Cloud in crescita: +17,3% nel 2019 secondo Gartner

Secondo le stime di Gartner, il segmento più in ascesa sarà l’Infrastructure as-a-service e le aziende chiederanno offerte IaaS e PaaS integrate, provenienti da un unico fornitore.

Da tempo il cloud si è dimostrato uno degli elementi più importanti, se non il più importante, della trasformazione tecnologica irreversibile di aziende e utenti. La società di ricerca Gartner lo conferma ancora una volta: il giro d’affari del cloud, nelle sue componenti principali (infrastruttura, piattaforme, software e business process), raggiungerà i 175,8 miliardi di dollari nel 2018, il 21% in più rispetto ai 145,3 miliardi dello scorso anno.

La ricerca stima che questo incremento continuerà anche nel 2019, anche se leggermente rallentato (17,3%), portando il valore a 206,2 miliardi di dollari. Nel 2020 si raggiungeranno i 240,3 miliardi e 278,3 nel 2021.

Il cloud comprende IaaS (infrastruttura a servizio), PaaS (piattaforma), SaaS (software) e BpaaS (business process), ma è il Software as-a-service a rimanere l’elemento più significativo. Per il software si stima un aumento a valore del 17,8% nel 2019. Craig Roth, research vice president di Gartner, commenta così questi dati: “La crescente adozione di applicazioni SaaS e di altri servizi cloud ha impatti sulla gestione, sulla diffusione e sull’utilizzo dei contenuti aziendali. Le aziende stanno muovendo i loro ambienti di dati verso il SaaS in modo costante, ma non esclusivo”.

Il software è la prima componente considerando il valore, ma, basandosi invece sul tasso di crescita, il primato viene raggiunto dall’Infrastructure as-a-service. Gartner stima infatti un +27,6%, da un giro d’affari di 31 miliardi nel 2018 ai 39,5 del prossimo anno.

Anche il Business Process as-a-service crescerà, ma meno: 58,1 miliardi di dollari nel 2020, partendo dagli attuali 46,2. La stima per il Platform as-a-service, infine, è di un guadagno a più lungo termine: 27,7 miliardi di dollari nel 2021, partendo dal valore di 15,2 miliardi dell’anno in corso.

È interessante notare un altro aspetto emerso dalla ricerca: entro il 2022 nove aziende su dieci, tra quelle che acquistano l’infrastruttura su cloud pubblico, si rivolgeranno allo stesso fornitore per IaaS e PaaS. Sid Nag, research director di Gartner, evidenzia che “la richiesta di offerte IaaS e PaaS integrate spingerà la prossima ondata di adozione di infrastruttura cloud.” Si prevede che i fornitori di solo IaaS diventeranno operatori di nicchia, perché le aziende richiederanno offerte più ampie e sviluppate per i propri ambienti ibridi.

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Il vostro ERP Provider investe in nuove tecnologie?

By Cara Vollmer, Oracle senior content strategist

Le tecnologie emergenti basate sul cloud stanno cambiando il modo in cui le aziende operano e competono. La funzione finanziaria, in particolare, è pronta per il cambiamento. Juergen Lindner, vicepresidente del SaaS Product Marketing di Oracle, afferma infatti che i team finanziari dedicano l’85% del loro tempo a compiti manuali ad alta intensità di lavoro, lasciando quindi poco margine all’innovazione. Questa situazione si sta però evolvendo rapidamente grazie ad elementi di progresso come l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico, l’automazione di processo robotica e la catena di blocco.

"La finanza è il settore in cui le nuove tecnologie possono davvero fare la differenza nel prossimo futuro", afferma Lindner. "I prossimi tre-cinque anni saranno fondamentali per la traiettoria di crescita del business".

I CFO che abbracciano ora le tecnologie cloud potrebbero portare nel prossimo decennio un boom della produttività statunitense previsto di 2.000 miliardi di dollari, se hanno una soluzione ERP cloud. Secondo un nuovo rapporto di Aberdeen Research Group, "The Future-Ready ERP Cloud: What to Expect", le aziende stanno dando priorità alla modernizzazione dei loro sistemi aziendali, realizzando che "la tecnologia è il motore del successo in tutti gli altri settori".

Non tutti i provider di ERP cloud, tuttavia, sono uguali quando si tratta di tecnologie emergenti. Nel valutare i partner cloud attuali e potenziali, i responsabili finanziari dovrebbero prendere in considerazione tre domande:

1. Quanto rapidamente è possibile sfruttare le nuove tecnologie cloud?

Il vostro ERP cloud non solo dovrebbe incorporare le tecnologie emergenti, ma dovrebbe renderle immediatamente disponibili. "Quando si seleziona un partner per l'innovazione aziendale, è necessario più di un set di strumenti", afferma Maria Jimenez, vicepresidente della Competitive Intelligence cloud per Oracle. "Hai bisogno di un valore aziendale immediato, fin dal primo giorno".

Molti provider falliscono fornendo solo la piattaforma per abilitare nuove tecnologie. Per realizzare un'applicazione redditizia, gli utenti devono spendere tempo e denaro per integrare sistemi, consulenti e persino i propri esperti.

Con Oracle ERP Cloud, le tecnologie emergenti sono incorporate nelle applicazioni, fornendo un accesso immediato ai vantaggi dell'intelligenza artificiale, della blockchain e altro ancora. "Pensiamo che la blockchain, in particolare, avrà un ruolo fondamentale nel cambiamento della finanza", afferma Lindner. "Offre un'enorme trasparenza, trasformando completamente processi come la chiusura finanziaria".

2. Il motore del cloud ERP funziona agevolmente?

La maggior parte delle persone non comprerebbe un'auto nuova fatta di parti di veicoli diversi, o una che è essenzialmente il modello dell'anno scorso con un nuovo strato di vernice lucida. Dovreste fare la stessa considerazione con il vostro ERP cloud, dice Jimenez, che esorta i responsabili finanziari a "guardare sotto il cofano" prima di impegnarsi.

"Alcuni provider sono diventati bravi a parlare", dice, "ma, quando si scava nella loro soluzione di 'nuova generazione', si trovano un sacco di applicazioni legacy accatastate insieme, o un'applicazione legacy che è semplicemente ospitata nel cloud".

Questo non funzionerà per le aziende migliori del settore, che sono alla ricerca di vere soluzioni ERP SaaS con integrazione integrata e hanno il 76% di probabilità in più di considerare questo come un elemento critico nella loro decisione di acquisto, dice Aberdeen. "Le aziende non vogliono un miscuglio di tecnologie più vecchie collegate attraverso il middleware a più punti di integrazione", afferma il rapporto Aberdeen. "Vogliono un unico fornitore con una soluzione completa sviluppata per il cloud".

Prendete Textron, un'azienda globale multisettoriale che necessitava di un sistema di gestione finanziaria moderno e scalabile. Dopo il passaggio da un sistema on-premise altamente personalizzato, vecchio di 20 anni, a Oracle ERP Cloud, Textron dispone di oltre 20 componenti che risiedono su una piattaforma di integrazione senza soluzione di continuità ed è in una posizione ideale per la crescita.

3. Il provider cloud investe davvero nelle tecnologie emergenti?

Per garantire che un fornitore di ERP possa tenervi aggiornati sulla tecnologia, prestate attenzione a quanto stanno investendo in ricerca e sviluppo. (Con una spesa annuale di R&S di 6 miliardi di dollari, l'investimento di Oracle supera la maggior parte dei suoi concorrenti).

Inoltre, cercate un partner finanziariamente sicuro, molto apprezzato nella comunità degli analisti e in grado di fornire una guida e un supporto a lungo termine per raggiungere il vostro obiettivo. Questo significa guardare oltre il back office, dice Lindner. "La finanza è un elemento centrale della business intelligence di oggi, ma abbiate la lungimiranza di scegliere un fornitore in base a come investe in innovazione".

Effetto Millennials nella moda

Realtà aumentata, assistenti vocali, negozi senza commessi, riconoscimento facciale, e-payment: questi i risultati del Lanieri Fashion Tech Insight 2018.

di ANDREA FROLLA'

I Millennials amanti della moda apprezzano sempre di più negozi self-service, assistenza vocale e realtà aumentata, senza dimenticare la frontiera del riconoscimento facciale. Si ha quindi la convinzione che il fashion sarà un settore sempre più influenzato dall’impatto delle nuove tecnologie. Con il pagamento digitale che conferma la sua considerevole importanza sugli acquisti. Dal Lanieri Fashion Tech Insights 2018, il report annuale sui trend tecnologici in ambito moda, realizzato dall’Istituto Piepoli, emergono queste indicazioni.

I Millennials dominano il contesto evolutivo, soprattutto quando si parla di innovazione digitale. Il 60% dei nati tra gli anni Ottanta e il Duemila, i più avvezzi al progresso tecnologico, ritiene che in futuro saranno sempre più incisivi realtà aumentata, chatbot e altre tecnologie. Ma i Millennials sono anche molto più propensi alla multi-canalità, quando si tratta di acquistare abbigliamento, rispetto al campione totale degli italiani. Non emergono infatti grosse differenze tra desktop, mobile e negozio, ma prediligono l’interazione tra essi. Il 31% dei Millennials compra infatti sia in store sia sul web (il campione totale si ferma al 21%). Non si può però dire che il negozio tradizionale risulti sconfitto dai nuovi canali: solo il 17% dei più giovani lo sceglie in esclusiva, ma la percentuale sale al 69% se si considerano le persone di età superiore ai 54 anni.

A generazioni diverse corrispondono abitudini diverse, ma anche diverse aperture al futuro. Se per un pesante 49% degli italiani quello dell’addetto alle vendite resta un ruolo fondamentale, senza il quale non effettuerebbe acquisti, il 38% gradisce invece un punto vendita dove comprare autonomamente, con il solo ausilio del proprio smartphone. Per i Millennials, però, la tendenza è opposta: il 58% farebbe shopping in negozio, ma senza casse e commessi. E il 33% aumenterebbe addirittura i propri acquisti in negozio del 50%, se potesse farli in queste condizioni. I risultati sono molto simili se si guarda al riconoscimento facciale, tecnologia utile per offrire un servizio personalizzato, sia online che nel punto vendita, ma anche per suggerire all’utente capi e accessori in base ad abitudini e comportamenti. Resta però una tecnologia utile per migliorare la shopping experience online (30%) e offline (32%) solo per il 62% dei Millennials, perché la metà degli italiani non la utilizzerebbe per via della privacy.

Quasi la metà dei consumatori italiani (44%) apprezza la realtà aumentata. Percentuale che aumenta (65%) per i Millennials. Altra tecnologia presa in considerazione è l’assistenza virtuale con i chatbot, che guidano il consumatore come veri e propri personal shopper. Il 23% indica come caratteristica più gradita di questo strumento hi-tech la possibilità di trovare prodotti e finalizzare l’acquisto rapidamente, il 18% il migliore e più diretto servizio al cliente e il 14% la customer experience più efficiente nel punto vendita e personalizzata in base ai propri gusti. D’altra parte, però, una considerevole parte della popolazione italiana non ha ancora dimestichezza con queste tecnologie. Il 41% degli intervistati, infatti, si ritiene poco informato per poter rispondere a domande sui benefici degli assistenti virtuali.

Viene infine confermato l’effetto traino dei pagamenti digitali. Si pensi al caso delle cripto valute: il 79% degli italiani non le possiede e dichiara di non esserne interessato, ma ci sono buone possibilità che in futuro abbiano un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo. Il report afferma, più in generale, che la diffusione di metodi di pagamenti digitali innovativi accrescerebbe considerevolmente la propensione all’acquisto per metà del campione intervistato. Come sottolineato più volte, è ancora la fascia dei più giovani a pesare maggiormente in positivo. Un Millennials su tre, infatti, aumenterebbe i propri acquisti del 50%, se potesse utilizzare modalità di pagamento all’avanguardia.

Il rapporto Lanieri-Piepoli aggiunge la blockchain come altro fenomeno destinato ad entrare nel dibattito fashion, giudicandola in modo positivo per la crescita del Made in Italy. Informazioni riguardo l’autenticità o l’imitazione di un capo d’abbigliamento, se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto vengono fornite con assoluta certezza ai clienti dai microchip che usano la blockchain. Tutti questi dati potranno essere consultati dallo smartphone e il 19% degli intervistati ritiene che ciò aiuterà a prevenire la contraffazione e verificare la provenienza dei materiali. Sempre presente l’attenzione alla privacy: il 21% del campione reclama una maggiore protezione dei dati quando si effettuano pagamenti online e il 19% che i dati personali non siano condivisi a terzi senza il proprio consenso.

“Lo studio ha evidenziato consumatori sempre più attenti a una shopping experience innovativa, dove le tecnologie emergenti stanno passando da una dimensione di nicchia a fenomeni in grado di condizionare le dinamiche di acquisto di milioni di persone”. Commenta così Simone Maggi, il CEO di Lanieri. “Abbiamo puntato fin da subito su un approccio ibrido fashion-tech applicato alla qualità del Made in Italy. E con scelte pioneristiche come l’apertura ai pagamenti in Bitcoin vogliamo dare un contributo all’evoluzione dell’intero settore. Si tratta di una rivoluzione agli inizi, ma che sta già dando ottimi risultati sia sul mercato domestico sia, in particolare, sull’export. Per questo è fondamentale che ad abbracciarla siano tutti gli attori del sistema moda italiano”.

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I 4 vantaggi chiave del cloud per finanza e risorse umane

By Indy Bains, Senior Director of Oracle Cloud Business Group

Il Finance potrebbe essere il responsabile dei risultati, ma tutti sanno che è il business a dare inizio a tutto il processo di generazione del valore. Partendo dalle persone, bisogna assicurarsi che siano quelle giuste per l’organizzazione, con le competenze necessarie per aiutare l'azienda a raggiungere i suoi obiettivi. In molte aziende, quindi, finanza e risorse umane sono strettamente interconnesse.

Non sorprende quindi che un sondaggio del 2017 del MIT (MIT Technology Review Custom Report) abbia riportato che il 35% delle aziende prevedeva di creare una funzione condivisa di finanza e risorse umane entro l’anno successivo.

La finanza e le risorse umane condividono esigenze tecnologiche comuni, tra cui:

  • - una visione olistica del ruolo, delle responsabilità e degli obiettivi di performance di ogni dipendente
  • - la capacità di rimanere aggiornati e reattivi alle migliori pratiche in evoluzione
  • - processi semplificati e livelli di automazione più elevati

Con queste similitudini, è assolutamente sensato che la finanza e le risorse umane debbano funzionare su un'unica soluzione cloud unificata. Il calcolatore dei benefici finanziari e delle risorse umane di Oracle è stato sviluppato appositamente per aiutare i responsabili delle finanze e delle risorse umane a determinare i potenziali benefici di una piattaforma unificata in quattro aree chiave.

1. Aumento della produttività

Una piattaforma condivisa di finanza e risorse umane, con la capacità di aumentare i livelli di automazione, consentirà al personale di ridurre il tempo dedicato a lavori ripetitivi e di basso valore (come l'inserimento dei dati o l'elaborazione delle transazioni) e di concentrarsi sulle aree che guidano la crescita del business. Il risultato: l'azienda acquisisce l'opportunità di costruire nuove competenze, scoprire nuovi modi per reclutare e trattenere i migliori talenti, analizzare le prestazioni individuali, identificare le priorità strategiche e consigliare l'organizzazione sui passi successivi.

2. Gestione efficiente dei dati

Dall’esperienza di lavoro a stretto contatto sia con la finanza che con le funzioni HR, Oracle ha identificato una moltitudine di punti di contatto (34 all'ultimo conteggio) tra i due ambiti. Prendendo il semplice esempio del reclutamento di un nuovo dipendente, sia le risorse umane che la finanza devono contenere informazioni sulla linea di business della nuova assunzione, a chi riportano, il loro ruolo, il centro di costo e lo stipendio. Un cloud condiviso con un modello di dati comune rende ciascuna di queste fasi facile e veloce, senza duplicazione del lavoro necessario, assicurando un minor margine di errore umano e più facile condivisione dei dati tra i reparti.

Oracle Cloud estende in modo unico il valore del modello comune di dati oltre la finanza e le risorse umane nei processi di approvvigionamento, gestione dei progetti, supply chain e vendita. Si tratta di un cambiamento per le organizzazioni, che in precedenza dovevano accontentarsi di modelli di dati frammentati da soluzioni multiple cloud o on-premise.

3. Infrastruttura ottimizzata

Sebbene la maggior parte degli intervistati al sondaggio del MIT preveda benefici reali nel passaggio al cloud, il 41% di loro ha citato le sfide di integrazione come la principale barriera alla migrazione. Potenziali problemi potrebbero, ad esempio, risiedere nell'integrazione di nuove tecnologie con i sistemi già presenti in azienda. Ma c'è anche il coordinamento di più fornitori da prendere in considerazione.

L’ottimizzazione inizia con un unico fornitore cloud, piuttosto che con più provider per le diverse funzioni aziendali.

4. Miglioramento delle decisioni strategiche e della pianificazione

Grazie all'accesso in tempo reale a dati completi, senza errori, attuali e altamente condivisibili, i dirigenti delle finanze e delle risorse umane sono meglio informati e possono avere la certezza assoluta che i report saranno rapidi e affidabili. Il processo decisionale viene quindi migliorato, le previsioni sono più accurate e la pianificazione strategica meglio allineata ai driver di business appropriati.

Un ulteriore vantaggio di un cloud unificato di finanza e risorse umane è il continuo accesso alle più recenti innovazioni tecnologiche attraverso semplici aggiornamenti. Ciò significa che i team delle due funzioni possono tenere il passo con il cambiamento senza sforzo. Un enorme 90% degli intervistati del sondaggio del MIT ha dichiarato che le loro iniziative cloud hanno dato loro una maggiore agilità davanti alle opportunità e alle sfide del mercato.

Come è possibile calcolare i vantaggi, per la vostra organizzazione, del passaggio ad una piattaforma cloud unificata per HR e finanza?

Aggiungendo semplicemente alcuni dettagli aziendali nel calcolatore unificato dei benefici per finanza e risorse umane di Oracle e potrete calcolare l'impatto potenziale sulla vostra attività in tutte e quattro le aree sopra descritte. È possibile inserire tutti i dettagli che si desidera, ma quanto più si fornisce, tanto più accurato sarà il report risultante. Il vostro report personalizzato sarà accompagnato da link a letture utili, video e infografiche per aiutarvi a costruire un caso convincente.

I servizi Autonomous e Secure Cloud

By Mike Faden

Le violazioni di alto profilo hanno portato la sicurezza in cima all'agenda di molte organizzazioni, poiché la combinazione di attacchi, sempre più veloci e dannosi, ambienti tecnologici sempre più complessi e requisiti normativi sempre più rigorosi continua a creare nuove sfide alla sicurezza.

"Gli attacchi di oggi sono ampi e variegati", afferma Vipin Samar, Senior VP della divisione Database Security di Oracle. "Si va dall'individuazione dell'infrastruttura e dei database al targeting per le applicazioni e gli utenti".

Ciò significa che per proteggere le risorse informative vitali, le aziende hanno bisogno di controlli a più livelli in tutto il loro ambiente, sia nel cloud che nei locali. "Agli hacker basta riuscire a violare i sistemi solo una volta per entrare", afferma Samar, "ma le aziende devono mantenere sempre un alto livello di guardia per evitare una violazione dei dati". L'unico modo per fare questo e mantenere i nostri dati al sicuro è attraverso una difesa all’avanguardia, con controlli multipli, diversi livelli di sicurezza, automazione, best practice e un'infrastruttura sicura".

Garantire controlli completi ed efficaci può essere una sfida; per affrontarla, le soluzioni Oracle di Autonomous Database, Cloud e PaaS, garantiscono livelli di sicurezza integrata molto validi. Le soluzioni per la sicurezza dei database e per la gestione degli accessi sono in grado di supportare gli IT manager in questo difficile compito.

Il database protetto

Per le organizzazioni che collegano le loro soluzioni SaaS e PaaS di Oracle, la sicurezza inizia con i servizi Cloud Oracle Database. Come ha già chiarito Samar, gli hacker spesso prendono di mira i database perché è lì che risiedono i dati più sensibili dell'organizzazione.

La protezione fornita dai servizi cloud Oracle Database, incluso Oracle Autonomous Data Warehouse, inizia con la crittografia dei dati. "Criptiamo i tuoi dati ovunque, sia che si trovino nel traffico SQL*Net, sia che si tratti di dati in tabelle o file di backup", afferma Samar. La crittografia non può essere disattivata e le chiavi di crittografia vengono gestite automaticamente.

Anche se la crittografia è uno strumento essenziale - impedendo agli hacker di accedere direttamente ai dati grezzi – non è in grado da sola di proteggere l’intera organizzazione. Se le aziende non modernizzano i sistemi con tutti gli ultimi aggiornamenti del caso, potrebbero affrontare seri problemi. "Per molte organizzazioni le patch sono il problema principale; è con questo che stanno lottando".

Con i servizi cloud Oracle Database, le patch di sicurezza vengono applicate automaticamente ogni trimestre o quando necessario, riducendo la finestra di vulnerabilità. "Con applicare le patch, intendiamo l’intero aggiornamento di sistema, inclusi il firmware, il sistema operativo, il clusterware e il database", afferma Samar. "Applicando le patch in modo continuo attraverso i nodi di un cluster, non ci sono tempi di inattività delle applicazioni". Questo solleva un onere enorme dalle spalle degli amministratori di banche dati, che possono quindi dedicare più tempo a concentrarsi su altri aspetti della sicurezza e della gestione dei dati. I servizi Oracle Autonomous Database Cloud, inoltre, monitorano continuamente le azioni dell'amministratore del cloud per qualsiasi attività anomala, e le politiche predefinite per la verifica del database sono attivate di default.

Proteggere i dati sensibili

"La sicurezza è una responsabilità condivisa", afferma Samar: "anche se Oracle automatizza funzioni come la crittografia e le patch, le organizzazioni sono ancora responsabili di funzioni di sicurezza specifiche dell'azienda, come la sicurezza degli utenti e la protezione adeguata dei dati sensibili. Per facilitare questi obiettivi, Oracle fornisce un'ampia gamma di funzioni e strumenti progettati per aiutare a valutare e controllare la sicurezza dei database".

Tra questi c'è un tool Gratuito, il Database Security Assessment Tool (DBSAT), che analizza la banca dati e riporta i risultati, come i dati sensibili memorizzati, gli utenti con ruoli e privilegi, e le impostazioni di configurazione. Ad esempio, DBSAT scopre e segnala i dati sensibili delle cartelle sanitarie e delle carte di credito. "Molte persone non sanno davvero quanti dati sensibili possiedono e quanto sia sicuro il loro database", afferma Samar. "È meglio valutare la sicurezza del proprio database prima che gli hacker lo facciano per te". "Una volta che lo strumento ha identificato potenziali problemi, fornisce raccomandazioni per risolverli", aggiunge Samar.

Molteplici funzioni dei servizi cloud Oracle Database consentono un controllo dettagliato dell'accesso ai dati; ad esempio, il mascheramento dei dati rimescola o nasconde i dati sensibili. Per i test e l’ambiente di sviluppo, "anche se gli hacker avessero successo, ottengono falsi risultati", dice Samar. La redazione dei dati consente alle organizzazioni di limitare chi può visualizzare dati sensibili come i numeri di sicurezza sociale. Oracle Virtual Private Database e Oracle Label Security consentono di controllare quali dati gli utenti possono vedere a seconda del proprio profilo, riducendo il rischio di minacce interne ed esterne.

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Yamamay & “The Breath”, un cartellone anti inquinamento per l’autunno

[copywright: www.varesenews.it]

Yamamay, brand del gruppo Calzedonia, lancia la campagna autunno-inverno utilizzando un cartellone “ambientalista”. Sulla facciata principale della sede di Gallarate è stato affisso il cartellone pubblicitario, realizzato con l’innovativo tessuto The Breath. Nato da una ricerca italiana, il tessuto purifica l’aria trattenendo e disgregando le particelle nocive nell’aria prodotte da auto, riscaldamento ed emissioni.

Le nano-molecole, presenti nelle maglie del tessuto dove passa l’aria, catturano e disgregano gli inquinanti industriali. L’affissione di 144 metri quadrati eliminerà, nell’area circostante, le emissioni inquinanti di un anno di 18.792 auto a gasolio, 46.980 a benzina e 193 caldaie.

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Oracle Internet Intelligence Map

L’Internet Intelligence Map di Oracle è uno strumento online con il quale si verifica in tempo reale lo stato di salute di Internet e l’impatto che avrebbe su scala globale un blocco della disponibilità della rete, con lo scopo di superare questi pericoli.

I punti critici sono messi in evidenza dal tool, disponibile online, e rappresentano i casi in cui si manifestano disastri, attacchi informatici o iniziative locali di chiusura della rete. Avrete a disposizione informazioni concrete sugli impatti che si potrebbero avere sul resto del pianeta. Un’unica dashboard mostra le statistiche sulla connettività per ogni paese basate su query, BGP e DNS che danno la possibilità di intervenire proattivamente, ideare strategie per ovviare ai problemi di connettività e limitare i danni.

Con Internet Intelligence Map, Oracle va ad ampliare la gamma di strumenti per migliorare l’esperienza del cloud, aumentandone la sicurezza e l’affidabilità.

Il rilancio del fashion e lifestyle italiano

Quanto viene sfruttato il digitale dai grandi marchi italiani? Poco; a rivelarlo è una ricerca presentata al Netcomm Focus Fashion & Lifestyle di Milano, in cui troviamo anche diversi esempi e consigli utili per creare nuovi servizi ai clienti sfruttando dati, cloud, AI e realtà virtuale.

di Piero Todorovich

Le aziende di moda e lifestyle sono molto importanti per il made in Italy, ma l’utilizzo delle tecnologie digitali non è ancora avanzato come dovrebbe. Dalla seconda edizione del Focus Fashion & Lifestyle, evento milanese di metà luglio organizzato da Netcomm, in collaborazione con Google e altri partner, con lo scopo di analizzare lo stato d’innovazione del settore a livello italiano e internazionale, è emersa questa situazione.

“Il numero degli e-shopper è cresciuto a livello globale da 1,77 miliardi del 2017 a circa 2 miliardi nel 2018 per un valore totale che quest’anno toccherà i 2.800 miliardi di dollari [fonte Statista, ndr]. Un terzo della popolazione mondiale compra online e di questo terzo, più della metà lo fa nell’ambito della moda e del lifestyle”. Queste le parole di Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ma che il numero di persone che si affidano agli acquisti online sia sempre in aumento non è una novità.

”La spesa nell’e-commerce per abbigliamento, scarpe e accessori ha raggiunto i 435 milioni di euro a livello mondiale, con la prospettiva di una crescita del 12% annuo fino al 2022, creando un nuovo contesto competitivo in cui l’innovazione digitale farà la differenza anche per le aziende italiane”. Questo significa “cambiamento dei prodotti, nuovi servizi, sistemi virtuali e weareable che producono informazioni e cambiano le modalità di contatto con il cliente”. Il 63% degli acquisti avviene ancora in maniera tradizionale, quindi i negozi non scompariranno, ma sarà necessario ricorrere a più tecnologia per migliorare l’esperienza del cliente. “Negozio, e-commerce, comunicazioni social devono essere integrati in ottica omnicanale per rispondere alle nuove attese dei consumatori”. Il 54% degli acquisti online si verifica in Cina, quindi è di vitale importanza l’internazionalizzazione anche per le realtà più piccole che operano nel settore.

La digitalizzazione che serve al business

Le aziende del fashion e del lifestyle non possono seguire un unico percorso per ogni brand o tipologia di cliente nel processo di digitalizzazione, ma in comune hanno la necessità di un approccio omnicanale verso i clienti, il miglioramento dei programmi di fidelizzazione e dell’esperienza in negozio per poter personalizzare le offerte real time, garantendo che sia i prodotti che i pagamenti immediati siano disponibili.

Il 60% dei rispondenti ad un’indagine McKinsey, rivolta ai professionisti del settore, è d’accordo sulla necessità di investire nell’integrazione omnicanale e nel marketing digitale. Il 34% investirebbe in CRM e programmi di loyalty, il 26% nel brand building e nella difesa del prezzo, mentre l’investimento IT per digitalizzare la value chain è sostenuto dal 24%.

“L’investimento IT è un fattore cruciale per consentire la disintermediazione nella vendita, raccogliere grandi quantità di informazioni sui comportamenti e desideri dei clienti con cui creare offerte più coerenti – spiega Liscia -. Le tecnologie consentono di digitalizzare tutta la catena del valore rendendo i processi più efficienti e rapidi”. In ogni strategia omnicanale, i pagamenti digitali sono un aspetto centrale: “Sono il mezzo più semplice per identificare il cliente e ottenere dati utili per mapparne le abitudini e gestire meglio la relazione”.

Marc Sondermann, CEO & Editor-in-chief di Fashion Magazine ed eBusiness Magazine, spiega la necessità di una accelerazione delle aziende italiane nella corsa verso la digitalizzazione. “Serve compiere un doppio salto di qualità, cambiando pelle, integrando il negozio fisico con l’online, impegnandosi per ottenere la massa critica necessaria a essere visibili a livello mondiale nelle nicchie d’interesse. La chiave di volta è nel roll-out delle competenze digitali per aumentare la reattività dell’impresa, mettere al centro il cliente e sfruttare le modalità digitali di comunicazione”.

Esempi di utilizzo delle tecnologie vengono offerti dall’ Industry Head Retail di Google Italia, Alessandra Domizi: “Digital assistant e intelligenza artificiale consentono di consigliare il consumatore, anticiparne e predirne i bisogni. Le impiega Zalando nel nuovo servizio Gift Finder che offre consigli a chi deve fare un regalo”. Il digitale aiuta l’industria del fashion a rendere l’offerta personalizzata “proponendo i capi che sono più adatti allo stile di vita dei clienti, oppure fatti su misura”.

La raccolta e l’elaborazione di dati in tempo reale permette di ridisegnare la catena del valore, fare offerte lampo, offrire capi simili a quelli che i visitatori vedono e fotografano in strada, sfruttando il riconoscimento d’immagine di Google Lens. Domizi riporta anche l’esempio della realtà aumentata, che offre ai clienti l’immagine dei capi indossati. “Ralph Lauren, in collaborazione con Oak Lab, ha creato un camerino digitale che, attraverso un lettore RFID delle etichette e uno schermo, mostra al cliente i capi simili o di differente colore rispetto a quelli provati, aiutando gli assistenti di vendita ad essere tempestivi”. L’impegno di Google nel settore della moda, però, non si limita allo sviluppo di applicazioni innovative basate su tecnologie AI e cloud, ma si impegna anche sul fronte della valorizzazione culturale attraverso contenuti divulgativi multimediali, realizzati in collaborazione con collezioni, musei e fondazioni di 40 Paesi, una decina dei quali italiani (Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia).

La situazione del mercato digitale e del “made in Italy”

“La penetrazione dell’e-commerce sul totale della spesa retail vale in Italia solo il 5% contro il 25% della Germania. Soltanto il 28% di chi compra nel fashion dichiara di farlo prevalentemente online, contro il 40% dei residenti USA”; queste le parole di Lars Feldscher, direttore di Atound Commerce per l’area Dach (Germania, Austria, Svizzera) da cui notiamo la differenza tra Italia e altri Paesi nel campo dell’e-commerce.

Il 61% degli italiani che acquistano prodotti fashion, inoltre, trovano poco piacevole l’utilizzo dei canali online, a differenza degli statunitensi che si fermano al 46%. “in compenso risultano più attivi nell’uso del cellulare per cercare o acquistare [70% contro il 58% dei tedeschi, ndr]. Gli e-shopper italiani hanno particolare predilezione per Amazon [il 49% realizza più di un quarto dei propri acquisti fashion, contro il 32% dei tedeschi, ndr] e usano i social per comunicare con le aziende [60%, contro il 50% degli statunitensi e il 48% dei tedeschi ndr]”. Netcomm e ContactLab hanno analizzato la competitività digitale di 19 brand italiani, basandosi su 180 parametri indicativi della “digital reach” (ossia la presenza strategica dei brand sui mercati e-commerce mondiali, principali e-tailer, ampiezza di gamma, attività di engagement e altri) e della “digital customer experience” (come qualità ed efficacia della navigazione sui siti, funzionalità delle app, procedure di acquisto online, servizi cross-channel). Pinko risulta dall’indagine come il brand più competitivo, piazzandosi bene in tutti i parametri considerati. Furla si classifica in seconda posizione, eccellendo nella “digital reach” (alto livello di globalizzazione dei servizi in Europa, Asia e USA). Il marchio Patrizia Pepe è invece al terzo posto per livello di interazione digitale offerta ai clienti. Marco Pozzi, Senior Advisor di ContactLab, spiega che “tutti i 19 marchi esaminati risultano attivi sui canali social, alcuni anche per la vendita diretta tramite Facebook e Instagram. Sono invece deboli nel supporto cross-canale”. Pozzi nomina la possibilità di ritirare, cambiare o restituire in negozio i prodotti acquistati online come servizi cross-canale più importanti. Infine, sempre secondo il Senior Advisor, molte aziende del fashion italiane, tra quelle che vendono online, non valorizzano a sufficienza la provenienza italiana delle merci e la realizzazione artigiana.

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Il mondo della gestione dei dati secondo Paul Sonderreger

di   Roland Smart

Scopri le nuove normative europee sulla privacy dei dati, che tra l'altro si riflettono ben oltre i confini dell'Unione Europea, su questa edizione del podcast OracleNext. L'esperto di dati Paul Sonderegger illustra come il quadro di gestione dei dati, che si estende quest'anno, possa avere un impatto sui consumatori - i quali raccolgono le informazioni - e sulle aziende che desiderano analizzarle.

Di questo parla anche Sonderegger, lo stratega capo dei dati di Oracle, intervistato dai giornalisti Michael Hickins e Barbara Darrow:

Come il passaggio al cloud computing stia complicando il modo in cui i dati vengono raccolti, archiviati e gestiti.
Come il F. Scott Fitzgerald test potrebbe essere un migliore indicatore di vera intelligenza artificiale (AI) rispetto al più comunemente applicato Turing test.
E come le suddette norme GDPR, ora in vigore in Europa, potrebbero spostare l'equilibrio di potere tra le persone il cui comportamento è osservato e le aziende che lo osservano.
È una bella chiacchierata, quindi siediti e divertiti. E per favore sintonizzatevi su Hickins, Darrow e i loro ospiti sulla serie OracleNext Iconoclasts.

Enjoy!

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Come risolvere i veri problemi di risorse umane?

di Rob Preston

In questo episodio di OracleNext ascolterete Rob Preston, che amplia il suo recente articolo su Forbes "Come risolvere i veri problemi con il vostro nuovo sistema HR". La storia si basa su una serie di interviste che Rob ha condotto con Wade Larson, il responsabile delle risorse umane di Wagstaff, un'azienda che progetta, produce, vende e assiste le apparecchiature industriali per la colata diretta a freddo per l'industria globale dell'alluminio.

In questo episodio Rob esplora:

- L'importanza critica di rivedere i processi HR che possono essere basati su requisiti obsoleti.
- Come affrontare l'implementazione di una soluzione HR basata su cloud.
- Come i dati sulle risorse umane hanno permesso a Wagstaff di guadagnare efficienza e di concentrare maggiori risorse sull'innovazione.

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Vi presentiamo OracleNEXT

OracleNext è un nuovo podcast con conversazioni ad ampio raggio su come le aziende stanno mettendo le tecnologie emergenti al lavoro. Dal cloud all'intelligenza artificiale, dalla catena di blocchi all'esperienza del cliente, le scelte critiche che compiamo oggi determinano la direzione da seguire per il nostro business.

Se avete apprezzato uno degli articoli che sono stati pubblicati su Forbes, The Wall Street Journal, Profit, Oracle Magazine o Oracle Blog, potete ascoltare OracleNext per conoscere le storie che stanno dietro a queste storie: sentirete direttamente i giornalisti veterani, i leader e i product manager Oracle, e avrete una visione interiore di come Oracle sta pensando e sviluppando la prossima generazione di tecnologie.

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Campionato mondiale di calcio 2018: un tuffo nei dati con Oracle!

di Stefano Cassola 

 

La ventunesima edizione dei campionati mondiali di calcio entra nella fase cruciale e inizia a dare i suoi primi responsi. Tra qualche settimana, al fischio che chiuderà l’ultimo minuto dell’incontro decisivo, non avremo solo una squadra vincitrice. Ci saranno nuovi dati e statistiche che ci consentiranno di analizzare uno degli spettacoli sportivi più avvincenti da un punto di vista diverso.

Gli strumenti di analytics ci restituiscono infatti numerosi spunti dalle informazioni che, grazie alla tecnologia, è possibile incrociare, anche in ambito sportivo. Quanti gol si fanno in media? Il fattore “casa” aiuta a vincere la coppa per i paesi ospitanti? In quale stadio si segna di più? E i dati sugli arbitri e il numero di maglietta del capitano cosa hanno da raccontarci?

Tramite Data Visualization, Oracle ha condotto un’analisi per analizzare dei dati storici relativi alla World Cup, i cui risultati sono soprendenti.

La maglietta del capitano

Analizzando le informazioni dalle precedenti edizioni si conferma che il numero 10 è la maglietta più popolare: oltre 200 capitani l’hanno indossata finora. Subito dopo troviamo il numero quattro e – naturalmente – ogni capitano che ha avuto il ruolo di portiere ha sempre indossato il numero 1. Resta da chiederci se l’edizione in corso cambierà questo trend.

Arbitri e vincitori

Oracle ha analizzato la possibilità di correlazione tra la nazionalità dell’arbitro e l’esito di ciascuna gara. Naturalmente nessun direttore di gara può partecipare alle competizioni del proprio paese, ma potrebbe esserci qualche “bias” involontario? Fortunatamente non sono emerse particolari correlazioni. Alcuni paesi però hanno sempre vinto quando l’arbitro proveniva da un paese del loro stesso continente.  Una curiosità: nonostante la forte rivalità, arbitri inglesi hanno arbitrato molte partite in cui la Germania ha vinto e arbitri tedeschi hanno arbitrato molte partite in cui ha vinto l’Inghilterra. Sarà così anche quest’anno?

Il vantaggio di giocare in casa

Ospitare il torneo ha naturalmente dei vantaggi. Sia l’Inghilterra nel 1966 che la Francia nel 1998 hanno vinto la loro unica coppa del mondo da paese ospitante. Anche Uruguay (1930), Italia (1934) e Argentina (1978) hanno vinto una delle loro coppe quando il campionato si giocava a casa loro.

Ma il successo è più probabile se la coppa si gioca in un paese del proprio continente? Dai dati è emerso che alcune nazioni europee (Italia, Germania, Francia e Inghilterra) hanno avuto più successo giocando in Europa, e anche Uruguay e Argentina se la sono cavata meglio in Sud America.  Il Brasile è di un altro livello: ha vinto ovunque, in ogni continente.

In generale è più probabile vincere se si gioca nel proprio continente, ma questo trend nelle ultime due edizioni non si è verificato: infatti la Germania ha vinto in Brasile nel 2014 e Spagna nel 2010 ha vinto in Sud Africa. Al momento la nazionale russa se la sta cavando bene, vedremo se arriverà in finale.

Quanti gol si fanno?

Dagli anni 30 ai 50 le goleade non erano rare e in media si segnavano quattro/cinque reti a partita. Ma dagli anni 60 c’è stato un calo: meno di tre gol per gara. L’edizione che ha visto più gol in assoluto è stata la coppa giocata nel 54 in Svizzera, con una media di più di cinque gol a partita.

Metterla in rete: lo stadio conta?

Infine, si è analizzato in quali stadi e se i gol sono stati realizzati dalla squadra “in casa” o dalle altre. Lo stadio in cui si sono segnati più gol è il St. Jakob Stadium di Basilea, che nel 1954 ha ospitato solo sei partite ma per un totale di 44 gol. Uno stadio in cui sono segnati ancora più reti in realtà esiste: è l’Estadio Atzeca in Messico, che ha visto ben 52 reti, segnate però in due diverse edizioni (1970 e 1986).

Con Oracle Data Visualization non possiamo prevedere chi vincerà quest’anno, ma di certo è possibile soddisfare la sete di statistiche e, anche se siamo tutti d’accordo sul fatto che il calcio giocato non tema rivali, tra una partita e l’altra ci si può comunque divertire con qualche curiosità

RTT aiuta AUSER nella sua attività di supporto alla comunità

di: Guest Author

 

Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene

Con queste parole il filosofo e scrittore Denis Diderot parlava del rapporto tra le persone e di come ognuno di noi, oltre ad occuparsi degli altri, dovrebbe dialogare con loro per capire come meglio poterli aiutare.

In questa ottica e con questo spirito, RTT si è avvicinata ad AUSER e ai suoi volontari. Impegnata nel favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società, l'attività dell'associazione è rivolta in maniera prioritaria agli anziani e agli invalidi; per loro la persona è  protagonista e risorsa per sé e per gli altri in tutte le età.

In particolare il programma Filo d'Argento, attivo tutto l’anno su tutto il territorio nazionale, è lo strumento principale con cui Auser realizza le attività di sostegno e protezione e attraverso il quale gli anziani possono richiedere aiuto e venire in contatto con le strutture del territorio.
Gli interventi di sostegno riguardano l'accompagnamento protetto con auto, la consegna di pasti, spesa e farmaci a domicilio, piccoli aiuti e compagnia in casa, disbrigo pratiche burocratiche e attività di socializzazioni.

RTT ha pensato di partire dal territorio di Rovello, che ci ospita e ci ha adottato oramai da molti anni.
Siamo stati contattati da Auser e dal suo team di volontari che ci hanno mostrato in dettaglio tutti gli sforzi con cui hanno aiutato la popolazione di Rovello ed abbiamo deciso di supportarli nella loro opera. (A.Ghezzi)

Grazie anche alla collaborazione di Global Mobility System è  stato identificato il mezzo con le caratteristiche più adatte per permettere all'associazione di proseguire la sua opera. Da oltre 15 anni GMS collabora con i comuni e con le associazioni benefiche, realizzando e mettendo a disposizione i mezzi più adatti alle loro necessità, garantendone anche la manutenzione ed il supporto necessario per un corretto uso.

Venerdì scorso, alla presenza dei sindaci di Rovello Porro e di Turate, le attese e gli sforzi di tutti sono state ripagate ed è stato presentato il nuovo mezzo che aiuterà l'associazione a continuare la propria attività con un veicolo studiato per le loro necessità e per facilitare il compito dei volontari Auser che operano sul territorio.

Sei interessato a maggiori dettagli sulle attività svolte dall'associazione? Clicca qui per maggiori dettagli

 

Le aziende di successo hanno una cosa in comune: amano i dati

di: Guest Author

 

Se il mondo degli affari sembra muoversi molto più velocemente in questi giorni, è perché lo fa. Per molto tempo, il cambiamento è avvenuto lentamente. Prendete i cicli economici: Nel 1900, ci sono voluti circa 19 anni per passare dal fondo di una recessione alla cima di un picco. La vita si muoveva a un ritmo costante e controllabile. Le aziende sapevano chi erano i loro concorrenti e avevano tutto il tempo per adattarsi ai nuovi arrivati. Era tutto così semplice.

Ma poi è arrivata la tecnologia, seguita rapidamente dal cloud. E con essa, gigantesche quantità di dati da raccogliere e da elaborare, a una frazione del costo che aveva in passato. Innovare non significa più consumare denaro e tempo. Le barriere all'ingresso in nuovi mercati si sono abbattute, accelerando ulteriormente le ambizioni e l'innovazione. Ora, l'adozione di tecnologie emergenti è una necessità, non una scelta. Aspettate che qualcosa colpisca il mercato tradizionale, e il vostro business non sarà più in cima al menu, ma sarà divorato.

Se questo sembra troppo drammatico, allora basta chiedere alle persone che una volta lavoravano per Kodak, Blockbusters o i marchi iconici di Woolworth che non hanno innovato. MySpace e Friends Reunited, nessuno? Tale è la velocità del cambiamento che anche i perturbatori ottenere interrotto. Eravamo stupiti quando Amazon, eBay e Groupon ha preso solo un decennio per arrivare a $ 10 miliardi di fatturato annuo. Ora ci sono circa 30 aziende che sono passate da zero a 1 miliardo di dollari in quattro mesi.

I nuovi modelli di business dipendono dai dati

Hanno tutti una cosa in comune. Sono pazzi per i dati. Si sono resi conto che il modo per affrontare i loro concorrenti è quello di individuare modelli e anomalie nei dati più velocemente e più regolarmente rispetto al loro prossimo avversario. La società in più rapida crescita in questo momento (anche se credo che nel tempo che ci vuole per leggere questo articolo potrebbe essere tutto cambiato) è Jet. com - e tutto quello che fanno è utilizzare intelligenza artificiale e imparare a prevedere le variazioni di prezzo dei voli e battere il mercato.

Quando ho iniziato la mia carriera - quando ho comprato i miei vestiti da Woolworth e la mia prima macchina fotografica da Kodak - ho fatto un primo investimento come Jet.com. La vera differenza è che a loro non è costato quasi nulla per iniziare, solo alcuni strumenti di data base e know-how algoritmico. E ora stanno conquistando quote di mercato a velocità supersonica.

Esaminiamo la Cina. Già nel 2011, le sue vecchie grandi banche dominavano lo spazio dei pagamenti ai consumatori. Ora, non lo fanno. E quale soluzione di pagamento start-up sta causando loro preoccupazione? WeChat: un'applicazione di messaggistica le cui capacità sono cresciute ben oltre lo scopo originale. Dominare il tuo nemico è abbastanza difficile quando sai chi sono. Non è un caso, però.

Opportunità o minaccia, difesa o attacco; in entrambi i casi, la risposta deve essere l'azione. Ma si potrebbe dire che bisogna continuare: Sono un rivenditore di generi alimentari, o un produttore di automobili, e il mio business è fare la medicina o costruire case o dare consigli finanziari. Cosa so di tutto ciò che riguarda i dati?

Non è necessario. Ma avete bisogno di un partner che lo faccia. Avete bisogno di un partner che abbia la tecnologia, l'esperienza e il tempo per non farlo, che abbia le chiavi per sbloccare il vaso di segreti di Pandora nascosto nei vostri dati, che abbia la voglia e il know-how per innovare a tutta velocità e che possa portarvi con voi.

Con il TCO Calculator scopri quanto conviene passare al Cloud

di Stefano Cassola 

 

“Quanto budget IT si può risparmiare passando al Cloud?” è la domanda che ogni azienda si pone prima di adottare questa tecnologia. E con le imprese che confermano tale orientamento per soddisfare le loro esigenze IT (si prevede che la spesa globale IaaS nel 2019 sarà di 28 miliardi1 di dollari, con un aumento del 155% rispetto al 20152è importante fornire una rapida risposta.

Lo Iaas TCO Calculator messo a punto da Oracle ha proprio l’obiettivo di far comprendere quanto sia conveniente passare al Cloud e quanto sia semplice e veloce.

Disponibile gratuitamente, il calcolatore non solo aiuta gli utenti a valutare la differenza di costo tra la gestione On Premise e il Cloud infrastrutturale di Oracle, ma fornisce supporto in caso di migrazione del Data Center, per il trasferimento delle operations legate all’infrastruttura, per gestire il DevOps o creare ed eseguire le applicazioni native.

Veloce da usare - è sufficiente inserire alcune semplici informazioni - il calcolatore fornisce un report personalizzato che descrive la riduzione dei costi con l’obiettivo di aiutare i dipartimenti IT a prendere decisioni e avviare le procedure per la migrazione.

Oracle è in forte crescita in ambito IaaS, sia tra le grandi imprese sia tra le startup. Sempre più clienti si rivolgono a Oracle per richiedere supporto a utilizzare l’infrastruttura in cloud. Non a caso, Larry Ellison, presidente e CTO di Oracle, ha recentemente affermato che lo IaaS è destinato a diventare il più grande pilastro del business cloud di Oracle.

1 Statistica, “Public cloud Infrastructure as a Service (IaaS) hardware and software spending from 2015 to 2026, by segment (in billion U.S. dollars)”
2 Forbes, “Roundup Of Cloud Computing Forecasts And Market Estimates, 2016”

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