Stealth Day 2019 – Designing Fashion Future

Reshoring e internazionalizzazione: così le eccellenze italiane tessono il futuro della moda in Italia e nel mondo.

21 febbraio 2019, Spazio Eventiquattro di Milano. Fissato l’appuntamento per lo Stealth Day, l’annuale evento dedicato alla Community Stealth, sempre alla ricerca di nuove idee per continuare a tessere il futuro della moda in Italia e nel mondo.

Tra mercati globali, millennials, nuove sfide dei retailers e dell’omnichannel, i brand della moda sono costretti a reinventarsi e ad evolvere nel tempo. Ma, cambiando, come possono continuare a rappresentare la propria identità?

Alcuni grandi brand della moda affrontano l’evoluzione accostando sensazioni, stili, media, stoffe, racconti del prima e del dopo. Come si può coniugare la crescita trasversale dall’Italia al mondo intero?

Dedagroup Stealth supporta così i propri clienti del settore della moda, affiancando le aziende italiane nei loro progetti di crescita, nel nostro paese e nel mondo. Costruisce nuove reti di partnership per diventare più grande, solida e affidabile. Si avvicina sempre di più alle esigenze dei clienti in questo modo, aprendo, integrando e trasformando Stealth, the Fashion Platform.

In che modo occorre trasformare i processi con cui il settore del fashion realizza la commistione tradizione e evoluzione? Come si possono coniugare presente e futuro, marchi di fabbrica storici e traiettorie di sviluppo futuro?

Sono questi i temi che verranno affrontati durante lo Stealth Day 2019.

L’evento è privato e si può accedere solo su invito

Agenda

Il programma è in fase di definizione, i titoli e l’ordine degli interventi potrebbero subire delle modifiche.

Designing Fashion Future: scenari evolutivi, testimonianze, approcci per comprendere la Moda. Tra oggi e domani
  • 9:00 - Registrazione e Welcome Coffee
  • 10:00 - Tessere il futuro
  • Mimmo Solida - CEO, Dedagroup Stealth
  • 10:15 - Roma, Firenze, i marketplace globali
  • Frederic Munoz, COO, Fendi
  • 10:35 - Tessere maglie globali: da Carpi con amore
  • Federico Tamburini, Organization Director - Logistics, BPM e IT, Twinset
  • 10:55 - La manifattura tra reshoring e mercati globali
  • Anusha Couttigane - Principal Fashion Analyst, Kantar Consulting
  • 11:40 - Scarpe italiane, passo globale
  • Luca Tonello, Sales & Channel Director, Dedagroup Stealth
  • 12:10 - Il Made in Italy software: fare eccellenza in Italia e nel mondo
  • Gianni Camisa, CEO, Dedagroup
  • 12:30 - Pranzo placé
  • Posti limitati
Una piattaforma per continuare a crescere, in Italia e nel mondo: un pomeriggio di approfondimenti sulla Stealth Platform
  • 14:30 - Stealth Lean Controlling
  • Michele Lotto, Presales Manager, Dedagroup Stealth
  • 15:00 - Stealth GO! Lo Stealth prêt-à-porter
  • Fabrizio Paltrinieri, Business Developer, Dedagroup Stealth
  • 15:10 - Come creare in azienda un circolo virtuoso fra Dati, Conoscenza e Azione
  • Alessandro Pasqua, COO, Data Life
  • 15:20 - La tecnologia RFID, formidabile abilitatore per la moda dei Millennials
  • Arcangelo D'Onofrio, CEO, Temera
  • 15:30 - Seamless Store Experience: qualità e tracciabilità del Back Office di Negozio, in pochi click
  • Ilaria Solida, Senior Enterprise Solution Consultant, Dedagroup Stealth
  • 15:40 - Gli strumenti alla base di una strategia Omnichannel efficace: S-Orchestrator
  • Marco Cecchi, Business Analyst, Dedagroup Stealth
  • 15:50 - Ovunque nel mondo: i passi e le best practices per potenziare il processo di localizzazione
  • Barbara Giudici, Consultant, Dedagroup Stealth
  • 16:00 - Il Cloud Enterprise per le soluzioni applicative in ambito fashion aperte all'innovazione
  • Angelo Seminati, Middleware Business Development Manager, Oracle Italia
  • 16:10 - I laboratori vanno in Cloud, la scelta strategica ideale per semplificare la collaborazione nella produzione distribuita
  • Fernando Garcia, Information System Project Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:20 - Un approccio visuale all'analisi e controllo dell'efficienza operativa
  • Paolo Sarinelli, Market Line Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:30 - Networking coffee e saluti

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Moda e ambiente: la trasformazione digitale

Intelligenza artificiale e realtà aumentata rivoluzioneranno la moda e il lusso, aiutando anche l’ambiente.

Di Andrea Daniele Signorelli

Le nuove tecnologie hanno ormai rivoluzionato moltissimi settori. Il mondo della moda, però, sembrava essere rimasto più tradizionale, incentrato più sulla creatività degli stilisti e sulla personalizzazione dei prodotti, piuttosto che sull’utilizzo degli algoritmi.

La situazione attuale, però, non conferma le previsioni. Durante il convegno Digital Difference in Luxury Good, organizzato da Microsoft a Parigi, infatti, si è parlato di intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che hanno fatto il loro ingresso anche in questo settore. Katharina Vandamme-Eyebesfeld, fondatrice della start-up Becoco, ha rassicurato sul fatto che la tecnologia non andrà a rimpiazzare l’uomo: “Solo gli stilisti conoscono il DNA di un marchio e cosa può avere successo o meno. Nel mondo della moda, dove conta più di ogni altra cosa l’intuizione e la creatività, la tecnologia può essere solo di supporto”.

Secondo Becoco, l’intelligenza artificiale può servire a risolvere un problema che ha grande impatto economico, ma anche ambientale: gli sprechi costituiti dai resi degli acquisti online. In che modo? Aumentando la soddisfazione del cliente. “Solo il 3% degli abiti disponibili su un sito di e-commerce si può adattare alle forme di ogni donna. È per questo che abbiamo creato un algoritmo di machine learning integrabile su ogni piattaforma e che, attraverso domande semplici e intuitive, è in grado di selezionare i capi più adatti al singolo utente”. Questa tecnologia, quindi, andrebbe a ridurre l’altissima percentuale (70%) di vestiti ordinati online, che vengono poi restituiti e che, spesso, non possono essere rimessi in vendita.

Anche un’altra start-up, EON, vede la tecnologia come ottimo strumento per la salvaguardia dell’ambiente in un settore, ad oggi, estremamente inquinante. “Ogni anno, il 90% dei tessuti con cui vengono prodotti 150 miliardi di capi finisce in discarica. Integrando le etichette per l’identificazione digitale (RFID) direttamente nei tessuti, è possibile tenere sempre traccia dei materiali con cui sono fatti i vestiti; aumentando drasticamente la percentuale di capi riciclati e permettendo anche a questo settore di sfruttare i benefici dell’economia circolare”, spiega la fondatrice di EON Natasha Franck.

“È il comportamento dei consumatori a dettare come deve agire chi opera nel nostro settore”, così Edoardo Zegna, responsabile dell’omnichannel marketing di Ermenegildo Zegna, spiega perché il marchio è stato tra i primi a sbarcare in tutte le piattaforme digitali cinesi di commercio elettronico. “Il digitale è presente in ogni aspetto della vita dei consumatori, e noi dobbiamo farci trovare dove i clienti sono”.

Quali sono le previsioni per il futuro? “Nel giro di dieci anni, le persone passeranno moltissimo tempo indossando i visori per la realtà aumentata; questo avrà un impatto anche sul mondo della moda”, afferma Matthew Drinkwater, il responsabile dell’innovazione del London College of Fashion. Ma la tecnologia della realtà aumentata, probabilmente, non sarà utilizzata solo per permettere ai consumatori di visualizzare i modelli 3D dei vestiti direttamente da casa o per vederli indossati da un avatar virtuale. Drinkwater ricorda il successo dei vestiti virtuali per gli avatar nei videogiochi, quindi perché non immaginare un futuro in cui potremo indossare abiti digitali che soltanto chi userà un visore potrà vedere?

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Il mercato del lusso nel 2025: previsioni di Bain & Company

By Guest Author

Secondo le previsioni di Bain & Company, società di consulenza strategica, il mercato dei beni di lusso per la persona dovrebbe registrare un tasso di crescita medio annuo intorno al 3% da quest’anno al 2025, arrivando a raggiungere un valore compreso tra 320 e 365 miliardi di euro (partendo dai 254 del 2017). I dati sul settore, che comprende abbigliamento, accessori, gioielli, orologi, cosmesi, fragranze e arte della tavola, sono stati annunciati lo scorso 15 novembre, in occasione del 17° appuntamento con l’Osservatorio Altagamma, dalla partner della società di consulenza Claudia D’Arpizio.

La stima per il 2018 è di raggiungere i 260 miliardi di euro per il mercato dei personal luxury goods e 1,2 trilioni per tutto il settore del lusso (incluse anche auto, HoReCa, vini e liquori, gourmet food, arte, design, jet, yacht e crociere) con un tasso di crescita che potrebbe arrivare fino al 6%.

L’Altagamma Worldwide Luxury Market Monitor ha individuato anche altre tendenze per il lusso “personale”. Il mercato sarà più digitale: nel 2017 solo il 9% delle vendite avveniva online, per il 2018 è prevista una crescita di un punto percentuale, ma entro il 2025 si raggiungerà il 25%. Questo porterà ad un radicale cambiamento del ruolo dello store fisico, da semplice punto vendita a luogo dove il brand potrà raccontarsi. I social media agiranno sempre più da influenzatori e si avvarranno delle più recenti innovazioni tecnologiche (realtà virtuale, Internet of Things, mobile payment, gestione smart del magazzino e della supply chain).

Il mercato del lusso per la persona non sarà solo più digitale entro il 2025, ma anche più giovane. I Millennials passeranno dal 30% del 2017 al 45%, la generazione Z (ossia i nati tra il 1997 e il 2010) dal 2 al 10%, raggiungendo un valore di 65-110 miliardi di euro.

Bain & Company prevede anche un mercato più inclusivo, con prodotti che tengano conto delle diversità culturali e religiose, ma in cui ci sarà spazio anche per i prodotti “monographic”, cioè brand che vendono eccellenza e servizi esclusivi. Infine, a livello geografico, si prevede un aumento dei consumi in Cina (che passa dall’8 al 22% del mercato) e una diminuzione in Europa (dal 33 al 25%). Crescerà il numero di consumatori asiatici (principalmente cinesi), con la sola eccezione dei giapponesi.

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Massimo Zanetti sceglie il cloud di Oracle

Di Simona Menghini

Il caffè è, senza dubbio, uno dei simboli dell’Italia; commercializzato in tutto il mondo, rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy. Tra queste possiamo menzionare Massimo Zanetti Beverage Group (MZBG), proprietario di oltre 40 brand globali, che ogni giorno serve 43 milioni di caffè al mondo.

Globalizzazione e trasformazione digitale hanno spinto Zanetti a rispondere alle moderne sfide spostando tutti i suoi marchi nella “nuvola”. Così ne ha affidato la gestione alle soluzioni ERP Cloud di Oracle.

MZBG, quotata in Borsa e con quasi un miliardo di ricavi nel 2017, vende i propri prodotti in più di 110 Paesi (molto forte in Europa e Stati Uniti, ma in significativa crescita anche nell’area APAC). Il gruppo presidia l’intera catena del valore del caffè tostato, dall’approvvigionamento della materia prima alla commercializzazione. Commercializzazione che avviene attraverso una rete di oltre 50 società e le catene internazionali della grande distribuzione, a cui si aggiungono caffetterie in franchising in continua espansione.

La scelta di un ERP cloud è stata dettata dal desiderio di promuovere un cambiamento culturale globale semplificando i processi, ora uniti sotto un’unica soluzione. La creazione di un linguaggio comune per tutte le società porterà all’evoluzione del Gruppo, semplificando e velocizzando il processo decisionale.

“La soluzione Cloud di Oracle porta una serie di vantaggi che semplificano la gestione, riducono i costi e ci permettono di essere sempre aggiornati all’ultima versione della tecnologia – afferma Massimo Zuffi, CIO e Controller del Gruppo MZBG – Senza contare che l’adozione di tecnologie d’avanguardia come quelle di Oracle stimolerà di certo l’innovazione in tutte le aree.”

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Proxima Smart City: la città intelligente del futuro

Di Simona Menghini

Ad ottobre al Maker Faire di Roma e al MiCo di Milano all’Oracle Cloud Day del 22 novembre è stata presentata la smart city del futuro. Ma com’è questa città intelligente? Sicuramente in grado di rispondere al meglio alle esigenze del cittadino.

In attesa che le nostre città diventino delle vere e proprie smart city, Oracle ha ideato e realizzato Proxima Smart City, il modello di città intelligente di nuova generazione presentato a Roma e Milano.

Il progetto è stato realizzato in Lego, cablato e connesso con sensori e gateway open source (Arduino, Raspberry PI), collegato ai servizi cloud di Oracle. Proxima Smart City, però, non è soltanto un modello da esposizione, ma anche una vera e propria piattaforma tecnologica aperta e autonoma su cui è possibile realizzare servizi innovativi.

Il protagonista della demo è un piccolo robot che ci mostra come migliorerà la vita del cittadino della smart city del futuro; da quando esce per andare al lavoro fino a quando fa ritorno a casa, avrà a disposizione:

  • - un Digital Assistant che indica la disponibilità di parcheggio (si interroga un’applicazione basata sulla tecnologia machine learning)
  • - sistemi di computer vision che aumentano la sicurezza
  • - strumenti per monitorare i parametri ambientali e gestire in modo più efficace il ritiro dei rifiuti
  • - sensori per regolare l’illuminazione stradale al passaggio delle vetture
  • - applicazioni per ottenere informazioni su turismo, commercio e trasporti

Tutti questi servizi sono erogati attraverso una piattaforma cloud autonoma, capace di apprendere, autogestirsi e auto ripararsi grazie all’IA e al machine learning. Questa città intelligente, però, è solo in parte futuristica perché, basandosi su casi d’uso reali, è realizzabile già oggi e ci dimostra quanto il futuro sia vicino, anzi, dietro l’angolo.

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OracleNext: facilitare l’adozione del cloud

La maggior parte dei dati e delle applicazioni aziendali finirà nel cloud, secondo le previsioni, ma questo passaggio è ancora all’inizio. Si stima che soltanto tra il 15 e il 30% del carico di lavoro sia già migrato dai data center interni al cloud. Questo significa che il lavoro da fare è ancora molto.

Il cloud di seconda generazione di Oracle è stato pensato proprio per rendere più facile e sicuro lo spostamento di quei carichi di lavoro importanti e complessi verso un cloud che è ben preparato a riceverli ed utilizzarli.

Nel nuovo podcast di OracleNext, Kyle York, Vicepresidente della strategia di prodotto per Oracle Cloud Infrastructure, tratta una serie di argomenti caldi insieme a Michael Hickins e Barb Darrow. Eccone alcuni:

  • - Perché le aziende hanno bisogno di un cloud pubblico apposito per le complesse applicazioni basate su database alle quali si affidano per crescere. Questi carichi vengono chiamati “mission critical” per un motivo.
  • - Le conseguenze dell’integrazione di Internet nell’infrastruttura aziendale.
  • - I dati sono una risorsa aziendale molto importante, quindi il modo in cui si proteggono, archiviano e analizzano diventa una delle preoccupazioni maggiori in qualsiasi piano di migrazione al cloud. I cloud “on-demand” potrebbero non essere l’opzione migliore per gestire questa risorsa all’inizio.
  • - Molte minacce alla sicurezza informatica sono causate da attori nocivi, ma molte derivano anche dalla volatilità del sistema su Internet, a volte dovuta a infrastrutture difettose. Indipendentemente dalla fonte delle minacce, comunque, la sicurezza deve essere estesa dai sistemi centralizzati fino ai margini di una rete in continua crescita.

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Intelligenza artificiale: le risorse umane guidano il cambiamento

By Guest Author

L’intelligenza artificiale può portare benefici anche alle risorse umane, ma in che misura? Le occasioni in cui può agire sono diverse: può migliorare la produttività dei dipendenti, può aiutarli ad incrementare le proprie competenze o aumentare la soddisfazione sul lavoro, consentendo al team delle risorse umane di svolgere un ruolo più strategico all’interno dell’azienda.

“Il cambiamento è l’unica costante” è un luogo comune che si sente ripetere da anni ma rimane sempre valido nel business; quando si parla di tecnologia, la velocità aumenta a dismisura e l’intelligenza artificiale non fa differenza. Come per qualunque tecnologia, anche l’IA deve essere padroneggiata per apportare benefici e la divisione HR è in una posizione perfetta per fare da esempio e guidare il cambiamento.

Un primo esempio lo abbiamo grazie ai chatbot; integrandoli con la nostra base dati e supportati da una intelligenza artificiale, possono essere strategici nel setacciare il mercato alla ricerca di nuovi talenti all’interno o all’esterno di un’azienda, come anche aiutarci a gestire l’enorme mole di dati che si genera durante una selezione dei candidati. Grazie all’intelligenza artificiale, infine, già oggi è possibile automatizzare alcune parti dei programmi di formazione, personalizzandoli al particolare percorso professionale di un dipendente.

Ad aprile 2018 Oracle ha, insieme a Future Workplace, intervistato più di 1.300 dipendenti e responsabili delle risorse umane di tutto il mondo per scoprire cosa pensano dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Ecco alcuni degli spunti più significativi che sono stati evidenziati dallo studio “AI at Work”:

  • - Sbilanciamento tra vita privata e lavorativa: il 70% degli intervistati usa l’AI nella vita privata (intrattenimento, trasporti, attività finanziaria, relazioni interpersonali), ma solo il 24% la utilizza anche al lavoro.
  • - Scarso risultato dell’HR: il 93% dei dipendenti si farebbe guidare da robot o da una AI, ma solo il 6% dei responsabili delle risorse umane usa attivamente l’intelligenza artificiale.
  • - Implicazioni sulla carriera: la maggioranza degli intervistati (il 79% dei responsabili e il 60% dei dipendenti) crede che la mancata adozione dell’AI possa avere un impatto negativo sulla propria carriera e sull’azienda.
  • - Ostacoli: secondo gli intervistati, il primo vero problema è rappresentato dal costo (74%); a seguire le preoccupazioni per eventuali impatti tecnologici (69%) e i rischi per la sicurezza (56%).
  • - Bisogno di una formazione: 9 responsabili su 10 sono preoccupati di non essere in grado di adattarsi ad una rapida adozione dell’AI come parte del loro lavoro. Il 72% di essi afferma che la propria azienda non offra nessun tipo di formazione su questo strumento.

Oracle ti può supportare mettendo in campo soluzioni che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma fai in modo che sia il team delle risorse umane a guidare il cambiamento nella tua azienda. Come può farlo? Ecco alcuni possibili passi da seguire:

  • - creare e mantenere una visione completa dei dati dei dipendenti dell’azienda;
  • - iniziare con semplici compiti di intelligenza assistita; i chatbot che rispondono più velocemente alle richieste possono rappresentare un rapido guadagno;
  • - passare all’utilizzo dell’intelligenza artificiale dopo aver raggiunto il giusto livello di competenza.

Trussardi si affida a Stealth per una strategia omnichannel

By Guest Author

Trussardi, famosa casa di moda italiana, ha scelto di affidarsi a Dedagroup Stealth, società dedicata al settore del fashion e del luxury retail, per il passaggio da un modello di business wholesale ad uno omnichannel. Il progetto, che prevede il controllo di tutta la filiera del prodotto, è partito già nel 2017, ma raggiunge la piena operatività nella stagione autunno/inverno di quest’anno. Il gruppo ha adottato la piattaforma Stealth per i processi di produzione e logistica ed ha scelto di aggiungere Stealth Retail per la gestione di distribuzione, organizzazione degli ordini e integrazione con i sistemi POS dei punti vendita.

Il direttore generale di Trussardi, Massimo Dell’Acqua, commenta così la decisione del gruppo:

“In Dedagroup Stealth è racchiuso un bagaglio di esperienze e conoscenze sulla produzione e sulla gestione del fashion che non ha uguali e rende Stealth la soluzione ideale sia dal punto di vista del software che delle persone.”

dedagroup Stealth Fashion Retail

Luca Tonello, sales manager di Dedagroup Stealth, ha spiegato che Trussardi ha ora la possibilità di gestire l’intera filiera del prodotto, avendo tutti i processi integrati su un’unica piattaforma, e controllare sia la fabbrica che tutti i punti vendita. “La trasformazione strutturale e organizzativa di Trussardi coinvolge tutte le aree del business del gruppo. Era quindi essenziale raggiungere gli obiettivi di efficienza e competitività, in un momento in cui il mercato della moda richiede un’immagine più coerente, prodotti eccellenti e riconoscibili, qualità e velocità di esecuzione e strategie di go-to-market più rapide.”

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Mark Hurd: previsioni sull’intelligenza artificiale

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Durante l’Oracle OpenWorld 2018, tenutosi a San Francisco dal 22 al 25 ottobre, Mark Hurd, CEO dell’azienda, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale. Tre sono le sue previsioni per un futuro in cui l’AI giocherà un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro.

1. Entro il 2025, tutte le applicazioni cloud includeranno l’intelligenza artificiale

L’AI è più efficace quando è incorporata in un’applicazione e, successivamente, nel lavoro di tutti i giorni delle persone. Potrebbe essere utile per segnalare, a chi se ne occupa, quali debiti hanno bisogno di maggiore attenzione, quali candidati valutare più approfonditamente, quali spedizioni presentano dei problemi senza dover eseguire manualmente un report.

“L’intelligenza artificiale sarà integrata in tutte queste applicazioni”, afferma Hurd. Così come prevede che per la blockchain varrà lo stesso approccio. Piuttosto che funzionare come un’applicazione autonoma, sarà integrata ovunque le persone abbiano bisogno di uno scambio di informazioni verificato più affidabile.

Secondo Hurd, queste tecnologie emergenti porteranno ad un’accelerazione nell’adozione del cloud, a discapito di sistemi legacy e on-premise.

2. Circa l'85% delle interazioni delle aziende con i loro clienti sarà automatizzato

Le aziende hanno bisogno che le interazioni con i clienti siano automatizzate e l’intelligenza artificiale può gestire e utilizzare al meglio la mole di informazioni in possesso. Soprattutto perché i clienti si aspettano risposte in tempo reale, in termini di millisecondi per Hurd, e questo va oltre la capacità umana.

I dipendenti potranno così dedicarsi a risolvere i problemi dei clienti o pensare a modi migliori per servirli, invece che occuparsi di lavoro di supporto di basso livello.

3. Circa il 60% dei lavori IT che esisteranno nel 2025 non sono stati ancora inventati

“Non ci saranno meno persone nel campo dell’Information Technology. Sinceramente credo ci saranno più persone nell’IT, ma che lavoreranno a compiti diversi”. Questa è la previsione di Hurd più importante per i professionisti.

Il CEO di Oracle ha fornito anche degli esempi concreti, come il supervisore di robot: “Tutti hanno bisogno di un capo, anche i bot”. Le persone dovranno controllare che i bot prendano le decisioni giuste, se l’85% delle interazioni con i clienti diventerà automatizzato.

Hurd immagina molte nuove occupazioni legate al mondo IT, un futuro in cui lavori che ancora non abbiamo neanche pensato saranno la norma. E queste nuove opportunità saranno rese possibili dall’automazione dei compiti più banali.

Secondo il CEO, anche il lavoro degli amministratori di database cambierà grazie all’Autonomous Database di Oracle, che si occupa di quasi tutto il lavoro manuale di provisioning, tuning, patch e protezione del database. “Questo renderà le persone libere di lavorare a compiti di livello superiore”, ha aggiunto.

Conclusioni

Oltre alle nuove previsioni, Mark Hurd ha ricordato quelle dei precedenti Oracle OpenWorld. Nel 2015 aveva previsto che entro il 2025 l’80% delle applicazioni sarebbe stato in cloud. Nel 2016 che, ponendo sempre come limite il 2025, il numero di data center di proprietà delle aziende sarebbe diminuito dell’80%, perché queste ultime avrebbero spostato i carichi di lavoro verso il cloud. Effettivamente, solo l’anno scorso e solo negli Stati Uniti, è stato chiuso il 15% dei data center aziendali.

Hurd probabilmente è stato eccessivamente aggressivo nelle sue previsioni, ma ha fatto delle considerazioni che si stanno rivelando corrette e conclude dicendo: “I clienti stanno utilizzando la tecnologia cloud, e ora vedrete una nuova era con l’integrazione dell’intelligenza artificiale praticamente in tutte le nostre applicazioni man mano che procediamo”.

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Quanto cambieranno i punti vendita nel futuro?

Di Paola Cassola

La ricerca ‘Commerce 2040: Revolutionary Tech Will Boost Consumer Engagement’, della società londinese di analisi Euromonitor, mostra la trasformazione digitale che struttura e organizzazione dei negozi subiranno nel futuro.

Tipo di cliente e tipo di prodotto cambiano continuamente, è quindi necessario che il commercio e gli store del futuro siano sempre pronti ad adattarsi. Come? Sfruttando le diverse possibilità offerte dalle nuove tecnologie. I "wearables", per esempio, sono dispositivi elettronici che i clienti possono indossare per essere guidati all’interno del negozio e che permettono di aggiungere in automatico i prodotti che intendono acquistare in un carrello virtuale. In automatico avviene anche il pagamento, semplicemente uscendo dallo store.

Questi negozi all’avanguardia offrono ormai una vera e propria esperienza per il cliente che, in futuro, potrebbe dover pagare per accedervi. Lo store diventerà il luogo per selezionare e provare i prodotti, più che per acquistarli, riproponendo il contesto per il quale sono stati pensati. I clienti potranno quindi provare cappotti e giubbotti in un’area fredda ricreata all’interno del negozio, oppure indossare le scarpe da calcio su un prato. Per l’acquisto, invece, verrà utilizzato soprattutto il canale online e i nuovi store fisici saranno provvisti di un’entrata indipendente per permettere un veloce ritiro della merce.

Uno strumento già utilizzato è la realtà virtuale, ad esempio attraverso schermi interattivi che mostrano i capi al cliente. Secondo la ricerca, però, assumerà sempre maggiore importanza e avrà un ruolo chiave nella digitalizzazione dei negozi fisici.

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8 by Yoox: private label realizzata con l’AI

By Guest Author

Federico Marchetti, AD del gruppo Yoox Net-a-porter, ha recentemente annunciato che 8 by Yoox sarà il nome della private label realizzata anche grazie all’intelligenza artificiale. Lo scorso mese aveva anticipato che il team creativo si sarebbe servito dell’AI per interpretare ancora meglio i bisogni dei consumatori, andando ad elaborare i dati raccolti dal portale di e-commerce online.

“Da sempre esploriamo la frontiera tra l’uomo e la macchina; è un aspetto proprio del nostro DNA, sin da quando ho inventato Yoox nel 1999” afferma Marchetti durante la presentazione della private label. “Oggi combiniamo l’intelligenza artificiale più all’avanguardia con la sensibilità e il talento del nostro team creativo. La tecnologia è solitamente invisibile al cliente; 8 by Yoox la rende desiderabile e tangibile”.

L’intelligenza artificiale è entrata in gioco attraverso un software capace di trovare nel web immagini e testi nei post dei social network di alcuni influencer e nei contenuti editoriali dei magazine online. La nota ufficiale spiega che indicatori predittivi relativi a trend, dati di vendita, feedback dei clienti e tendenze di acquisto del settore sono stati incrociati agli insight raccolti durante la ricerca.

Il caso di Yoox è il più rappresentativo, ma l’intelligenza artificiale assume oggi un ruolo sempre più significativo nel settore della moda. Raccogliere dati è facile grazie a internet e ai social media e il cloud ne permette una veloce elaborazione. Il mercato è sempre più focalizzato sulla domanda e sul cliente, e le applicazioni dell’AI possono portare a maggiore efficienza per le aziende del fashion, iniziando dalla gestione di uno dei problemi più grandi: gli stock di invenduto. Si prevede quindi un futuro ricco di robot, ma con il cliente sempre al centro.

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Presentazione del Database NoSQL

By Michael Schulman and Michael Brey

I progressi nel mondo dei database stanno velocemente cambiando il modo in cui le aziende se ne servono. Ed è per questo motivo che Oracle ha recentemente annunciato l’ultima aggiunta ai suoi prodotti Database, il NoSQL Database.

Ora gli sviluppatori possono concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni senza doversi occupare anche di:

  • - Server di back end
  • - Espansione della memoria
  • - Distribuzione dei cluster
  • - Installazione del software
  • - Patch
  • - Aggiornamenti
  • - Backup
  • - Sistemi operativi
  • - Configurazioni ad alta accessibilità

Possono fornire rapidamente il throughput in funzione del cambiamento dinamico del carico di lavoro dell’applicazione e creare applicazioni moderne senza la complessità di mantenere un server o uno storage.

NoSQL Database apre una nuova era per gli sviluppatori. Ora possono sviluppare e rilasciare facilmente applicazioni che rispondano alle richieste di informazioni in modo incredibilmente veloce. Ecco alcuni esempi:

  • - Personalizzazione dell’interfaccia utente
  • - Carrelli per lo shopping
  • - Rilevamento delle frodi online
  • - Gaming
  • - Pubblicità online

NoSQL Database è:

  • - Moderno: progettato per la flessibilità, in una soluzione orientata agli sviluppatori. Il database supporta API strategiche, tra cui una semplice API SQL e interfacce a riga di comando, oltre a modelli di dati flessibili per la rappresentazione dei dati, tra cui una versione JSON ad hoc.
  • - Accessibile: il database presenta un'innovativa interoperabilità SQL tra modelli di dati JSON ad-hoc e schemi fissi. Gli utenti possono scegliere di eseguire la stessa applicazione nel cloud o on-premise senza blocco della piattaforma.
  • - Semplice: con un SDK disponibile e il supporto per i linguaggi più diffusi come Python, Node.JS e Java, Oracle offre una soluzione di sviluppo per applicazioni in grado di connettersi facilmente al NoSQL Database Cloud.

Cosa fa il NoSQL Database?

NoSQL Database è scalabile per soddisfare i requisiti di throughput dinamico del carico di lavoro dell'applicazione e di archiviazione. Gli utenti possono creare tabelle per memorizzare i dati delle loro applicazioni ed eseguire operazioni CRUD. Una tabella di NoSQL Database è simile ad una tabella relazionale con proprietà aggiuntive come unità di scrittura, unità di lettura e capacità di archiviazione. Gli utenti forniscono il throughput e la capacità di archiviazione in ogni tabella in base ai carichi di lavoro previsti mentre le risorse del database sono attribuite e adattate per soddisfare i requisiti del carico di lavoro.

Sono disponibili due versioni di unità di lettura: Coerenza Assoluta e Coerenza Relativa. Si usa la prima quando servono dati aggiornati più di recente, la seconda quando è possibile servirsi di dati anche leggermente più vecchi. L’addebito agli utenti viene gestito ogni ora in base alla capacità di throughput e allo storage fornito.

L’ambiente di sviluppo per applicazioni per NoSQL Database è stato reso semplice da Oracle. L’applicazione risiede come client che si collega al servizio cloud e il database utilizza il protocollo https per collegare questi due processi in esecuzione indipendente.

Exadata potenzia l’Autonomous Database di Oracle

Il futuro del cloud è autonomo. Exadata rende più efficiente l’Autonomous Database Cloud di Oracle.

By Maywun Wong, DIRECTOR, PRODUCT MARKETING

Il cloud autonomo libera le persone dalle noiose attività sul database

L’anno scorso è stato introdotto l’Autonomous Database di Oracle e a febbraio è stata consegnata la prima versione per gestire il data warehousing e ottimizzare le query per l’analisi. Il 7 agosto Larry Ellison, CTO di Oracle, ha annunciato l’Autonomous Transaction Processing; si tratta di un significativo passo avanti nel cloud autonomo, perché permette di ottimizzare l’elaborazione delle transazioni e i carichi di lavoro misti.

Infrastruttura, database e data center sono completamente automatizzati. L’Autonomous Database Cloud offre provisioning, scalabilità, tuning, sicurezza, failover con tolleranza ai guasti, backup e disaster recovery, tutti automatici, consentendo agli utenti la riduzione dei costi e dei rischi e lasciandoli liberi di dedicarsi all’innovazione. Questa tecnologia basata sull’apprendimento automatico è ottimizzata non solo per le query per i data warehouse e i data mart, ma anche per le transazioni. Così può gestire tutti i carichi di lavoro del vostro database.

L’hardware Exadata è lo stesso della vostra infrastruttura on-premise

L’Autonomous Cloud di Oracle segna il culmine di quarant’anni di innovazione tecnologica, offrendo al mercato qualcosa che i concorrenti non hanno. Cloud Infrastructure, Autonomous Cloud Platform, Autonomous Applications e molte altre innovazioni Oracle incorporano l'apprendimento automatico per eliminare l'intervento umano una volta che le policy sono state definite; a queste ora si aggiunge la struttura in Exadata. Grazie a queste nuove tecnologie autonome, le aziende stanno cambiando approccio nei confronti dell’IT: hanno più budget e personale a disposizione, meno rischi e possono focalizzarsi sulla crescita e sull’innovazione del business.

Nuove funzionalità sono state aggiunte da Oracle al software e all’hardware. L’Exadata, su cui è basato l’hardware, fa parte dell’Autonomous Database, ma anche dell’infrastruttura di base e della gestione del cloud. Il Database riesce a fornire query 10 volte più velocemente, ad elaborare le transazioni e a gestire il carico di lavoro misto fino a 100 volte più rapidamente rispetto alle soluzioni concorrenti proprio grazie a questa interconnettività.

La struttura di Exadata è flessibile

Se si crea un database utilizzando l’Autonomous Database di Oracle, il sistema si gestisce autonomamente, ripartendo storage, capacità di rete, capacità di calcolo e memoria. Se si dovesse eseguire l’applicazione mentre il carico è ridotto, l’Autonomous Database inizierebbe a riassegnare i server. Quando invece l’applicazione non è in esecuzione, nessun server viene assegnato al database. Si tratta quindi di un cloud senza server. Nel caso in cui ci fosse bisogno di maggiore capacità, nuovi server verranno automaticamente aggiunti mentre il sistema è in esecuzione. Così come all’aumentare delle richieste sul database, i server verranno aggiunti in automatico insieme alla connettività e alle risorse I/O aggiuntive.

 

La stessa piattaforma Exadata rende facile il passaggio al cloud

La piattaforma Exadata è alla base del Cloud e dell’Autonomous Database di Oracle, quindi il vostro investimento è sicuro. Il passaggio da on-premise a cloud, inoltre, sarà agevole, così potrete concentrarvi sulla modernizzazione dell’infrastruttura on-premise anche mentre vi preparate per la migrazione al cloud.

ClubCorp, per esempio, il più grande proprietario e operatore di club privati a livello nazionale, è passato da Exadata on-premise all’Exadata Cloud Service, in aggiunta ad altri servizi SaaS e PaaS di Oracle. L’azienda è entusiasta delle funzionalità dell’Autonomous Data Warehouse e della possibilità di rimuovere alcuni degli oneri amministrativi legati al mantenimento del database, lasciando così al personale più tempo per concentrarsi sugli obiettivi aziendali.

Cosa fare per le aziende che hanno bisogno di mantenere ogni cosa dietro il proprio firewall? Per far fronte a questo problema, Oracle ha pensato di inserire il Cloud all’interno del loro data center con Exadata Cloud at Customer. L’azienda ha recentemente annunciato che offrirà le patch automatiche, l’affidabilità, la sicurezza e la fruibilità dell’Autonomous Database anche su Exadata Cloud at Customer, ma non sarà necessario acquistare l’hardware, basterà sottoscrivere il servizio.

 

Exadata fornisce l'infrastruttura dietro il cloud autonomo

L’Autonomous Cloud di Oracle è in grado di gestire tutti i carichi di lavoro del vostro database, qualsiasi siano le vostre esigenze. Con l’automazione end-to-end si ottiene un sistema più affidabile, sicuro, accessibile e in grado di eliminare tutti i processi manuali coinvolti nella creazione e nella gestione del database. Il futuro è autonomo e l’Autonomous Database Cloud è offerto da Exadata.

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Gli assistenti vocali ti stanno chiamando

By Jeffrey Erickson | Director of Content Strategy

Se puoi chiedere a Siri di Apple o Alexa di Amazon di cercare ristoranti e band sconosciute nei database, perché non puoi chiedere anche di cercare o aggiornare i database del tuo ERP o delle risorse umane? Jorge Rimblas e Christoph Ruepprich, sviluppatori di database e nominati Oracle ACE, si sono posti questo tipo di domanda e hanno cercato di trovare una soluzione.

Rimblas, che lavora con Oracle dal 1995, è convinto che quello attuale sia un ottimo momento per essere uno sviluppatore di database, anche se c’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere. Nei suoi primi anni da sviluppatore ha imparato a scrivere query SQL efficienti e si è concentrato su grandi volumi di dati. Ora sta affinando le proprie abilità con i servizi REST, installando librerie JavaScript e condividendo progetti su GitHub.

Rimblas voleva facilitare l’interazione con le applicazioni di back-office, usando un assistente vocale e ha scoperto che è possibile. Ha fatto una prova collegando Alexa con l’applicazione, realizzata internamente utilizzando l’Application Express di Oracle (APEX), per la timbratura e la fatturazione.

“Posso chiedere ad Alexa su quali clienti sto lavorando e lei me lo dirà, oppure posso chiederle di aggiungere ore ad un’attività e lei lo farà”, dice Rimblas. “Se le dico che per quella giornata ho finito, lei mi risponderà felicemente. Se le chiedo di aggiungere ore alle mie ferie, aggiornerà l’applicazione e mi augurerà di godermi la vacanza”.

“Non si tocca una tastiera, ma si trovano informazioni e si aggiornano le proprie applicazioni di lavoro”, continua Rimblas. In questo modo si risparmia tempo, timbrando e segnando le ore di attività semplicemente rivolgendo qualche parola all’assistente vocale, e ci si può dedicare maggiormente al lavoro.

Il processo di connessione di Alexa alla sua applicazione significa utilizzare due strumenti di Oracle (APEX e REST Data Services) per recuperare e presentare i dati al framework di sviluppo dell’assistente vocale. "Ho fatto tutto attraverso il browser con APEX da un lato e il framework di testing di Alexa dall'altro, senza aver avuto bisogno di un dispositivo Alexa", afferma Rimblas.

Per arrivare al database uno sviluppatore potrebbe utilizzare anche AWS Lambda insieme a Node.js o JavaScript, ma secondo Rimblas la scelta migliore è il REST Data Services di Oracle perché direttamente collegato al database.

Tantissime cose si possono fare con l’assistente vocale

Secondo Christoph Ruepprich, interagire con gli assistenti vocali è il naturale sviluppo del lavoro del DBA, ruolo che ha ricoperto per la maggior parte della sua carriera. “Quando è arrivata Alexa – dice – l’ho vista come un altro strumento per accedere ai dati”.

Ruepprich ha combinato la sua conoscenza di Node.js con SQL, APEX e REST, che usa per altri progetti di sviluppo, per riuscire a lavorare con gli assistenti vocali. Anche secondo lui l’utilizzo di questo strumento risulta un’ottima soluzione per risparmiare tempo, basterà accedere al database e fare delle domande.

Visto il successo dei suoi prototipi, Ruepprich sta ora cercando un progetto più grande per applicare le proprie conoscenze. “Con un assistente vocale si possono fare moltissime cose: può rendere visibile una schermata, leggere alcuni risultati o azionare una funzione dell’applicazione. È un approccio perfetto per le situazioni in cui le persone hanno le mani occupate”. Si può chiedere ad Alexa la presenza o meno di un pezzo in magazzino e richiederne la consegna oppure vedere gli schemi di lavoro per l’attività che si sta svolgendo.

Lo scopo, secondo l’esperto, è quindi quello di trovare il modo migliore per portare i dati all’utente. Ma la conoscenza del database è necessaria per poter costruire applicazioni vocali efficaci, così come è indispensabile avere esperienza con il linguaggio SQL per fare in modo che l’applicazione funzioni come si desidera.

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Kering guida il lusso: +27,6% nel terzo trimestre

Di Giulia Sciola

Kering ottiene ancora un risultato positivo, chiudendo il terzo trimestre con ricavi di 3,4 miliardi di euro (+27,6%). Lo scorso 23 ottobre, il titolo della società guidata da François-Henri Pinault guadagnava quasi 8 punti percentuali sull’Euronext, influenzando positivamente il lusso italiano (Moncler +2,7%, Tod’s +1%, Brunello Cucinelli +3,68%, Prada +1,5%) e il diretto competitor Lvmh (+1%).

Gucci, marchio ammiraglio di Kering, guida la performance del gruppo parigino con un giro d’affari di 2 miliardi di euro (+35%), seguito poi da Yves Saint Laurent con un +16,5% (446,9 milioni). Bottega Veneta, invece, registra una perdita di 258,9 milioni di euro (quasi -8%)

I risultati hanno quindi battuto le previsioni del consensus Bloomberg che si fermavano a ricavi di gruppo per 3,3 miliardi e ad una crescita del 21-24,5% (22-30% per la sola Gucci).

La progressione più significativa si ha nella crescita dell’e-commerce, +80%, mentre gli altri canali di vendita registrano un +27% del wholesale e un +27,6% dei negozi diretti. A livello geografico, invece, Nord America e Asia del Pacifico spingono la performance del colosso con, rispettivamente, + 36,1 e 33,3%. Speculare anche l’andamento di Gucci, la maison guidata da Marco Bizzarri e affidata alla creatività di Alessandro Michele.

“La nostra crescita, il cui ritmo non ha precedenti nel settore del lusso, è solida, ben bilanciata e sostenuta in tutte le regioni e canali di distribuzione. Al di là degli sviluppi a breve termine, sappiamo che la crescita secolare del mercato del lusso, ma in particolare i nostri fondamentali solidi e la disciplina con cui implementiamo la nostra strategia, continueranno a supportare la nostra sovraperformance operativa e finanziaria”. Questo il commento del presidente e CEO di Kering, François-Henri Pinault, ai risultati ottenuti dal gruppo. La performance si conferma infatti solida anche nei nove mesi d’esercizio, con ricavi di 9,8 miliardi di euro (+27,1%).

I risultati positivi delle aziende del lusso in questo terzo trimestre fanno credere agli analisti che il settore potrebbe resistere, meglio di altri, ad un’eventuale fase ribassata dei mercati azionari. “Il lusso è al terzo anno di ripresa e sono tante le società che finora hanno superato le aspettative nei primi tre mesi”, dice Gam Investments.

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