrale nella strategia digitale e nell’attività di coordinamento con gli altri quadri aziendali (board, marketing, risorse umane e operation). Non solo. Entro il 2022 il livello di sicurezza informatica di ogni azienda avrà valore tanto quanto la sua credibilità, e i CIO non devono perdere l’opportunità di ricorrere al Cloud e alla sua sicurezza integrata come ambiente IT per applicativi e soluzioni per il business. In questo contesto, il Cloud di Oracle fornisce una risposta sempre più efficace e sicura.

C’è ancora margine crescita nell’economia del 2018? Grazie alla disponibilità dei dati e alla loro analisi i CIO possono contribuire all’espansione del business aziendale verso settori adiacenti. Le aziende inoltre stanno passando dalla vendita di prodotti alla vendita di servizi e fioriscono modelli di business su abbonamento o di pagamento a risultato. Cresce così l’interesse nel Cloud perché è in grado di abbattere le barriere d’ingresso sul mercato. Anche in questo caso il CIO può dire la sua, dal momento che si tratta di un modello in cui i dati sono alla base di tutti processi.

I CIO devono quindi assegnarsi delle priorità e capire quali attività siano degne del loro sforzo e quali possono passare in secondo piano. Non si può fare tutto perfettamente.

In più, il ricorso all’automazione continuerà a liberare tempo a diversi settori aziendali, dalle HR nella ricerca dei candidati a chi gestisce i sistemi IT con sistemi automatici di controllo. I CIO devono continuare su questa strada.

Parlando di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, i CIO si trovano di fronte a tecnologie complesse da implementare, soprattutto per le competenze richieste. Ma è sempre più tempo di sperimentare, considerando che alcune componenti, a partire dal cloud storage on-demand e dalla potenza di calcolo dell'elaborazione, sono già ampiamente disponibili per i CIO. Non è il momento di farsi superare dalla concorrenza.

Se da una parte i CIO non possono non tener conto del potenziale della blockchain per semplificare i processi di transazione e abbassare i costi, dall’altra è bene porsi delle domande sulla sicurezza dei dati condivisi nel suo ecosistema e cosa comporti tutto ciò.

Quasi tutte le aziende stanno diventando a loro modo aziende del settore IT, perché comunque la tecnologia è parte del business e lo scambio di sinergie non è masi stato così profondo. E ai CIO viene sempre più richiesto di aumentare la percentuale del budget IT per i prodotti di innovazione riducendo quella per la manutenzione. Una sfida difficile ma per la quale il ricorso al Cloud costituisce un’opportunità di miglioramento, in quanto scarica gran parte dei costi di supporto su fornitori di servizi meglio equipaggiati per gestire un carico di lavoro di questo tipo. Il futuro di questo approccio comunque è ancora nelle mani dei CEO, chiamati a investire in soluzioni tecnologiche a lungo termine.

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