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Intelligenza artificiale: le risorse umane guidano il cambiamento

By Guest Author

L’intelligenza artificiale può portare benefici anche alle risorse umane, ma in che misura? Le occasioni in cui può agire sono diverse: può migliorare la produttività dei dipendenti, può aiutarli ad incrementare le proprie competenze o aumentare la soddisfazione sul lavoro, consentendo al team delle risorse umane di svolgere un ruolo più strategico all’interno dell’azienda.

“Il cambiamento è l’unica costante” è un luogo comune che si sente ripetere da anni ma rimane sempre valido nel business; quando si parla di tecnologia, la velocità aumenta a dismisura e l’intelligenza artificiale non fa differenza. Come per qualunque tecnologia, anche l’IA deve essere padroneggiata per apportare benefici e la divisione HR è in una posizione perfetta per fare da esempio e guidare il cambiamento.

Un primo esempio lo abbiamo grazie ai chatbot; integrandoli con la nostra base dati e supportati da una intelligenza artificiale, possono essere strategici nel setacciare il mercato alla ricerca di nuovi talenti all’interno o all’esterno di un’azienda, come anche aiutarci a gestire l’enorme mole di dati che si genera durante una selezione dei candidati. Grazie all’intelligenza artificiale, infine, già oggi è possibile automatizzare alcune parti dei programmi di formazione, personalizzandoli al particolare percorso professionale di un dipendente.

Ad aprile 2018 Oracle ha, insieme a Future Workplace, intervistato più di 1.300 dipendenti e responsabili delle risorse umane di tutto il mondo per scoprire cosa pensano dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Ecco alcuni degli spunti più significativi che sono stati evidenziati dallo studio “AI at Work”:

  • - Sbilanciamento tra vita privata e lavorativa: il 70% degli intervistati usa l’AI nella vita privata (intrattenimento, trasporti, attività finanziaria, relazioni interpersonali), ma solo il 24% la utilizza anche al lavoro.
  • - Scarso risultato dell’HR: il 93% dei dipendenti si farebbe guidare da robot o da una AI, ma solo il 6% dei responsabili delle risorse umane usa attivamente l’intelligenza artificiale.
  • - Implicazioni sulla carriera: la maggioranza degli intervistati (il 79% dei responsabili e il 60% dei dipendenti) crede che la mancata adozione dell’AI possa avere un impatto negativo sulla propria carriera e sull’azienda.
  • - Ostacoli: secondo gli intervistati, il primo vero problema è rappresentato dal costo (74%); a seguire le preoccupazioni per eventuali impatti tecnologici (69%) e i rischi per la sicurezza (56%).
  • - Bisogno di una formazione: 9 responsabili su 10 sono preoccupati di non essere in grado di adattarsi ad una rapida adozione dell’AI come parte del loro lavoro. Il 72% di essi afferma che la propria azienda non offra nessun tipo di formazione su questo strumento.

Oracle ti può supportare mettendo in campo soluzioni che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma fai in modo che sia il team delle risorse umane a guidare il cambiamento nella tua azienda. Come può farlo? Ecco alcuni possibili passi da seguire:

  • - creare e mantenere una visione completa dei dati dei dipendenti dell’azienda;
  • - iniziare con semplici compiti di intelligenza assistita; i chatbot che rispondono più velocemente alle richieste possono rappresentare un rapido guadagno;
  • - passare all’utilizzo dell’intelligenza artificiale dopo aver raggiunto il giusto livello di competenza.

Trussardi si affida a Stealth per una strategia omnichannel

By Guest Author

Trussardi, famosa casa di moda italiana, ha scelto di affidarsi a Dedagroup Stealth, società dedicata al settore del fashion e del luxury retail, per il passaggio da un modello di business wholesale ad uno omnichannel. Il progetto, che prevede il controllo di tutta la filiera del prodotto, è partito già nel 2017, ma raggiunge la piena operatività nella stagione autunno/inverno di quest’anno. Il gruppo ha adottato la piattaforma Stealth per i processi di produzione e logistica ed ha scelto di aggiungere Stealth Retail per la gestione di distribuzione, organizzazione degli ordini e integrazione con i sistemi POS dei punti vendita.

Il direttore generale di Trussardi, Massimo Dell’Acqua, commenta così la decisione del gruppo:

“In Dedagroup Stealth è racchiuso un bagaglio di esperienze e conoscenze sulla produzione e sulla gestione del fashion che non ha uguali e rende Stealth la soluzione ideale sia dal punto di vista del software che delle persone.”

dedagroup Stealth Fashion Retail

Luca Tonello, sales manager di Dedagroup Stealth, ha spiegato che Trussardi ha ora la possibilità di gestire l’intera filiera del prodotto, avendo tutti i processi integrati su un’unica piattaforma, e controllare sia la fabbrica che tutti i punti vendita. “La trasformazione strutturale e organizzativa di Trussardi coinvolge tutte le aree del business del gruppo. Era quindi essenziale raggiungere gli obiettivi di efficienza e competitività, in un momento in cui il mercato della moda richiede un’immagine più coerente, prodotti eccellenti e riconoscibili, qualità e velocità di esecuzione e strategie di go-to-market più rapide.”

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Mark Hurd: previsioni sull’intelligenza artificiale

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Durante l’Oracle OpenWorld 2018, tenutosi a San Francisco dal 22 al 25 ottobre, Mark Hurd, CEO dell’azienda, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale. Tre sono le sue previsioni per un futuro in cui l’AI giocherà un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro.

1. Entro il 2025, tutte le applicazioni cloud includeranno l’intelligenza artificiale

L’AI è più efficace quando è incorporata in un’applicazione e, successivamente, nel lavoro di tutti i giorni delle persone. Potrebbe essere utile per segnalare, a chi se ne occupa, quali debiti hanno bisogno di maggiore attenzione, quali candidati valutare più approfonditamente, quali spedizioni presentano dei problemi senza dover eseguire manualmente un report.

“L’intelligenza artificiale sarà integrata in tutte queste applicazioni”, afferma Hurd. Così come prevede che per la blockchain varrà lo stesso approccio. Piuttosto che funzionare come un’applicazione autonoma, sarà integrata ovunque le persone abbiano bisogno di uno scambio di informazioni verificato più affidabile.

Secondo Hurd, queste tecnologie emergenti porteranno ad un’accelerazione nell’adozione del cloud, a discapito di sistemi legacy e on-premise.

2. Circa l'85% delle interazioni delle aziende con i loro clienti sarà automatizzato

Le aziende hanno bisogno che le interazioni con i clienti siano automatizzate e l’intelligenza artificiale può gestire e utilizzare al meglio la mole di informazioni in possesso. Soprattutto perché i clienti si aspettano risposte in tempo reale, in termini di millisecondi per Hurd, e questo va oltre la capacità umana.

I dipendenti potranno così dedicarsi a risolvere i problemi dei clienti o pensare a modi migliori per servirli, invece che occuparsi di lavoro di supporto di basso livello.

3. Circa il 60% dei lavori IT che esisteranno nel 2025 non sono stati ancora inventati

“Non ci saranno meno persone nel campo dell’Information Technology. Sinceramente credo ci saranno più persone nell’IT, ma che lavoreranno a compiti diversi”. Questa è la previsione di Hurd più importante per i professionisti.

Il CEO di Oracle ha fornito anche degli esempi concreti, come il supervisore di robot: “Tutti hanno bisogno di un capo, anche i bot”. Le persone dovranno controllare che i bot prendano le decisioni giuste, se l’85% delle interazioni con i clienti diventerà automatizzato.

Hurd immagina molte nuove occupazioni legate al mondo IT, un futuro in cui lavori che ancora non abbiamo neanche pensato saranno la norma. E queste nuove opportunità saranno rese possibili dall’automazione dei compiti più banali.

Secondo il CEO, anche il lavoro degli amministratori di database cambierà grazie all’Autonomous Database di Oracle, che si occupa di quasi tutto il lavoro manuale di provisioning, tuning, patch e protezione del database. “Questo renderà le persone libere di lavorare a compiti di livello superiore”, ha aggiunto.

Conclusioni

Oltre alle nuove previsioni, Mark Hurd ha ricordato quelle dei precedenti Oracle OpenWorld. Nel 2015 aveva previsto che entro il 2025 l’80% delle applicazioni sarebbe stato in cloud. Nel 2016 che, ponendo sempre come limite il 2025, il numero di data center di proprietà delle aziende sarebbe diminuito dell’80%, perché queste ultime avrebbero spostato i carichi di lavoro verso il cloud. Effettivamente, solo l’anno scorso e solo negli Stati Uniti, è stato chiuso il 15% dei data center aziendali.

Hurd probabilmente è stato eccessivamente aggressivo nelle sue previsioni, ma ha fatto delle considerazioni che si stanno rivelando corrette e conclude dicendo: “I clienti stanno utilizzando la tecnologia cloud, e ora vedrete una nuova era con l’integrazione dell’intelligenza artificiale praticamente in tutte le nostre applicazioni man mano che procediamo”.

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Quanto cambieranno i punti vendita nel futuro?

Di Paola Cassola

La ricerca ‘Commerce 2040: Revolutionary Tech Will Boost Consumer Engagement’, della società londinese di analisi Euromonitor, mostra la trasformazione digitale che struttura e organizzazione dei negozi subiranno nel futuro.

Tipo di cliente e tipo di prodotto cambiano continuamente, è quindi necessario che il commercio e gli store del futuro siano sempre pronti ad adattarsi. Come? Sfruttando le diverse possibilità offerte dalle nuove tecnologie. I "wearables", per esempio, sono dispositivi elettronici che i clienti possono indossare per essere guidati all’interno del negozio e che permettono di aggiungere in automatico i prodotti che intendono acquistare in un carrello virtuale. In automatico avviene anche il pagamento, semplicemente uscendo dallo store.

Questi negozi all’avanguardia offrono ormai una vera e propria esperienza per il cliente che, in futuro, potrebbe dover pagare per accedervi. Lo store diventerà il luogo per selezionare e provare i prodotti, più che per acquistarli, riproponendo il contesto per il quale sono stati pensati. I clienti potranno quindi provare cappotti e giubbotti in un’area fredda ricreata all’interno del negozio, oppure indossare le scarpe da calcio su un prato. Per l’acquisto, invece, verrà utilizzato soprattutto il canale online e i nuovi store fisici saranno provvisti di un’entrata indipendente per permettere un veloce ritiro della merce.

Uno strumento già utilizzato è la realtà virtuale, ad esempio attraverso schermi interattivi che mostrano i capi al cliente. Secondo la ricerca, però, assumerà sempre maggiore importanza e avrà un ruolo chiave nella digitalizzazione dei negozi fisici.

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8 by Yoox: private label realizzata con l’AI

By Guest Author

Federico Marchetti, AD del gruppo Yoox Net-a-porter, ha recentemente annunciato che 8 by Yoox sarà il nome della private label realizzata anche grazie all’intelligenza artificiale. Lo scorso mese aveva anticipato che il team creativo si sarebbe servito dell’AI per interpretare ancora meglio i bisogni dei consumatori, andando ad elaborare i dati raccolti dal portale di e-commerce online.

“Da sempre esploriamo la frontiera tra l’uomo e la macchina; è un aspetto proprio del nostro DNA, sin da quando ho inventato Yoox nel 1999” afferma Marchetti durante la presentazione della private label. “Oggi combiniamo l’intelligenza artificiale più all’avanguardia con la sensibilità e il talento del nostro team creativo. La tecnologia è solitamente invisibile al cliente; 8 by Yoox la rende desiderabile e tangibile”.

L’intelligenza artificiale è entrata in gioco attraverso un software capace di trovare nel web immagini e testi nei post dei social network di alcuni influencer e nei contenuti editoriali dei magazine online. La nota ufficiale spiega che indicatori predittivi relativi a trend, dati di vendita, feedback dei clienti e tendenze di acquisto del settore sono stati incrociati agli insight raccolti durante la ricerca.

Il caso di Yoox è il più rappresentativo, ma l’intelligenza artificiale assume oggi un ruolo sempre più significativo nel settore della moda. Raccogliere dati è facile grazie a internet e ai social media e il cloud ne permette una veloce elaborazione. Il mercato è sempre più focalizzato sulla domanda e sul cliente, e le applicazioni dell’AI possono portare a maggiore efficienza per le aziende del fashion, iniziando dalla gestione di uno dei problemi più grandi: gli stock di invenduto. Si prevede quindi un futuro ricco di robot, ma con il cliente sempre al centro.

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Presentazione del Database NoSQL

By Michael Schulman and Michael Brey

I progressi nel mondo dei database stanno velocemente cambiando il modo in cui le aziende se ne servono. Ed è per questo motivo che Oracle ha recentemente annunciato l’ultima aggiunta ai suoi prodotti Database, il NoSQL Database.

Ora gli sviluppatori possono concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni senza doversi occupare anche di:

  • - Server di back end
  • - Espansione della memoria
  • - Distribuzione dei cluster
  • - Installazione del software
  • - Patch
  • - Aggiornamenti
  • - Backup
  • - Sistemi operativi
  • - Configurazioni ad alta accessibilità

Possono fornire rapidamente il throughput in funzione del cambiamento dinamico del carico di lavoro dell’applicazione e creare applicazioni moderne senza la complessità di mantenere un server o uno storage.

NoSQL Database apre una nuova era per gli sviluppatori. Ora possono sviluppare e rilasciare facilmente applicazioni che rispondano alle richieste di informazioni in modo incredibilmente veloce. Ecco alcuni esempi:

  • - Personalizzazione dell’interfaccia utente
  • - Carrelli per lo shopping
  • - Rilevamento delle frodi online
  • - Gaming
  • - Pubblicità online

NoSQL Database è:

  • - Moderno: progettato per la flessibilità, in una soluzione orientata agli sviluppatori. Il database supporta API strategiche, tra cui una semplice API SQL e interfacce a riga di comando, oltre a modelli di dati flessibili per la rappresentazione dei dati, tra cui una versione JSON ad hoc.
  • - Accessibile: il database presenta un'innovativa interoperabilità SQL tra modelli di dati JSON ad-hoc e schemi fissi. Gli utenti possono scegliere di eseguire la stessa applicazione nel cloud o on-premise senza blocco della piattaforma.
  • - Semplice: con un SDK disponibile e il supporto per i linguaggi più diffusi come Python, Node.JS e Java, Oracle offre una soluzione di sviluppo per applicazioni in grado di connettersi facilmente al NoSQL Database Cloud.

Cosa fa il NoSQL Database?

NoSQL Database è scalabile per soddisfare i requisiti di throughput dinamico del carico di lavoro dell'applicazione e di archiviazione. Gli utenti possono creare tabelle per memorizzare i dati delle loro applicazioni ed eseguire operazioni CRUD. Una tabella di NoSQL Database è simile ad una tabella relazionale con proprietà aggiuntive come unità di scrittura, unità di lettura e capacità di archiviazione. Gli utenti forniscono il throughput e la capacità di archiviazione in ogni tabella in base ai carichi di lavoro previsti mentre le risorse del database sono attribuite e adattate per soddisfare i requisiti del carico di lavoro.

Sono disponibili due versioni di unità di lettura: Coerenza Assoluta e Coerenza Relativa. Si usa la prima quando servono dati aggiornati più di recente, la seconda quando è possibile servirsi di dati anche leggermente più vecchi. L’addebito agli utenti viene gestito ogni ora in base alla capacità di throughput e allo storage fornito.

L’ambiente di sviluppo per applicazioni per NoSQL Database è stato reso semplice da Oracle. L’applicazione risiede come client che si collega al servizio cloud e il database utilizza il protocollo https per collegare questi due processi in esecuzione indipendente.

Exadata potenzia l’Autonomous Database di Oracle

Il futuro del cloud è autonomo. Exadata rende più efficiente l’Autonomous Database Cloud di Oracle.

By Maywun Wong, DIRECTOR, PRODUCT MARKETING

Il cloud autonomo libera le persone dalle noiose attività sul database

L’anno scorso è stato introdotto l’Autonomous Database di Oracle e a febbraio è stata consegnata la prima versione per gestire il data warehousing e ottimizzare le query per l’analisi. Il 7 agosto Larry Ellison, CTO di Oracle, ha annunciato l’Autonomous Transaction Processing; si tratta di un significativo passo avanti nel cloud autonomo, perché permette di ottimizzare l’elaborazione delle transazioni e i carichi di lavoro misti.

Infrastruttura, database e data center sono completamente automatizzati. L’Autonomous Database Cloud offre provisioning, scalabilità, tuning, sicurezza, failover con tolleranza ai guasti, backup e disaster recovery, tutti automatici, consentendo agli utenti la riduzione dei costi e dei rischi e lasciandoli liberi di dedicarsi all’innovazione. Questa tecnologia basata sull’apprendimento automatico è ottimizzata non solo per le query per i data warehouse e i data mart, ma anche per le transazioni. Così può gestire tutti i carichi di lavoro del vostro database.

L’hardware Exadata è lo stesso della vostra infrastruttura on-premise

L’Autonomous Cloud di Oracle segna il culmine di quarant’anni di innovazione tecnologica, offrendo al mercato qualcosa che i concorrenti non hanno. Cloud Infrastructure, Autonomous Cloud Platform, Autonomous Applications e molte altre innovazioni Oracle incorporano l'apprendimento automatico per eliminare l'intervento umano una volta che le policy sono state definite; a queste ora si aggiunge la struttura in Exadata. Grazie a queste nuove tecnologie autonome, le aziende stanno cambiando approccio nei confronti dell’IT: hanno più budget e personale a disposizione, meno rischi e possono focalizzarsi sulla crescita e sull’innovazione del business.

Nuove funzionalità sono state aggiunte da Oracle al software e all’hardware. L’Exadata, su cui è basato l’hardware, fa parte dell’Autonomous Database, ma anche dell’infrastruttura di base e della gestione del cloud. Il Database riesce a fornire query 10 volte più velocemente, ad elaborare le transazioni e a gestire il carico di lavoro misto fino a 100 volte più rapidamente rispetto alle soluzioni concorrenti proprio grazie a questa interconnettività.

La struttura di Exadata è flessibile

Se si crea un database utilizzando l’Autonomous Database di Oracle, il sistema si gestisce autonomamente, ripartendo storage, capacità di rete, capacità di calcolo e memoria. Se si dovesse eseguire l’applicazione mentre il carico è ridotto, l’Autonomous Database inizierebbe a riassegnare i server. Quando invece l’applicazione non è in esecuzione, nessun server viene assegnato al database. Si tratta quindi di un cloud senza server. Nel caso in cui ci fosse bisogno di maggiore capacità, nuovi server verranno automaticamente aggiunti mentre il sistema è in esecuzione. Così come all’aumentare delle richieste sul database, i server verranno aggiunti in automatico insieme alla connettività e alle risorse I/O aggiuntive.

 

La stessa piattaforma Exadata rende facile il passaggio al cloud

La piattaforma Exadata è alla base del Cloud e dell’Autonomous Database di Oracle, quindi il vostro investimento è sicuro. Il passaggio da on-premise a cloud, inoltre, sarà agevole, così potrete concentrarvi sulla modernizzazione dell’infrastruttura on-premise anche mentre vi preparate per la migrazione al cloud.

ClubCorp, per esempio, il più grande proprietario e operatore di club privati a livello nazionale, è passato da Exadata on-premise all’Exadata Cloud Service, in aggiunta ad altri servizi SaaS e PaaS di Oracle. L’azienda è entusiasta delle funzionalità dell’Autonomous Data Warehouse e della possibilità di rimuovere alcuni degli oneri amministrativi legati al mantenimento del database, lasciando così al personale più tempo per concentrarsi sugli obiettivi aziendali.

Cosa fare per le aziende che hanno bisogno di mantenere ogni cosa dietro il proprio firewall? Per far fronte a questo problema, Oracle ha pensato di inserire il Cloud all’interno del loro data center con Exadata Cloud at Customer. L’azienda ha recentemente annunciato che offrirà le patch automatiche, l’affidabilità, la sicurezza e la fruibilità dell’Autonomous Database anche su Exadata Cloud at Customer, ma non sarà necessario acquistare l’hardware, basterà sottoscrivere il servizio.

 

Exadata fornisce l'infrastruttura dietro il cloud autonomo

L’Autonomous Cloud di Oracle è in grado di gestire tutti i carichi di lavoro del vostro database, qualsiasi siano le vostre esigenze. Con l’automazione end-to-end si ottiene un sistema più affidabile, sicuro, accessibile e in grado di eliminare tutti i processi manuali coinvolti nella creazione e nella gestione del database. Il futuro è autonomo e l’Autonomous Database Cloud è offerto da Exadata.

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Gli assistenti vocali ti stanno chiamando

By Jeffrey Erickson | Director of Content Strategy

Se puoi chiedere a Siri di Apple o Alexa di Amazon di cercare ristoranti e band sconosciute nei database, perché non puoi chiedere anche di cercare o aggiornare i database del tuo ERP o delle risorse umane? Jorge Rimblas e Christoph Ruepprich, sviluppatori di database e nominati Oracle ACE, si sono posti questo tipo di domanda e hanno cercato di trovare una soluzione.

Rimblas, che lavora con Oracle dal 1995, è convinto che quello attuale sia un ottimo momento per essere uno sviluppatore di database, anche se c’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere. Nei suoi primi anni da sviluppatore ha imparato a scrivere query SQL efficienti e si è concentrato su grandi volumi di dati. Ora sta affinando le proprie abilità con i servizi REST, installando librerie JavaScript e condividendo progetti su GitHub.

Rimblas voleva facilitare l’interazione con le applicazioni di back-office, usando un assistente vocale e ha scoperto che è possibile. Ha fatto una prova collegando Alexa con l’applicazione, realizzata internamente utilizzando l’Application Express di Oracle (APEX), per la timbratura e la fatturazione.

“Posso chiedere ad Alexa su quali clienti sto lavorando e lei me lo dirà, oppure posso chiederle di aggiungere ore ad un’attività e lei lo farà”, dice Rimblas. “Se le dico che per quella giornata ho finito, lei mi risponderà felicemente. Se le chiedo di aggiungere ore alle mie ferie, aggiornerà l’applicazione e mi augurerà di godermi la vacanza”.

“Non si tocca una tastiera, ma si trovano informazioni e si aggiornano le proprie applicazioni di lavoro”, continua Rimblas. In questo modo si risparmia tempo, timbrando e segnando le ore di attività semplicemente rivolgendo qualche parola all’assistente vocale, e ci si può dedicare maggiormente al lavoro.

Il processo di connessione di Alexa alla sua applicazione significa utilizzare due strumenti di Oracle (APEX e REST Data Services) per recuperare e presentare i dati al framework di sviluppo dell’assistente vocale. "Ho fatto tutto attraverso il browser con APEX da un lato e il framework di testing di Alexa dall'altro, senza aver avuto bisogno di un dispositivo Alexa", afferma Rimblas.

Per arrivare al database uno sviluppatore potrebbe utilizzare anche AWS Lambda insieme a Node.js o JavaScript, ma secondo Rimblas la scelta migliore è il REST Data Services di Oracle perché direttamente collegato al database.

Tantissime cose si possono fare con l’assistente vocale

Secondo Christoph Ruepprich, interagire con gli assistenti vocali è il naturale sviluppo del lavoro del DBA, ruolo che ha ricoperto per la maggior parte della sua carriera. “Quando è arrivata Alexa – dice – l’ho vista come un altro strumento per accedere ai dati”.

Ruepprich ha combinato la sua conoscenza di Node.js con SQL, APEX e REST, che usa per altri progetti di sviluppo, per riuscire a lavorare con gli assistenti vocali. Anche secondo lui l’utilizzo di questo strumento risulta un’ottima soluzione per risparmiare tempo, basterà accedere al database e fare delle domande.

Visto il successo dei suoi prototipi, Ruepprich sta ora cercando un progetto più grande per applicare le proprie conoscenze. “Con un assistente vocale si possono fare moltissime cose: può rendere visibile una schermata, leggere alcuni risultati o azionare una funzione dell’applicazione. È un approccio perfetto per le situazioni in cui le persone hanno le mani occupate”. Si può chiedere ad Alexa la presenza o meno di un pezzo in magazzino e richiederne la consegna oppure vedere gli schemi di lavoro per l’attività che si sta svolgendo.

Lo scopo, secondo l’esperto, è quindi quello di trovare il modo migliore per portare i dati all’utente. Ma la conoscenza del database è necessaria per poter costruire applicazioni vocali efficaci, così come è indispensabile avere esperienza con il linguaggio SQL per fare in modo che l’applicazione funzioni come si desidera.

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Kering guida il lusso: +27,6% nel terzo trimestre

Di Giulia Sciola

Kering ottiene ancora un risultato positivo, chiudendo il terzo trimestre con ricavi di 3,4 miliardi di euro (+27,6%). Lo scorso 23 ottobre, il titolo della società guidata da François-Henri Pinault guadagnava quasi 8 punti percentuali sull’Euronext, influenzando positivamente il lusso italiano (Moncler +2,7%, Tod’s +1%, Brunello Cucinelli +3,68%, Prada +1,5%) e il diretto competitor Lvmh (+1%).

Gucci, marchio ammiraglio di Kering, guida la performance del gruppo parigino con un giro d’affari di 2 miliardi di euro (+35%), seguito poi da Yves Saint Laurent con un +16,5% (446,9 milioni). Bottega Veneta, invece, registra una perdita di 258,9 milioni di euro (quasi -8%)

I risultati hanno quindi battuto le previsioni del consensus Bloomberg che si fermavano a ricavi di gruppo per 3,3 miliardi e ad una crescita del 21-24,5% (22-30% per la sola Gucci).

La progressione più significativa si ha nella crescita dell’e-commerce, +80%, mentre gli altri canali di vendita registrano un +27% del wholesale e un +27,6% dei negozi diretti. A livello geografico, invece, Nord America e Asia del Pacifico spingono la performance del colosso con, rispettivamente, + 36,1 e 33,3%. Speculare anche l’andamento di Gucci, la maison guidata da Marco Bizzarri e affidata alla creatività di Alessandro Michele.

“La nostra crescita, il cui ritmo non ha precedenti nel settore del lusso, è solida, ben bilanciata e sostenuta in tutte le regioni e canali di distribuzione. Al di là degli sviluppi a breve termine, sappiamo che la crescita secolare del mercato del lusso, ma in particolare i nostri fondamentali solidi e la disciplina con cui implementiamo la nostra strategia, continueranno a supportare la nostra sovraperformance operativa e finanziaria”. Questo il commento del presidente e CEO di Kering, François-Henri Pinault, ai risultati ottenuti dal gruppo. La performance si conferma infatti solida anche nei nove mesi d’esercizio, con ricavi di 9,8 miliardi di euro (+27,1%).

I risultati positivi delle aziende del lusso in questo terzo trimestre fanno credere agli analisti che il settore potrebbe resistere, meglio di altri, ad un’eventuale fase ribassata dei mercati azionari. “Il lusso è al terzo anno di ripresa e sono tante le società che finora hanno superato le aspettative nei primi tre mesi”, dice Gam Investments.

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La guerra dei Bot colpisce anche la finanza

By Tansy Brook, DIRECTOR OF PRODUCT MARKETING

“Se i nostri dati saranno attaccati - da robot, botnet che colpiscono le nostre applicazioni nel cloud – ci dovranno essere i nostri robot contro i loro. Questo è ciò che stiamo facendo: usare i nostri bot per rilevare queste minacce e porvi rimedio automaticamente, senza intervento umano.”

Questo il commento di Larry Ellison, Presidente e CTO di Oracle, durante l’annuncio dell’Autonomous Database Cloud di Oracle. Ma sono parole che valgono sia per la finanza (e altre aree aziendali), che per la sicurezza informatica. I ladri informatici usano computer e applicazioni per attaccarne altri. L’FBI afferma che il ransomware, caso in cui i ladri bloccano i sistemi e richiedono un riscatto per sbloccarli, è la minaccia malware in più rapida crescita. Applicazioni sempre più sofisticate vengono elaborate dagli sviluppatori di malware, ma viene fatta anche pubblicità nel “dark web” per le armi noleggiate per distribuire queste applicazioni. Con ogni attacco, gli sviluppatori ottengono un riscatto.

Chiaramente, chi usa la tecnologia per scopi positivi, ha bisogno di maggiore sicurezza. La sola intelligenza umana non è sufficiente per vincere la guerra della sicurezza informatica.

 

Bot buoni vs. Bot cattivi: la nuova realtà della sicurezza dei dati

In questo momento, molte aziende sono reattive quando i loro dati vengono esposti accidentalmente o rubati. Elaborano ed applicano soluzioni software o creano misure di sicurezza alternative dopo l’evento dannoso. Questa strategia, però, non riesce a fermare le violazioni che stanno danneggiando le aziende, causando perdita di denaro, produttività e fiducia.

Rivelare l’anomalia con l’apprendimento automatico è invece più efficace perché proattiva e in grado di individuare una minaccia prima che diventi un vero crimine. Non è necessario l’intervento umano nel processo, perché la rilevazione di nuove anomalie avviene attraverso server e applicazioni, lasciando così più tempo da dedicare all’analisi di attività insolite di più alta priorità.

Con l’Autonomous Database Cloud, Oracle ha aperto nuove strade nella sicurezza in cloud. Si tratta di un database che esegue continuamente patch, tunes, backup e aggiornamenti senza intervento manuale e con i sistemi ancora in funzione.

Gli esseri umani svolgono ancora un ruolo importante nel processo di sicurezza, ma l’automazione lo rende strategico e proattivo. L’intelligenza umana, infatti, amplifica quella delle macchine, riuscendo a giudicare meglio un comportamento minaccioso e a rispondere di conseguenza.

Le applicazioni intelligenti possono combattere la criminalità informatica

Le stesse potenzialità autonome e intelligenti possono essere integrate nelle applicazioni cloud.

La finanza è un buon esempio. Le implementazioni ERP in cloud sono rese più sicure da applicazioni come Risk Management Cloud di Oracle, che monitorano e prevengono gli accessi sospetti. Risk Management Cloud fornisce anche una preziosa conoscenza contestuale del rischio che aiuta a semplificare e rafforzare il processo decisionale in materia di certificazione e conformità. Questa assistenza intelligente può essere particolarmente utile per le aziende decentralizzate che operano in più mercati e quindi con requisiti di conformità altamente variabili.

Il nuovo regolamento per la protezione dei dati dell’Unione Europea (GDPR), per esempio, si applica a tutte le imprese che forniscono servizi all’UE o che gestiscono i dati personali di persone residenti in UE. Si parla di 7,8 miliardi di dollari che le 500 imprese più grandi del mondo stanno valutando di spendere per conformarsi al GDPR. Sapere quando il regolamento viene applicato e quando no può aiutare le aziende ad adottare protocolli più mirati e a spendere meno.

Allo stesso tempo, l'automazione stessa può aiutare a proteggere i dati a livello applicativo semplicemente riducendo o eliminando un punto di contatto umano. Con un’elaborazione standard e funzionante in backgroud con l’automazione, si riducono le possibilità di esposizione o condivisione dei dati, sia volute che accidentali.

Operazioni di contabilità generale, esborsi di cassa, gestione delle entrate, controlli finanziari e reporting esterno: queste funzioni finanziarie sono le migliori candidate ad essere completamente o altamente automatizzate, secondo una ricerca del McKinsey & Company Global Institute.

L’area della finanza diventa parte integrante nell’anticipazione della prossima minaccia alla sicurezza. Non solo custodisce dati di pianificazione e prestazioni di grande valore, ma gestisce anche diverse attività interessanti per chi cerca di minare la sicurezza di un’azienda.

Come anticipare la prossima minaccia alla sicurezza

Aggiungere assistenza intelligente e automazione ai database e alle applicazioni cloud è la soluzione migliore da adottare per sfruttare il potenziale delle persone e delle macchine. I ladri utilizzano tecnologie sofisticate per attaccare server e applicazioni, la risposta delle aziende deve quindi essere la stessa.

Anticipare le minacce è la chiave per vincere la guerra della sicurezza informatica e l’apprendimento automatico lo rende possibile.

Presentazione di Java SE 11

By Sharat Chander, director of Java SE product management

Negli ultimi mesi, Oracle ha annunciato delle modifiche per l’evoluzione della piattaforma Java. Questi i progressi inclusi:

1. Aumentare il ritmo e la prevedibilità delle release

Dalla release Java 9, la piattaforma è passata ad una cadenza di rilascio di sei mesi, consentendo agli sviluppatori un accesso più rapido ai continui miglioramenti. Ogni anno le nuove versioni verranno rilasciate a marzo e settembre, consentendo così un cambiamento più misurato e prevedibile.

2. Rendere Java ancora più accessibile

Per migliorare la produttività della fase di sviluppo, Oracle ha adottato caratteristiche commerciali open source che in precedenza erano ottenibili solo con una licenza a pagamento. In questo modo si crea maggiore allineamento e intercambiabilità tra le versioni Oracle JDK e Oracle OpenJDK. Le precedenti configurazioni, ora disponibili in OpenJDK, includono Application Class Data Sharing, Project ZGC, Java Flight Recorder (JFR) e Java Mission Control (JMC). Oracle ha recentemente annunciato che renderà disponibile il download separato della tecnologia JMC per supportare sia gli utenti su OpenJDK sia quelli su Oracle JDK.

3. Introdurre la sottoscrizione Java SE

Durante l’estate Oracle ha annunciato la possibilità di abbonarsi al servizio Java SE. Con questo nuovo modello, sarà disponibile tutto il supporto necessario per i milioni di aziende in tutto il mondo che utilizzano Java in produzione. La sottoscrizione completa l’offerta gratuita di lunga data di Oracle OpenJDK, abilitando gli sviluppatori e le aziende che non hanno bisogno di supporto commerciale. Java 10 è stata la prima release da quando è stata introdotta la cadenza semestrale. Ora, a sei mesi dal rilascio, Oracle presenta Java 11.

Ora JDK sarà disponibile sia per OpenJDK utilizzando l’open source GNU General Public License v2, con la Classpath Exception (GPLv2+CPE), ma anche come licenza commerciale per coloro che utilizzano JDK come parte di un prodotto o servizio Oracle o che non vogliono usare software open source. Questo doppio approccio va quindi a sostituire la storica licenza “BCL”.

Gli utenti possono quindi avvalersi della versione di Java 11 che più si adatta alle loro esigenze:

  • - Java 11 è una release di supporto a lungo termine (LTS). Ciò significa che coloro che hanno una struttura IT che necessita un support a lungo termine possono veicolare Oracle JDK attraverso la sottoscrizione di JAVA SE. Gli utenti possono ottenere aggiornamenti sulla release Java 11 per almeno otto anni. La sottoscrizione fornisce l’accesso a prestazioni testate e certificate, stabilità e aggiornamenti di sicurezza per Java SE, direttamente da Oracle. Include inoltre l’accesso a My Oracle Support (MOS), supporto in 27 lingue e, tra gli altri vantaggi, gestione, monitoraggio e funzionalità di implementazione di Java SE 8.
  • - Gli utenti che invece preferiscono un accesso rapido ai nuovi miglioramenti possono continuare ad utilizzare la versione OpenJDK di Oracle.

Java 11 fornisce numerosi miglioramenti. Tra cui, riteniamo che questi siano i più significativi:

  1. JEP 321 – HTTP Client (Standard): standardizza l’HTTP Client API incubato, introdotto in JDK 9, mediante JEP 110 e aggiornato in JDK 10.
  2. JEP 328 – Java Flight Recorder (JFR): fornisce un motore di registrazione dei dati ad alte prestazioni e un quadro di raccolta dati a bassa visibilità per la risoluzione dei problemi delle applicazioni Java.
  3. JEP 330 – Lancio di programmi a codice sorgente a file singolo: questo miglioramento agevola sia gli utenti Java più veterani che i nuovi, perfezionando il lancio per eseguire un programma fornito come singolo file di codice sorgente Java, incluso l’utilizzo dall’interno di uno script e/o di tecniche correlate.
  4. JEP 332 – Transport Layer Security (TLS) 1.3: è un’importante revisione del protocollo TLS e fornisce significativi miglioramenti in termini di sicurezza e prestazioni rispetto alle versioni precedenti.
  5. JEP 333 – Project ZGC: è un Garbage Collector (GC) sperimentale, ma prevedibile a bassa inattività, in grado di gestire insiemi di rifiuti che vanno da dimensioni relativamente piccole (poche centinaia di megabyte) a molto grandi (diversi terabyte).

Ora che Java 11 è disponibile, lo sviluppo è passato alla prossima release Java 12 (uscita prevista per marzo 2019). Attualmente sono previsti due miglioramenti mirati e altri da aggiungere mentre i lavori vengono completati.

Java continua ad essere il primo linguaggio scelto dai programmatori di software, con 12 milioni di sviluppatori in tutto il mondo. E, come Java 11 dimostra, la piattaforma è ben posizionata per lo sviluppo moderno e la crescita nel cloud, attraverso una continua e ponderata pianificazione e il coinvolgimento dell’ecosistema.

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M Missoni presenta il nuovo direttore creativo

Di Marco Caruccio

La direzione creativa di M Missoni è stata affidata a Margherita Maccapani Missoni. Il brand, dopo il termine del contratto di licenza con Valentino Fashion group, è tornato all’interno del gruppo Missoni incaricando Gilmar per la parte produttiva, e ora punta a riposizionare il proprio stile. La designer Maccapani Missoni si è occupata negli ultimi anni di altri progetti professionali, alcuni nel settore kidswear, e il suo ritorno in azienda sarà segnato dalla collezione primavera/estate 2020.

“Sono estremamente orgogliosa di esser stata identificata come la persona in grado di definire le future linee d’azione del marchio M Missoni. Avrò l’opportunità di determinare nuovi paradigmi e di imprimere una nuova direzione, forte dei valori e dell’estetica Missoni che vivo da sempre”, queste le parole della stilista.

Angela Missoni, Presidente e Direttore creativo dell’azienda, riaccoglie con gioia ed orgoglio Margherita nel Gruppo Missoni. “Con la sua creatività innovativa e la sua naturale comprensione dello stile, ha dato prova di essere una perfetta comunicatrice dei nostri valori. Sono sicura che le sue competenze saranno di grande rilevanza per il successo futuro di M Missoni”.

50 milioni di euro di fatturato, presente in 60 nazioni, oltre 700 punti vendita: questi i numeri della linea M Missoni, fondata nel 1998. L’intero gruppo ha oggi un fatturato di circa 150 milioni, esporta il 75% della propria produzione e conta circa 300 dipendenti. Di proprietà della famiglia Missoni per il 58,8% (il 41,2% è del Fondo FSI), ha come Presidente onorario Rosita Missoni, mentre Michele Norsa ricopre il ruolo di Vicepresidente.

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Oracle Autonomous Data Warehouse

By Chris Murphy | Director of Cloud Content

Dopo aver lavorato sull’Autonomous Data Warehouse di Oracle, Jim Czuprynski, esperto Database Architect e autore di diverse pubblicazioni sulle tematiche legate ai database, ci ha fatto sapere cosa ne pensa in merito. Larry Ellison, Presidente esecutivo e CTO dell’azienda, ha definito la nuova tecnologia “autogestita” e “una delle cose più importanti che abbiamo mai fatto”; queste riflessioni sono importanti anche per molti DBA che desiderano migrare ad un sistema autonomo, ma temono di perdere il lavoro.

Czuprynski riassume il nuovo software cloud in 3 parole: “niente più comandi”. Dettagliando la sua esperienza, Jim è sicuro che l’Autonomous Data Warehouse di Oracle sia in grado di mantenere la promessa di automatizzare gran parte del lavoro manuale speso nella creazione e gestione di un data warehouse; inoltre: elimina virtualmente gli errori umani, è continuamente aggiornato e corretto, può essere ridimensionato in modo che i clienti paghino solo per quello che usano e concede ai professionisti IT più tempo per creare nuove funzioni, piuttosto che limitarsi a mantenere e monitorare i database.

Un database autonomo per l’elaborazione delle transazioni e un data warehouse autonomo sono ora entrambi offerti da Oracle come servizi cloud.

“Avere meno comandi da azionare non è una cosa negativa – dice Czuprynski – Il fatto che la possibilità di sbagliare sia più bassa è un bene”. Ma ancora più importante dell’eliminazione dell’errore umano, è la considerazione sul ruolo dei DBA: “possono ora concentrarsi su quelle attività su cui non hanno mai avuto tempo di lavorare, aiutare gli sviluppatori a costruire applicazioni migliori. Possiamo finalmente portare il DBA in prima linea nella progettazione”.

I DBA sono preoccupati di cosa possa significare per loro questa transizione e Czuprynski, che in primo luogo ricopre il ruolo di database architect per Oracle alla ViON Corporation, comprende questa paura. Ritiene però che chi ha adottato nuove tecnologie di database, come interfacce visive e strumenti di monitoraggio avanzati, vedrà come un’opportunità il passo verso l’automazione del lavoro di manutenzione dei database.

“Molti DBA hanno paura dell’autonomia, ma io la vedo come un moltiplicatore di forze”, continua Czuprynski che, dal 22 al 25 ottobre, presenterà due sessioni sul tema all’Oracle OpenWorld di San Francisco: in una dedicherà l’incontro proprio all’Autonomous Data Warehouse e, insieme ai suoi co-presentatori, parlerà della sua esperienza. Come ogni cosa, però, ha i suoi punti di forza e punti da migliorare.

Grazie all’Autonomous Data Warehouse, un DBA non dovrà più spendere molto tempo a monitorare il database, ma ci sono molte informazioni per rassicurare i team IT che il DB funzioni correttamente e abbia risorse sufficienti. L’esperto ha rilevato una bella interfaccia che mostra CPU e I/O utilizzati, insieme ad altri dati sulle prestazioni. “È un po’ più minimale rispetto all’Enterprise Manager di Oracle o ad altri strumenti di monitoraggio delle prestazioni di terze parti, ma è più che sufficiente”, perché secondo Czuprynski il punto cruciale è che non è più necessario un professionista esperto nel monitoraggio di questi controlli.

Quando si desidera eseguire il drill down in una query SQL, è possibile ottenere un report su quella query con un solo clic mentre il data warehouse è in esecuzione (Vd. Immagine). Poiché l’Autonomous Data Warehouse di Oracle è basato sul cloud, l’infrastruttura può adattarsi automaticamente alle mutevoli richieste di carico di lavoro, permettendo ai DBA di concentrarsi maggiormente sul lavoro di front end dell’architettura dei dati e di costruire sistemi e query migliori.

“Sarebbe meglio che i professionisti dei database si preoccupassero di migliorare le istruzioni SQL, piuttosto che gestire lo storage o apportare modifiche che potrebbero rendere una singola query più veloce ora, ma poi avere un effetto deleterio su una dozzina di altre query in un secondo momento. Questo perché in un’infrastruttura automatizzata, se un’istruzione SQL continua a non funzionare, significa che è sbagliata”. A conferma della sua teoria, Czuprynski aggiunge che l’errore umano si potrebbe verificare anche quando il DBA, dopo aver risolto un problema, dimentica di riportare i comandi all’impostazione originale.

I DBA dovranno scegliere l’approccio migliore per caricare i loro dati. Un esempio potrebbe essere SQL Loader, che può essere richiamato tramite script a riga di comando o attraverso lo strumento gratuito di Oracle GUI SQL Developer. “Ci vuole spazio di archiviazione supplementare per conservare i file di input di SQL Loader, ma può essere facilmente superato utilizzando il Cloud storage di Oracle, che è relativamente economico per conservare i file mentre vengono caricati.” “Anche Data Pump potrebbe rappresentare una soluzione ma”, secondo Czuprynski, “la sintassi per l’importazione dei dati richiede una particolare attenzione ai dettagli quando si specificano i nomi dei file di origine esportati”.

In generale, dunque, il consiglio che Czuprynski dà ai DBA è di avvalersi dell’automazione e di provare la tecnologia del Database Autonomo di Oracle. I corsi che ha tenuto in passato come docente dell’Università di Oracle, in cui ha insegnato a più di 2.000 DBA, si sono concentrati molto su come ottimizzare i database e i data warehouse per ottenere le migliori prestazioni – compiti che ora svolgerà l’Autonomous Data Warehouse, lasciando loro più tempo per attività più di valore.

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Larry Ellison: Oracle leader nel cloud

Il Presidente esecutivo e CTO di Oracle, Larry Ellison, durante il meeting sulla situazione finanziaria del primo trimestre, ha rivelato che l’azienda si trova sulla buona strada per diventare il più grande fornitore di applicazioni cloud del mondo ed è pronta a guadagnare quote nel segmento delle infrastrutture cloud molto rapidamente. Sottolineando soprattutto il forte slancio nei due prodotti strategici che determineranno il loro futuro: l’ERP basato sul cloud e l’Autonomous Database Cloud Service.

L’ERP (Enterprise Resource Planning), che comprende le applicazioni che gestiscono i processi finanziari, di inventario e altri processi di core business, è il segmento più ampio del mercato delle applicazioni aziendali. Secondo quanto dichiarato nel comunicato stampa sugli utili del primo trimestre di Oracle dal CEO Mark Hurd, l’azienda conta quasi 5.500 clienti per i suoi servizi Fusion cloud ERP e più di 15.000 per NetSuite cloud ERP.

Durante il meeting, il CEO ha dichiarato che alcuni clienti si stanno rivolgendo ad Oracle per i prodotti ERP cloud per sostituire il loro software on-premise SAP o il software finanziario di Workday, un nuovo arrivato nel segmento cloud.

Airbnb, Legg Mason (entrambi per sostituire Workday), FedEx (l’unità TNT in Europa sta sostituendo il suo ERP SAP), Academy Sports, Federal Home Loan Mortage, Highmark Health, Noble, Saudi Telecom e lo stato del Nebraska: questi sono i nomi citati da Hurd dei clienti che si sono rivolti ad Oracle, nel primo trimestre, per la soluzione ERP cloud. Molti dei nuovi clienti, inoltre, stanno acquistando anche le applicazioni di gestione del capitale umano (HCM) e/o della supply chain.

“Una volta ottenuta la fiducia sull’ERP, l’opportunità di aggiudicarsi l’HCM e gestione della supply chain è molto alta”, ha detto Hurd.

Il nuovo Autonomous Database Cloud di Oracle è l’altro prodotto strategico menzionato da Ellison, con soluzioni di data warehouse e di elaborazione delle transazioni del database ottimizzate per funzionare sull’infrastruttura cloud di seconda generazione dell’azienda.

Oracle Database è già il database più popolare e tecnicamente avanzato al mondo e, come servizio cloud autonomo, è ora autogestito e indipendente. Non solo, ha affermato Ellison, funziona sostanzialmente meglio dei prodotti Amazon Web Services comparabili, ma è anche più affidabile, più sicuro e molto meno costoso da gestire.

Decide di migliaia di clienti del database di Oracle stanno iniziando a migrare i loro carichi di lavoro e a spostare le loro licenze su cloud, questo, secondo Ellison, porterà l’azienda a competere contro Amazon nel settore delle infrastrutture. “Oggi possiamo essere dietro Amazon nella quota di mercato delle infrastrutture, ma siamo molto più avanti di loro nella tecnologia cloud. Pensiamo che questo ci permetterà di guadagnare quote di mercato nelle infrastrutture cloud davvero molto rapidamente”.

I numeri generali

Per il primo trimestre dell’anno fiscale 2019, conclusosi il 31 agosto, Oracle ha riportato un incremento dell’1% del proprio reddito operativo (2,8 miliardi di dollari) rispetto al trimestre precedente, su un fatturato totale di 9,2 miliardi. I ricavi dei servizi cloud e del supporto alle licenze sono aumentati del 3% nel trimestre, raggiungendo i 6,6 miliardi di dollari. (Tutti questi sono numeri GAAP)

Safra Catz, CEO di Oracle, ha dichiarato che i ricavi per il business ERP cloud dell’azienda sono aumentati di più del 30%, mentre quelli delle sue business unit verticali del settore di oltre il 40% (ora superiore ai ricavi delle licenze software on-premise di tali unità). (Queste percentuali riflettono numeri non GAAP)

Il flusso di cassa operativo di Oracle ha raggiunto il record di 15,5 miliardi di dollari negli ultimi quattro trimestri.

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Il valore dei marchi di lusso torna a crescere nel 2018

 Il settore del lusso torna a crescere dopo due anni in ribasso. I marchi della moda e del lusso guadagnano posizioni e valore rispetto al 2017.

By Guest Author 

Secondo l’edizione 2018 di “Best Global Brands”, la classifica dei 100 brand globali a maggiore valore economico realizzata da Interbrand, Louis Vuitton è il primo marchio di categoria e si posiziona 18°. Guadagna una posizione dallo scorso anno, vede un incremento del 23%, portando il proprio valore a 28,15 miliardi di dollari, ed entra nella rosa dei Top Growing Brand, di cui fa parte anche Gucci. Quest’ultimo ha subito una crescita del 30% (12,94 miliardi di dollari) e si è classificato 39°, partendo dal 51° posto. Hermés mantiene la propria posizione (32°), ma registra una crescita del 15%, raggiungendo un valore di 16,37 miliardi. Migliora invece Dior, pur restando sul fondo della classifica (91°), arrivando a 5,22 miliardi di dollari (con una crescita del 14%). Chanel è una new entry, ma si posiziona subito 23a (valore di 20 miliardi).

Ci sono però brand del lusso, come Burberry (94°) e Prada (95°), e del fast fashion, come Zara (25°) e H&M (30°), che tra il 2017 e il 2018 hanno perso posizione in classifica. Solo Prada è riuscita comunque a registrare un incremento del 2%, salendo a quota 4,81 miliardi di dollari.

Come quest’ultimo brand, anche i big dell’hard luxury presentano la medesima situazione di incremento di valore anche a fronte di uno scivolamento di posizione. Cartier si posiziona 67°, ma aumenta dell’1% il proprio valore, ora di 7,65 miliardi di dollari. Tiffany perde due posizioni (83°), ma il suo valore sale a 5,64 miliardi (+5%).

Crescono invece i brand dello sportswear, Nike e Adidas. Il primo sale al 17° posto e registra un incremento dell’11% (30,12 miliardi), il secondo guadagna 5 posizioni (50°) e un +17% (10,77 miliardi).

In generale, quindi, il lusso diventa il nuovo Top Growing Sector registrando l’incremento maggiore (+42%), seguito da retail (36%), elettronica (20%), abbigliamento sportivo (13%) e servizi finanziari (10%).

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