Stealth Day 2019 – Designing Fashion Future

Reshoring e internazionalizzazione: così le eccellenze italiane tessono il futuro della moda in Italia e nel mondo.

21 febbraio 2019, Spazio Eventiquattro di Milano. Fissato l’appuntamento per lo Stealth Day, l’annuale evento dedicato alla Community Stealth, sempre alla ricerca di nuove idee per continuare a tessere il futuro della moda in Italia e nel mondo.

Tra mercati globali, millennials, nuove sfide dei retailers e dell’omnichannel, i brand della moda sono costretti a reinventarsi e ad evolvere nel tempo. Ma, cambiando, come possono continuare a rappresentare la propria identità?

Alcuni grandi brand della moda affrontano l’evoluzione accostando sensazioni, stili, media, stoffe, racconti del prima e del dopo. Come si può coniugare la crescita trasversale dall’Italia al mondo intero?

Dedagroup Stealth supporta così i propri clienti del settore della moda, affiancando le aziende italiane nei loro progetti di crescita, nel nostro paese e nel mondo. Costruisce nuove reti di partnership per diventare più grande, solida e affidabile. Si avvicina sempre di più alle esigenze dei clienti in questo modo, aprendo, integrando e trasformando Stealth, the Fashion Platform.

In che modo occorre trasformare i processi con cui il settore del fashion realizza la commistione tradizione e evoluzione? Come si possono coniugare presente e futuro, marchi di fabbrica storici e traiettorie di sviluppo futuro?

Sono questi i temi che verranno affrontati durante lo Stealth Day 2019.

L’evento è privato e si può accedere solo su invito

Agenda

Il programma è in fase di definizione, i titoli e l’ordine degli interventi potrebbero subire delle modifiche.

Designing Fashion Future: scenari evolutivi, testimonianze, approcci per comprendere la Moda. Tra oggi e domani
  • 9:00 - Registrazione e Welcome Coffee
  • 10:00 - Tessere il futuro
  • Mimmo Solida - CEO, Dedagroup Stealth
  • 10:15 - Roma, Firenze, i marketplace globali
  • Frederic Munoz, COO, Fendi
  • 10:35 - Tessere maglie globali: da Carpi con amore
  • Federico Tamburini, Organization Director - Logistics, BPM e IT, Twinset
  • 10:55 - La manifattura tra reshoring e mercati globali
  • Anusha Couttigane - Principal Fashion Analyst, Kantar Consulting
  • 11:40 - Scarpe italiane, passo globale
  • Luca Tonello, Sales & Channel Director, Dedagroup Stealth
  • 12:10 - Il Made in Italy software: fare eccellenza in Italia e nel mondo
  • Gianni Camisa, CEO, Dedagroup
  • 12:30 - Pranzo placé
  • Posti limitati
Una piattaforma per continuare a crescere, in Italia e nel mondo: un pomeriggio di approfondimenti sulla Stealth Platform
  • 14:30 - Stealth Lean Controlling
  • Michele Lotto, Presales Manager, Dedagroup Stealth
  • 15:00 - Stealth GO! Lo Stealth prêt-à-porter
  • Fabrizio Paltrinieri, Business Developer, Dedagroup Stealth
  • 15:10 - Come creare in azienda un circolo virtuoso fra Dati, Conoscenza e Azione
  • Alessandro Pasqua, COO, Data Life
  • 15:20 - La tecnologia RFID, formidabile abilitatore per la moda dei Millennials
  • Arcangelo D'Onofrio, CEO, Temera
  • 15:30 - Seamless Store Experience: qualità e tracciabilità del Back Office di Negozio, in pochi click
  • Ilaria Solida, Senior Enterprise Solution Consultant, Dedagroup Stealth
  • 15:40 - Gli strumenti alla base di una strategia Omnichannel efficace: S-Orchestrator
  • Marco Cecchi, Business Analyst, Dedagroup Stealth
  • 15:50 - Ovunque nel mondo: i passi e le best practices per potenziare il processo di localizzazione
  • Barbara Giudici, Consultant, Dedagroup Stealth
  • 16:00 - Il Cloud Enterprise per le soluzioni applicative in ambito fashion aperte all'innovazione
  • Angelo Seminati, Middleware Business Development Manager, Oracle Italia
  • 16:10 - I laboratori vanno in Cloud, la scelta strategica ideale per semplificare la collaborazione nella produzione distribuita
  • Fernando Garcia, Information System Project Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:20 - Un approccio visuale all'analisi e controllo dell'efficienza operativa
  • Paolo Sarinelli, Market Line Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:30 - Networking coffee e saluti

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Moda e ambiente: la trasformazione digitale

Intelligenza artificiale e realtà aumentata rivoluzioneranno la moda e il lusso, aiutando anche l’ambiente.

Di Andrea Daniele Signorelli

Le nuove tecnologie hanno ormai rivoluzionato moltissimi settori. Il mondo della moda, però, sembrava essere rimasto più tradizionale, incentrato più sulla creatività degli stilisti e sulla personalizzazione dei prodotti, piuttosto che sull’utilizzo degli algoritmi.

La situazione attuale, però, non conferma le previsioni. Durante il convegno Digital Difference in Luxury Good, organizzato da Microsoft a Parigi, infatti, si è parlato di intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che hanno fatto il loro ingresso anche in questo settore. Katharina Vandamme-Eyebesfeld, fondatrice della start-up Becoco, ha rassicurato sul fatto che la tecnologia non andrà a rimpiazzare l’uomo: “Solo gli stilisti conoscono il DNA di un marchio e cosa può avere successo o meno. Nel mondo della moda, dove conta più di ogni altra cosa l’intuizione e la creatività, la tecnologia può essere solo di supporto”.

Secondo Becoco, l’intelligenza artificiale può servire a risolvere un problema che ha grande impatto economico, ma anche ambientale: gli sprechi costituiti dai resi degli acquisti online. In che modo? Aumentando la soddisfazione del cliente. “Solo il 3% degli abiti disponibili su un sito di e-commerce si può adattare alle forme di ogni donna. È per questo che abbiamo creato un algoritmo di machine learning integrabile su ogni piattaforma e che, attraverso domande semplici e intuitive, è in grado di selezionare i capi più adatti al singolo utente”. Questa tecnologia, quindi, andrebbe a ridurre l’altissima percentuale (70%) di vestiti ordinati online, che vengono poi restituiti e che, spesso, non possono essere rimessi in vendita.

Anche un’altra start-up, EON, vede la tecnologia come ottimo strumento per la salvaguardia dell’ambiente in un settore, ad oggi, estremamente inquinante. “Ogni anno, il 90% dei tessuti con cui vengono prodotti 150 miliardi di capi finisce in discarica. Integrando le etichette per l’identificazione digitale (RFID) direttamente nei tessuti, è possibile tenere sempre traccia dei materiali con cui sono fatti i vestiti; aumentando drasticamente la percentuale di capi riciclati e permettendo anche a questo settore di sfruttare i benefici dell’economia circolare”, spiega la fondatrice di EON Natasha Franck.

“È il comportamento dei consumatori a dettare come deve agire chi opera nel nostro settore”, così Edoardo Zegna, responsabile dell’omnichannel marketing di Ermenegildo Zegna, spiega perché il marchio è stato tra i primi a sbarcare in tutte le piattaforme digitali cinesi di commercio elettronico. “Il digitale è presente in ogni aspetto della vita dei consumatori, e noi dobbiamo farci trovare dove i clienti sono”.

Quali sono le previsioni per il futuro? “Nel giro di dieci anni, le persone passeranno moltissimo tempo indossando i visori per la realtà aumentata; questo avrà un impatto anche sul mondo della moda”, afferma Matthew Drinkwater, il responsabile dell’innovazione del London College of Fashion. Ma la tecnologia della realtà aumentata, probabilmente, non sarà utilizzata solo per permettere ai consumatori di visualizzare i modelli 3D dei vestiti direttamente da casa o per vederli indossati da un avatar virtuale. Drinkwater ricorda il successo dei vestiti virtuali per gli avatar nei videogiochi, quindi perché non immaginare un futuro in cui potremo indossare abiti digitali che soltanto chi userà un visore potrà vedere?

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Il mercato del lusso nel 2025: previsioni di Bain & Company

By Guest Author

Secondo le previsioni di Bain & Company, società di consulenza strategica, il mercato dei beni di lusso per la persona dovrebbe registrare un tasso di crescita medio annuo intorno al 3% da quest’anno al 2025, arrivando a raggiungere un valore compreso tra 320 e 365 miliardi di euro (partendo dai 254 del 2017). I dati sul settore, che comprende abbigliamento, accessori, gioielli, orologi, cosmesi, fragranze e arte della tavola, sono stati annunciati lo scorso 15 novembre, in occasione del 17° appuntamento con l’Osservatorio Altagamma, dalla partner della società di consulenza Claudia D’Arpizio.

La stima per il 2018 è di raggiungere i 260 miliardi di euro per il mercato dei personal luxury goods e 1,2 trilioni per tutto il settore del lusso (incluse anche auto, HoReCa, vini e liquori, gourmet food, arte, design, jet, yacht e crociere) con un tasso di crescita che potrebbe arrivare fino al 6%.

L’Altagamma Worldwide Luxury Market Monitor ha individuato anche altre tendenze per il lusso “personale”. Il mercato sarà più digitale: nel 2017 solo il 9% delle vendite avveniva online, per il 2018 è prevista una crescita di un punto percentuale, ma entro il 2025 si raggiungerà il 25%. Questo porterà ad un radicale cambiamento del ruolo dello store fisico, da semplice punto vendita a luogo dove il brand potrà raccontarsi. I social media agiranno sempre più da influenzatori e si avvarranno delle più recenti innovazioni tecnologiche (realtà virtuale, Internet of Things, mobile payment, gestione smart del magazzino e della supply chain).

Il mercato del lusso per la persona non sarà solo più digitale entro il 2025, ma anche più giovane. I Millennials passeranno dal 30% del 2017 al 45%, la generazione Z (ossia i nati tra il 1997 e il 2010) dal 2 al 10%, raggiungendo un valore di 65-110 miliardi di euro.

Bain & Company prevede anche un mercato più inclusivo, con prodotti che tengano conto delle diversità culturali e religiose, ma in cui ci sarà spazio anche per i prodotti “monographic”, cioè brand che vendono eccellenza e servizi esclusivi. Infine, a livello geografico, si prevede un aumento dei consumi in Cina (che passa dall’8 al 22% del mercato) e una diminuzione in Europa (dal 33 al 25%). Crescerà il numero di consumatori asiatici (principalmente cinesi), con la sola eccezione dei giapponesi.

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Quanto cambieranno i punti vendita nel futuro?

Di Paola Cassola

La ricerca ‘Commerce 2040: Revolutionary Tech Will Boost Consumer Engagement’, della società londinese di analisi Euromonitor, mostra la trasformazione digitale che struttura e organizzazione dei negozi subiranno nel futuro.

Tipo di cliente e tipo di prodotto cambiano continuamente, è quindi necessario che il commercio e gli store del futuro siano sempre pronti ad adattarsi. Come? Sfruttando le diverse possibilità offerte dalle nuove tecnologie. I "wearables", per esempio, sono dispositivi elettronici che i clienti possono indossare per essere guidati all’interno del negozio e che permettono di aggiungere in automatico i prodotti che intendono acquistare in un carrello virtuale. In automatico avviene anche il pagamento, semplicemente uscendo dallo store.

Questi negozi all’avanguardia offrono ormai una vera e propria esperienza per il cliente che, in futuro, potrebbe dover pagare per accedervi. Lo store diventerà il luogo per selezionare e provare i prodotti, più che per acquistarli, riproponendo il contesto per il quale sono stati pensati. I clienti potranno quindi provare cappotti e giubbotti in un’area fredda ricreata all’interno del negozio, oppure indossare le scarpe da calcio su un prato. Per l’acquisto, invece, verrà utilizzato soprattutto il canale online e i nuovi store fisici saranno provvisti di un’entrata indipendente per permettere un veloce ritiro della merce.

Uno strumento già utilizzato è la realtà virtuale, ad esempio attraverso schermi interattivi che mostrano i capi al cliente. Secondo la ricerca, però, assumerà sempre maggiore importanza e avrà un ruolo chiave nella digitalizzazione dei negozi fisici.

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8 by Yoox: private label realizzata con l’AI

By Guest Author

Federico Marchetti, AD del gruppo Yoox Net-a-porter, ha recentemente annunciato che 8 by Yoox sarà il nome della private label realizzata anche grazie all’intelligenza artificiale. Lo scorso mese aveva anticipato che il team creativo si sarebbe servito dell’AI per interpretare ancora meglio i bisogni dei consumatori, andando ad elaborare i dati raccolti dal portale di e-commerce online.

“Da sempre esploriamo la frontiera tra l’uomo e la macchina; è un aspetto proprio del nostro DNA, sin da quando ho inventato Yoox nel 1999” afferma Marchetti durante la presentazione della private label. “Oggi combiniamo l’intelligenza artificiale più all’avanguardia con la sensibilità e il talento del nostro team creativo. La tecnologia è solitamente invisibile al cliente; 8 by Yoox la rende desiderabile e tangibile”.

L’intelligenza artificiale è entrata in gioco attraverso un software capace di trovare nel web immagini e testi nei post dei social network di alcuni influencer e nei contenuti editoriali dei magazine online. La nota ufficiale spiega che indicatori predittivi relativi a trend, dati di vendita, feedback dei clienti e tendenze di acquisto del settore sono stati incrociati agli insight raccolti durante la ricerca.

Il caso di Yoox è il più rappresentativo, ma l’intelligenza artificiale assume oggi un ruolo sempre più significativo nel settore della moda. Raccogliere dati è facile grazie a internet e ai social media e il cloud ne permette una veloce elaborazione. Il mercato è sempre più focalizzato sulla domanda e sul cliente, e le applicazioni dell’AI possono portare a maggiore efficienza per le aziende del fashion, iniziando dalla gestione di uno dei problemi più grandi: gli stock di invenduto. Si prevede quindi un futuro ricco di robot, ma con il cliente sempre al centro.

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Kering guida il lusso: +27,6% nel terzo trimestre

Di Giulia Sciola

Kering ottiene ancora un risultato positivo, chiudendo il terzo trimestre con ricavi di 3,4 miliardi di euro (+27,6%). Lo scorso 23 ottobre, il titolo della società guidata da François-Henri Pinault guadagnava quasi 8 punti percentuali sull’Euronext, influenzando positivamente il lusso italiano (Moncler +2,7%, Tod’s +1%, Brunello Cucinelli +3,68%, Prada +1,5%) e il diretto competitor Lvmh (+1%).

Gucci, marchio ammiraglio di Kering, guida la performance del gruppo parigino con un giro d’affari di 2 miliardi di euro (+35%), seguito poi da Yves Saint Laurent con un +16,5% (446,9 milioni). Bottega Veneta, invece, registra una perdita di 258,9 milioni di euro (quasi -8%)

I risultati hanno quindi battuto le previsioni del consensus Bloomberg che si fermavano a ricavi di gruppo per 3,3 miliardi e ad una crescita del 21-24,5% (22-30% per la sola Gucci).

La progressione più significativa si ha nella crescita dell’e-commerce, +80%, mentre gli altri canali di vendita registrano un +27% del wholesale e un +27,6% dei negozi diretti. A livello geografico, invece, Nord America e Asia del Pacifico spingono la performance del colosso con, rispettivamente, + 36,1 e 33,3%. Speculare anche l’andamento di Gucci, la maison guidata da Marco Bizzarri e affidata alla creatività di Alessandro Michele.

“La nostra crescita, il cui ritmo non ha precedenti nel settore del lusso, è solida, ben bilanciata e sostenuta in tutte le regioni e canali di distribuzione. Al di là degli sviluppi a breve termine, sappiamo che la crescita secolare del mercato del lusso, ma in particolare i nostri fondamentali solidi e la disciplina con cui implementiamo la nostra strategia, continueranno a supportare la nostra sovraperformance operativa e finanziaria”. Questo il commento del presidente e CEO di Kering, François-Henri Pinault, ai risultati ottenuti dal gruppo. La performance si conferma infatti solida anche nei nove mesi d’esercizio, con ricavi di 9,8 miliardi di euro (+27,1%).

I risultati positivi delle aziende del lusso in questo terzo trimestre fanno credere agli analisti che il settore potrebbe resistere, meglio di altri, ad un’eventuale fase ribassata dei mercati azionari. “Il lusso è al terzo anno di ripresa e sono tante le società che finora hanno superato le aspettative nei primi tre mesi”, dice Gam Investments.

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M Missoni presenta il nuovo direttore creativo

Di Marco Caruccio

La direzione creativa di M Missoni è stata affidata a Margherita Maccapani Missoni. Il brand, dopo il termine del contratto di licenza con Valentino Fashion group, è tornato all’interno del gruppo Missoni incaricando Gilmar per la parte produttiva, e ora punta a riposizionare il proprio stile. La designer Maccapani Missoni si è occupata negli ultimi anni di altri progetti professionali, alcuni nel settore kidswear, e il suo ritorno in azienda sarà segnato dalla collezione primavera/estate 2020.

“Sono estremamente orgogliosa di esser stata identificata come la persona in grado di definire le future linee d’azione del marchio M Missoni. Avrò l’opportunità di determinare nuovi paradigmi e di imprimere una nuova direzione, forte dei valori e dell’estetica Missoni che vivo da sempre”, queste le parole della stilista.

Angela Missoni, Presidente e Direttore creativo dell’azienda, riaccoglie con gioia ed orgoglio Margherita nel Gruppo Missoni. “Con la sua creatività innovativa e la sua naturale comprensione dello stile, ha dato prova di essere una perfetta comunicatrice dei nostri valori. Sono sicura che le sue competenze saranno di grande rilevanza per il successo futuro di M Missoni”.

50 milioni di euro di fatturato, presente in 60 nazioni, oltre 700 punti vendita: questi i numeri della linea M Missoni, fondata nel 1998. L’intero gruppo ha oggi un fatturato di circa 150 milioni, esporta il 75% della propria produzione e conta circa 300 dipendenti. Di proprietà della famiglia Missoni per il 58,8% (il 41,2% è del Fondo FSI), ha come Presidente onorario Rosita Missoni, mentre Michele Norsa ricopre il ruolo di Vicepresidente.

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Il valore dei marchi di lusso torna a crescere nel 2018

 Il settore del lusso torna a crescere dopo due anni in ribasso. I marchi della moda e del lusso guadagnano posizioni e valore rispetto al 2017.

By Guest Author 

Secondo l’edizione 2018 di “Best Global Brands”, la classifica dei 100 brand globali a maggiore valore economico realizzata da Interbrand, Louis Vuitton è il primo marchio di categoria e si posiziona 18°. Guadagna una posizione dallo scorso anno, vede un incremento del 23%, portando il proprio valore a 28,15 miliardi di dollari, ed entra nella rosa dei Top Growing Brand, di cui fa parte anche Gucci. Quest’ultimo ha subito una crescita del 30% (12,94 miliardi di dollari) e si è classificato 39°, partendo dal 51° posto. Hermés mantiene la propria posizione (32°), ma registra una crescita del 15%, raggiungendo un valore di 16,37 miliardi. Migliora invece Dior, pur restando sul fondo della classifica (91°), arrivando a 5,22 miliardi di dollari (con una crescita del 14%). Chanel è una new entry, ma si posiziona subito 23a (valore di 20 miliardi).

Ci sono però brand del lusso, come Burberry (94°) e Prada (95°), e del fast fashion, come Zara (25°) e H&M (30°), che tra il 2017 e il 2018 hanno perso posizione in classifica. Solo Prada è riuscita comunque a registrare un incremento del 2%, salendo a quota 4,81 miliardi di dollari.

Come quest’ultimo brand, anche i big dell’hard luxury presentano la medesima situazione di incremento di valore anche a fronte di uno scivolamento di posizione. Cartier si posiziona 67°, ma aumenta dell’1% il proprio valore, ora di 7,65 miliardi di dollari. Tiffany perde due posizioni (83°), ma il suo valore sale a 5,64 miliardi (+5%).

Crescono invece i brand dello sportswear, Nike e Adidas. Il primo sale al 17° posto e registra un incremento dell’11% (30,12 miliardi), il secondo guadagna 5 posizioni (50°) e un +17% (10,77 miliardi).

In generale, quindi, il lusso diventa il nuovo Top Growing Sector registrando l’incremento maggiore (+42%), seguito da retail (36%), elettronica (20%), abbigliamento sportivo (13%) e servizi finanziari (10%).

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Fashion retail: le tre fasi della trasformazione digitale

By Guest Author

 

Con l’esplosione di internet, il fashion retail ha subito diversi cambiamenti e ha affrontato numerose sfide, come la creazione di una customer experience omogenea su tutti i canali. Si possono evidenziare tre fasi che guidano la trasformazione digitale per tutti i brand del settore, anche se solo alcuni di essi le hanno già attraversate. La differenziazione sul mercato resta l’obiettivo più importante, perseguito rafforzando la propria Brand Identity e implementando una “Proposta d’Innovazione Esclusiva”.

Fase 1: La centralità del cliente

Non solo i fashion retailer devono porre il cliente al centro delle proprie strategie, ma tutta l’azienda dovrebbe spostare il proprio focus dal prodotto al consumatore. Sono gli stessi clienti, infatti, a pretendere ormai una qualità sempre più alta dei servizi da parte dei brand, che non detengono più il controllo della relazione con i primi e della gestione della supply chain. I clienti devono riuscire a raggiungere le aziende del fashion in modo semplice, indipendentemente dal canale. In una strategia che mette il cliente al centro, servizio eccellente, disponibilità in tempo reale delle scorte e visione a 360 gradi del cliente sono di fondamentale importanza.

 

Fase 2: Unificare le strategie digitali e i modelli di business su tutti i punti di contatto

La prima sfida che le aziende con una visione cliente-centrica devono affrontare è la necessità di unificare le strategie in-store con quelle online. Ma questo significa che l’e-commerce debba essere considerato una componente di business che genera profitto. Se e-commerce, marketing e IT non cooperano, i punti di vendita fisici, non importanti per gran parte dei consumatori digitali, potrebbero chiudere. Con la presenza di un’attività all’ingrosso, è necessario che buyer e responsabili marketing di questi brand collaborino per digitalizzare lo showroom e offrire ai clienti B2B un sito per fare acquisti pre-stagionali o per modificare gli ordini già effettuati, solo in determinati periodi di tempo. Digitalizzare le operazioni significa, per le aziende del settore, diventare più efficienti nella produzione delle collezioni e permettere ai grandi retailer di anticipare le tendenze, se la produzione è collegata alle attività rivolte direttamente al cliente. Un orientamento omnicanale rivolto al cliente e una dashboard digitale per le decisioni strategiche sono i fattori chiave nel processo di unificazione delle strategie in-store e digitali.

Fase 3: Il cliente multidimensionale

Nella seconda fase i brand si focalizzano sui dati, ma nella terza è fondamentale utilizzarli al meglio, con lo scopo di far emergere dei trend e anticipare così il comportamento dei clienti. Questi ultimi difficilmente offrono il proprio consenso al trattamento dei dati, soprattutto per comunicazioni di scarsa qualità ed efficacia, perché vogliono che la privacy dei propri dati personali venga garantita. Allo stesso tempo, però, si aspettano un alto livello di personalizzazione e che i brand del fashion siano “imprese intelligenti”, che offrano loro un servizio eccellente e coerente con il contesto e con il loro ciclo di vita. Si parla quindi di CRM di quarta generazione, che coinvolga direttamente e in maniera efficace i clienti e che non ne tenga solo traccia. In nessun altro modo saranno in grado di primeggiare sul mercato.

Una “Proposta d’Innovazione Esclusiva” attraente per i clienti, sia attuali che potenziali, diventa dunque una priorità per i fashion brand, che devono inoltre essere in grado di coinvolgere al meglio il nuovo consumatore della moda per creare esperienze sempre più eccezionali. Le aziende che percorreranno anche questa terza fase della trasformazione digitale otterranno maggiore fiducia e fedeltà al brand da parte dei consumatori “multidimensionali”.

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Effetto Millennials nella moda

Realtà aumentata, assistenti vocali, negozi senza commessi, riconoscimento facciale, e-payment: questi i risultati del Lanieri Fashion Tech Insight 2018.

di ANDREA FROLLA'

I Millennials amanti della moda apprezzano sempre di più negozi self-service, assistenza vocale e realtà aumentata, senza dimenticare la frontiera del riconoscimento facciale. Si ha quindi la convinzione che il fashion sarà un settore sempre più influenzato dall’impatto delle nuove tecnologie. Con il pagamento digitale che conferma la sua considerevole importanza sugli acquisti. Dal Lanieri Fashion Tech Insights 2018, il report annuale sui trend tecnologici in ambito moda, realizzato dall’Istituto Piepoli, emergono queste indicazioni.

I Millennials dominano il contesto evolutivo, soprattutto quando si parla di innovazione digitale. Il 60% dei nati tra gli anni Ottanta e il Duemila, i più avvezzi al progresso tecnologico, ritiene che in futuro saranno sempre più incisivi realtà aumentata, chatbot e altre tecnologie. Ma i Millennials sono anche molto più propensi alla multi-canalità, quando si tratta di acquistare abbigliamento, rispetto al campione totale degli italiani. Non emergono infatti grosse differenze tra desktop, mobile e negozio, ma prediligono l’interazione tra essi. Il 31% dei Millennials compra infatti sia in store sia sul web (il campione totale si ferma al 21%). Non si può però dire che il negozio tradizionale risulti sconfitto dai nuovi canali: solo il 17% dei più giovani lo sceglie in esclusiva, ma la percentuale sale al 69% se si considerano le persone di età superiore ai 54 anni.

A generazioni diverse corrispondono abitudini diverse, ma anche diverse aperture al futuro. Se per un pesante 49% degli italiani quello dell’addetto alle vendite resta un ruolo fondamentale, senza il quale non effettuerebbe acquisti, il 38% gradisce invece un punto vendita dove comprare autonomamente, con il solo ausilio del proprio smartphone. Per i Millennials, però, la tendenza è opposta: il 58% farebbe shopping in negozio, ma senza casse e commessi. E il 33% aumenterebbe addirittura i propri acquisti in negozio del 50%, se potesse farli in queste condizioni. I risultati sono molto simili se si guarda al riconoscimento facciale, tecnologia utile per offrire un servizio personalizzato, sia online che nel punto vendita, ma anche per suggerire all’utente capi e accessori in base ad abitudini e comportamenti. Resta però una tecnologia utile per migliorare la shopping experience online (30%) e offline (32%) solo per il 62% dei Millennials, perché la metà degli italiani non la utilizzerebbe per via della privacy.

Quasi la metà dei consumatori italiani (44%) apprezza la realtà aumentata. Percentuale che aumenta (65%) per i Millennials. Altra tecnologia presa in considerazione è l’assistenza virtuale con i chatbot, che guidano il consumatore come veri e propri personal shopper. Il 23% indica come caratteristica più gradita di questo strumento hi-tech la possibilità di trovare prodotti e finalizzare l’acquisto rapidamente, il 18% il migliore e più diretto servizio al cliente e il 14% la customer experience più efficiente nel punto vendita e personalizzata in base ai propri gusti. D’altra parte, però, una considerevole parte della popolazione italiana non ha ancora dimestichezza con queste tecnologie. Il 41% degli intervistati, infatti, si ritiene poco informato per poter rispondere a domande sui benefici degli assistenti virtuali.

Viene infine confermato l’effetto traino dei pagamenti digitali. Si pensi al caso delle cripto valute: il 79% degli italiani non le possiede e dichiara di non esserne interessato, ma ci sono buone possibilità che in futuro abbiano un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo. Il report afferma, più in generale, che la diffusione di metodi di pagamenti digitali innovativi accrescerebbe considerevolmente la propensione all’acquisto per metà del campione intervistato. Come sottolineato più volte, è ancora la fascia dei più giovani a pesare maggiormente in positivo. Un Millennials su tre, infatti, aumenterebbe i propri acquisti del 50%, se potesse utilizzare modalità di pagamento all’avanguardia.

Il rapporto Lanieri-Piepoli aggiunge la blockchain come altro fenomeno destinato ad entrare nel dibattito fashion, giudicandola in modo positivo per la crescita del Made in Italy. Informazioni riguardo l’autenticità o l’imitazione di un capo d’abbigliamento, se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto vengono fornite con assoluta certezza ai clienti dai microchip che usano la blockchain. Tutti questi dati potranno essere consultati dallo smartphone e il 19% degli intervistati ritiene che ciò aiuterà a prevenire la contraffazione e verificare la provenienza dei materiali. Sempre presente l’attenzione alla privacy: il 21% del campione reclama una maggiore protezione dei dati quando si effettuano pagamenti online e il 19% che i dati personali non siano condivisi a terzi senza il proprio consenso.

“Lo studio ha evidenziato consumatori sempre più attenti a una shopping experience innovativa, dove le tecnologie emergenti stanno passando da una dimensione di nicchia a fenomeni in grado di condizionare le dinamiche di acquisto di milioni di persone”. Commenta così Simone Maggi, il CEO di Lanieri. “Abbiamo puntato fin da subito su un approccio ibrido fashion-tech applicato alla qualità del Made in Italy. E con scelte pioneristiche come l’apertura ai pagamenti in Bitcoin vogliamo dare un contributo all’evoluzione dell’intero settore. Si tratta di una rivoluzione agli inizi, ma che sta già dando ottimi risultati sia sul mercato domestico sia, in particolare, sull’export. Per questo è fondamentale che ad abbracciarla siano tutti gli attori del sistema moda italiano”.

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Il rilancio del fashion e lifestyle italiano

Quanto viene sfruttato il digitale dai grandi marchi italiani? Poco; a rivelarlo è una ricerca presentata al Netcomm Focus Fashion & Lifestyle di Milano, in cui troviamo anche diversi esempi e consigli utili per creare nuovi servizi ai clienti sfruttando dati, cloud, AI e realtà virtuale.

di Piero Todorovich

Le aziende di moda e lifestyle sono molto importanti per il made in Italy, ma l’utilizzo delle tecnologie digitali non è ancora avanzato come dovrebbe. Dalla seconda edizione del Focus Fashion & Lifestyle, evento milanese di metà luglio organizzato da Netcomm, in collaborazione con Google e altri partner, con lo scopo di analizzare lo stato d’innovazione del settore a livello italiano e internazionale, è emersa questa situazione.

“Il numero degli e-shopper è cresciuto a livello globale da 1,77 miliardi del 2017 a circa 2 miliardi nel 2018 per un valore totale che quest’anno toccherà i 2.800 miliardi di dollari [fonte Statista, ndr]. Un terzo della popolazione mondiale compra online e di questo terzo, più della metà lo fa nell’ambito della moda e del lifestyle”. Queste le parole di Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ma che il numero di persone che si affidano agli acquisti online sia sempre in aumento non è una novità.

”La spesa nell’e-commerce per abbigliamento, scarpe e accessori ha raggiunto i 435 milioni di euro a livello mondiale, con la prospettiva di una crescita del 12% annuo fino al 2022, creando un nuovo contesto competitivo in cui l’innovazione digitale farà la differenza anche per le aziende italiane”. Questo significa “cambiamento dei prodotti, nuovi servizi, sistemi virtuali e weareable che producono informazioni e cambiano le modalità di contatto con il cliente”. Il 63% degli acquisti avviene ancora in maniera tradizionale, quindi i negozi non scompariranno, ma sarà necessario ricorrere a più tecnologia per migliorare l’esperienza del cliente. “Negozio, e-commerce, comunicazioni social devono essere integrati in ottica omnicanale per rispondere alle nuove attese dei consumatori”. Il 54% degli acquisti online si verifica in Cina, quindi è di vitale importanza l’internazionalizzazione anche per le realtà più piccole che operano nel settore.

La digitalizzazione che serve al business

Le aziende del fashion e del lifestyle non possono seguire un unico percorso per ogni brand o tipologia di cliente nel processo di digitalizzazione, ma in comune hanno la necessità di un approccio omnicanale verso i clienti, il miglioramento dei programmi di fidelizzazione e dell’esperienza in negozio per poter personalizzare le offerte real time, garantendo che sia i prodotti che i pagamenti immediati siano disponibili.

Il 60% dei rispondenti ad un’indagine McKinsey, rivolta ai professionisti del settore, è d’accordo sulla necessità di investire nell’integrazione omnicanale e nel marketing digitale. Il 34% investirebbe in CRM e programmi di loyalty, il 26% nel brand building e nella difesa del prezzo, mentre l’investimento IT per digitalizzare la value chain è sostenuto dal 24%.

“L’investimento IT è un fattore cruciale per consentire la disintermediazione nella vendita, raccogliere grandi quantità di informazioni sui comportamenti e desideri dei clienti con cui creare offerte più coerenti – spiega Liscia -. Le tecnologie consentono di digitalizzare tutta la catena del valore rendendo i processi più efficienti e rapidi”. In ogni strategia omnicanale, i pagamenti digitali sono un aspetto centrale: “Sono il mezzo più semplice per identificare il cliente e ottenere dati utili per mapparne le abitudini e gestire meglio la relazione”.

Marc Sondermann, CEO & Editor-in-chief di Fashion Magazine ed eBusiness Magazine, spiega la necessità di una accelerazione delle aziende italiane nella corsa verso la digitalizzazione. “Serve compiere un doppio salto di qualità, cambiando pelle, integrando il negozio fisico con l’online, impegnandosi per ottenere la massa critica necessaria a essere visibili a livello mondiale nelle nicchie d’interesse. La chiave di volta è nel roll-out delle competenze digitali per aumentare la reattività dell’impresa, mettere al centro il cliente e sfruttare le modalità digitali di comunicazione”.

Esempi di utilizzo delle tecnologie vengono offerti dall’ Industry Head Retail di Google Italia, Alessandra Domizi: “Digital assistant e intelligenza artificiale consentono di consigliare il consumatore, anticiparne e predirne i bisogni. Le impiega Zalando nel nuovo servizio Gift Finder che offre consigli a chi deve fare un regalo”. Il digitale aiuta l’industria del fashion a rendere l’offerta personalizzata “proponendo i capi che sono più adatti allo stile di vita dei clienti, oppure fatti su misura”.

La raccolta e l’elaborazione di dati in tempo reale permette di ridisegnare la catena del valore, fare offerte lampo, offrire capi simili a quelli che i visitatori vedono e fotografano in strada, sfruttando il riconoscimento d’immagine di Google Lens. Domizi riporta anche l’esempio della realtà aumentata, che offre ai clienti l’immagine dei capi indossati. “Ralph Lauren, in collaborazione con Oak Lab, ha creato un camerino digitale che, attraverso un lettore RFID delle etichette e uno schermo, mostra al cliente i capi simili o di differente colore rispetto a quelli provati, aiutando gli assistenti di vendita ad essere tempestivi”. L’impegno di Google nel settore della moda, però, non si limita allo sviluppo di applicazioni innovative basate su tecnologie AI e cloud, ma si impegna anche sul fronte della valorizzazione culturale attraverso contenuti divulgativi multimediali, realizzati in collaborazione con collezioni, musei e fondazioni di 40 Paesi, una decina dei quali italiani (Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia).

La situazione del mercato digitale e del “made in Italy”

“La penetrazione dell’e-commerce sul totale della spesa retail vale in Italia solo il 5% contro il 25% della Germania. Soltanto il 28% di chi compra nel fashion dichiara di farlo prevalentemente online, contro il 40% dei residenti USA”; queste le parole di Lars Feldscher, direttore di Atound Commerce per l’area Dach (Germania, Austria, Svizzera) da cui notiamo la differenza tra Italia e altri Paesi nel campo dell’e-commerce.

Il 61% degli italiani che acquistano prodotti fashion, inoltre, trovano poco piacevole l’utilizzo dei canali online, a differenza degli statunitensi che si fermano al 46%. “in compenso risultano più attivi nell’uso del cellulare per cercare o acquistare [70% contro il 58% dei tedeschi, ndr]. Gli e-shopper italiani hanno particolare predilezione per Amazon [il 49% realizza più di un quarto dei propri acquisti fashion, contro il 32% dei tedeschi, ndr] e usano i social per comunicare con le aziende [60%, contro il 50% degli statunitensi e il 48% dei tedeschi ndr]”. Netcomm e ContactLab hanno analizzato la competitività digitale di 19 brand italiani, basandosi su 180 parametri indicativi della “digital reach” (ossia la presenza strategica dei brand sui mercati e-commerce mondiali, principali e-tailer, ampiezza di gamma, attività di engagement e altri) e della “digital customer experience” (come qualità ed efficacia della navigazione sui siti, funzionalità delle app, procedure di acquisto online, servizi cross-channel). Pinko risulta dall’indagine come il brand più competitivo, piazzandosi bene in tutti i parametri considerati. Furla si classifica in seconda posizione, eccellendo nella “digital reach” (alto livello di globalizzazione dei servizi in Europa, Asia e USA). Il marchio Patrizia Pepe è invece al terzo posto per livello di interazione digitale offerta ai clienti. Marco Pozzi, Senior Advisor di ContactLab, spiega che “tutti i 19 marchi esaminati risultano attivi sui canali social, alcuni anche per la vendita diretta tramite Facebook e Instagram. Sono invece deboli nel supporto cross-canale”. Pozzi nomina la possibilità di ritirare, cambiare o restituire in negozio i prodotti acquistati online come servizi cross-canale più importanti. Infine, sempre secondo il Senior Advisor, molte aziende del fashion italiane, tra quelle che vendono online, non valorizzano a sufficienza la provenienza italiana delle merci e la realizzazione artigiana.

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Far crescere le medie aziende del Fashion e Luxury Retail italiano

di Luca Tonello
Sales & Channel Director

 

Secondo quanto pubblicato nel documento di Preconsuntivo 2017 realizzato dal Centro Studi Confindustria Moda per AIMPES, il settore della pelletteria italiano ha fatto registrare ricavi in aumento del 6,4% rispetto al 2016.

Un risultato prioritariamente trainato dall’export (con un +14,1% rispetto ai primi 10 mesi 2016), mentre sul fronte dei consumi domestici permangono ancora delle criticità: i primi 11 mesi 2017 si sono chiusi con una sostanziale stabilità in termini di spesa (-0,1%), seppur accompagnata da un +1% in termini di volumi di vendita.

Sono positivi invece i dati relativi alle imprese attive in Italia che producono articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria: nei primi 9 mesi del 2017 si registra un saldo all’attivo di 13 unità rispetto al consuntivo 2016.

Quest’ultimo dato testimonia una briosità del comparto e conferma anche uno dei trend più interessanti dell’ultimo periodo: l’internalizzazione produttiva e il ritorno in Italia di alcune delle principali aziende di pelletteria del nostro Paese.

Una tendenza questa che si è resa visibile anche in altri segmenti: pensiamo al tessile e al caso Benetton, che nel 2016 è tornata in Italia per produrre il nuovo maglione senza cuciture del Gruppo di Treviso. Continua la spinta a diffondere il Made in Italy nel mondo. Ritorna la voglia di produrlo anche in Italia.

Per noi che, da più di 30 anni, siamo partecipi di questa duplice grande avventura, si tratta di una nuova sfida da cogliere: continuare ad accompagnare le nuove manifatture d’eccellenza del Fashion e Luxury Retail italiano nel loro percorso di crescita.

È proprio in questo solco che si inscrive la nostra partecipazione all’edizione 2018 di IT4Fashion: quest’anno abbiamo portato al mercato italiano gli elementi chiave con cui intendiamo supportare le medie aziende del settore nel loro viaggio di sviluppo.

Sono tre gli ingredienti di questa strategia. Il primo è la costruzione di una rete variegata e capillare di partner italiani con cui garantiamo, da un lato, l’espansione delle funzionalità della Stealth® Platform e, dall’altro, la capacità di essere vicini a tutti i nostri clienti.

Insieme a H&F, DSTECH, DFC, efashion software, GUS - Maneat, Captha Systems e RTT, siamo in grado di offrire supporto locale a tutta la Stealth Communityitaliana, da nord a sud.

Il secondo è la volontà di fornire alle medie aziende italiane del Fashion & Luxury Retail la capacità di gestire l’intera supply chain in modo integrato: dalla fabbrica, passando per i laboratori e i terzisti, per arrivare fino alla logistica e alla distruzione.

Per questo abbiamo distillato in Stealth®GO! e in S-Labs le best practice consolidate in anni di esperienza di gestione dei processi della Moda e del Lusso.

Il terzo è la condivisione di tutto il nostro know-how dei processi tipici delle aziende della Moda e del Lusso, una competenza che non ha paragoni sul mercato.

Tutto questo lo mettiamo a disposizione dei nostri clienti e dei nostri partner attraverso lo Stealth Learning Center, il centro di alta formazione dedicato ai professionisti del Fashion & Luxury Retail che hanno Stealth per governare i loro processi chiave.

E il futuro? Beh, ha varie forme, e una di queste ve l’abbiamo anticipata proprio nell’ultima edizione di IT4Fashion, dove abbiamo avuto ospite Pepper, il robot prodotto da SoftBank Robotics.

Pepper riesce a comunicare in linguaggio naturale, a ragionare su argomentazioni, ipotesi e opzioni grazie a diversi software di intelligenza artificiale, tra cui anche Watson, il super software di intelligenza artificiale IBM.

Se, come vi abbiamo raccontato a Stealth Day 2018, dal punto di vista internazionale ci stiamo focalizzando sulla costruzione di una rete di business partner globali per supportare le operation dei nostri clienti ovunque nel mondo, continuiamo a investire per portare anche alle medie aziende del Fashion che operano in Italia innovazione, prossimità, formazione.

Per accompagnare la costruzione e la crescita dei brand del Made in Italy di domani.

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