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Industria 4.0: la moda cerca 50mila lavoratori

Dal mondo della moda arriva un allarme occupazione al contrario: servono circa 50.000 addetti nei prossimi cinque anni.

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A fine novembre, durante l’ultima edizione di Job&Orienta, Sistema Moda Italia ha presentato un’elaborazione di Unioncamere sull’evoluzione attesa della domanda di lavoro in Italia. Le stime dicono che, nel periodo tra 2017 e 2021, serviranno quasi 50mila lavoratori in tutti i segmenti della filiera della moda. Le aziende del settore vivono da tempo questo allarme occupazionale al contrario rispetto alla generale situazione del paese. Questo bisogno di nuove figure da inserire, che si prevede diventerà sempre più urgente, riguarda i diversi comparti produttivi ed è il risultato di due fattori. La nuova riforma pensionistica, infatti, potrebbe causare l’uscita dal mondo del lavoro di molte figure chiave nella manifattura che dovranno essere rimpiazzate. Ma l’alta richiesta sarà dovuta anche alla necessità dell’industria 4.0 di addetti che sappiano coniugare manualità e conoscenze digitali.

L’industria 4.0, che prevede un ingresso massiccio dell’information technology nelle aziende, è un tema sempre più attuale e concreto nel settore della moda. Le stime dei principali distretti industriali confermano questa tendenza: nel territorio di Biella serviranno 1200 addetti nel settore tessile nei prossimi cinque anni; Firenze, invece, ha ricercato 3000 persone nella pelletteria negli ultimi due anni e i lavoratori da inserire nella parte nord della Toscana sono 1100. Il Veneto, infine, presenta una situazione in cui il ricambio è fondamentale: più di un terzo dei 60mila addetti della moda ha più di 50 anni. Le associazioni confindustriali dei singoli distretti, in accordo con le scuole professionali locali, si stanno già adoperando per far fronte alla domanda e per garantire ai più giovani una visione più concreta del lavoro nel settore della moda.

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Filatura italiana in crescita

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Tra il 23 ed il 25 gennaio, si è tenuta a Firenze, alla Fortezza da Basso, l’84esima edizione di Pitti Filati, l’appuntamento internazionale di riferimento del settore dei filati per maglieria. “Questa edizione di Pitti Immagine Filati – dice la nota ufficiale – beneficia del contributo straordinario del Ministero dello Sviluppo Economico e Agenzia Ice, nell’ambito del Piano Speciale 2018-2019 a sostegno delle fiere del made in Italy. Il contributo è dedicato al potenziamento delle attività di ospitalità, media relations e pubblicità”.

La manifestazione è stata suddivisa in tre sezioni: Pitti Filati, con 82 espositori, Fashion at Work, 21, e KnitClub, 16. Per un totale di 119 marchi presenti a questa edizione e 4.300 buyer (lo scorso anno i compratori sono stati pochi di più, 4.350). In termini di presenze straniere, erano presenti i mercati di Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Spagna.

Il 2018 è stato definito un anno “complessivamente discreto” per la filatura italiana, secondo il Centro Studi di Confindustria Moda per Sistema Moda Italia. Il fatturato del settore è stato stimato in crescita del 2,7%, superando i 2,9 miliardi di euro, tenendo conto delle elaborazioni preliminari. Secondo le stime, il valore della produzione ha subito un aumento del 2,1%, circa 1,8 miliardi di euro. Ma è l’export a segnare un vero e proprio cambio di tendenza: dal -0,4% del 2017 al +3,6% dello scorso anno (854 milioni). L’import, invece, dovrebbe registrare un lieve calo, stimato a 882 milioni di euro (-0,5%).

Secondo un’indagine campionaria condotta da Confindustria Moda su un panel di aziende associate a Smi, il settore ha manifestato un timido segnale positivo anche a livello occupazionale. La filatura laniera ha subito una flessione nel primo trimestre (-1,9%), per poi raggiungere un leggero aumento nel terzo (+0,5%).

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Kering ai vertici per sostenibilità

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Per il secondo anno consecutivo, Kering si conferma l’azienda più sostenibile al mondo nella sezione Textiles, Apparel & Luxury Goods, secondo il Global 100 Index 2019, l’indice stilato dalla rivista Corporate Knights. Durante il World Economic Forum, a Davos, in Svizzera, sono stati presentati i risultati e l’azienda si è aggiudicata anche il secondo posto nella classifica generale che comprende le società di tutti i settori.

Il Global 100 Index, uno degli indici più autorevoli in materia di sostenibilità aziendale, tiene conto delle performance delle imprese, nel lungo periodo, a livello economico, ambientale e sociale. “Le attività di Kering – riporta una nota aziendale – sono state sottoposte a una valutazione basata su 21 indicatori chiave (KPI), tra cui gestione delle risorse, gestione del personale, gestione finanziaria, performance dei fornitori e clean revenue.” Ed è proprio in quest’ultimo indicatore, che misura la percentuale di ricavi derivanti da prodotti o servizi che apportano benefici ambientali o sociali ben definiti, che il gruppo ha riportato il punteggio più alto.

Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability Officer e Responsabile affari istituzionali di Kering, si è dimostrata onorata di questo riconoscimento: “Non solo perché testimonia il nostro impegno pluriennale per integrare le best practice per la sostenibilità nei processi aziendali, ma anche perché rappresenta la conferma che il successo economico e finanziario non può essere disgiunto da traguardi così importanti sotto il profilo sociale e ambientale”.

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Kidswear: l’88esima edizione di Pitti Bimbo

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Dal 17 al 19 gennaio si è svolta a Firenze l’88esima edizione di Pitti Bimbo, la manifestazione dedicata alla moda per bambini. Alla Fortezza da Basso sono state presentate 564 collezioni autunno/inverno 2019-20 childrenswear, di cui il 58% provenienti dall’estero. L’evento, progettato su una superficie espositiva di circa 47mila metri quadrati, ha confermato le ormai consuete sezioni: Apartment, Ecoethic, Sport Generation, SuperStreet, KidFizz, Fancy Room (con il doppio degli espositori rispetto al passato) e ActiveLab e The Nest (che si spostano agli Archivi).

Durante la manifestazione, hanno avuto luogo alcuni eventi, tra cui una mostra e una capsule collection di Patrizia Pepe, per festeggiare il 60esimo compleanno della celebre Barbie. Hello Kitty, invece, in occasione del suo 45esimo anniversario, è diventata protagonista di Fashion Comics, il progetto ideato dal designer Alessandro Enriquez, con tre sfilate firmate Pitti Immagine e il fashion show serale di Monnalisa e i défilé dei brand Stefania e del collettivo di aziende spagnole Children’s Fashion from Spain.

Questa edizione ha segnato inoltre il debutto di Belumbury Fashion Group nel mercato del kidswear, con la collezione Tot del brand Au197Sm. Ma anche di un nuovo progetto per Pitti Immagine: un programma di laboratori e workshop gratuiti per la famiglia, in partnership con le più importanti istituzioni museali di Firenze.

La moda junior nel 2018 vede una crescita del 2,3% del turnover, superando così i 2,9 miliardi di euro. Si prevede una chiusura positiva sia per l’export che per l’import (rispettivamente +6,5% e +0,9%) ed un calo del 2% nel mercato interno. Questi i dati del kidswear elaborati da Smi (Sistema Moda Italia).

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L’Intelligenza Artificiale aiuta a predire il futuro

By Lynne Sampson | Managing Editor

Mark Hurd, CEO di Oracle, ha sempre sostenuto l’importanza dell’intelligenza artificiale e la possibilità di ottenere vantaggi nel presente. Mentre altri leader preferiscono concentrarsi sul suo potenziale a lungo termine. Grazie all’ERP Cloud e ad altre suite in cloud di Oracle, che dispongono di un’IA integrata in una serie di funzioni strategiche critiche, anche i CFO e gli altri esperti finanziari si stanno rendendo conto di questi vantaggi.

Hurd si aspetta risultati significativi già a breve termine, come, per esempio, il fatto che il 90% delle applicazioni aziendali in cloud avrà integrato l’IA entro il 2020. “L’intelligenza artificiale si rivolge in primo luogo agli uomini d’affari”, dice Hurd, “in particolare nel contesto di ciò che le capacità decisionali e di problem solving dell’IA possono fare per la loro azienda, il loro dipartimento o la loro attività”.

Come può l’intelligenza artificiale nella soluzione ERP Cloud di Oracle aiutare gli attuali leader aziendali a prevedere il futuro? A livello base, questa tecnologia promette di eliminare gli errori di inserimento e tabulazione manuale dei dati. Anche i professionisti più esperti ed affidabili potrebbero, infatti, raggiungere un tasso di errore dall’1 al 3%, se non addirittura superiore. E, anche se i singoli errori hanno un costo minimo, nel complesso possono influire considerevolmente sui profitti.

Con l’automazione del processo di inserimento dei dati, quindi, si elimina il rischio di errore manuale, risparmiando così tempo e denaro. “Il 30% del tempo dedicato alle attività finanziarie viene speso sui fogli di calcolo per produrre manualmente report e insight”, spiega Hurd. Liberando questo tempo, i responsabili finanziari potranno dedicarsi alla strategia e alle proiezioni future attraverso l’analisi dei dati.

L’assistenza dell’intelligenza artificiale ha benefici anche nell’analisi dei dati. Hurd, durante l’Oracle OpenWorld 2018, ha sottolineato l’aiuto che le persone potrebbero ricavarne quando si tratta di trovare un senso in grandi quantità di dati: “L’automazione ridurrà il tempo necessario per svolgere compiti che oggi sono semplicemente impossibili da compiere per gli esseri umani. La quantità di dati di cui le aziende dispongono va oltre le capacità anche del data scientist più esperto. Non è vero per l’apprendimento automatico. Con l’abilità di trasformare i dati in informazioni, l’IA vi aiuterà a vendere di più e a risparmiare di più”.

Gli utenti dell’ERP Cloud di Oracle forniscono risultati reali a supporto di queste informazioni. Fox River Water Reclamation District, per esempio, ha ridotto del 30% il tasso di errore di previsione e dell’80% il tempo di raccolta dei dati con l’ERP Cloud e l’EPM Cloud di Oracle. Analogamente, RCD Espanyol ha ridotto il proprio tasso di errore di più del 25% e ha migliorato di oltre il 20% la produttività aziendale, grazie alle funzionalità di automazione dell’IA della soluzione ERP Cloud.

I CFO, però, possono sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale anche utilizzando altre suite cloud di Oracle. L’azienda ha integrato l’IA anche nella soluzione HCM Cloud, come ha ricordato Hurd durante il suo keynote dell’Oracle HCM World 2018, per aiutare il personale delle risorse umane a cercare, selezionare e assumere in maniera più efficiente, per soddisfare le esigenze aziendali. L’automazione data dall’intelligenza artificiale aiuta anche, dopo l’assunzione, a formare, far crescere e premiare i dipendenti. Questi ultimi si sentiranno così più valorizzati, acquisiranno competente fondamentali e contribuiranno alla crescita dell’azienda.

Le persone amano predire il futuro, ma le previsioni restano soltanto delle ipotesi, se non sono sostenute da buoni dati. L’intelligenza artificiale non può sostituire l’ingegno umano, ma può stimolarlo dando alle persone più tempo, informazioni migliori e un’analisi dei dati più veloce. Così potranno concentrarsi sulla ricerca del significato dei numeri, invece che perdersi tra di loro.

 

Leggi anche Lavoro da casa? Gli strumenti di RTT | Nuove Tecnologie

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ERP Cloud e Autonomous Database: il successo di Oracle

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Oracle ha rilasciato il database autonomo all’inizio dello scorso anno e, al momento del suo lancio, Larry Ellison, Presidente esecutivo e CTO dell’azienda, ha ritenuto che l’eliminazione degli errori umani avrebbe rappresentato un grande punto di forza della soluzione automatizzata. Così come l’eliminazione del costo del lavoro umano per la patch, la messa a punto, l’aggiornamento e la sicurezza del database.

Entrambi i vantaggi hanno poi avuto grande valore per i clienti, ma il vero punto di forza dell’Autonomous Database di Oracle è stato un altro. Secondo Ellison, infatti, la velocità di installazione e la spinta alla produttività sono le caratteristiche che più hanno convinto le imprese, lasciando ai loro sviluppatori più tempo per dedicarsi ad altre attività.

“Abbiamo avuto clienti che hanno messo in funzione i loro database letteralmente in 15 minuti, mentre solitamente ci vogliono 15 giorni”, ha detto Ellison il 17 dicembre commentando i risultati del secondo trimestre fiscale 2019. “Il fatto che i team esistenti di amministratori di database, i nostri principali clienti, possano rendersi drasticamente più produttivi e ottenere dieci volte di più nello stesso periodo di tempo, rispetto a quello che potevano fare prima del database autonomo, è stato il risultato più sorprendente per i nostri clienti”.

Ellison ha anche evidenziato le due iniziative strategiche che determinerebbero il successo di Oracle: l’Autonomous Database basato sul cloud e le due suite di applicazioni ERP Cloud, che comprendono quelle finanziarie, di approvvigionamento, di pianificazione della produzione e altre applicazioni di base.

I clienti di Oracle sono quasi 6.000 per la suite ERP Cloud e più di 16.000 per NetSuite. Mark Hurd, CEO dell’azienda, ha riportato i risultati di queste due soluzioni cloud di ERP: un tasso di crescita del fatturato combinato del 34% nel secondo trimestre. Grazie all’Autonomous Database e alle nuove capacità di guida autonoma con cui ha arricchito la soluzione già leader del mercato, Oracle ha raggiunto il più grande vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti degli ultimi quarant’anni, ossia da quando l’azienda è nel mercato dei database. Le prestazioni di questa nuova soluzione, infatti, stanno spingendo i clienti a spostare i loro database on-premise nel cloud.

Blockchain: opportunità e valore per l’azienda

By Mark Hurd | CEO di Oracle

La blockchain, il registro digitale per la condivisione sicura delle informazioni, suscita, come ogni tecnologia emergente, molto entusiasmo. I CEO delle aziende, però, più che al suo funzionamento, sono interessati al suo valore in termini di incremento dei ricavi, aumento della produttività, razionalizzazione dei costi e migliore esperienza per il cliente.

Sono due le opportunità fornite dall’utilizzo della blockchain. Innanzitutto, non bisognerebbe considerarla come un’applicazione autonoma, ma sfruttare le funzionalità garantite dall’integrazione nelle più importanti funzioni aziendali, come supply chain, finanza e risorse umane. Un produttore di farmaci, ad esempio, potrebbe utilizzare la blockchain per tracciare i propri prodotti lungo l’intero processo di approvvigionamento, produzione e consegna. In questo modo avrebbe la registrazione di ogni fase, combattendo il rischio di contraffazione.

Utilizzare una blockchain integrata nella supply chain, basata sul cloud, dell’azienda significa poter contare su monitoraggio e tracciabilità maggiori, senza la necessità di un team di esperti di questa tecnologia per la sua implementazione. Inoltre, questa integrazione permetterebbe all’azienda di fare molto di più che tenere semplicemente sotto controllo le merci.

La blockchain rappresenta una soluzione anche per le piccole e medie imprese, perché si tratta di una tecnologia basata sul cloud. Un piccolo birrificio californiano, per esempio, la sta utilizzando per tracciare il luppolo, il malto e il lievito utilizzati nella preparazione della sua birra e sta trasmettendo queste informazioni ai propri clienti. La differenza con il passato è che prima una piccola azienda come questa non avrebbe avuto le risorse IT necessarie per trarre vantaggio da una tecnologia così all’avanguardia.

Si può dire lo stesso anche di altre tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale. Quest’ultima, nel giro di qualche anno, sarà infatti integrata in ogni applicazione aziendale e grandi e piccole imprese potranno ricavarne dei benefici.

Un’opportunità unica

La blockchain fornisce alle aziende anche una seconda opportunità, quella di creare una rete unica.

Il potenziale datore di lavoro di un neolaureato, per esempio, vorrà sapere se il candidato ha davvero partecipato a quei corsi o se ha raggiunto il titolo di studio che sostiene. I college e le università, quindi, potrebbero creare una rete in cui inserire le informazioni sul percorso di laurea degli studenti in una blockchain di fiducia, con limiti di accesso e regole per la condivisione dei dati. Essere parte di questa rete coordinata sarebbe utile per tutti, istituzioni, studenti e datori di lavoro.

Questa rete, inoltre, potrebbe essere collegata alle applicazioni aziendali. Se l’azienda fosse in grado di accedere alle informazioni della blockchain fornite dai college, entrambe le parti risparmierebbero il tempo necessario a verificare tali informazioni e il team delle risorse umane potrebbe concentrarsi sulla ricerca dei migliori candidati.

La blockchain può quindi creare valore per l’azienda in due modi: utilizzando le funzionalità della blockchain integrata nelle principali attività aziendali e creando reti uniche con i partner e i clienti.

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La Cina traina il lusso

I risultati del terzo trimestre smentiscono le previsioni di una frenata nel settore del lusso, ancora trainato dalla Cina. La prospettiva è ora la normalizzazione del gigante asiatico e un approccio selettivo da parte delle aziende.

By Guest Author

Lo scorso ottobre Morgan Stanley ha declassato il settore del lusso, portando i titoli da “neutral” a “underweight”, ritenendo sopravvalutate le azioni dell’alto di gamma. Secondo l’investment bank di New York, inoltre, la fiducia dei consumatori cinesi ha già raggiunto il suo apice e non ammette crescita. A smentire queste previsioni sono arrivati i risultati del colosso francese del lusso, Lvmh. Il direttore finanziario, Jean Jacques Guiony, ha annunciato che il gruppo ha registrato un aumento delle vendite del 10% nei primi nove mesi dell’anno (33,1 miliardi di euro) e lo stesso risultato nei ricavi del solo terzo trimestre. Risultati che rendono la Cina, insieme agli Stati Uniti, la piazza più dinamica del gruppo.

Dati positivi arrivano anche dalla concorrenza. I ricavi di Kering nel terzo quarter sono cresciuti del 27,6% (3,4 miliardi), registrando un +27,1% (poco meno di 10 miliardi) se si considerano i primi nove mesi d’esercizio. Anche in questo caso è l’area dell’Asia-Pacifico a raggiungere grandi risultati: +33% per il gruppo e +42% per la sola Gucci.

Le aziende italiane confermano questo andamento ed è soprattutto Moncler a ridurre i timori con i primi risultati del progetto Genius. Nei primi tre trimestri i ricavi sono aumentati del 18% (872,7 milioni di euro), mentre nel solo terzo quarter il fatturato ha segnato un rialzo del 15,2% (379,1 milioni). Nel 2017 l’area dell’Asia e del Resto del Mondo riportava un +19% nello stesso periodo in cui, ora, il risultato sale a +32% per l’azienda guidata da Remo Ruffini.

L’Asia è il primo mercato per ricavi per Salvatore Ferragamo e la Cina in particolare potrebbe contribuire alla ripresa della maison. Dopo due trimestri in discesa, infatti, il terzo si è chiuso con un incremento dei ricavi del 3,9% (298,2 milioni di euro). Nel colosso asiatico, inoltre, anche i negozi a gestione diretta hanno registrato un aumento dell’1%.

Nonostante la crescita si stia normalizzando e Hong Kong stia perdendo quota, secondo un’analisi della banca d’investimento americana Merrill Lynch, che suggerisce alle aziende un approccio selettivo, l’interesse della Cina verso il lusso europeo resta alto. Alle stesse conclusioni è giunta anche Mediobanca Securities: “Nonostante i recenti timori, la domanda cinese sta mostrando più una normalizzazione che un rallentamento e resta il motore della crescita del settore nel medio-lungo termine”. Infine, è lo stesso Presidente cinese Xi Jinping a prevedere di raggiungere i 26mila miliardi di euro di merci importate in 15 anni.

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Gucci debutta nel mercato dei gioielli di lusso

By Guest Author

La prossima estate, tra giugno e luglio, Gucci farà il suo ingresso nel mercato della gioielleria di lusso. Lo ha dichiarato a Le Figaro François-Henri Pinault, CEO del gruppo Kering, precisando che la linea sarà composta da 200 pezzi, arricchita da numerose pietre preziose colorate e prodotta interamente in Italia. L’obiettivo del gruppo francese, inoltre, è di utilizzare, entro due anni, oro proveniente da giacimenti al 100% sostenibili.

Il colosso parigino controlla già le maison Boucheron e Pomellato e, con il debutto di Gucci, conferma il proprio interesse verso il segmento dei preziosi. “L’universo estremamente ricco e molto particolare di Alessandro Michele oggi vi si presta. Le parure che sta creando per Gucci si assicureranno un loro posto sul mercato in modo naturale”, continua Pinault.

Il terzo trimestre di esercizio si è concluso in modo positivo per la maison guidata da Marco Bizzarri, che ha sfiorato un +35% e un giro d’affari di 2 miliardi di euro e ha trainato la performance del gruppo (+27,6% e 3,4 miliardi di euro). Il buon risultato di Gucci è seguito dal +16,5% di Yves Saint Laurent (446,9 milioni) ed ha contribuito ad una crescita del 27,1% del giro d’affari di Kering (9,8 miliardi di euro) nei primi 9 mesi del 2018.

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Stealth Day 2019 – Designing Fashion Future

Reshoring e internazionalizzazione: così le eccellenze italiane tessono il futuro della moda in Italia e nel mondo.

21 febbraio 2019, Spazio Eventiquattro di Milano. Fissato l’appuntamento per lo Stealth Day, l’annuale evento dedicato alla Community Stealth, sempre alla ricerca di nuove idee per continuare a tessere il futuro della moda in Italia e nel mondo.

Tra mercati globali, millennials, nuove sfide dei retailers e dell’omnichannel, i brand della moda sono costretti a reinventarsi e ad evolvere nel tempo. Ma, cambiando, come possono continuare a rappresentare la propria identità?

Alcuni grandi brand della moda affrontano l’evoluzione accostando sensazioni, stili, media, stoffe, racconti del prima e del dopo. Come si può coniugare la crescita trasversale dall’Italia al mondo intero?

Dedagroup Stealth supporta così i propri clienti del settore della moda, affiancando le aziende italiane nei loro progetti di crescita, nel nostro paese e nel mondo. Costruisce nuove reti di partnership per diventare più grande, solida e affidabile. Si avvicina sempre di più alle esigenze dei clienti in questo modo, aprendo, integrando e trasformando Stealth, the Fashion Platform.

In che modo occorre trasformare i processi con cui il settore del fashion realizza la commistione tradizione e evoluzione? Come si possono coniugare presente e futuro, marchi di fabbrica storici e traiettorie di sviluppo futuro?

Sono questi i temi che verranno affrontati durante lo Stealth Day 2019.

L’evento è privato e si può accedere solo su invito

Agenda

Il programma è in fase di definizione, i titoli e l’ordine degli interventi potrebbero subire delle modifiche.

Designing Fashion Future: scenari evolutivi, testimonianze, approcci per comprendere la Moda. Tra oggi e domani
  • 9:00 - Registrazione e Welcome Coffee
  • 10:00 - Tessere il futuro
  • Mimmo Solida - CEO, Dedagroup Stealth
  • 10:15 - Roma, Firenze, i marketplace globali
  • Frederic Munoz, COO, Fendi
  • 10:35 - Tessere maglie globali: da Carpi con amore
  • Federico Tamburini, Organization Director - Logistics, BPM e IT, Twinset
  • 10:55 - La manifattura tra reshoring e mercati globali
  • Anusha Couttigane - Principal Fashion Analyst, Kantar Consulting
  • 11:40 - Scarpe italiane, passo globale
  • Luca Tonello, Sales & Channel Director, Dedagroup Stealth
  • 12:10 - Il Made in Italy software: fare eccellenza in Italia e nel mondo
  • Gianni Camisa, CEO, Dedagroup
  • 12:30 - Pranzo placé
  • Posti limitati
Una piattaforma per continuare a crescere, in Italia e nel mondo: un pomeriggio di approfondimenti sulla Stealth Platform
  • 14:30 - Stealth Lean Controlling
  • Michele Lotto, Presales Manager, Dedagroup Stealth
  • 15:00 - Stealth GO! Lo Stealth prêt-à-porter
  • Fabrizio Paltrinieri, Business Developer, Dedagroup Stealth
  • 15:10 - Come creare in azienda un circolo virtuoso fra Dati, Conoscenza e Azione
  • Alessandro Pasqua, COO, Data Life
  • 15:20 - La tecnologia RFID, formidabile abilitatore per la moda dei Millennials
  • Arcangelo D'Onofrio, CEO, Temera
  • 15:30 - Seamless Store Experience: qualità e tracciabilità del Back Office di Negozio, in pochi click
  • Ilaria Solida, Senior Enterprise Solution Consultant, Dedagroup Stealth
  • 15:40 - Gli strumenti alla base di una strategia Omnichannel efficace: S-Orchestrator
  • Marco Cecchi, Business Analyst, Dedagroup Stealth
  • 15:50 - Ovunque nel mondo: i passi e le best practices per potenziare il processo di localizzazione
  • Barbara Giudici, Consultant, Dedagroup Stealth
  • 16:00 - Il Cloud Enterprise per le soluzioni applicative in ambito fashion aperte all'innovazione
  • Angelo Seminati, Middleware Business Development Manager, Oracle Italia
  • 16:10 - I laboratori vanno in Cloud, la scelta strategica ideale per semplificare la collaborazione nella produzione distribuita
  • Fernando Garcia, Information System Project Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:20 - Un approccio visuale all'analisi e controllo dell'efficienza operativa
  • Paolo Sarinelli, Market Line Manager, Dedagroup Stealth
  • 16:30 - Networking coffee e saluti

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Moda e ambiente: la trasformazione digitale

Intelligenza artificiale e realtà aumentata rivoluzioneranno la moda e il lusso, aiutando anche l’ambiente.

Di Andrea Daniele Signorelli

Le nuove tecnologie hanno ormai rivoluzionato moltissimi settori. Il mondo della moda, però, sembrava essere rimasto più tradizionale, incentrato più sulla creatività degli stilisti e sulla personalizzazione dei prodotti, piuttosto che sull’utilizzo degli algoritmi.

La situazione attuale, però, non conferma le previsioni. Durante il convegno Digital Difference in Luxury Good, organizzato da Microsoft a Parigi, infatti, si è parlato di intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che hanno fatto il loro ingresso anche in questo settore. Katharina Vandamme-Eyebesfeld, fondatrice della start-up Becoco, ha rassicurato sul fatto che la tecnologia non andrà a rimpiazzare l’uomo: “Solo gli stilisti conoscono il DNA di un marchio e cosa può avere successo o meno. Nel mondo della moda, dove conta più di ogni altra cosa l’intuizione e la creatività, la tecnologia può essere solo di supporto”.

Secondo Becoco, l’intelligenza artificiale può servire a risolvere un problema che ha grande impatto economico, ma anche ambientale: gli sprechi costituiti dai resi degli acquisti online. In che modo? Aumentando la soddisfazione del cliente. “Solo il 3% degli abiti disponibili su un sito di e-commerce si può adattare alle forme di ogni donna. È per questo che abbiamo creato un algoritmo di machine learning integrabile su ogni piattaforma e che, attraverso domande semplici e intuitive, è in grado di selezionare i capi più adatti al singolo utente”. Questa tecnologia, quindi, andrebbe a ridurre l’altissima percentuale (70%) di vestiti ordinati online, che vengono poi restituiti e che, spesso, non possono essere rimessi in vendita.

Anche un’altra start-up, EON, vede la tecnologia come ottimo strumento per la salvaguardia dell’ambiente in un settore, ad oggi, estremamente inquinante. “Ogni anno, il 90% dei tessuti con cui vengono prodotti 150 miliardi di capi finisce in discarica. Integrando le etichette per l’identificazione digitale (RFID) direttamente nei tessuti, è possibile tenere sempre traccia dei materiali con cui sono fatti i vestiti; aumentando drasticamente la percentuale di capi riciclati e permettendo anche a questo settore di sfruttare i benefici dell’economia circolare”, spiega la fondatrice di EON Natasha Franck.

“È il comportamento dei consumatori a dettare come deve agire chi opera nel nostro settore”, così Edoardo Zegna, responsabile dell’omnichannel marketing di Ermenegildo Zegna, spiega perché il marchio è stato tra i primi a sbarcare in tutte le piattaforme digitali cinesi di commercio elettronico. “Il digitale è presente in ogni aspetto della vita dei consumatori, e noi dobbiamo farci trovare dove i clienti sono”.

Quali sono le previsioni per il futuro? “Nel giro di dieci anni, le persone passeranno moltissimo tempo indossando i visori per la realtà aumentata; questo avrà un impatto anche sul mondo della moda”, afferma Matthew Drinkwater, il responsabile dell’innovazione del London College of Fashion. Ma la tecnologia della realtà aumentata, probabilmente, non sarà utilizzata solo per permettere ai consumatori di visualizzare i modelli 3D dei vestiti direttamente da casa o per vederli indossati da un avatar virtuale. Drinkwater ricorda il successo dei vestiti virtuali per gli avatar nei videogiochi, quindi perché non immaginare un futuro in cui potremo indossare abiti digitali che soltanto chi userà un visore potrà vedere?

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Il mercato del lusso nel 2025: previsioni di Bain & Company

By Guest Author

Secondo le previsioni di Bain & Company, società di consulenza strategica, il mercato dei beni di lusso per la persona dovrebbe registrare un tasso di crescita medio annuo intorno al 3% da quest’anno al 2025, arrivando a raggiungere un valore compreso tra 320 e 365 miliardi di euro (partendo dai 254 del 2017). I dati sul settore, che comprende abbigliamento, accessori, gioielli, orologi, cosmesi, fragranze e arte della tavola, sono stati annunciati lo scorso 15 novembre, in occasione del 17° appuntamento con l’Osservatorio Altagamma, dalla partner della società di consulenza Claudia D’Arpizio.

La stima per il 2018 è di raggiungere i 260 miliardi di euro per il mercato dei personal luxury goods e 1,2 trilioni per tutto il settore del lusso (incluse anche auto, HoReCa, vini e liquori, gourmet food, arte, design, jet, yacht e crociere) con un tasso di crescita che potrebbe arrivare fino al 6%.

L’Altagamma Worldwide Luxury Market Monitor ha individuato anche altre tendenze per il lusso “personale”. Il mercato sarà più digitale: nel 2017 solo il 9% delle vendite avveniva online, per il 2018 è prevista una crescita di un punto percentuale, ma entro il 2025 si raggiungerà il 25%. Questo porterà ad un radicale cambiamento del ruolo dello store fisico, da semplice punto vendita a luogo dove il brand potrà raccontarsi. I social media agiranno sempre più da influenzatori e si avvarranno delle più recenti innovazioni tecnologiche (realtà virtuale, Internet of Things, mobile payment, gestione smart del magazzino e della supply chain).

Il mercato del lusso per la persona non sarà solo più digitale entro il 2025, ma anche più giovane. I Millennials passeranno dal 30% del 2017 al 45%, la generazione Z (ossia i nati tra il 1997 e il 2010) dal 2 al 10%, raggiungendo un valore di 65-110 miliardi di euro.

Bain & Company prevede anche un mercato più inclusivo, con prodotti che tengano conto delle diversità culturali e religiose, ma in cui ci sarà spazio anche per i prodotti “monographic”, cioè brand che vendono eccellenza e servizi esclusivi. Infine, a livello geografico, si prevede un aumento dei consumi in Cina (che passa dall’8 al 22% del mercato) e una diminuzione in Europa (dal 33 al 25%). Crescerà il numero di consumatori asiatici (principalmente cinesi), con la sola eccezione dei giapponesi.

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Massimo Zanetti sceglie il cloud di Oracle

Di Simona Menghini

Il caffè è, senza dubbio, uno dei simboli dell’Italia; commercializzato in tutto il mondo, rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy. Tra queste possiamo menzionare Massimo Zanetti Beverage Group (MZBG), proprietario di oltre 40 brand globali, che ogni giorno serve 43 milioni di caffè al mondo.

Globalizzazione e trasformazione digitale hanno spinto Zanetti a rispondere alle moderne sfide spostando tutti i suoi marchi nella “nuvola”. Così ne ha affidato la gestione alle soluzioni ERP Cloud di Oracle.

MZBG, quotata in Borsa e con quasi un miliardo di ricavi nel 2017, vende i propri prodotti in più di 110 Paesi (molto forte in Europa e Stati Uniti, ma in significativa crescita anche nell’area APAC). Il gruppo presidia l’intera catena del valore del caffè tostato, dall’approvvigionamento della materia prima alla commercializzazione. Commercializzazione che avviene attraverso una rete di oltre 50 società e le catene internazionali della grande distribuzione, a cui si aggiungono caffetterie in franchising in continua espansione.

La scelta di un ERP cloud è stata dettata dal desiderio di promuovere un cambiamento culturale globale semplificando i processi, ora uniti sotto un’unica soluzione. La creazione di un linguaggio comune per tutte le società porterà all’evoluzione del Gruppo, semplificando e velocizzando il processo decisionale.

“La soluzione Cloud di Oracle porta una serie di vantaggi che semplificano la gestione, riducono i costi e ci permettono di essere sempre aggiornati all’ultima versione della tecnologia – afferma Massimo Zuffi, CIO e Controller del Gruppo MZBG – Senza contare che l’adozione di tecnologie d’avanguardia come quelle di Oracle stimolerà di certo l’innovazione in tutte le aree.”

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Proxima Smart City: la città intelligente del futuro

Di Simona Menghini

Ad ottobre al Maker Faire di Roma e al MiCo di Milano all’Oracle Cloud Day del 22 novembre è stata presentata la smart city del futuro. Ma com’è questa città intelligente? Sicuramente in grado di rispondere al meglio alle esigenze del cittadino.

In attesa che le nostre città diventino delle vere e proprie smart city, Oracle ha ideato e realizzato Proxima Smart City, il modello di città intelligente di nuova generazione presentato a Roma e Milano.

Il progetto è stato realizzato in Lego, cablato e connesso con sensori e gateway open source (Arduino, Raspberry PI), collegato ai servizi cloud di Oracle. Proxima Smart City, però, non è soltanto un modello da esposizione, ma anche una vera e propria piattaforma tecnologica aperta e autonoma su cui è possibile realizzare servizi innovativi.

Il protagonista della demo è un piccolo robot che ci mostra come migliorerà la vita del cittadino della smart city del futuro; da quando esce per andare al lavoro fino a quando fa ritorno a casa, avrà a disposizione:

  • - un Digital Assistant che indica la disponibilità di parcheggio (si interroga un’applicazione basata sulla tecnologia machine learning)
  • - sistemi di computer vision che aumentano la sicurezza
  • - strumenti per monitorare i parametri ambientali e gestire in modo più efficace il ritiro dei rifiuti
  • - sensori per regolare l’illuminazione stradale al passaggio delle vetture
  • - applicazioni per ottenere informazioni su turismo, commercio e trasporti

Tutti questi servizi sono erogati attraverso una piattaforma cloud autonoma, capace di apprendere, autogestirsi e auto ripararsi grazie all’IA e al machine learning. Questa città intelligente, però, è solo in parte futuristica perché, basandosi su casi d’uso reali, è realizzabile già oggi e ci dimostra quanto il futuro sia vicino, anzi, dietro l’angolo.

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OracleNext: facilitare l’adozione del cloud

La maggior parte dei dati e delle applicazioni aziendali finirà nel cloud, secondo le previsioni, ma questo passaggio è ancora all’inizio. Si stima che soltanto tra il 15 e il 30% del carico di lavoro sia già migrato dai data center interni al cloud. Questo significa che il lavoro da fare è ancora molto.

Il cloud di seconda generazione di Oracle è stato pensato proprio per rendere più facile e sicuro lo spostamento di quei carichi di lavoro importanti e complessi verso un cloud che è ben preparato a riceverli ed utilizzarli.

Nel nuovo podcast di OracleNext, Kyle York, Vicepresidente della strategia di prodotto per Oracle Cloud Infrastructure, tratta una serie di argomenti caldi insieme a Michael Hickins e Barb Darrow. Eccone alcuni:

  • - Perché le aziende hanno bisogno di un cloud pubblico apposito per le complesse applicazioni basate su database alle quali si affidano per crescere. Questi carichi vengono chiamati “mission critical” per un motivo.
  • - Le conseguenze dell’integrazione di Internet nell’infrastruttura aziendale.
  • - I dati sono una risorsa aziendale molto importante, quindi il modo in cui si proteggono, archiviano e analizzano diventa una delle preoccupazioni maggiori in qualsiasi piano di migrazione al cloud. I cloud “on-demand” potrebbero non essere l’opzione migliore per gestire questa risorsa all’inizio.
  • - Molte minacce alla sicurezza informatica sono causate da attori nocivi, ma molte derivano anche dalla volatilità del sistema su Internet, a volte dovuta a infrastrutture difettose. Indipendentemente dalla fonte delle minacce, comunque, la sicurezza deve essere estesa dai sistemi centralizzati fino ai margini di una rete in continua crescita.

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